venerdì 28 maggio 2010

Stagione 2009/10 de LaVerdi - Concerto N. 33


Programma beethoveniano con la Leonora N. 3 e le sinfonie N. 1 e 4.
Vorrei parlare non tanto di Beethoven quanto dell'esecuzione che Xian Zhang ha dato di Beethoven, assolutamente fantastica.
La Zhang ha un approccio molto schietto e vitale con la musica di Beethoven e questo approccio è emerso completamente con l'esecuzione di queste musiche.
In particolare ho trovato veramente ottima la IV sinfonia, questa sinfonia che ricordava a Schumann una "slanciata fanciulla greca fra due giganti nordici" (la III e la V sinfonia). Questa sinfonia, proprio per la vicinanza cronologica e fisica con le altre due sinfonie, tutte di un periodo compreso tra il 1804 e il 1807, soffre da sempre di una certa sottovalutazione quasi che l'essere una sinfonia più leggera, divertita, ironica, con passaggi anche pieni di humor fosse un difetto di fronte alle profondità metafisiche delle altre due. Invece si dovrebbe considerare che, se la III e la V sinfonie sono due composizioni di grandissimo impegno e di sviluppo dell'arte sinfonica beethoveniana, la IV non è per niente inferiore o meno profonda delle altre due; la differenza consiste solo nel fatto che Beethoven cambia prospettiva e mentre nelle altre due sinfonie la profondità del pensiero avviene in un ambito conflittuale, nella IV avviene in un panorama rasserenato e disteso.
Se si considera inoltre che la IV sinfonia prevede lo stesso organico della I sinfonia, anzi con un flauto solo invece dei due della I, e si paragona la resa sinfonica e la pienezza di suono prodotta dalla sua orchestra nella IV sinfonia in confronto alla I, ci si rende conto di quanta strada Beethoven avesse percorso in così pochi anni e anche di quanto la I sinfonia fosse moderna e contenesse in sè tutti i germi del sinfonismo beethoveniano fino alla IX sinfonia.
Tornando alla IV sinfonia di solito mi sento a disagio davanti alle esecuzioni che di solito di ascoltano; in particolare non sono mai soddisfatti del II movimento dove in genere non si riesce a sentire una fusione ottimale tra i passaggi melodici e quasi languidi con quelli più tesi. La Zhang, invece, adottando un tempo non troppo lento ma che ha consentito comunque di rendere perfettamente la bellezza della melodia, e ottenendo dall'orchestra un suono sempre teso e carico, è riuscita perfettamente a fondere il tutto con una resa magnifica. Anche tutti gli altri movimenti sono stati eseguiti magnificamente con un finale tenuto ad un tempo piuttosto rapido supportata da un'orchestra che non ho (quasi) mai così reattiva anche nei passaggi più vorticosi, dove i motivi passano improvvisamente da uno strumento ad un altro e dove le entrate degli strumenti devono essere perfetti al millimetro.
Veramente una grandissima direzione salutata da grandi applausi e da un'orchestra visibilmente contenta che ha tributato anch'essa un grande applauso alla Zhang.

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