venerdì 27 gennaio 2012

Mozart e Rilling


Come ogni anno Helmuth Rilling, uno dei due direttori principali ospiti, torna alla Verdi per un paio di concerti. I suoi sono ovviamente programmi sempre molto classici. Quest'anno è toccato a Mozart, nel primo concerto, e toccherà a Mendelssohn, con il suo oratorio Elias, nel concerto della prossima settimana.
Ieri sera abbiamo quindi avuto il primo concerto interamente mozartiano con le sinfonie in mi bemolle maggiore KV 543, quella in sol minore KV 550, eseguita nella versione senza clarinetti, e la sinfonia concertante in mi bemolle maggiore per fiati e orchestra KV 297b.
Personalmente ho un rapporto un po' difficile con Mozart, tanto che lo abbandono per mesi, poi ci ritorno su e così via tra alti e bassi. Non che la sua musica non mi piaccia, anzi, la trovo bellissima, fin troppo (non tutta, però). Quello che mi irrita è la sua quasi disumana capacità di sfornare capolavori così diversi tra loro con una facilità irrisoria ed in pochissimo tempo. Se si prendono ad esempio le sue ultime tre sinfonie, si osserva come la terzultima, la KV 543 con la quale si è concluso il concerto, sia datata 26 giugno 1788, la successiva, la KV 550, la sinfonia con la quale si è aperto il concerto, sia datata 25 luglio 1788, e l'ultima, la KV 551 in do maggiore sia datata 10 agosto 1788. Quindi nel giro di un paio di mesi Mozart scrisse, tra le altre cose, queste tre sinfonie, tre capolavori, molto diversi tra loro e immediatamente dopo aver composto la sinfonia in sol minore, tonalità del destino fatale contro il quale non si può combattere, ne ha scritto una in do maggiore che, pur avendo delle screziature amare nel secondo movimento, ha un'impostazione del tutto positiva e che si conclude con una luminosa fuga, veramente olimpica. Mi rendo conto che Mozart era un genio assoluto, però tutto ciò mi irrita un po'. Inoltre per me è sempre difficile rapportarmi con la sua musica perchè è così sfuggente, un po' come l'uomo Mozart. Lo amo tantissimo ma non riesco ad inquadrarlo del tutto; forse però è proprio questo che mi affascina.
Detto questo Rilling ha concertato un ottimo concerto che ha avuto i suoi momenti più intensi nei movimenti lenti dei tre pezzi. Memorabile il trio del minuetto della sinfonia KV 543, una sinfonia così terrestre, così appagante nella sua gioia di vivere, una sinfonia scritta senza oboi ma con due clarinetti che proprio nel trio si abbandonano ad una dolcissima melodia con venatire già shubertiane, una vera e propria serenata estiva sutto un pergolato, una musica da "Gasse" da suonarsi sotto le finestre della bella amata, quando si era ancora capaci di fare le serenate. Molto ben eseguito anche il bellissimo finale della sinfonia concertante, un giardino di delizie sempre crescenti man mano che la musica procede.
Se posso fare un appunto lo farei al finale della sinfonia in sol minore, che poteva essere un po' più dinamico ed al minuetto della medesima sinfonia dove, alla fine della prima parte, è stata fatto un ritardando secondo me non necessario all'economia del discorso.
Per il resto Rilling ha fatto TUTTI i ritornelli in ogni movimento, e questo è un fatto molto positivo che ho apprezzato tantissimo, non per pedanteria accademica, ma per una questione di equilibrio.
Nella sinfonia concertante si sono esibiti quattro prime parti dell'orchestra, Emiliano Greci all'oboe, Raffaella Ciapponi al clarinetto, Sandro Ceccarelli al corno e Andrea Magnani al fagotto tutti bravi (segnalo solo, purtroppo, l'unico serio incidente della serata capitato al corno solista che in un passaggio del primo movimento, in una progressione in fortissimo ha perso il controllo dello strumento producendo un suono orripilante, ma nella successiva ripetizione, pochi secondi dopo, tutto è andato ottimamente).
Orchestra concentrata e attenta che ha suonato molto bene.
Pubblico numeroso che se non ha applaudito facendo voci ha applaudito in modo molto più convinto degli ultimi concerti.
Personalmente ho applaudito molto più volentieri a questo concerto che al precedente di Dvorak dove le mani non si volevano proprio muovere.

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