giovedì 30 dicembre 2010

Claudio Abbado in edicola


Vedo che parte un'iniziativa editoriale che riguarda la pubblicazione di una selezione di esecuzioni di Claudio Abbado con varie orchestre, quelle con le quali ha lavorato nella sua importante carriera.
Personalmente non ne acquisterò neanche uno perchè li ho già tutti, ma credo che per una persona che inizia a conoscere un po' la musica sinfonica, questa sia un'importante opportunità.
Si inizia con la seconda sinfonia di Mahler, credo quella registrata a Lucerna, un'esecuzione splendida con un coro finale travolgente.
Naturalmente bellissimo è il suo Pergolesi, che è sempre stato un autore particolarmente amato da Abbado, del resto, ben a ragione, come pure, Verdi, Ravel, ecc.
Una bella occasione di "ascolto".

domenica 19 dicembre 2010

Tommaso Padoa Schioppa

Non sono neanche lontanamente un economista ma vorrei solo ricordare che "dopo un anno di "cura" Padoa-Schioppa il deficit italiano si era piegato nel 2007 all'1,9% (poi ricalcolato addirittura all'1,5%), partendo dal 2,7% dell'anno precedente. Anche il debito, che ora viaggia sopra il 115% del Pil, era sceso al 104%, intraprendendo la via per scendere sotto il 100% nel 2010." (Ansa)
Era stato criticato perchè aveva solo badato a risanare i conti ma non aveva fatto molto per rilanciare l'economia (ricordo cosa dicevano Fini, Tremonti, ecc.)
Ora con questo governo abbiamo aumentato il debito e non abbiamo neanche rilanciato l'economia, negando che esistesse la crisi. Un risultato molto encomiabile!
Poi mi si potrà dire tutto quello che si vuole ma a me personalmente nessuno è in grado di cancellare l'impressione sgradevole ed inquietante (perchè non so se fiarmi di quanto sento) che ho quando sento parlare il Tremonti rispetto alla serietà e alla competenza di Padoa Schioppa, una persona dalla faccia pulita, uno che aveva il coraggio di dire che pagare le tasse è bello (figuriamoci!), uno degli italiani più influenti, presentabili e stimati in campo internazionale, "un italiano paurosamente intelligente", come disse il suo collega inglese Bernard Connolly.

PS

Oggi 21 dicembre Il Fatto pubblica un bell'articolo in suo ricordo a cura di Marco Travaglio.

lunedì 13 dicembre 2010

La Verdi in crisi finanziaria

La Verdi è di nuovo in crisi finanziaria. Niente di nuovo, infatti da anni non riceve regolarmente le sovvenzioni pubbliche che le erano state riconosciute come lecite.
E' del tutto evidente che nessuna istituzione culturale/musicale può restare in piedi da sola; anche la Scala, che pure è piuttosto virtuosa nella propria gestione, ha lanciato l'allarme sul proprio futuro.
Nel caso de la Verdi la questione è annosa e ha portato all'accumulo di un debito considerevole, non dovuto a cattiva gestione, ma al solo fatto che non sono praticamente mai arrivati i soldi dovuti e promessi e in tutti questi anni è rimasta in piedi soprattutto per la dedizione, la vicinanza e i contributi economici di soci, amici, abbonati ed in generale del pubblico, tanto che per la la Verdi, giusto per fornire un dato, il rapporto tra contributi pubblici (1.090.000 nel 2009) e ricavi propri è del 15%, mentre per la Scala (48.330.169 nel 2008) è del 45%, per i Pomeriggi Musicali (2.270.000 nel 2009) è del 68%, per l'Orchestra sinfonica di San Remo (3.181.557 nel 2008) è del 89% e per l'Orchestra Sinfonica Siciliana (13.979.231 nel 2008) è del 98% (i dati derivano dal bilancio 2009 de La Verdi).
Si deve inoltre precisare che questo stato di cose si è verificato indifferentemente con governi di centrodestra e di centrosinistra, in questo accomunati dalla medesima solerzia ed efficienza.
Ieri sera al regionale del TG3 è stato mandato un servizio su questo argomento con una breve intervista al direttore generale Luigi Corbani e un intervento del primo violino Luca Santaniello, il quale ha detto che in questa situazione non hanno altra scelta che continuare a suonare.
Cosa potrebbero fare, se non suonare?
Spero solo che possano farlo ancora per molto tempo.

Intanto in questi ultimi giorni abbiamo avuto:

- uno splendido Porgy and Bess che ha avuto un successo di pubblico strepitoso
- un Vespro della Beata Vergine di Monteverdi eseguito splendidamente da la VerdiBarocca
- un bel concerto dedicato a Schumann diretto da sir Neville Marriner che ha dato una esecuzione molto appassionata della seconda sinfonia
- il terzo concerto dedicato a Nino Rota con l'esecuzione del magnifico concerto per arpa del 1951, che ha visto come solista la nostra prima arpa, Elena Piva, bravissima
- ora arriva John Axelrod che dirigerà la III di Schumann e la V di Ciajkovskij
- il 15 dicembre la VerdiBarocca esegue un concerto nel Duomo di Monza
- il 22 dicembre la VerdiBarocca esegue in Auditorium il Messiah di Haendel mentre il 6 gennaio eseguirà l'oratorio di Natale di Bach
- attorno a capodanno ci sarà la IX di Beethoven
- sempre il 6 dicembre, avremo il Das Lied von der Erde di Mahler con conferenza di Quirino Principe.

Scusate se è poco, ma credo che questi siano argomenti di nessuna importanza presso certi ambienti politici, per cui non mi aspetto nulla.

lunedì 6 dicembre 2010

Anno 2000 - Lezione di sintassi italiana

Ma era il 2000 o l'altro giorno?
Neanche Proust arrivava a tanto. Mi fa venire l'asma!
Ora è anche peggiorato perchè dieci anni a quell'età non sono pochi.

venerdì 3 dicembre 2010

Porgy and Bess


Ieri sera abbiamo avuto la prima delle tre repliche della versione in forma di concerto curata dal direttore Wayne Marshall di Porgy and Bess di Gershwin.
Il '900 non è stato un secolo molto favorevola all'opera. Sono scomparse le figure gigantesche dei grandi creatori di sole opere, Verdi, Rossini, Wagner, Bellini. Però, nonostante tutto, nel '900 abbiamo avuto delle grandi opere scritte da autori che non erano operisti. Non si può certo negare che non siano grandi opere il Pelleas di Debussy, il Wozzeck e Lulu di Berg, Barbablu di Bartok, Lady Macbeth di Shostakovich, Mosè e Aronne di Schoenberg, ma anche Erwartung, le operine di Ravel, Oedipus Rex di Stravinskij e il suo Rake's progress del 1951, Peter Grimes, ecc. di Britten. C'è anche l'opera italiana soprattutto con Puccini, ultima propaggine di una grandissima tradizione iniziata da Jacopo Peri e dal divino Claudio Monteverdi, e la sua Turandot che è una grandissimo capolavoro, almeno per quanto riguarda il primo atto; trascuro gli altri italiani perchè molto semplicemente non li frequento e me ne tengo a distanza ben volentieri.
In America Gershwin già dai primi anni '20 pensava di scrivere un'opera e trovò un buon soggetto in un libro di Edwin Heyward, Porgy, una storia scritta in parte in inglese ed in parte in dialetto Gullah, una comunità di neri schiavi angolani.
Nacque così Porgy and Bess, con il libretto di Ira Gershwin e dello stesso Heyward, che andò in scena a New York il 10 ottobre 1935.
Dal punto di vista della forma Porgy and Bess non si discosta molto da un'opera tradizionale, alla Verdi o, soprattutto, alla Puccini. Ci sono arie, concertati, parti recitate, ariosi, molto colore locale, alla Puccini.
Quando scriveva l'opera, Gershwin si teneva sul pianoforte la partitura dei Maestri cantori di Wagner e di Boris Godunov di Mussorgskij. Se queste erano le influenze esterne, Gershwin, però, non poteva esimersi da essere se stesso; ecco quindi i blues, i vaudeville, i numeri da musical.
Per ascoltare nella sua integrità Porgy and Bess ci vuole un po' di pazienza perchè non è fatto tutto di canzoni famose; si può quindi rimanere facilmente delusi, ma non accade lo stesso con un'opera di Bellini o di Verdi, almeno inizialmente, da cui la pratica orrenda delle selezioni, oggi per fortuna abbandonata? Però, con un po' di costanza e cercando di entrare nella sua lunghezza d'onda, alla fine si riesce ad apprezzare del tutto quest'opera.
Come per tutte le opere famose dei secoli XVIII e XIX, molte arie di Porgy and Bess sono diventate molto famose e sono state rifatte da moltissimi cantanti, una su tutte Summertime, che penso abbia avuto tanti rifacimenti quanti ne ha avuti Yesterday dei Beatles. Esiste anche una bella suite sinfonica che raduna i temi principali.
Nella versione concertistica data ieri sera, Marshall ha eliminato i recitativi e salvaguardato le parti cantate più significative cercando anche di mantenere una certa coerenza narrativa.
Grande esecuzione, con quattro cantanti neri, Kevin Short, Indira Mahajan, Angela Renée Simpson e Ronald Samm, fenomenali.
Grandissima direzione di Marshall, del tutto a proprio agio con questo repertorio che è il suo repertorio. Apprezzo il fatto che Marshall, negli anni passati, abbia anche cercato di eseguire altri tipi di musiche; certamente i risultati sono stati molto alterni, buoni in una prima di Mahler, discutibile in una seconda di Sibelius, presa un po' troppo di petto, catastrofici nella nona di Beethoven dell'anno scorso, presa a passo di carica neanche stesse correndo dietro a un gruppo di indiani che avevano appena svaligiato una diligenza.
Grandissima prova del coro e di tutta l'orchestra.
Teatro praticamente sold out (questa sera mi pare che non ci sia più posto, e penso anche domenica).
Grandissimo successo per tutti con sonori fischi yankee.
Insomma, una bella occasione per ascoltare qualcosa di diverso nell'ambito di una stagione sinfonica.

lunedì 22 novembre 2010

Nino Rota


Ieri mattina in Auditorium abbiamo avuto il secondo appuntamento della rassegna di dieci concerti dedicati a Nino Rota di cui l'anno prossimo ricorre il centenario della nascita.
Nel corso della rassegna si eseguiranno molte musiche da film, per le quali Rota è giustamente famoso, e molte altre musiche che non hanno una destinazione cinematografica, perchè Nino Rota era un compositore di musica del '900 che scrisse anche musiche per film. Del resto anche Beethoven scriveva musiche di scena, ma se ai suoi tempi fosse esistito il cinema, scommetto che avrebbe scritto anche lui per il cinema. Nino Rota aveva una predisposizione naturale per la musica da film perchè la sua musica ha sempre una qualità particolare, crea uno spazio, evoca un ambiente.
Di questo ci si è resi conto anche ieri all'esecuzione, ad esempio, del concerto per violoncello del 1925 (ricostruito ed in prima esecuzione assoluta), quando Rota aveva 14 anni scarsi. Di certo è un'opera molto ingenua e acerba, ma che ha dei momenti assolutamente incantevoli in certi dialoghi tra il violoncello e ad esempio un oboe su un tappeto di archi.
La stessa cosa si poteva rilevare nel concerto per archi del 1965, dove spesso non si è molto lontani da musiche da film come "Il padrino". Del resto l'ispirazione aveva delle costanti, delle sigle comuni che passavano da un pezzo all'altro.
Per quanto riguarda le musiche da film, sono state eseguite quelle per "La dolce vita", scritta per un'orchestra di soli fiati e una viola, e per "Le notti di Cabiria", dove, nella fisarmonica, si sentono già echi di "Amarcord" e nelle ondulazioni degli archi, un lontano presentimento de "Il padrino".
Bel concerto ottimamente diretto da Giuseppe Grazioni e suonato bene e con divertimento dall'orchestra.
Molto pubblico.

venerdì 19 novembre 2010

La Verdi - Concerto Damian Iorio



Il concerto diretto ieri sera da Damian Iorio, in replica oggi e domenica, aveva due motivi di interesse.
Il primo motivo consisteva nel fatto che veniva eseguito un brano di Aldo Finzi (1897-1945). Non credo che molti conoscano l'esistenza di Aldo Finzi, quale compositore italiano del '900. Io sapevo che esiste solo perchè ho avuto il piacere di lavorare in questi ultimi 12 anni con una Finzi, nipote del grande Bruno Finzi, matematico e ingegnere, rettore del Politecnico di Milano, genio del calcolo tensoriale e sul cui testo di meccanica razionale ho studiato con enorme piacere; questa Finzi, Lucia, mi diceva di un cugino che tutti gli anni organizza un concerto monografico dedicato alle musiche di Aldo Finzi. Questa volta è stata la stessa Verdi che ha messo in programmazione un brano di Finzi, L'infinito, del 1935, un brano lieve e poetico. La vicenda umana di Finzi fu tragica a causa del suo essere ebreo; la sua musica è stata dimenticata e messa da parte come tanta musica italiana di quel periodo scritta da musicisti italiani nati negli ultimi due decenni dell'800. Non sono convinto che quella generazione abbia prodotto sempre musica di alto livello, però penso che quella sarebbe una generazione un po' da riscoprire se non altro per capire dove andava la musica non operistica in Italia dopo Verdi e Puccini e prima della generazione nata negli anni '20, che ha segnato il rientro dell'Italia musicale nel panorama mondiale.

Il secondo motivo di interesse era costituito dall'esecuzione del primo concerto per violino e orchestra di Shostakovich con Natasha Korsakova. La Korsakova, la cui madre è pianista, ha iniziato a studiare violino a 5 anni con il padre Andrej, figlio di Boris, figlio di Nicolai Rimsky-Korsakov. E' vero che avere una così impegnativa genealogia può non garantire nulla nel campo dell'arte, ma in questo caso bisogna ammettere che i geni hanno lavorato bene. E' la terza volta che la ascolto, le altre due volte aveva suonato Lalo e Szymanovski, e questo volta temevo l'incontro con il primo concerto di Shostakovich, Op. 77, forse il concerto per violino più bello del '900, assieme a quello di Alban Berg. Invece la Korsakova ne ha dato un'esecuzione molto convincente ed è stata molto, veramente molto brava. Il concerto non è facile. Shostakovich lo scrisse nel 1947 ma se lo tenne nel cassetto fino al 1955, non erano bei tempi quelli; quando fu ben sicuro che Stalin fosse morto e che qualcosa cominciasse a cambiare lo pubblicò, come op. 99, e ne venne data la prima esecuzione con Oistrakh e Mravinskij. Il momento più intenso del concerto è il terzo movimento, una passacaglia che ricorda quella della precedente ottava sinfonia, un brano di grande poesia e tragicità.
Il concerto si è concluso la terza sinfonia di Rachmaninov. Evito commenti.
Grande prestazione orchestrale e molto bravo anche Damian Iorio che la settimana prossima ci delizierà con musiche da balletto da opere dell'800 italiano.

giovedì 11 novembre 2010

La Verdi barocca - Zelenka


Ieri sera, al secondo concerto della stagione della Verdi barocca, oltre al concerto per due violini di Bach, BWV 1043, ben noto, è stata eseguita la Missa dei Filii del compositore boemo Jan Dismas Zelenka, praticamente coetaneo di Bach e da lui conosciuto e stimato. Come accadde a moltissimi compositori di quel periodo, dopo la morte fu completamente dimenticato per essere riscoperto molti decenni dopo in chiave nazionalistica, facendone, appunto, il Bach boemo. La Missa dei Filii è del 1740 e fu lasciata incompiuta. Infatti si compone del solo Kyrie e del Gloria. Zelenka non è molto conosciuto; personalmente non avevo mai avuto l'occasione di ascoltarlo dal vivo. Merito quindi alla Verdi barocca per averlo proposto. Oltretutto la musica è molto bella, piena di ariosità italiana, di fantasia addirittura delirante nel finale del Gloria dove il tema della fuga finale si fonde con la musica dell'inizio. Molto intenso il Qui tollis. Grande successo per tutti.

mercoledì 20 ottobre 2010

Gustav Mahler: Il mio tempo verrà


Questo periodo caratterizzato è da tanti concerti mahleriani. Abbiamo avuto la scorsa settimana la VI sinfonia, abbinata al bellissimo concerto per violoncello di Schumann, questa settimana arriva la II sinfonia "Auferstehung", abbinata al concerto KV 503 per pianoforte di Mozart e la prossima settimana avremo la VII, abbinata alla sinfonia degli "Addii" di Haydn. Come si vede sono programmi parecchio intensi e faticosi! Per quanto mi riguarda questa coppia di anni mahleriani è stata anche l'occasione per riprendere vecchi libri su Mahler che avevo letto molti anni or sono: il libro di Adorno (abbinato ad uno studio su Wagner) e quelli di Ugo Duse, esntrambi pubblicati da Einaudi. Il primo mi pare sia stato ristampato, mentre il secondo forse non si trova più se non su Maremagnum.com. Ho preso anche un nuovo libro che è uscito recentemente a cura del Saggiatore che si intitola: Gustav Mahler: Il mio tempo verrà.
Non è uno studio o una biografia, ma è una raccolta molto ampia (742 pagine!)di saggi ed interventi scritti da varie persone dal 1901 al 2010. Si va da Thomas Mann ad Arthur Schnitzler, da Schoenberg a Glenn Gould, Da Quirino Principe a Pierre Boulez, da Bernstein a Bruno Walter. Vi sono scritti anche di persone che frequentarono direttamente Mahler e che ce ne danno un ritratto molto caratteristico e privato, un ritratto dal vivo.
Uno degli aspetti trattati fin dal primo intervento del 1901 di Ludwig Schiedermair, che scrisse nel 1901, ai tempi della V sinfonia, il primo saggio su Mahler, è la questione dei programmi associati alla musica di Mahler e poi da Mahler stesso tutti ritirati perchè ritenuti fuorvianti. Evidentemente già allora ci si poneva la questione se questa fosse musica assoluta o a programma. Il tema resta sempre d'attualità perchè la musica di Mahler sembra sollecitare sempre l'associazione ad un programma. Ad esempio la VI sinfonia ascoltata la scorsa settimana, vuoi per la storia del martello nell'ultimo movimento (due o tre colpi? il terzo colpo lo si deve eseguire o no? coso sono questi colpi di martello? quali sarebbero state le intenzioni definitive sul terzo colpo?), vuoi per il motto costituito dalla triade maggiore/minore che dall'inizio alla fine imperversa, vuoi per il tema di Alma del primo tempo, per i giochi dei bambini dello scherzo che vanno a finire parecchio male, peraltro (come secondo movimento o come terzo? come cambia l'interpretazione della sinfonia se si scambiano i due movimenti centrali? quali erano le intenzioni finali di Mahler sulla disposizione dei due movimenti?), insomma, per un sacco di motivi la VI sinfonia si è sempre prestata, più di altre, ad essere associata ad un racconto, ad una narrazione, ad una storia, ad un programma che forse non c'era affatto. Anzi forse è un segno di debolezza di questa musica se si sente sempre la necessità di invocare un programma, l'eroe che soccombe ai tre colpi, ecc. Tutto sommato rimango abbastanza indifferente a queste interpretazioni anche perchè tutto ciò non appartiene al Mahler migliore che nella VI sinfonia si troverà invece nel momento centrale del I movimento, nell'andante (come III movimento!) così sereno e triste nelle reminiscenze dei Kindertotenlieder, in certi passaggi dello scherzo (come II movimento!) e nei corali del finale, corali che solitamente, vedi Bruckner, sono sempre stati associati a momenti assolutamente saldi, forti e felici, e che Mahler ribalta in una totale negatività. Il Mahler più bello è quello che parla sottovoce, è quello di un dialogo tra un corno ed un oboe, è quello del "Das Lied von der Erde" dove il distacco dalla terra e dalla vita viene sussurrato nell'"ewig" finale fino allo spegnimento nella consapevolezza di quale distanza ci sia tra la breve vita degli uomini e l'eternità del ritorno delle albe e dei tramonti. Nella VI sinfonia Mahler invece si agita, diventa parossistico, urla una musica che non si esegue mai abbastanza forte. Personalmente non esco molto sconvolto dalla VI sinfonia mentre mi turba molto di più un lied come "Ich bin der Welt abhanden gekommen" dai Ruckert Lieder dove la più suprema arte dell'orchestrazione è messa al servizio dell'espressione poetica.
Consiglio molto questo nuovo libro su Mahler che fornisce innumerevoli spunti di riflessione e di interesse.

martedì 12 ottobre 2010

Leonard Bernstein


Fra due giorni saranno vent'anni che Leonard Bernstein non è più tra noi. Mi sembra quasi impossibile che siano così tanti anni perchè per me il ricordo di Bernstein è vivo come non mai.
Vidi e ascoltai per la prima volta Bernstein dirigere in un concerto scaligero nel 1972, penso, quando passò con la Filarmonica di Vienna per dirigere la IX di Mahler. Platea e palchi semivuoti (begli anni quelli per Mahler!). Noi in Galleria, gremita, l'abbiamo applaudito fino a farci male. Ricordo ancora quando girò l'ultima pagina della partitura, sull'Adagissimo. Quell'ultima pagina durò sei minuti fino all'estinzione totale della musica nel silenzio. Assolutamente indimenticabile. Poi lo rividi nel 1978 quando venne sempre con i complessi viennesi per dirigere il Fedelio di Beethoven, eravamo nella coda dell'anno beethoveniano. Fece 5 rappresentazioni e naturalmente andai a vederle tutte. Da qualche anno è uscito anche il video di quella produzione viennese, assolutamente raccomandabile sotto tutti i punti di vista. Tra quelle cinque rappresentazioni fece anche un concerto con la II e la III sinfonia di Beethoven. Invano ho cercato nell'edizione discografica quel senso di desolazione che veniva fuori dalla Marcia funebre. Le ultime 20 battute, dal vivo, sono state qualcosa di difficilmente descrivibile. Poi lo vidi ancora quando tornò per dirigere Stravinskij nel 1982.
Era di una bravura mostruosa e chi ha potuto assistere alle sue prove ha avuto la possibilità di fare un'esperienza indimenticabile.
Naturalmente era piuttosto esigente ad anche feroce (vedi come tratta Carreras nel video fatto per la registrazione di West Side Story) ma non era perfido; se si arrabbiava lo faceva sempre per le ragioni dell'arte, altrimenti era un uomo dalla grandezza d'animo più totale.
Era anche un compositore, come Klemperer, Furtwaengler e naturalmente Mahler, sbeffeggiato dai più.
A me la musica di Bernstein è sempre piaciuta con quel misto di stili di cui è fatta. Sopra ogni cosa, personalmente, metto Candide (qui l'ouverture o "I am easily assimilated" dal bellissimo video dell'opera completa) naturalmente West Side Story (qui America e Tonight), e Mass, pur nella sua discontinuità, e poi "Trouble in Tahiti", "On the town", i "Chichester Psalms", il Divertimento, ecc.
La sua musica ha avuto la fortuna di avere lui medesimo come grandissimo interprete, cosa rara, e nei fatti lui è stato il più grande interprete di se stesso.
Naturalmente era un grande interprete e grandissimo musicista. Perciò non rinuncerei tanto facilmente al suo Haydn, al suo Schumann, la qual cosa non è strana se si pensa quanto fosse grande in Mahler per il quale Schumann era un compositore molto importante tanto che mise mano anche all'orchestrazione delle sue sinfonie, alla sua Carmen di Bizet!, al suo Falstaff di Verdi!, al suo Ciaikovsij, al suo Bartok, a Copland, Ives, Nielsen, e naturalmente Mahler.
Ci sono però un paio di esecuzioni che mi sono particolarmente care e alle quali tengo veramente molto. La prima è la IX sinfonia di Bruckner, registrata per la DG nell'ultimo anno di vita, della quale esiste anche il video (qui una presentazione); personalmente non riesco neanche a guardarlo. L'altra è la prima sinfonia di Sibelius, incisa nel febbraio del 1990 sempre per la DG, dove nel secondo movimento Bernstein esegue le pause tra le frasi in modo incomparabile (vedi il video dal minuto 3.20).

lunedì 11 ottobre 2010

Mozart e Accardo

Nell'ultimo concerto in Auditorium abbiamo avuto Salvatore Accardo che da direttore d'orchestra ha eseguito due brani di Mozart, la Serenata Haffner e la sinfonia Linz.
E' naturale che trattandosi di Mozart si abbia a che fare con musica ai massimi livelli ma nel caso della serenata Haffner, composta a vent'anni, per me siamo oltre l'umano. Mia moglie, che non la conosceva, ne è rimasta ammutolita al primo ascolto perchè se è sempre difficile parlare di musica, in questo caso è addirittura impossibile. Non ascoltavo da anni la serenata per cui me la sono trovata davanti mentre si dipanava nota dopo nota e così sono stato investito da improvvisi ricordi, da cose che avevo dimenticato e che mi ripresentavano davanti dopo anni. E' stato come ritrovare un vecchio amico che aveva tantissime cose da dirti. Che dire, infatti di brani come il secondo movimento, o il sesto, o il settimo? Sono brani dove quella che una volta si chiamava fantasia, oggi lo chiamiamo genio, non termina mai di creare situazioni nuove con elementi minimi (non minimalisti!). Insomma, un brano clamoroso che per un'ora ti tiene attaccato all'ascolto senza una minima caduta di attenzione. A tutto ciò ha giovato l'ottima esecuzione di Accardo, che nel concertino per violino (movimenti 3, 4 e 5) ha cercato un suono sottile, con poco vibrato, purissimo. E' stata un'esecuzione che mi ha trovato d'accordo in tutto, perchè andava a cogliere ogni sfumatura e non ha lasciato per strada alcun particolare. Insomma, secondo me Accardo questa musica l'ha proprio capita, e questa non è una cosa banale a dirsi, perchè talvolta ho l'impressione che certi suonatori suonino le note ma capiscano poco il senso di ciò che suonano. L'orchestra ha risposto al meglio dando una grande prova di dedizione a una musica tanto bella quanto difficile e poco eseguita.
PS
Oggi è il compleanno di mio figlio (tanti auguri, Davide!), che fa i 22 anni, e che in qualche modo collego sempre a Mozart. Quando nacque prematuro ebbe un non piccolo problema respiratorio che superò dopo tre giorni di pena. Quando tornai a casa quella sera, ero invaso da un sentimento che non sapevo definire se fosse di gioia o di tristezza per le difficoltà sopravvenute, un sentimento piuttosto ambiguo, proprio come la musica di Mozart. Non avevo neanche potuto vedere nè parlare con mia moglie e quella giornata che era stata imbronciata e brumosa fin dal mattino si concludeva con una pioggerella fastidiosa. Quando tornai a casa, fatte un paio di telefonate, presi il primo cd che mi capitò tra le mani e lo feci suonare. Erano le sonate da chiesa di Mozart. Così iniziò la prima sonata, che da allora in modo misterioso associo sempre a mio figlio, in un misto di tenerezza e di timore.

venerdì 1 ottobre 2010

La Verdi - Stagione 2010/2011

La stagione 2010/2011 è iniziata nel segno della Zhang che ha diretto i primi quattro concerti e quello dell'inaugurazione alla Scala con la IX di Beethoven.
In due di questi quattro concerti sono state eseguite due sinfonie di Mahler, la III e la IV, ieri sera, e secondo me proprio questa in questa IV sinfonia la Zhang ha dato la sua interpretazione più bella e convincente. Forse ciò è dovuto alle dimensioni più ridotte, circoscritte, della IV rispetto a quel fiume in piena che è la III dove è facile perdere un po' la giusta direzione. La IV sinfonia, in genere, viene un po' considerata come l'ottava di Beethoven, un'opera minore. In realtà la IV di Mahler da un lato chiude il percorso che l'ha preceduta, a partire dalla II sinfonia, e apre le porte a ciò che sarebbe venuto dopo. Inoltre questa sinfonia, che doveva avere il titolo di "Humoresque" possiede un grado notevole di ironia, come di chi guardi dall'alto, appunto dalla prospettiva di un angelo del paradiso, come nel movimento finale, che ci fa vedere tutto quanto accade nel mondo in basso con una prospettiva disincantata e con distacco. Certo ci sono dei problemi, ci sono dei dolori, ma in fondo non sono così importanti. Ne esce quindi una sinfonia che se da un lato sembra piuttosto serena (i campanelli, le melodie infantili), porta però anche delle inquietudini notevoli; il quadro quindi è sereno e triste nello stesso tempo. Anche il lied finale, della vita celestiale, cantato da un angelo, ci ricorda che chi canta è un bambino, un bambino morto, morto come tanti bambini che Mahler aveva visto morire nella sua casa. Anche il riso di sant'Orsola, sempre nel finale, è presente anche nel fluviale terzo tempo, talora con accenti piuttosto inquietanti. Insomma, un'opera ambigua, allegra ma anche triste e sinistra, vedi il II movimento. Bellissima l'esecuzione con orchestra in forma (Luca Santaniello al primo violino, nel II movimento, fortunatamente alla fine, ha rotto su un pizzicato fff, l'ultima corda del suo violino "scordato" da suonare come un fiedler). Bravo anche la soprano Inger Dam-Jensen anche se non rinuncerei mai ad ascoltare un bambino, specialmente dopo aver conosciuto la versione discografica di Bernstein per la DG dove nel lied finale fa cantare, appunto, un bambino, pur con tutte le imperfezioni di canto che può avere un bambino.
L'esecuzione della III sinfonia, impreziosita dalla magnifica contralto Monica Groop, finlandese grande interprete di bellissime musiche vocali nordiche da Grieg a Sibelius, è stata complessivamente buona, a parte il II movimento eseguito in modo piuttosto opinabile; ma certo la Zhang mi è parsa talvolta sovrastata da un'opera così vasta e varia.
Di questi concerti iniziali vorrei ricordare anche la magnifica esecuzione del III concerto di Rachmaninov, con Cominati al piano, che lo ha eseguito puntando soprattutto sulle sfumature a la precisione del tocco; come bis ha eseguito una versione pianistica di "The man i love" di Gershwin, altro russo in Amesica, e mai bis è parso più consono a seguire quel concerto.

martedì 28 settembre 2010

S.P.Q.R.

Armando Bossi avrebbe detto che S.P.Q.R significa: "Sono Porci Questi Romani" e i romani si sono arrabbiati. In realtà non si devono arrabbiare perchè Eugenio Bossi intendeva dire: "Sono Padani Questi Romani" solo che per un cortocircuito cerebrale a Filippo Bossi è uscito un Porci in luogo di Padani. Ciò è dovuto a due dati di fatto del tutto evidenti. In primo luogo i padani sono grandi allevatori di porci, ed è una loro tradizione, da cui si ricavano prodotti eccellenti che deliziano le tavole. In secondo luogo, e anche questa è una grande tradizione, anzi è un segno tangibile delle radici cristiane e delle tradizioni cattoliche del padano tipico, è uso comune attribuire a Dio l'attributo di porco o in subordine di cane, che è sempre un animale a quattro zampe. Se si può discutere sul cane, come non riconoscere nell'attribuire del porco a Dio la più alta e significativa testimonianza antiislamica. Il porco quindi ci appartiene ma Zebedeo Bossi intendeva dire "Padani" e quindi ha fatto una dichiarazione d'amore sincero verso quella popolazione che ama e che contribuisce a mantenerlo, lui Giobatta e i suoi seguaci.

mercoledì 15 settembre 2010

Ciclo Mahler in Auditorium

Essendo questo 2010 il 150° anniversario della nascita di Gustav Mahler e il prossimo 2011 il 100° anniversario della morte (100 anni che Mahler è morto, incredibile!) la Verdi, in collaborazione con il Dipartimento di Storia delle Arti,della Musica e dello Spettacolo dell'Università degli Studi di Milano, ha organizzato un ciclo nel corso del quale si eseguirano quest'anno tutte le sinfonie, tranne l'ottava per problemi logistici ed organizzativi, e il Lied von der Erde mentre nella prossima stagione si eseguiranno i lieder e, spero, anche il Klagende Lied completo in tre parti e l'ottava sinfonia.
Ogni concerto sarà preceduto da una conferenza di presentazione del brano eseguito. Ieri sera, invece, si è tenuta la presentazione generale del ciclo con gli interventi dei professori Cesare Fertonati e Quirino Principe.
E' stata una serata interessante dove si è tratteggiata in modo necessariamente veloce la figura e l'opera di Mahler, mettendo in evidenza alcune caratteristi della sua musica: la dimensione orizzontale del racconto, la dimensione verticale del contrappunto e dell'architettura che soprattutto della V sinfonia in avanti assume una importanza considerevole, l'importanza determinante del mondo dei lieder generalmente più trascurati delle sinfonie e meno eseguiti, forse a causa della lingua e di un genere, il lied, non propriamente popolare anche tra frequentatori abituali di sale da concerto, le reminiscenze di musiche di altri autori come Schubert o Verdi (Aida, Otello, ecc.), e così via.
Ci sarà modo certamente, nelle conferenze specifiche dedicate ad ogni sinfonia, di approfondire nello specifico gli aspetti più peculiari e tipici di Mahler.
Sarà, spero, molto interessante seguire questa iniziativa importante e molto impegnativa per chi suona e chi ascolta.
Pubblico foltissimo, segno questo che la musica di Mahler, per qualche ragione misteriosa, interessa molto e che colpisce l'ascoltatore anche meno acculturato perchè non si può non sentire che in quella musica c'è qualcosa di particolare che ci parla in modo così umano.

martedì 7 settembre 2010

Klemperer esegue Mahler


E' uscita da poco la registrazione dal vivo dell'esecuzione della seconda sinfonia di Gustav mahler diretta a Vienna da Otto Klemperer il 18 maggio 1951, esattamente il 40° anniversario della morte di Mahler. Mahler conobbe e frequentò Mahler che lo raccomandò dopo che il giovane Otto si presentò a lui ventenne eseguendo una trascrizione pianistica dello scherzo della II sinfonia. Sempre nella II sinfonia Klemperer preparò, con il controllo e i consigli dello stesso Mahler, la banda che suona fuori scena in una esecuzione diretta da Oskar Fried nel 1905; Oskar Fried nel 1924 poi realizzò in disco la prima registrazione di una sinfonia di Mahler, proprio la seconda.
A Klemperer non tutto Mahler piaceva ed infatti non eseguì mai alcune sinfonie, la II, la V e la VI. Doveva eseguire l'ottava nella stagione 1971/72, a 87 anni!, ma rimase un progetto non realizzato. La sua sinfonia mahleriana per eccellenza rimase sempre la seconda, che eseguì già dal 1921, e che avrebbe poi registrato in studio nel 1961 in una esecuzione che non si può neanche definire bella, ma qualcosa di più.
In questa esecuzione dal vivo esegue Mahler in modo straordinariamente intenso, pieno di fuoco con una progressione in tutto il finale che non ha paragoni possibili con nessun altro direttore. Klemperer ha un modo estremamente duro di dirigere, non indulge in sentimentalismi e svenevolezze, può sembrare anche rozzo; in realtà è bruciato da questa musica che dirige con una immediatezza ed una spontaneità assolutamente inimitabili. Dirige con una cultura ed una partecipazione autentica che oggi non esiste più. Nessuno oggi dirige così, per cui mi tengo ben stretta questa esecuzione che rimette tante cose a posto nella giusta interpretazione della musica di Mahler. Certamente questa esecuzione è una possibilità fra le tante, ma questa possiede una forza, una verità ed una autenticità alle quali non si può rimanere insensibili.
Klemperer ha inciso in disco anche la settima e la nona sinfonia. Non so se si trovi ancora l'incisione della settima sinfonia. Se non è più in commercio è un vero peccato perchè si tratta della più strabiliante esecuzione di quella sinfonia, una esecuzione che sminuisce qualsiasi altra esecuzione, a parte, forse, l'esecuzione diretta dal mai troppo compianto Giuseppe Sinopoli e quella di Abbado con i complessi Berlinesi.

giovedì 2 settembre 2010

MITO 2010

Domani inizia il MITO 2010. Tre settimane di concerti ed "eventi" di vario genere a vari prezzi, la metà gratuiti.
Dico sinceramente che non amo ragionare per "eventi", mentre amo la quotidianità. Non credo che il MITO serva a conquistare pubblico alla causa della musica, se non in termini molto marginali, mentre sarebbe molto più utile offrire tutti i giorni dell'anno occasioni di ascolto. Non me ne importa nulla della Filarmonica di San Pietroburgo e di Temirkanov una o due volte all'anno a Milano. Milano non è un paesino di provincia che può sperare che passi qualche compagnia teatrale per vedere per una sera una tragedia di Shakespeare, o un'orchestra per sentire una sinfonia di Shostakovich.
Il patron del MITO, il finanziere Micheli, è esaltato dal fatto che un concerto di Lang Lang al Palasharp sia tutto esaurito. E' ovvio che Lang Lang, uomo/pianista di spettacolo prima che grande interprete, richiami gente. Però, quanta di quella gente andrà poi a sentire un concerto eseguito da Cominati, o dalla Dego, o da Simone Pedroni, o da Arabella Steinbacher? Ci saranno i soliti che frequentano i concerti che rappresentano una percentuale minima della popolazione cittadina.

Concerto inaugurale della Verdi alla Scala

Domenica alla Scala si terrà il tradizionale concerto fuori abbonamento della prossima stagione sinfonica della Verdi. Dirigerà il suo direttore, la Zhang con un programma tutto dedicato a Beethoven di cui eseguiranno la Fantasia in do minore per pianoforte, orchestra e coro Op. 80 e la IX sinfonia.
La Fantasia fu composta velocissimamente ("una notte" dice Beethoven in una lettera del 21 agosto 1810 all'editore Breitkopf) nel dicembre 1808 e fu eseguita nello stesso anno nella famosa accademia del 22 dicembre quando furono anche eseguite, per la prima volta, la V e VI sinfonia, una replica del IV concerto per pianoforte e orchestra e altri brani.
La fantasia ha una struttura molto curiosa ed originale in due parti. La prima parte è un adagio per il pianoforte solo che fu composto nel 1809 mentre nella prima esecuzione fu improvvisato dallo stesso Beethoven. E' un brano drammatico dal carattere di preludio che si conclude con un gesto drammatico e violento a cui seguono grandi arpeggi che portano alla seconda parte, denominata Finale dove Beethoven scrive "Qui si dà un segno all'orchestra o al direttore di musica". Nel Finale, dopo una breve introduzione che si conclude con richiami di corni che ricordano la sonata degli "Addii" Op. 81a, il pianoforte introduce il tema che si svilupperà poi in una serie di variazioni. Questo tema è identico a quello del lied Gegenliebe scritto tra il 1794 e 1795. Nelle cinque variazioni che seguono entrano nell'ordine il flauto, i due oboi, i due clarinetti con il fagotto, il quartetto degli archi, tutta l'orchestra. A queste seguono tre variazioni che amplificano il discorso, un Allegro molto, un Adagio ma non troppo e una Marcia, assai vivace che porta alla conclusione del brano con l'ingresso del coro che amplifica dal punto di vista sonoro il tema fino alla perorazione finale.
In questo brano Beethoven si pone per la prima volta il problema dell'integrazione delle voci con la musica strumentale. A un progetto del genere aveva già pensato per il finale della VI sinfonia, "Pastorale", senza darvi però seguito. Nel caso della Fantasia Beethoven utilizzò un testo scritto in fretta e furia dal poeta Christoph Kuffner (su indicazioni dello stesso Beethoven) che inneggia all'armonia, alla pace ed agli incanti creati dai suoni, alle gioie dell'arte.
Viene sempre fatto un parallelo tra questo brano e il finale della IX sinfonia, di cui sarebbe una specie di anticipazione, considerata l'analogia, abbastanza remota, tra le melodie principali dei due brani.
Le affinità però finiscono lì perchè nella IX sinfonia Beethoven introdurrà subito le voci dopo una breve e stringata introduzione e il tema verrà sviluppato e variato sempre con la presenza delle voci, mentre nella fantasia il coro entra solo alla fine, quasi come un elemento puramente decorativo.
Sarà un tutto esaurito.

martedì 3 agosto 2010

Elvira Sellerio

E' morta Elvira Sellerio.
E' una notizia molto triste perchè pensavo ad Elvira Sellerio come ad una donna senza età ed era una grandissima rappresentante di una splendida regione, la Sicilia, di cui si parla troppo spesso per questioni piuttosto ignobili.
Donna intelligente e bellissima con un bellissimo nome.
Ho centinaia di suoi libri e continuerò ad acquistarne perchè non si può cessare di essere curiosi in così tante direzioni come quelle proposte dalla sua casa editrice.

lunedì 5 luglio 2010

Musica a San Vittore

Seguire la Verdi nelle sue iniziative musicali ti può portare a Spoleto, come ieri per il concerto finale, ma ti porta anche nel carcere di San Vittore.
Così questa mattina ci siamo trovati in piazza Finlangieri per entrare nel carcere ed ascoltare il saggio del Coro amatoriale della Struttura Semplice Trattamento Avanzato “La Nave”, struttura destinata ai detenuti tossicodipendenti, diretto da Maria Teresa Tramontin, cantante nel coro della Verdi.
Entrare in un carcere, da visitatore, ed anche uscire non è facile. E' un luogo chiuso dove ogni 10 metri c'è una porta chiusa e una persona che la deve aprire e ti devi muovere sempre accompagnato. Però quando siamo arrivati alla nostra destinazione abbiamo trovato i membri del coro in camicia bianca che giravano liberamente nel raggio e ci salutavano come se ci fossimo sempre conosciuti. Tra loro ci sono persone giovani ed altre un po' avanti negli anni. Nulla di sinistro o di opprimente se non la consapevolezza di trovarci comunque in un carcere. Quegli "ospiti temporanei", come vengono chiamati, si sono poi esibiti in un programma fatto di canzoni famose da Branduardi a Morricone, concludendo con un bis dai Blues Brothers, verrebbe da dire quasi ovviamente, ovvero Rawhide, che hanno cantato con occhiali neri e cappello nero e a cui mancava solo la frusta di John Belushi e la rete contro cui lanciare le bottiglie di birra, che peraltro non c'erano.
Grandissimi applausi e facce contente.
Rinfresco finale per tutti insieme.
Spero che le nostre strette di mano e i nostri applausi siano stati, per quelle persone, una spinta ed un grande incoraggiamento per il loro migliore non lontano rientro in società.

sabato 26 giugno 2010

Inni nazionali

In quest'epoca di mondiali di calcio, nei quali, per inciso, abbiamo fatto l'unica figura che potevamo fare, quindi mi stupisco se qualcuno si è pure incavolato, basta vedere quanto conti il calcio italiano in campo internazionale a livello di club, dicevo, in quest'epoca di campionati mondiali di calcio si ha l'occasione di ascoltare gli inni delle nazioni straniere.
Mi ha sempre incuriosito l'inno brasiliano, e così mi sono informato e ho appreso che è stato scritto da un tale Francisco Manoel da Silva nel 1822 su parole di Joaquim Osório Duque Estrada scritte nel 1899. Il da Silva doveva essere, credo, un rossiniano, e scrisse un inno che sembra il coro iniziale di un'opera di primo ottocento, alla Donizetti. Molto bello.
Anche l'inno dell'Uruguay, Orientales la Patria o la Tumba! Libertad o con gloria morir!, non è niente male. La musica è di Francisco José Debali (1848) su testo di Francisco Acuña de Figueroa la cui poesia Orientales la Patria o la Tumba! fu dichiarato inno nazionale nel 1833. Anche questo è un bell'inno operistico alla Donizetti con un'introduzione piuttosto estesa.
Analoghe considerazioni sull'inno argentino, creato nel 1813 da Vicente López y Planes; più solenne ma della stessa pasta dei precedenti.
Sono inni molto belli, un po' come il nostro, battaglieri, inni cha danno la carica; non sono belli e imponenti come quello inglese o quello tedesco, che è il più bello di tutti (sfido, l'ha scritto Haydn) ma sono molto simpatici.
Tra parentesi, sai che mortorio il Va pensiero come inno nazional! Un lamento che tolto dal Nabucco non ha senso e che lascerei volentieri, come inno, a frustrati padani infelici di essere italiani.

mercoledì 23 giugno 2010

Stagione 2009/10 de LaVerdi - Concerto N. 36


La scorsa settimana si è conclusa la stagione sinfonica con l'esecuzione dell'oratorio Paulus di Mendelssohn; composizione ben raramente eseguita in Italia e quindi in genere ben poco conosciuta, vuoi per la lingua tedesca, vuoi per il genere in sè che non è tra i più popolari alle nostre latitudini.
Mendelssohn fu il più grande bambino prodigio della storia della musica, anche più di Mozart, perchè, come osserva Rosen nel suo bel libro "La generazione romantica", nessuno, prima di raggiungere i diciannove anni potè eguagliare la perizia di Mendelssohn, una perizia sbalorditiva che possedeva già a sedici anni e che gli permetteva di controllare perfettamente la composizione nelle sue macro e microstrutture.
La prima esecuzione del Paulus avvenne a Dusseldorf il 22 maggio 1836. Piacque tantissimo a Schumann che lo contrappose a Les Huguetots di Meyerbeer, indicato come la via conduce al male. Si sa che Mendelssohn, nella settimana santa del 1829, aveva dato la prima esecuzione, dopo 100 anni, della Passione secondo Matteo di Bach, dando quindi un contributo decisivo alla rinascita d'interesse per quell'autore che non era mai veramente venuto meno all'interesse dei musicisti (Beethoven suonava il Clavicembalo ben temperato) ma che certamente era in larga misura scomparso dalle sale da concerto e dalle chiese. Mendelssohn quindi, osservando l'opera di Bach e di Haendel, inaugurò un filone musicale ottocentesco che ha a che fare con il rapporto tra musica e religione che arriva al Parsifal di Wagner, a La forza del destino, al Don Carlos, all'Aida di Verdi. Con lui la religione entrò nelle sale da concerto, sollecitando in realtà non un senso religioso autentico, ma un senso di devozione e un certo timore reverenziale. Il Rosen etichetta tutto ciò con la definizione di Kitch religioso.
Comunque a me il Paulus piace e mi è sempre piaciuto fin da quando negli anni '60 lo ascoltai alla radio suo terzo programma, quando il terzo programma trasmetteva ancora musica! L'avevo anche registrato sul mio Geloso con i tasti colorati e lo ascoltavo spesso, in tedesco, senza capirci nulla delle parole, ma non aveva nessuna importanza. Poi l'ho perso di vista completamente per diversi anni ma alcune arie e cori di tanto in tanto mi tornavano in mente come dei feticci. Mi bastava sentire il nome Paolo perche alcune musiche mi tornassero in mente. Naturalmente quando ho potuto ho comprato i CD ma dal vivo non lo avevo mai potuto ascoltare.
Facendo un'imperfetta scelta tra i vari brani segnalo l'ouverture, il primo coro, la scena della lapidazione di Stefano che comprende tre recitativi, due splendidi cori ed un corale centrale e l'haendeliano coro Mache dich auf, "Alzati!" che viene subito dopo la rivelazione sulla via di Damasco. Ascoltando questo modo di trattare le voci e i cori si capisce, ad esempio, da dove viene una certa musica, ad esempio, di Brahms, quella del Canto del destino, della Rapsodia per contralto e coro, o lo stesso Requiem.
L'occasione è stata ottima perchè la direzione è stata affidata a Helmuth Rilling, un autentico specialista del genere, che l'ha diretto a memoria. Bravi i cantanti, soprattutto il basso Konstantin Wolff, anche se in possesso di una voce non particolarmente imponente, e la mezzosoprano Bettina Ranch. Grande performance del Coro. Pubblico non foltissimo, probabilmente non attratto dalla novità del titolo. Del resto è noto che anche i più grandi autori sono conosciuti per non più di una dozzina di titoli e di Mendelssohn chedo che se si esula dalla sinfonia Scozzese, dalla sinfonia Italiana, dal concerto per violino, dal Sogno di una notte di mezza estate, si entra in un campo piuttosto sconosciuto, qui da noi. Comunque chi c'era ha apprezzato moltissimo applaudendo tutti, tenendo anche conto del fatto che l'orchestra era praticamente dimezzata a causa del contemporaneo impegno al Festival dei due mondi di Spoleto.

lunedì 21 giugno 2010

Stagione 2009/10 - Ciclo Haydn - Concerto 10

Anche la serie dei concerti di Haydn è giunta alla sua conclusione. Questa volta il tema era il teatro, ovvero i legami tra l'opera di Haydn e il teatro. Indubbiamente, se Haydn oggi è in genere abbastanza o ben conosciuto per le sue sinfonie, gli oratori, alcune messe, i quartetti, qualche trio, qualche concerto, certamente lo è molto meno per le sue opere. Non so quante occasioni si presentino per ascoltare opere come "Il mondo della luna", "L'isola disabitata", "La fedeltà premiata", "L'incontro improvviso", ecc. Credo siano molto poche. Haydn però, soprattutto in un certo periodo, dovette scrivere molte opere per la corte ed anche musiche di scena. Una di queste musiche di scena, del 1777, furono "I tre sultani". Uno dei brani, che ritrae la moglie del sultano Roxelane, divenne immediatamente famosissimo anche grazie ad una sua trascrizione per il pianoforte. Poichè Haydn, nel frattempo, doveva anche scrivere sinfonie, pensò bene di prendere questa musica, e di farne il secondo movimento di una sinfonia, al quale antepose un primo movimento che altro non è se non la sinfonia dell'opera "Il mondo della luna", riciclando inoltre un minuetto e un finale che aveva già composto, per poi sostituirli con due nuovi movimenti, minuetto e finale, di nuova composizione. Così abbiamo questa sinfonia, la numero 63, in due versioni diverse.
L'altra sinfonia eseguita, la numero 103 del 1795, si chiama "Mit dem Paukenwirbel", ovvero "Con il rullo di timpani" che è un po' riduttivo in quanto Wirbel significa anche turbine, vortice, baccano, che, unito al fatto che Haydn scrive sulla parte del timpano, che inizia la sinfonia da solo, la parola "Intrada" che viene ripetuta anche poco prima del termine del primo movimento, sta a significare che il timpanista dovrebbe fare non una semplice rullata ma un'improvvisazione sui timpani, quasi un richiamo d'attenzione per il pubblico che magari si sta ancora sedendo o sta conversando con il vicino o sta saggiando la poltrona con i sensori posteriori per valutare quanto saporito sarà il sonnellino; insomma una specie di alzata di sipario. Ciò che segue è qualcosa di misterioso, una citazione del tema del Dies irae. Haydn ci fa entrare quindi, in modo teatrale, in un mondo sconosciuto che successivamente diventerà più sereno ma che ritornerà oscuro alla fine del movimento in modo inquietante. La sinfonia proseguirà poi con un secondo movimento che come "La Roxelane", è un tema con variazioni, un danzante Menuet e un finale, costruito su un solo tema, che, in alcuni dettagli, ha alcuni momenti che ricordano già lo Schubert delle prime sinfonie.
Tra le due sinfonie è stata eseguita l'aria da concerto "Berenice, che fai" del 1794, scritta per la soprano cremasca Brigida Giorgi Banti; un'aria molto difficile perchè richiede un'estensione vocale notevole, dal mezzosoprano al soprano leggero, che è stata ben eseguita dalla sopranoSabina Macculi.
Grazie a tutti coloro, orchestrali, solisti e al direttore Giuseppe Grazioli, che hanno reso possibile la realizzazione di questo ciclo interessante di concerti.

sabato 19 giugno 2010

Musica del XX secolo

Nell'ultimo concerto della serie '900 di un paio di settimane fa, il maestro Colombo ha consigliato un paio di libri per orientarsi nel multiforme scenario della musica del XX secolo. Nello specifico ha consigliato il classico "Ricordi e commenti" di Stravinskij-Craft, libro imperdibile che riguarda probabilmente il più grande musicista del '900. L'altro libro consigliato è "Il resto è rumore" di Alex Ross (classe 1968) critico musicale del New Yorker che ho rapidamente acquistato e ho cominciato a sfogliare avanti e indietro con un procedimento un po' casuale facendomi portare da determinati filoni di interesse, approccio che preferisco a quello sequenziale. Mi pare un libro molto ben fatto dove tutto ciò che è accaduto di importante nella musica del XX secolo, il secolo breve, viene trattato senza preclusioni di generi dai suoi esordi iniziali al be-bop, il rock e i minimalisti. Oltretutto esiste anche il sito internet, www.therestisnoise.com, dove in www.therestisnoise.com/audio si trovano esempi musicali relativi a brani citati nel libro. Credo sia molto interessante leggere il libro e ascoltare direttamente la musica di cui si parla. Il sito contiene inoltre un sacco di links a blogs e altri siti di musica e musicisti contemporanei. Credo veramente che questo libro sia un ottimo strumento di perlustrazione di un territorio, quello della musica del XX secolo, così vario che ancora oggi spaventa spesso chi ascolta e credo che sia utile anche per la l'argomentazione sistematica della materia illustrata non limitandosi a segnalare solo alcune opere e/o incisioni discografiche. La serie biennale dei concerti del '900 de LaVerdi hanno dimostrato invece che se la musica del '900 viene ascoltata (e riascoltata) in un modo consapevole e informato, e non solo per abitudine d'ascolto, risulta spesso molto più interessante e coinvolgente di quanto non si pensi perchè nel '900 sono vissuti compositori grandi e geniali almeno quanto quelli dell'800 o del '700, per limitarsi ai secoli la cui musica viene più spesso ascoltata.

venerdì 11 giugno 2010

Stagione 2009/10 de LaVerdi - Concerto N. 35

Arriviamo al penultimo concerto della stagione ufficiale ancora con la Zhang, che dirige il suo ultimo concerto di quest'anno proponendo ancora Beethoven e Mahler, come assaggio della prossima stagione dove Mahler sarà molto presente essendo il 2010 il 150° anniversario della nascita e il 2011 il 100° anniversario della sua scomparsa.
Esaurite le sinfonie di cui la Zhang quest'anno ha eseguito la I, II, III, IV, VII, la Missa solemnis ed alcune ouvertures, questa volta, dopo il IV concerto per pianoforte di qualche settimana fa, è stata la volta del concerto per violino che ha eseguito con la giovane violinista Jennifer Koh.
Il concerto per violino, in genere, è una specie di conversazione tra orchestra e strumento solista che si parlano, si rispondono, allargano il discorso, divagano, fanno delle perorazioni trovando alla fine un punto d'accordo. Il concerto di Beethoven, figlio di quelli grandissimi di Mozart, non smentisce questa impostazione pur mostrando un colore più scuro, una certa ombrosità e introspezione fin dal primo movimento che inizia su sommessi colpi di timpano e si sviluppa poi con un tema molto lirico e meditativo. Nel secondo movimento abbiamo un'aria d'opera italiana con variazioni e con momenti bellissimi come l'episodio del violino accompagnato dai pizzicati degli archi. Sulla cadenza finale del movimento lento attacca il finale, un rondò con un tema molto semplice che rimane facilmente in mente, piacevole, pastorale e vagamente umoristico.
La Jennifer, come si direbbe a Milano, ha suonato con grande temperamento anche a rischio di sporcare qualche nota del suo bellissimo Stradivari del 1727 ex Grumiaux, ex General DuPont. La Zhang ha ben diretto dimostrando ancora una volta quanto Beethoven le si addica.
A seguire, Mahler, quello della prima sinfonia scritta tra il 1884 e il 1888 con varie revisioni successive, programmi scritti e poi eliminati perchè giudicati fuorvianti e superflui, un movimento, che occupava il secondo posto, Blumine, eliminato.
Questa sinfonia è chiaramente divisa in due parti, la prima formata dai movimenti I e II e la seconda dai movimenti III e IV. Che questa divisione esista è evidente all'ascolto, quando l'inizio del terzo movimento segna un cambio di scenario drastico rispetto ai primi due movimenti; lo stesso Mahler prescrive, alla fine del secondo movimento una "ziemlische Pause" ovvero una pausa considerevole. Una cosa analoga verrà prescritta anche nella II sinfonia dove, alla fine della prima parte costituito dal I movimento, Mahler prescrive una pausa di 5 minuti.
Questa sinfonia usa materiale preesistente proveniente dal ciclo dei "Lieder eines fahrenden Gesellen".
Nel primo movimento, dopo un inizio in cui si assiste al risveglio della natura su un pedale sovracuto degli archi e con gli strumenti a fiato che suonano "Wie ein Naturlaut" (con un suono di natura) prevalentemente per quarte discendenti e lontane fanfare, entra il primo tema che viene dal secondo lied del ciclo: "Ging heut morgen übers Feld"

Ging heut’ morgen übers Feld,
Tau noch auf den Gräsern hing;
sprach zu mir der lust’ge Fink:
„Ei du! Gelt? Guten Morgen! Ei gelt? Du!
Wird's nicht eine schöne Welt?
Zink! Zink! Schön und flink!
Wie mir doch die Welt gefällt!

“Auch die Glockenblum’ am Feld
hat mir lustig, guter Ding’,
mit den Glöckchen klinge, kling,
ihren Morgengruß geschellt:
„Wird’s nicht eine schöne Welt?
Kling, kling! Schönes Ding!
Wie mir doch die Welt gefällt! Heiah!

“Und da fing im Sonnenschein
gleich die Welt zu funkeln an;
alles Ton und Farbe gewann im Sonnenschein!
Blum und Vogel, groß und klein:
„Guten Tag! Ist's nicht eine schöne Welt?
Ei du! Gelt? Schöne Welt?

“Nun fängt auch mein Glück wohl an?
Nein! Nein! Das ich mein’,
mir nimmer blühen kann!

ovvero

Stamani andavo per i prati,
la rugiada imperlava ancora l’erba;
l’allegro fringuello mi disse:
“Ehi, tu! Buongiorno! Tutto bene?
Non sarà bello questo mondo?
Zink! Zink! Bello e leggero!
Come mi piace il mondo!

”Anche la campanula nel prato,
di buon umore, con la sua campanella,
din, din, mi ha suonato
il suo saluto mattutino:
“Non sarà bello questo mondo?
Din, din! Bello!
Come mi piace il mondo! Ehi-a!

Ed allora sotto la luce del sole
il mondo iniziò a scintillare;
a tutto la luce del sole diede suoni e colori!
Fiori e uccelli, grandi e piccoli:
“Buongiorno! Non è bello il mondo?
Ehi tu! Tutto bene? Non è un bel mondo?

“Forse comincia qui la mia felicità?
No! No! Quella che intendo io,
non potrà mai più rifiorire!

Questo tema verrà elaborato e portato in trionfo alla fine del movimento.
Il secondo movimento, uno scherzo con un bellissimo trio viennese con suoni portati, piccoli ritardi e piacevolezze da operetta, cita invece un lied giovanile "Maitanz im Grünen" (Danza di maggio sull'erba) del marzo 1880.
Con il terzo movimento cambia completamente il panorama. Se prima avevamo sole, prati fioriti, uccellini e piacevoli intrattenimenti, ora abbiamo una strada percorsa da un corteo funebre accompagnato da musica da strada di seconda categoria. Si tratta di una marcia funebre intonata sul tema di Fra Martino campanaro in minore estravolto nella strumentazione dove fanno irruzione elementi grotteschi e volgari. Nel mezzo, a mo' di trio, un momento dolcissimo che cita il IV lied del ciclo dei "Lieder eines fahrenden Gesellen", "Die zwei blauen Augen von meinem Schatz" (I due occhi azzurri del mio tesoro"

Die zwei blauen Augen von meinem Schatz,
die haben mich in die weite Welt geschickt.
Da mußt’ ich Abschied nehmen
vom allerliebsten Platz!
O Augen blau! Warum habt ihr mich angeblickt?
Nun hab’ ich ewig Leid und Grämen.

Ich bin ausgegangen in stiller Nacht
wohl über die dunkle Heide;
hat mir niemand Ade gesagt. Ade!
Mein Gesell’ war Lieb’ und Leide!

Auf der Straße steht ein Lindenbaum,
da hab’ ich zum ersten Mal im Schlaf geruht.
Unter dem Lindenbaum, der hat seine Blüten
über mich geschneit, da wußt’ ich nicht
wie das Leben tut, war alles, ach, alles wieder gut!
Alles! Alles, Lieb’ und Leid,
und Welt und Traum!

ovvero

I due occhi azzurri del mio tesoro,
mi hanno mandato lontano nel grande mondo.
Ora devo prendere congedo
dal luogo che più amo!
Oh, occhi azzurri! Perché mi avete guardato?
Ora in eterno proverò dolore ed ansia!

Sono uscito nella notte silenziosa
per la campagna scura;
nessuno mi ha detto addio. Addio!
Miei soli compagni erano amore e dolore!

Sulla strada si trova un tiglio,
là, per la prima volta, mi sono riposato dormendo.
Sotto il tiglio, che versava su me
i suoi fiori, io non mi ricordavo più
com’è la vita, e tutto, ah, tutto era ancora bello!
Tutto! Tutto! Amore e dolore,
e il mondo e il sogno!

dove si vede, dal confronto col il lied, quanto questo movimento sia un cammino in un mondo oscuro e silenzioso, fatto di morte e di dolore.
Nel finale, che parte con un clamoroso colpo di piatti, verranno ripresi ancora temi dei movimenti precedenti ed in particolare quello dell'inizio della sinfonia, per quarte discendenti, che verrà portato in trionfo.
Si tratta certamente di una delle più grandi ed originali prime sinfonie di tutto l'800!
Qui devo dire che la Zhang un pochino mi ha deluso. Non si tratta di tecnica, che è stata ineccepibile, ma di un certo modo di porgere le frasi, di un sentimento che veniva un po' a mancare. Ad esempio, a metà del primo movimento la musica si dovrebbe trattenere e dovrebbe molto indugiare. Mahler scrive "Etwas zurückhaltend" (ritardando un po') per tre volte consecutive e poi "Sehr zurückhaltend" (molto ritardando). La questione non è solo di quanto si indugia ma di come si indugia e di quale suono si fa uscire dall'orchestra. La Zhang era sempre troppo chiara, cristallina, senza ombre. Perfetta ma non basta (vedi Bernstein!).
Fortunatamente ha fatto tutti i ritornelli, compreso quello del primo movimento. Lo dico perchè, ad esempio in Beethoven, pur nella bellezza delle sue esecuzioni, non ha mai fatto un ritornello e, secondo me, questo non va bene, soprattutto in una sinfonia come l'Eroica, dove lo stesso Beethoven diceva che il ritornello andava fatto per questioni di equilibrio interno.
Folto pubblico e grande successo per una direttrice che si è conquistata il favore dell'orchestra (ha un gesto impeccabile) e del pubblico.

sabato 5 giugno 2010

Stagione 2009/10 de LaVerdi - Concerto N. 34

Terzo concerto di fila della Zhang che ritorna ancora su Beethoven con la terza sinfonia, Eroica, l'Incompiuta di Schubert e un brano della compositrice cinese Chen Yi, classe 1953.
Della cinese Chen Yi è stato eseguito un brano, Ge Xu - Antifona, basato su canti popolari della Cina meridionale. Il canto popolare cinese fu la scoperta poetica della compositrice negli anni della rivoluzione culturale quando fu mandata a lavorare i campi come contadina. Successivamente potè studiarla in modo sistematico al conservatorio. Il brano eseguito è stato composto nel 1994 per la Women's Philharmonic Orchestra di San Francisco e ha dei momenti molto belli all'inizio con i violini che iniziano una semplice melodia a cui segue una danza più agitata con un intervento importante delle percussioni; il brano termina con il ritorno alla calma iniziale in un clima molto poetico. Un bel brano eseguito impeccabilmente dalla Zhang che è amica della Chen Yi.
Dopo questo inizio si è passati immediatamente a due brani musicali che si situano al centro della tradizione più alta della musica occidentale con l'Incompiuta di Schubert e l'Eroica di Beethoven.
Dell'incompiuta, scritta nel 1822, data a Josef Huttenbrenner che la tenne in un cassetto per più di quarant'anni ed eseguita per la prima volta il 17 dicembre 1865 a Vienna da Johann Herbeck, si sono dette e scritte tantissime cose. Quello che è certo è che Schubert iniziò a scrivere lo scherzo ed anche il trio ma quando diede la partitura ad Huttenbrenner strappò le ultime pagine, conservando solo i primi due movimenti. Non completò mai la sinfonia, cosa che avrebbe potuto fare benissimo. Così rimase questa bozza di sinfonia in due movimenti dove Schubert tenta strade nuove che avrebbero portato diritto a Bruckner e Mahler. Come non sentire già Mahler nel finale del secondo movimento con quelle note acute ed isolate, purissime, dei violini; a me ricorda il Mahler dell'adagio della IX e della X sinfonia. E cosa dire dei silenzi del primo movimento quando la melodia si esaurisce e si spegne in un silenzio carico di angoscia, come un vuoto che produce una vertigine, o del colore dell'orchestra di Schubert, dei suoni puri del suo clarinetto, dell'oboe, del flauto, un suono che sembra galleggiare nella sala? Esecuzione stupenda e molto coinvolgente con assoli delle prime parti di assoluto valore; che cosa non è stato il clarinetto di Fausto Ghiazza nel secondo movimento!
A terminare l'Eroica di Beethoven. Che dire dell'Eroica? E' stata la prima sinfonia di Beethoven che ho conosciuto e l'ho sempre considerata la più bella tra le sue sinfonie. Se si considera che questa sinfonia, scritta tra il 1803 e il 1804, ha lo stesso organico della prima sinfonia, del 1799, con l'aggiunta di un corno, si vede quanta strada avesse fatto Beethoven nella definizione del suono, della spazialità e della profondità del suono, senza parlare del modo in cui elabora il materiale musicale, assolutamente minimo, quasi inesistente, un arpeggio di mi bemolle, nel primo movimento, o del finale basato su una musica preesistente, scritta per un balletto "Le creature di Prometeo" e rielaborato in una serie di variazioni tanto stupefacenti da far diventare questo finale, secondo la mia opinione, il più grande finale di sinfonia di tutta la storia della musica.
L'esecuzione, lo si deve dire a chiare lettere, è stata bellissima. La Zhang ha concertato benissimo mettendo in evidenza i vari piani sonori in modo perfetto, gli impasti orchestrali in modo chiarissimo e dirigento con grande passione ed energia splendidamente assistita dall'orchestra che ha suonato tutta benissimo in tutte le sue parti dall'inizio alla fine. Un concerto memorabile che sarei anche andato a risentire se avessi potuto farlo.

domenica 30 maggio 2010

Argentina - Revolucion de Mayo

Questo maggio si celebra il bicentenario della rivoluzione argentina che pose le basi per l'indipendenza.
Questo evento è stato festeggiato ieri sera in Auditorium con un concerto diretto da Luis Bacalov (Il Postino, che ha poi fatto come bis, Kill Bill, ecc.) che ha diretto musiche sue, di Piazzolla e di Ginastera.
In particolare mi piace ricordare l'esecuzione struggente di Oblivion di Piazzolla eseguito dall'orchestra con il bandoneon e del concerto per bandoneon e orchestra, sempre di Piazzolla, Aconcagua, un brano dagli accenti ora epici, ora introversi e malinconici. L'esecuzione dei brani di Piazzolla è stata condotta da Bacalov direi con amore e un affetto infinito per quel grandissimo musicista.
Di se stesso Bacalov ha eseguito Caminos del Sur, una suite per pianoforte e archi, Astoreando, sempre pianoforte e archi dalla colonna sonora di Milonga, un omaggio a Piazzolla e Tangana Ostinato per bandoneon e orchestra, un brano che alterna momenti dal ritmo acceso ed ostinato, a momenti più intimi e introspettivi.
Per terminare Estancia di Alberto Ginastera, brano del 1941 dai colori sgargianti e vorticosi soprattutto nella danza dinale, Malambo (qui Dudamel con la Bolivar).
Oltre al Postino, bis con Bacalov al piano con uno dei tanghi più antichi e più famosi, El Choclo e ripetizione del Malambo, giusto per divertirsi.
Bellissimo concerto, che ha visto la partecipazione anche del bravissimo bandeonista Gianni Iorio, dove si sono ascoltati ripetutamente ritmi di tango, uno dei pochi balli che mi piacerebbe imparare (Por una cabeza di Gardel, che anche il nostro quartetto suona talvolta come bis con grande passione, come si addice a questa musica così sensuale.)

Stagione 2009/10 - Ciclo Haydn - Concerto 9


Questo concerto era intitolato "Il pensiero" e sono state eseguite le sinfonie N. 22 "Il filosofo" e la sinfonia N. 47, quella con il minuetto e il trio palindromo.
La sinfonia N. 22 prevede uno strano organico con archi, due corni e due corni inglesi che vengono utilizzati a fini espressivi soprattutto nel primo movimento, un adagio, dove rispondono a una perorazione o domanda perentoria di quattro note, come un corale, suonate dai corni mentre gli archi eseguono in genere con accompagnamento con note staccate ma talvolta si emancipano in gesti più espressivi di umano commento.
La sinfonia N. 47 è una sinfonia molto interessante con un primo movimento che inizia con un gesto marziale molto deciso che verrà ripreso da Mozart. Il secondo movimento presenta una bella melodia variata più volte dove le parti, linea melodica e accompagnamento, si scambiano creando un effetto che curiosamente ricorda talvolta un certo modo di condurre le parti di Brahms, specialmente nelle variazioni su tema di Haydn, op. 56. Il terzo movimento, il Menuetto e Trio al roverso, presenta la caratteristica che sia il vero e proprio minuetto sia il trio sono suonati una volta dalla prima nota all'ultima e, nella ripetizione, dall'ultima alla prima, a gambero; inoltre non si suonano solo le note al contrario, ma anche le pause, l'orchestrazione e gli accenti dinamici per cui se nell'andata c'è un accento sul primo tempo (forte) nel ritorno al "roverso" l'accento cadrà sul terzo tempo (debole) creando uno strano e buffo effetto. Il finale, un Presto assai, porta a conclusione la sinfonia con grande energia.
Tra le due sinfonie è stato eseguito il difficile concerto per violino in Do maggiore. Il concerto fu scritto da Haydn nel 1769. Come scrive Haydn sul catalogo delle sue opere redatto da lui medesimo, si tratta di un "concerto per il violino fatto per il luigi" che era Luigi Tomasini, primo violino dell'orchestra di Esterhazy, che doveva essere un violinista particolarmente abile viste le difficoltà veramente notevoli di questo brano. L'esecuziuone è stata affidata al nostro primo violino Luca Santaniello che si è prodotto in una esecuzione veramente bella dove le difficoltà tecniche sono state dominate con sicurezza infallibile. Bis affidato al quartetto delle prime parti, il "Quartetto dei solisti della Verdi" che hanno suonato una fantasia sudamericana a partire da un quartetto di Haydn, brano curioso che avevano già eseguito nel concerto tenuto lo scorso aprile nel teatro di viale Lucania e che hanno eseguito anche martedì scorso in occasione della cena per i soci, dove avevano eseguito il quartetto "Americano" di Dvorak.
Grande succeso per Luca Santaniello, per l'orchestra e il direttore Giuseppe Grazioli, che si è dimostrato un esecutore di Haydn molto interessante e vitale.

venerdì 28 maggio 2010

Stagione 2009/10 de LaVerdi - Concerto N. 33


Programma beethoveniano con la Leonora N. 3 e le sinfonie N. 1 e 4.
Vorrei parlare non tanto di Beethoven quanto dell'esecuzione che Xian Zhang ha dato di Beethoven, assolutamente fantastica.
La Zhang ha un approccio molto schietto e vitale con la musica di Beethoven e questo approccio è emerso completamente con l'esecuzione di queste musiche.
In particolare ho trovato veramente ottima la IV sinfonia, questa sinfonia che ricordava a Schumann una "slanciata fanciulla greca fra due giganti nordici" (la III e la V sinfonia). Questa sinfonia, proprio per la vicinanza cronologica e fisica con le altre due sinfonie, tutte di un periodo compreso tra il 1804 e il 1807, soffre da sempre di una certa sottovalutazione quasi che l'essere una sinfonia più leggera, divertita, ironica, con passaggi anche pieni di humor fosse un difetto di fronte alle profondità metafisiche delle altre due. Invece si dovrebbe considerare che, se la III e la V sinfonie sono due composizioni di grandissimo impegno e di sviluppo dell'arte sinfonica beethoveniana, la IV non è per niente inferiore o meno profonda delle altre due; la differenza consiste solo nel fatto che Beethoven cambia prospettiva e mentre nelle altre due sinfonie la profondità del pensiero avviene in un ambito conflittuale, nella IV avviene in un panorama rasserenato e disteso.
Se si considera inoltre che la IV sinfonia prevede lo stesso organico della I sinfonia, anzi con un flauto solo invece dei due della I, e si paragona la resa sinfonica e la pienezza di suono prodotta dalla sua orchestra nella IV sinfonia in confronto alla I, ci si rende conto di quanta strada Beethoven avesse percorso in così pochi anni e anche di quanto la I sinfonia fosse moderna e contenesse in sè tutti i germi del sinfonismo beethoveniano fino alla IX sinfonia.
Tornando alla IV sinfonia di solito mi sento a disagio davanti alle esecuzioni che di solito di ascoltano; in particolare non sono mai soddisfatti del II movimento dove in genere non si riesce a sentire una fusione ottimale tra i passaggi melodici e quasi languidi con quelli più tesi. La Zhang, invece, adottando un tempo non troppo lento ma che ha consentito comunque di rendere perfettamente la bellezza della melodia, e ottenendo dall'orchestra un suono sempre teso e carico, è riuscita perfettamente a fondere il tutto con una resa magnifica. Anche tutti gli altri movimenti sono stati eseguiti magnificamente con un finale tenuto ad un tempo piuttosto rapido supportata da un'orchestra che non ho (quasi) mai così reattiva anche nei passaggi più vorticosi, dove i motivi passano improvvisamente da uno strumento ad un altro e dove le entrate degli strumenti devono essere perfetti al millimetro.
Veramente una grandissima direzione salutata da grandi applausi e da un'orchestra visibilmente contenta che ha tributato anch'essa un grande applauso alla Zhang.

lunedì 24 maggio 2010

Inter

L'Inter quest'anno ha vinto tutto ciò che poteva vincere. Era ora! Quando l'Inter vinse la sua ultima Champions League, allora Coppa Campioni, nel 1965, facevo la III media. Ora sono quasi in pensione e spero di vivere abbastanza per vedere l'Inter vincere ancora. In questo momento vorrei ricordare Peppino Prisco e Giacinto Facchetti. Per il futuro vedremo cosa succederà. Non vorrei che si dissipasse un patrimonio così faticosamente messo insieme anche se alla fin fine la grande Inter di quest'anno è nata dalla vendita di un giocatore inutile per il gioco dell'Inter come Ibra, e che del resto aveva la giusta aspirazione di vincere la Champions al Barcellona che gliela garantiva sicura, che ha permesso l'arrivo di giocatori fondamentali. Non vorrei che tutta questa magia si dissolvesse in un batter d'occhio.
Per celebrare questo solenne momento utilizzerei il Coronation Anthem Zadok the Priest di Haendel scritto per l'incoronazione di King George II l'11 ottobre 1727 e riutilizzato in modo un po' discutibile, nel coro iniziale, quale Anthem della UEFA Champions League.

Claudio Abbado


Claudio Abbado non verrà alla Scala per dirigere la II sinfonia di Mahler il 4 e 6 giugno che avrebbe diretto nonostante la richiesta degli alberi a Milano fosse andata praticamente inevasa. Non credo assolutamente che ci sia stato un disimpegno da parte di Abbado che, si deve ricordare, ha 77 anni quest'anno e 10 anni fa ha subito un intervento chirurgico pesantissimo allo stomaco per tumore. Per me il fatto che sia riuscito a fare tutto quello che ha fatto in questi 10 anni è stato un miracolo. Ora è un po' stanco e spero che si riprenda per gli impegni estivi a Lucerna e per il futuro da affrontare con cautela.
Comunque pare che su questo concerto ci fosse un destino avverso per vari motivi, e così pare che sia stato, con buona pace per molti del pubblico che avevano già prenotato il parrucchiere e una visita alla maison di qualche stilista.

Stagione 2009/10 - Serie '900 IX - Shostakovich


Si avvia a conclusione il ciclo biennale del ciclo '900 impaginato dal maestro Colombo con un bel po' di rammarico per l'interesse degli argomenti trattati e per la possibilità di ascoltare opere di grande valore alcune delle quali di ben raro ascolto nelle stagioni ordinarie.
In questa penultima puntata il compositore trattato è stato Dmitrij Dmitrievich Shostakovich, compositore che ebbe dal destino una sorte tristissima, ovvero quella di doversi misurare per quasi tutta la vita con il regime comunista e di dover quindi modulare la propria arte in modo da risultare non del tutto inviso al regime. Shostakovich visse una situazione ben strana perchè da un lato il regime lo mandava in giro per il mondo come paladino dell'arte sovietica e dall'altro, in casa, lo teneva sotto controllo censurandolo e creandogli grandi difficoltà, come accadde nel 1936 dopo un articolo apparso sulla Pravda dal titolo "Caos anziché musica" (ispirato dallo stesso Stalin, se non addirittura scritto da lui) relativo all'opera "Lady Macbeth del Distretto di Mcensk" che peraltro era già in scena dal 1934 con grandissimo successo e nel 1948 quando, ad opera di Zdanov, uscì una direttiva del comitato centrale sulle linee da seguire nella composizione della musica.
Shostakovich ed altri dovettero fare autocritica. In queste condizioni che musica poteva scrivere Shostakovich? Fortunatamente la musica è arte ineffabile per cui se scrivi un tormentato e triste adagio puoi dire che l'hai scritto per commemorare Lenin mentre in realtà l'hai scritto per commemorare i morti delle purghe staliniane, oppure, se devi essere allegro e positivo, scrivi un bell'allegro a ritmo di marcia dove non ti si può dire che non stai esultando anche se, forse, il pensiero che sia una presa in giro si può insinuare in chi ascolta.
E' quello che accade nella IX sinfonia del 1945, l'ultima sinfonia di guerra. Shostakovich la scrisse tra agosto e settembre, dopo la fine della guerra. Tutti si aspettavano una grande opera corale che inneggiasse alle sorti progressive ed eroiche del regime che aveva sconfitto il nazismo ed invece Shostakovich si presentò con un'operina che ha le dimensione dell'ottava sinfonia di Beethoven o della sinfonia classica di Prokofiev. Quest'opera inizia con un primo movimento pieno di grazia, con ripetizione dell'esposizione, con alcune zampate come l'entrata del trombone che introduce una marcetta su cui svolazza l'ottavino e che nello sviluppo si arruffa in modo minaccioso; il trombone, poi, nella ripresa tenta di rientrare nel discorso ma lo fa sempre fuori tempo per sei volte finchè alla settima trova il tempo giusto per riaffermarsi, con un effetto del tutto buffonesco. Dopo questa bella allegria, segue il secondo movimento, un Moderato, dall'umore nero con dei passaggi angoscianti, come di un pericolo oscuro.
Gli ultimi tre movimenti sono collegati tra loro, Presto-Largo-Allegretto, dove il presto è uno scherzo dove ad un certo punto entra una clamorosa tromba spagnoleggiante di rara volgarità, il Largo presenta un dolorosissimo assolo del fagotto, strumento fondamentale nella musica russa e spesso associato alla morte, fagotto che introduce all'allegretto finale passando improvvisamente dalla morte ad un sentimento di sollievo che man mano si amplia sempre di più fino ad una falsissima esultanza finale che produce tanto più baccano quanto meno c'è da esultare, una musica impazzita da luna park. La reazione del regime non fu bellissima e Shostakovich non scrisse più sinfonie per 8 anni, fino al 1953, quando, dopo la morte di Stalin, scrisse la X sinfonia, una sinfonia molto personale.
Bellissima l'esecuzione con ottoni poderosi e grandissimo fagotto nel IV movimento, e benissimo tutte le prime parti. Del resto Shostakovich lo conoscono bene e credo che siano oggi una delle orchestre più autorevoli in questo repertorio e non solo in Italia.

venerdì 21 maggio 2010

Stagione 2009/10 de LaVerdi - Concerto N. 32


Si torna su Sergej Sergeevič Prokof'ev, dopo Ivan il terribile e il discovery di domenica scorsa con l'esecuzione, splendida, della suite da Romeo e Giulietta. Questa volta è stato il turno della suite da L'amore delle tre melarance, opera andata in scena a Chicago il 30 dicembre 1921, nel periodo in cui Prokofiev era in giro per il mondo avendo lasciato la Russia nel 1918 e dove sarebbe ritornato volontariamente nel 1932.
Prokofiev fu musicista assolutamente eclettico e lontanissimo da tutta l'espressività della musica dell'ottocento. In lui prevale nettamente la forma, l'accensione di timbri e dei ritmi unita ad una felicità melodica prodigiosa. Un cmpositore veramente eccitante! L'opera ebbe un successo contrastato ma alcuni brani divennero immediatamente famosi per cui Prokofiev ne trasse una suite, anche se personalmente preferisco sempre ascoltare quei brani all'interno dell'opera. Il brano più famoso è la Marcia ma tutta la suite è molto bella, I parte (I Ridicoli, Il mago Celio e la Fata Morgana giocano a carte, Marcia, Scherzo) e II parte (Il Principe e la Principessa, La fuga).
Poi è stata la volta del IV concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven dove ha suonato il pianista Hüseyin Sermet che ha suonato con grande sensibilità e cercando e trovando una grande intesa con il direttore, la Zhang. Grande esecuzione salutata da scroscianti applausi.

Per finire, come contrappunto a Prokofiev, è arrivato Sergej Vasil'evič Rachmaninov con la sua seconda sinfonia, eseguita la prima volta il 26 gennaio 1908 s San Pietroburgo. Si sa che nol 1895 era stata eseguita la sua prima sinfonia e che fu un insuccesso clamoroso, pare a causa anche del tasso alcolico presente nelle vene del direttore, il potentissimo Glazunov, che effettivamente beveva un po' troppo. Da qui venne a Rachmaninov un blocco compositivo di tre anni da cui usci con cure ipnotiche e psicologiche. Ne venne fuori con il famosissimo e (per me) famigerato II concerto per pianoforte ma il desiderio di riscattarsi nel campo sinfonico era forte e così tra il 1906 e il 1907 scrisse questa seconda sinfonia che ebbe un bel successo (dirigeva lo stesso Rachmaninov) ed è diventato il suo brano sinfonico più famoso. Detto che è un gran brano che, se ben suonato, esalta le qualità dell'orchestra, a me personalmente non riscalda. La trovo troppo sdolcinata e piena di effettacci spettacolari. Il debito verso Ciaikovskij è assolutamente evidente in tanti particolari, ad esempio negli accompagnamenti dei fiati delle melodie dei violini nell'ultimo movimento; non sapeva inventare niente di più nuovo? Allora meglio il più modesto ma onesto Kalinnikov che sul finire dell'ottocento scrisse due sinfonie di stampo ciaikovskiano ma più originali e con delle invenzioni timbriche più interessanti ma soprattutto senza quell'enfasi retorica e quella carica di sentimentalismo che, appena può, invade l'ispirazione di Rachmaninov. Anzi, per essere ben sicuro di farsi capire, Rachmaninov non ci pensa su due volte a ripetere più volte le medesime melodie in modo che ti si imprimano ben bene in testa strizzando come un limone il cervello dell'ascoltatore, evidendemente dopo aver strizzato per bene il proprio, come nel III movimento dove troviamo anche una lunghissima melodia del clarinetto omologa a quella del II movimento del II concerto. Evidentemente Rachmaninov aveva delle ossessioni melodiche e timbriche che si traducevano in stereotipi. Un'altra ossessione è quella del tema del Dies Irae che torna in tantissime sue composizioni e torna anche qui in vari punti nel II movimento, dove si sentono anche influssi mahleriani (scherzo e finale della VI sinfonia) e nel finale dove si può fare tranquillamente un taglio di 5 minuti buoni di musica, come molti fanno. Sarebbe possibile tagliare 5 minuti da una sinfonia di Ciaikovskij? Non credo proprio. Insomma, a me personalmente non piace anche perchè, come spesso mi capita ascoltando Rachmaninov, mi viene da pensare che si tratti di musica bellissima dove l'autore non ha nulla, ma proprio nulla da dire, e più non ha niente da dire, più diventa dolce o, nel pianoforte, virtuosistico in modo terrorizzante.
Grande esecuzione della Zhang che ha un'intesa veramente bella con l'orchestra.