giovedì 15 ottobre 2009

Paolo Grassi


Nell'ultima settimana di ottobre verrà ricordato il novantesimo anniversario della nascita di Paolo Grassi, nato a Milano il 30 ottobre 1919.
Grandissimo uomo di teatro che fondò a Milano con Giorgio Strehler nel 1947 il Piccolo Teatro. Strehler nella lettera scritta quando lui morì ricordava come si fossero conosciuti: “un giorno, ragazzi, ci siamo incontrati alla fermata di un tram, a Milano, corso Buenos Aires, angolo via Petrella, in attesa del numero 6, linea Loreto-Duomo, il mattino di un favoloso millenovecento... quando?”
Strehler raccontava come lui e Grassi andassero in giro per Milano dopo la guerra per cercare un posto dove aprire il teatro.
Strani tempi quelli in cui due giovani, con tutti i problemi che c'erano, pensavano di aprire un teatro! Del resto erano gli stessi tempi in cui a Milano si pensava, come una delle prime cose da fare, fosse la ricostruzione della Scala. Ci si doveva riappropriare della città e si doveva ristabilire un principio di civiltà.
Un giorno arrivarono in Via Rovello, in pieno cento. Lì c’era una sala che era stata utilizzata da una banda fascista come luogo anche di tortura negli ultimi tempi della guerra; sui muri dei camerini c’erano ancora tracce di sangue. Quando entrarono nella sala vuota da un foro in alto entrava la luce del sole che come un faro naturale illuminava il palcoscenico. Decisero che quella sarebbe stata la sala del nuovo teatro. Così con Grassi, Strehler e Nina Vinchi, milanese di via Leoncavallo e successivamente moglie di Grassi, recentemente scomparsa, iniziò la rinascita di Milano nel dopoguerra.
Il Piccolo Teatro per Milano è stata una fonte di poesia e di spettacoli meravigliosi. Personalmente ho vissuto quella stagione dalla metà degli anni ’60 e ricordo spettacoli stupendi. Su tutti il “Re Lear” con Tino Carraro e Ottavia Piccolo e poi “La Tempesta” e “Il gioco dei potenti” di Shakespeare, “Le baruffe chiozzotte” e “Il Campiello”, “L’arlecchino servitore di due padroni” di Goldoni “Il giardino dei ciliegi” di Cechov, e poi Beckett e Brecht, ecc. impossibile ricordare tutto. Una stagione irripetibile.
Grassi poi andò alla Scala nel 1972 e con Abbado diede vita al periodo migliore e più stimolante della storia recente di quel teatro. Aprì la Scala agli studenti e ai lavoratori permettendo loro di accedere agli stessi spettacoli della stagione ordinaria a prezzi popolari. Non si facevano sconti sulla cultura e così ad un operaio della Breda poteva capitare di ascoltare Pollini che eseguiva Webern o Abbado che dirigeva “Mosè e Aronne” di Schoenberg.
Poi Grassi dal 1977 al 1980 andò a fare il presidente della RAI e lì venne invischiato dall’ambiente romano. Lui, milanese lombardo anche se di origini meridionali, si trovò fuori luogo. Nel 1981, era presidente della casa editrice Electa, morì prematuramente a Londra a seguito di un intervento chirurgico.
Verrà ricordato dall’esecuzione del Requiem di Verdi in Auditorium, teatro nato dalla ristrutturazione del vecchio cinema Massimo dove nel 1974 il Piccolo portò “L’opera da tre soldi”; l’orchestra Verdi sarà diretta dal suo direttore musicale Xian Zhang.
La replica del 30 ottobre sarà preceduta da un intervento del presidente Napolitano in collegamento televisivo dal Quirinale.

Influenza A


Su questa influenza A ormai se ne sono sentite di tutti i colori:

- è una normale influenza come le altre ma ha una maggiore tendenza a diffondersi
- provocherà una pandemia con migliaia di morti
- colpirà soprattutto i giovani
- colpirà più pesantemente le persone con altre patologie in corso
- le persone anziane possono non vaccinarsi
- il ceppo è mutato ed è più aggressivo
- no, il ceppo non è mutato
- ecc.

Ora si scopre da una ricerca americana che la metà delle persone ricoverate in america per influenza A sono giovani in ottima salute e i medici ci spiegano che certamente sono sempre possibili eccezioni dal caso generale perchè gli organismi non sono tutti uguali e rispondono in modo diverso ai virus e alle cure come se non lo sapessimo già.
Si scopre anche che sul vaccino ci sono perplessità e che alcune indagini condotte in Europa, Cina e Canada, hanno messo in evidenza come dal 25 al 50% dei soggetti indicati come interessati alla vaccinazione, compresi gli operatori sanitari, rifiuterebbero il vaccino per paura degli effetti indesiderati e che occorre essere prudenti nel riservare fiducia nei confronti del nuovo vaccino anche perchè la maggior parte di evidenze sull'efficacia del vaccino proviene da studi clinici effettuati per lo più su giovani adulti sani e non includono altre categorie dell’intervento quali i bambini, gli adulti affetti da patologie croniche e le donne in gravidanza. (Così leggo da Fonte: Perria C. H1N1. Vaccini e vaccinazione. Salute Internazionale 12/10/09.)
Con tutto ciò la dottoressa di mia madre (85 anni) le ha detto che si deve vaccinare.

Poichè si è detto che si deve cercare di minimizzare le possibilità di contagio, sono andati a ruba i disinfettanti liquidi che non si trovano più in farmacia e si è discusso su questioni quali:

- baciare o non baciare la teca del sangue di san Gennaro?
- evitare il saluto della pace a messa?
- intingere la mano nell'acqua santa per farsi in segno della croce?
- quando fa gol la propria squadra non abbracciare o baciare il proprio vicino
- disinfettare la maniglia del carrello del supermercato
- baciare sulla guancia il proprio nipotino?
- ecc.

Di questo passo arriveremo a rimedi manzoniani tipo mettere la moneta per pagare il giornale in una bacinella piena d'aceto, ecc.
Insomma, di tutta questa massa di notizie cosa resta alla fin fine?
Che si deve evitare di frequentare luoghi affollati, non si deve starnutire in faccia agli altri nè farsi starnutire in faccia, non si deve passare la lingua sul carrello del supermercato, è meglio usare i fazzoletti di carta e poi gettarli, lavarsi le mani, se hai la febbre è meglio stare a casa, ovvero cose che sapevo già da minimo quarant'anni.
Insomma rispetto agli anni '60 non è praticamente cambiato nulla ma in più dobbiamo sorbirci la noia di dover perdere un sacco di tempo per leggere notizie in contraddizione tra loro e dove si fa una fatica enorme per capire ciò che conta da ciò che non conta, ciò che è verosimile da ciò che è opinabile.

lunedì 12 ottobre 2009

Istituzioni e politica


Con i tempi che corrono in cui si fa strame di Istituzioni Statali e per fare un po' di ordine anche in me stesso, altrimenti rischio di avere una gran confusione in testa mi ripeto che:

1. il Presidente della Repubblica è la prima carica dello stato ed è il garante supremo della Costituzione; non è un organo politico
2. la Consulta è l'organo supremo di garanzia che verifica la costituzionalità delle leggi; è stata creata apposta per impedire che un governo al potere possa far passare leggi che violano le regole fondamentali della vita democratica e che sono scritte nella Costituzione; non è un organo politico
3. la Costituzione è la carta fondamentale della Repubblica; chi governa giura sulla Costituzione; è modificabile con ampie maggioranze e non è modificabile di fatto con leggi ordinarie nè si può invocare l'esistenza di una Costituzione materiale in contrasto con quella scritta sulla carta
4. il Parlamento è composto da persone votate nelle elezioni; è un organo politico che legifera; il suo operato è sottoposto al controllo degli organi competenti a giudicare la costituzionalità delle leggi
5. il popolo vota e manda a governare le persone che ha votato; si resta al governo per 5 anni, poi si rivota a meno il governo non venga sfiduciato il che impedisce la prosecuzione dei lavori del governo medesimo; l'ottenimento del potere di governare, ancorchè ottenuto tramite una scheda sulla quale c'è scritto il proprio nome, non è un'investitura a vita nè autorizza a far passare qualsiasi provvedimento faccia comodo
6. queste regole sono state inserite dai padri costituenti per impedire, dopo l'esperienza del fascismo, che fosse possibile in Italia un ritorno ad un'interpretazione "personale" della democrazia
7. l'immunità parlamentare, prevista originariamente e poi abolita in un determinato momento storico perchè era diventata insopportabile impunità, potrebbe essere ripristinata e sarebbe doveroso farlo se servisse a garantire ai parlamentari la libertà di espressione ma è necessario impedire che possa essere utilizzata come scudo per procedimenti giudiziari che attengono a reati di qualsiasi tipo.

Come ultima cosa vorrei dire che ciò che succede in questi giorni, con tutta questa disinformazione imperante, è dovuto in parte anche all'arretratezza dei mezzi di informazione; a quanto dicono le statistiche, il 69% della gente si forma un'idea politica dai TG. L'ha detto il TG! (La televisiun la ga na forsa de leun. La televisiun la ga paüra de nisün. La televisiun la te indurmenta me' un cujun). Se ci fosse un po' più di banda larga non sarebbe meglio per tutti? In Italia sarebbe possibile un fenomeno Obama che è stato sospinto in avanti anche dalla rete? Se oggi in Google cerco Berlusconi cosa trovo, a parte Loriana Lana o il comitato Berlusconi per il Nobel per la pace, su blog e giornali italiani ed esteri? Ma tutto ciò non ha importanza tanto la stragrande maggioranza della gente non li vede e Berlusconi, grande esperto di comunicazione a suo uso personale, lo sa benissimo e non se ne preoccupa. Berlusconi è un vecchio che governa con metodi vecchissimi.
Berlusconi poi si lamenta di essere vilipeso, deriso, non rispettato e ha ragione, da un certo punto di vista, per l'incarico che ricopre. Il problema è che lui è il primo a porsi nella condizione di essere deriso quando racconta barzellette, quando fa le corna in fotografie ufficiali, quando fa le battute sulle donne, quando si vanta per le sue capacità amatorie, quando parla della conquista delle donne, quando si vanta di essere il più grande capo di goverso italiano dall'unità d'Italia, ecc. ecc. cioè quando alimenta il culto della sua personalità in ogni direzione. Non esiste leader europeo che sia paragonabile a lui. Sarkozy, Zapatero o la Merkel non farebbero mai nè direbbero le cose che dice lui di se stesso e nessuno ha un conflitto d'interessi come il suo. Quindi sono governanti con i quali si può non essere d'accordo per le politiche che fanno ma che sono comunque persone degne di ogni rispetto, con i quali si può discutere, la qual cosa non significa che non siano liberi di prendere le decisioni che decidono di prendere. Purtroppo con Berlusconi questo non accade perchè il primo a fare di se stesso un teatrino è lui stesso. Faccia la persona seria, si lamenti di meno e non dia appigli ai suoi denigratori tenendo comportamenti più consoni ad un capo di governo, e l'opposizione si sforzi comunque di dialogare per quanto possibile con il governo che si trova di fronte evitando preclusioni preconcette. La situazione che stiamo vivendo adesso serve solo, anche se si lamenta, a chi governa.

venerdì 9 ottobre 2009

Il Pirla


Prima di chiudere gli occhi mi hai detto pirla,
una parola gergale non traducibile.
Da allora me lo porto addosso come un marchio
che resiste alla pomice. Ci sono anche altri
pirla nel mondo ma come riconoscerli?
I pirla non sanno di esserlo. Se pure
ne fossero informati tenterebbero
di scollarsi con le unghie quello stimma.

Questa è una poesiola di Montale tratta dal Diario 71 e del 72.
Credo sia detto molto bene.

Stagione 2009/10 de LaVerdi - Concerto N. 4


Nel quarto concerto della stagione sinfonica dell'Orchestra Verdi sono stati eseguiti due brani del '900 storico: il concerto per violino di Sibelius e una suite di brani da Romeo e Giulietta di Prokofiev. Ha diretto Wayne Marshall con la giovane violinista Francesca Dego.
Il concerto di Sibelius, scritto nel 1903 e revisionato nel 1905, è un'opera che, rispetto ai turgori tardoromantici della prima e seconda sinfonia che lo precedono, presenta un atteggiamento più moderato. Il primo movimento ha un andamento rapsodico ed estremamente lirico. Non ha lo schema classico di un concerto con esposizione, sviluppo e ripresa. All'esposizione iniziale segue una cadenza del violino che porta nuovamente alla esposizione un po' variata a cui segue una coda dal carattere più concitato. E' il violino che conduce il discorso fin dall'inizio in un vagabondare tormentato ed intimo sostenuto discretamente dall'orchestra usata in modo piuttosto parco con interventi di commento limitati. Gli echi di Ciaikovskij sono evidenti con una citazione quasi letterale dalla VI sinfonia. Il secondo movimento, in confronto, apre un orizzonte più limitato del primo che aveva la tendenza ad espandersi in ogni direzione. Una bella melodia si effonde in modo tenero disegnando un arco ascendente che si chiude dolcemente. Il finale ha un andamento baldanzoso, da ballata nordica e vagamente demoniaca, un po' da Totentanz sotto un cielo cupo e pieno di nuvole se lo si vede da una certa angolazione oppure come una allegra scorribanda, un ballo barbarico, un'allegra bevuta tra amici, se lo si guarda in un altro modo. Un grande brano dove il violino suona dall'inizio alla fine con continui scambi di conversazione con l'orchestra, un brano sospeso tra ascendenze ciaikovskiane e mendelssohniane reinterpretate da un bardo nordico. L'esecuzione è stata ottima da parte della giovanissima Dego, ben coadiuvata dall'orchestra, una violinista ventenne che l'anno scorso ha partecipato al Paganini arrivando, prima violinista italiana, in finale. Bel suono, grande ritmo e tecnica infallibile. Due bis, Ysaye e Bach. Fenomenale il primo, difficilissimo, che la Dego si è sciroppato con una maestria spavalda, come se non avesse appena terminato di suona un concerto, ed ottimo anche il Bach, con un suono immacolato ed intonatissimo. Grande successo e applausi. Riscalda il cuore vedere una giovane imbracciare un violino e suonare considerando il fatto che la ragazza certamente sa che l'attende una vita di studio.

Il secondo brano era una suite da Romeo e Giulietta di Prokofiev, il suo più importante balletto scritto nel 1936, organizzata da Wayne Marshall prendendo brani dalle suite del balletto scritte dallo stesso Prokofiev. Si è iniziato con i Capuleti e Montecchi per finire con la morte di Tebaldo. L'unico appunto che posso fare è che i brani talvolta erano un po' slegati tra loro e nel suo insieme la scelta dei pezzi non mi è sembrata ideale, dal punto di vista drammaturgico e musicale. Sarebbe stato meglio dare una maggiore continuità e consequenzialità come faceva ad esempio Abbado che eseguiva una sua selezione, incisa negli anni '60, molto più unitaria (a cui rimane fedele anche nell'esecuzione che ho linkato di trent'anni dopo). Per inciso questo brano faceva parte del primo concerto che sentii dal vivo diretto da Abbado, nel 1969. Ricordo che successivamente acquistai il suo disco, che sul lato B aveva un'altra suite bellissima tratta da "Il buffone", opera meno nota di Prokofiev ma altrettanto bella. Vera musica del '900, antiromantica nel modo più assoluto, astratta, luci, colori, suggestioni, eccitazione ritmica. Insomma, Prokofiev allo stato più puro. Un'altra esecuzione in disco assolutamente stupefacente di Romeo e Giulietta è quella diretta da Mitropoulos in una scelta più ampia di brani, simile alla seconda incisione di Abbado con i Berliner, che ripercorre tutta la vicenda fino alla morte di Giulietta, un'esecuzione ineguagliabile.
Sempre sulla scia dei ricordi, il concerto di Sibelius è invece legato al ricordo di un concerto degli anni '70 in cui questo concerto fu eseguito da Uto Ughi al Conservatorio di Milano con la direzione, mi pare, di Aronovich. Fu un tale successo che il finale venne bissato.
Grande successo per Wayne Marshall con il quale l'orchestra parte per una tournée di una settimana in Italia da domenica. Torino, Mantova, Mestre, Roma e l'Aquila. A Roma porteranno il programma di questo concerto, mentre nelle altre città eseguiranno quello che ormai è un loro cavallo di battaglia evidentemente richiesto ovunque, ovvero Gershwin e Bernstein dove Marshall suona anche il pianoforte nel concerto di Gershwin.

martedì 6 ottobre 2009

C'è musica e musica


Nei primi anni '70 la RAI mandò in onda una trasmissione sulla musica condotta da Luciano Berio ed intitolata "C'è musica e musica".
In varie puntate Beriò affrontò tantissime problematiche del fare musica e dello scrivere musica da Monteverdi ai nostri tempi, non trascurando la musica leggera, cosa del resto che non sorprende in Berio considerando, ad esempio, che aveva trascritto per la moglie anche delle canzoni dei Beatles secondo stili vari, dal barocco all'impressionistico.
Per fare questo coinvolse in questo progetto molti suoi amici musicisti, da Pierre Boulez a György Ligeti, da Bruno Maderna a Luigi Nono.
Considerando il peso che nell'economia del programma aveva la musica contemporanea, indigesta allora come oggi alla stragrande maggioranza della gente, la RAI dimostrò di certo un gran coraggio ma anche una grande slancio creativo che di certo oggi mancano; nessuno oggi farebbe più una trasmissione del genere, anzi si è fatto ben di peggio come nel caso di un improbabile Puccini trasmesso recentemente, pieno di approssimazioni, di errori madornali e di sciatterie di ogni tipo, nemmeno lontanamente paragonabile al Puccini di Alberto Lionello, sempre della TV degli anni '70.
Basterebbe la sigla della trasmissione per rendersi conto che ci si trova davanti a qualcosa di inusitato.
Segnalo la prima parte della puntata sull'Eroica di Beethoven, dove Berio, da compositore, si produce in un'analisi dall'interno della musica di Beethoven mettendone bene in evidenza la logica interna e lo sviluppo del processo creativo.
Ci sono varie cose abbastanza curiose.
Ad esempio in un punto, non nella prima parte, viene fatta la sovrapposizione tra un valzer di Strauss e uno dei motivi del I movimento, piuttosto simili in effetti, che mette in evidenza come le stesse note e lo stesso ritmo in contesti diversi assumano significati del tutto opposti: piacevolezza del ballo o tensione e dramma.

venerdì 2 ottobre 2009

Alluvione a Messina


Diverse decine di morti a Messina per l'alluvione causata dalle pioggie.
Tutti parlano di disastro annunciato.
Il Presidente della Repubblica ricorda ciò che ha detto Bertolaso, e cioè che in Italia esiste un diffuso dissesto idrogeologico aggravato da un diffuso abusivismo edilizio.
Verissimo. Peccato che ne senta parlare da almeno trent'anni. Se ne è parlato ogni volta che succede un disastro, dalla Valtellina a Sarno. Poi però tutto ritorna alla normalità e si continuano a costruire case dove non dovrebbero essere costruite. A questo proposito penso che qualcuno sarà ben responsabile perchè una casa non si tira su in una notte.
Il Presidente della Repubblica ha osservato anche che invece di pensare ad opere faraoniche, leggi ponte sullo stretto, si dovrebbero spendere i soldi per fare opere utili, come la messa in sicurezza del territorio. Verissimo, ma vedremo cosa succederà.
La foto non rappresenta l'alluvione di oggi a Gaimpilieri, ma risale al 2007, tanto per dire quanto quanto di poco il disastro fosse stato schivato.

Ungaretti


Mi piace mettere sul blog questa intervista ad Ungaretti.
Risale al 1961 in anni in cui la televisione monopolistica intervistava poeti.
Ora intervista prostitute e ci sottopone sciocchezze indicibili ed inguardabili, ma questo evidentemente è il segno dei tempi.
E' divisa in due parti.
Nella prima parte Ungaretti parla dei suoi inizi da poeta, di Mallarme e di Leopardi e del segreto che la poesia contiene.
Nella seconda parte di Apollinaire e dello scrivere poesia e dell'impotenza della parola a dire ciò che si sente, a rappresentare il "segreto che è in noi".

Talento


Mio cugino Gigi mette in linea il filmato di una sua conferenza sulla sicurezza informatica nella quale viene dato particolare rilievo al talento, quale condizione necessaria per fare bene il proprio lavoro.
Che cos'è il talento? E' l'inclinazione naturale a far bene il proprio lavoro. Quindi è una dote innata. O ce l'hai o non ce l'hai. Non ha quasi nulla a che vedere con la competenza, che si impara, anche se un talento senza competenza diventa spesso inutile e velleitario. Ma se una persona ha competenze e in più ha anche talento nel fare il proprio mestiere, allora ci si trova di fronte ad una realtà di grande interesse e in un certo senso unica.
Il talento paga? Non sempre, perchè è necessario che il talento incontri un altro talento che lo sappia apprezzare. Ci vuole del talento per apprezzare il talento. In genere, soprattutto in un'azienda strutturata, paga di più una normale mediocrità innestata su una personalità incline all'ubbidienza e alla piaggeria verso il capo. Certamente le persone di talento sono necessarie perchè in certi momenti ti danno le idee giuste, sempre che siano necessarie in funzione all'attività che si svolge, ti danno quello spunto che altrimenti non ti verrebbe, ma poi è bene che costoro ritornino nell'ombra; devono scomparire per non mettere in ombra altri che devono fare carriera. Se l'ambiente è stimolante e competitivo il talento e la bravura pagano mentre se il lavoro nella maggioranza dei casi è di routine, il talento non è neanche necessario, anzi una persona di talento e con della creatività può facilmente essere visto con sospetto, come uno che magari ti vuole cambiare le abitudini, uno che vuole portare delle novità non richieste.
Spesso, inoltre, chi ha talento ha la tendenza a sprecare. Butta lì idee per il semplice gusto di farlo perchè la sua stessa natura tende a far prevalere in lui la creatività sul calcolo. Il talento però, come un seme, deve essere seminato nel giusto ambiente perchè possa attecchire, altrimenti è del tutto sprecato e non porta frutti.
Esiste anche il talento di non avere talento ma in genere si parla di talento quando si parla di far bene il proprio mestiere e non di farlo male o con sciatteria.

La fotografia è di Hans Rott, un compositore nato nel 1858 e morto nel 1884 in un manicomio austriaco, attualmente ben poco ricordato ed eseguito ma che ebbe una grande influenza, soprattutto sul coetaneo Gustav Mahler. Un compositore dal "talento eccezionale" come scriveva Bruckner, di cui era allievo, in una lettera di raccomandazione per un posto di organista. Era ammiratissimo da Mahler che di lui disse: "Quello che la musica ha perduto con lui è incommensurabile: il suo genio s’invola talmente alto già nella sua prima sinfonia, che ha scritto quand’era un giovane di vent’anni e che fa di lui – la parola non è affatto forte – il fondatore della nuova sinfonia, per come io la intendo.”. Ebbe però problemi con Brahms, membro di una commissione esaminatrice per la concessione di una borsa di studio, che ricusò la sua sinfonia. In una personalità già psichicamente fragile ciò provocò uno choc che lo portò ad una situazione patologica che ne produsse l'internamento in manicomio.

mercoledì 30 settembre 2009

Muri


A Como l'amministrazione comunale ha tirato su un muro per ovviare al problema delle esondazioni del lago. Forse era solo provvisorio in attesa di un'opera definitiva con paratie a scomparsa. Però il muro toglieva la visuale del lago per cui grandi proteste, paventato danno per il turismo, polemiche ed infine dimissioni dell'assessore responsabile. Speriamo che il tutto finisca bene con la realizzazione di una opera bella, semplice, utile e che costi il giusto.
A Milano c'è una zona, quella della darsena che da anni è devastata. Quella che è una delle zone più belle e caratteristiche della città da anni si trova in uno stato di abbandono totale in cui proliferano topi grandi come cani. E siamo in pieno centro. Il tutto per fare un fantomatico parcheggio di cui non si vede traccia. Ora hanno tirato su un muro con riproduzioni di case milanesi per nascondere lo scempio. Spero che si abbatta anche questo muro e che si proceda rapidamente con i lavori per realizzare quello che si è progettato di fare. Intanto l'amministrazione comunale veleggia, non si dimette nessuno e alle prossime elezioni verrà nuovamente votata perché ormai si è capito che a moltissimi milanesi non importa nulla della città di Milano in sé ma considerano questa città soltanto un supporto per il proprio lavoro e la propria carriera, una città da abbandonare appena si può. Così questa città, non più accudita da persone che la amano e la tengono viva, morirà e perderà sempre di più la propria anima.

Muri

A Como l'amministrazione comunale ha tirato su un muro per ovviare al problema delle esondazioni. Forse era solo provvisorio in attesa di un'opera definitiva con paratie a scomparsa. Però il muro toglieva la visuale del lago per cui grandi proteste, paventato danno per il turismo, polemiche ed infine dimissioni dell'assesore responsabile. Speriamo che il tutto finisca bene.
A Milano c'è una zona, quella della darsena che da anni è devastata. Quella che è una delle zone più belle e caratteristiche della città da anni si trova in uno stato di abbandono totale in cui proliferano topi grandi come cani. E siamo in pieno centro. Il tutto per fare un fantomatico parcheggio di cui non si vede traccia. Ora hanno tirato su un muro con riproduzioni di case milanesi per nascondere lo scempio. Spero che si abbatta anche questo muro e che si proceda rapidamente con i lavori per realizzare quello che si è progettato di fare. Intanto l'amministrazione comunale veleggia, non si dimette nessuno e alle prossime elezioni verrà nuovamente votata perchè ormai si è capito che a moltissimi milanesi non importa nulla della città di Milano in sè

martedì 29 settembre 2009

Italia

Si dice che questo governo rappresenta una svolta, una novità rispetto al passato, un'immagine nuova dell'Italia.
A me pare che, grazie al nostro premier, l'immagine sia un po' sempre la stessa, dell'italiano guappo che neanche in una occasione ufficiale sa stare al proprio posto, soprattutto in una occasione superoffiaciale come quella. Ma quello è il suo stile affinatosi in tanti e tanti anni di frequentazioni di veline, vallette, attricette, ecc. In più forse sua madre non gliene ha date abbastanza da piccolo.
E così facciamo la solita figura di merda, tanto si può dire.
E questo signore sarebbe il nuovo, colui che mi rappresenta, un maleducato del genere? Personalmente non mi piace per niente l'idea di essere rappresentato questo signore anziano.

domenica 27 settembre 2009

Stagione 2009/10 - Serie '900 I - Mahler


Questa mattina è iniziata la seconda serie dell'interessante ciclo dei concerti incentrati sulla musica del novecento.
Mentre gli appuntamenti dello scorso anno erano partiti dai francesi per proseguire con Stravinskij, Bartok, Copland, Gershwin terminando con Messiaen e Berio, quest'anno viene investigata l'area di lingua tedesca, quindi la scuola di Vienna, Strauss, per finire con Nono e Ligeti.
Il primo discovery concerto è stato dedicato all'adagio della X sinfonia di Mahler.
Pur nella brevità obbligata della trattazione che avrebbe meritato molto più tempo, il maestro Colombo ha messo bene in evidenza almeno due caratteristiche del linguaggio mahleriano dell'ultimo periodo.
Il primo aspetto è quello dell'indeterminazione del percorso che si è chiamati a percorrere e che Mahler traccia con la sua musica; un percorso vago, errabondo, senza una meta apparente, dove in ogni momento ci si può aspettare qualsiasi cosa, dove dopo un lungo giro ci si può trovare all'inizio, o in un giardino in fiore o all'inferno; un linguaggio musicale quindi lontanissimo dalla determinazione assoluta del classicismo, il suo contrario, dove il classicismo può al massimo essere anelato come un canto nostalgico.
Il secondo aspetto è l'economia nell'uso del materiale musicale. Giustamente è stato portato l'esempio dell'inizio della IX sinfonia il cui primo movimento nasce tutto da sei brevissimi incisi che vengono esposti nelle prime battute e anche nell'adagio della X tutto nasce dall'assolo delle viole che rimanda a qualche altra cosa, come uno sguardo che rimanda ad un altro sguardo, ricordava Colombo, che ne è una variazione, una metamorfosi, una trasfigurazione su cui si innestano vari episodi contrastanti e verso cui si torna dopo aver percorso sentieri amplissimi e misteriosi.
L'esecuzione dell'adagio che è seguita è stata molto bella e suonata anche con grande partecipazione emotiva. Questa non è musica che si può ascoltare e suonare con superficialità e alla fine quasi è un peccato applaudire tale è la poesia che questa musica porta con sè; è una musica che assorbe talmente la mente che non è possibile restare insensibili. Grande successo e grandi applausi ad un'orchestra chiaramente soddisfatta e con un grande feeling con un commosso maestro Colombo.

sabato 26 settembre 2009

Stagione 2009/10 de LaVerdi - Concerto N. 3


Nel terzo concerto di giovedì scorso Roberto Abbado ha diretto un concerto incentrato sul concetto di variazione e reinterpretazione.
Il concerto è iniziato con l'"Introduzione e tema con variazioni" per clarinetto e orchestra di Rossini. Un brano giovanile, probabilmente del 1809, composto da Rossini quando stava per concludere gli studi presso il Liceo Musicale di Bologna. Un brano di notevole difficoltà per il clarinetto organizzato come un'aria variata con ampia introduzione drammatica. Le variazioni procedono per intensificazioni successive con una sola pausa in minore prima della clamorosa conclusione con un acuto. Suonava il clarinettista Matthias Müller, un artista svizzero di grande bravura che ha dipanato il tortuoso percorso rossiniano da par suo anche se con qualche asprezza.
Seguivano le "Otto romanze per tenore e orchestra" di Verdi adattate per orchestra da Luciano Berio, brano eseguito per la prima volta a Padova nel 1991 diretto dallo stesso Berio e con Carreras come tenore. Sono otto arie composte tra il 1838, quindi prima di "Oberto" e il 1847, ai tempi de "I Masnadieri". Sono otto scene, o studi di scene o esercizi per scene dove si trovano echi di quanto sarebbe venuto nel futuro con un caso addirittura clamoroso nell'aria "In solitaria stanza" del 1838 dove ai versi "Salvate, o Dei pietosi quella beltà celeste" si ritrova un'intera frase di "Tacea la notte Placida" del Trovatore; evidentemente l'idea era buona. In un'altra aria, "Deh, pietoso, oh addormentata" da Goethe tradotta sciaguratamente da Luigi Balestra, ai versi "Sul vasel del finestrino la mia lacrima scendea" si sente addirittura la stessa melodia che Saint-Saens utilizzetà in un'aria di Samson et Dalilah. Ha cantato il tenore Roberto Varano che ha sostituito all'ultimo momento Marcello Giordani, cavandosela peraltro bene nella scrittura abbastanza impervia di Verdi, particolarmente difficile, ad esempio, nell'aria "Ad una stella" del 1845. L'adattamento orchestrale di Luciano Berio in genere è piuttosto osservante dello stile verdiano o comunque del tempo di Verdi con rari momenti di spaesamento in cui la musica diventa evanescente e svapora divagando in aree impalpabili.
Il concerto si è concluso con una sgargiante esecuzione dei "Quadri da una esposizione" di Mussorgskij/Ravel. Grande esecuzione con momenti altissimi come nelle Catacombe in cui i valorosissimi ottoni hanno dato sfoggio di tutta la loro bravura nei passaggi dal forte al piano.
L'orchestra che ha suonato con grande convinzione per tutto il concerto ottimamente diretta da Roberto Abbado. Una delle differenze che c'è tra l'orchestra Verdi e altre blasonate orchestre mondiali risiede in alcuni particolari: talvolta i corni, qualche deconcentrazione nei fiati, la reattività, la consapevolezza di far parte di un grande ensemble con una storia ed una tradizione, certamente ancora molto recente, ma che ormai non può e non deve nascondersi dietro il paravento della giovinezza del complesso.
Con questo programma la prossima settimana saranno in giro per la svizzera in 5 città (Berna, Zurigo, Ginevra, San Gallo, Basilea), quindi avevano anche un bis che hanno esguito: ovviamente, in onore della Svizzera, l'ouverture del Guglielmo Tell, dolcemente ma anche vigorosamente eseguita. Così questo concerto si è concluso nel nome di Rossini, che insieme a Verdi, è uno dei nostri migliori generi da esportazione nel mondo.

mercoledì 23 settembre 2009

Il Fatto Quotidiano


Oggi è uscito il primo numero del nuovo giornale di Padellaro/Travaglio. L'ho comperato a Linate. Ce n'erano diverse copie e c'era anche un'avvenente ragazza che offriva il giornale all'interno dell'edicola. Ho visto diversa gente che lo coperava.
Di certo è buona cosa che ci sia un nuovo giornale. La nascita di un nuovo giornale credo non debba far paura o dispiacere a nessuno. L'importante è che ciò che si scrive sia documentato ed obiettivo.
Certo non piacerà a coloro i quali verranno trovati a nascondere la spazzatura sotto i tappeti. Non piacerà ai poteri che si reputano intoccabili.
C'è anche il sito internet.