La versione di Mass diretta dallo stesso Bernstein con Alan Titus è sempre la più bella. Strano pezzo Mass, con alti e bassi, anche un po' imbarazzanti, ma con dei brani straordinari.
Ecco qui A Simple Song che viene cantato subito dopo il brano introduttivo, un brano diventato così famoso da essere finito anche nei piano bar.
mercoledì 27 novembre 2013
martedì 26 novembre 2013
Jasha Horenstein e Mahler
Jascha Horenstein nel 1961 dirige la V sinfonia di Mahler con i Berliner Philharmoniker che ai tempi non era certo un'orchestra mahleriana. Avevano suonato qualcosa di Mahler con Furtwaengler negli anni 20 e 30, comunque prima dell'avvento del nazismo. Con Karajan, in quei tempi, credo nulla.
Ebbi la possibilità e la fortuna di ascoltare Horenstein in un concerto alla Scala nel 1970 o 1971. Fece un programma con la sola VII sinfonia di Mahler.
Nel 1969 Sir John Barbirolli aveva diretto la V facendola precedere dal V concerto per violino di Mozart (credo che il violinista fosse Szeryng). Il pubblico era venuto soprattutto per Mozart. Nell'intervallo metà del pubblico della platea e dei palchi se ne andò e poi continuò ad andarsene tra un movimento e l'altro della sinfonia di Mahler così che alla fine ad applaudire c'eravamo praticamente noi della galleria.
La scelta di Horenstein fu più radicale e il pubblico reagì di conseguenza lasciando praticamente vuoti platea e palchi. Se non c'eravamo noi in galleria il povero Horenstein, che era a fine carriera e soffriva di cuore tanto che tra il secondo e il terzo movimento si sedette un paio di minuti su una sedia, con la sua zazzera bianca stava fresco.
Non so quanto sia ricordato oggi questo grandissimo direttore d'orchestra. Personalmente lo trovo modernissimo con quel suo stile asciutto, severo, senza sentimentalismi.
Ebbi la possibilità e la fortuna di ascoltare Horenstein in un concerto alla Scala nel 1970 o 1971. Fece un programma con la sola VII sinfonia di Mahler.
Nel 1969 Sir John Barbirolli aveva diretto la V facendola precedere dal V concerto per violino di Mozart (credo che il violinista fosse Szeryng). Il pubblico era venuto soprattutto per Mozart. Nell'intervallo metà del pubblico della platea e dei palchi se ne andò e poi continuò ad andarsene tra un movimento e l'altro della sinfonia di Mahler così che alla fine ad applaudire c'eravamo praticamente noi della galleria.
La scelta di Horenstein fu più radicale e il pubblico reagì di conseguenza lasciando praticamente vuoti platea e palchi. Se non c'eravamo noi in galleria il povero Horenstein, che era a fine carriera e soffriva di cuore tanto che tra il secondo e il terzo movimento si sedette un paio di minuti su una sedia, con la sua zazzera bianca stava fresco.
Non so quanto sia ricordato oggi questo grandissimo direttore d'orchestra. Personalmente lo trovo modernissimo con quel suo stile asciutto, severo, senza sentimentalismi.
domenica 24 novembre 2013
Mahler e l'ottava sinfonia
Che l'ottava sinfonia di Mahler, del 1906, sia molto diversa da tutte le altre sue sinfonie è un fatto piuttosto evidente. Già in passato Mahler aveva introdotto le voci nelle sue sinfonie, la seconda, la terza e la quarta, ma lo aveva fatto come prolungamento della sua attività di liederista o, come nella seconda, per concludere la sinfonia con un grande coro. L'ottava invece è una sinfonia scritta per voci dall'inizio alla fine sul testo del Veni creator spiritus e della scena finale del Faust, con due soli passaggi, splendidi, per sola orchestra, nella prima parte e all'inizio della seconda parte. Non è facile dire perché Mahler, dopo le tre sinfonie strumentali, decise di scrivere questa sinfonia. Trattandosi di Mahler, è facile avventurarsi in spiegazioni psicanalitiche che a dire il vero mi pare lascino sempre un po' il tempo che trovano. Forse ha ragione Quirino Principe quando scrive che "Dopo la la Settima, dopo la scoperta che la musica non è esaurita e può continuare, dopo la disillusione del procedere rettilineo, le ultime opere di Mahler sperimentano tutto ciò che la storia della musica svilupperà: il tonalismo ad oltranza, il primitivismo in direzione esotica, il bruitisme, persino la Neue Musik." Con l'ottava sinfonia Mahler percorse la via del tonalismo, un mi bemolle maggiore sovrabbondante, del pieno orchestrale sorretto da solidi bassi, della luce, tutte caratteristiche piuttosto anomale per Mahler che delinea, come scrive sempre Quirino Principe, "un disegno bello, non finto ma effimero". Un disegno che sarà infranto già dalla successiva composizione del Das Lied von der Erde del 1908 che seguirà il tragico anno 1907. Peraltro questa sinfonia non è avulsa dal resto della produzione di Mahler. Ascoltandola ci si accorge di quanti momenti ricordino alcune sue sinfonie precedenti, soprattutto certi passaggi della seconda, della terza e della quarta e come in altri momenti siano già presenti delle caratteristiche che saranno tipiche della sue composizioni successive in certe rarefazioni timbriche o nel trattamento degli archi.L'ottava sinfonia quindi ha da sempre suscitato molte discussioni e può piacere molto, moltissimo, per niente o la si può trovare solo interessante ma non bella la qual cosa confermerebbe quello che un giorno Mahler disse a Bruno Walter: "Non è difficile fare cose interessanti; difficile è farle belle." A me personalmente piace, parzialmente, perché ritengo che Mahler abbia colto in pieno almeno due elementi, il soffio vitale e potente dello spirito che percorre in modo incessante tutta la prima parte e l'elemento femminile che salva Faust: tutta la preparazione al coro mistico finale che parte dall'inudibile per ascendere alle altezze più grandi è un momento di straordinaria suggestione ed emozione.
Detto questo si deve dire dell'esecuzione di ieri sera, al MICO con un'acustica non molto buona, purtroppo, e funestata anche dal ronzio dei proiettori dei testi sui due schermi, la seconda dopo quella di giovedì, che è stata splendida sotto tutti gli aspetti. Solisti molto buoni con qualche piccola pecca, cori, quello della Verdi e l'Orfeon Donostiarra, perfettamente efficienti, il coro dei bambini della Verdi assolutamente ottimo e l'orchestra che ha suonato con grande intensità e bravura sotto la guida di Riccardo Chailly che credo sia attualmente il più importante interprete di Mahler e che era alla sua ottava esecuzione di quest'opera, se non ho inteso male una sua intervista, e che conosce molto bene questa partitura avendo avuto la possibilità di dirigerla già parecchie volte. La direzione di Chailly è stata molto asciutta, senza tante concessioni sentimentali, intensa, saldissima, moderna, sicura. Chailly aveva un gesto per tutti, sapeva sollecitare tutte le sezioni sempre con un gesto misurato, parco ma di grande forza e con un controllo totale su una materia musicale molto complessa.
Una serata coronata da un grande successo per tutti che ha premiato uno sforzo organizzato assolutamente fuori del comune (570 persone sul palco!) di cui si deve rendere grandissimo merito alla fondazione Giuseppe Verdi, a tutto il suo personale, alla dirigenza, a tutta l'orchestra e ai cori.
Si è conclusa così l'avventura dell'esecuzione di tutte le sinfonie di Mahler iniziata nell'ottobre 1999 quando fu inaugurato l'Auditorium con la seconda sinfonia diretta sempre da Riccardo Chailly. Non resta che ricominciare e andare avanti con nuove avventure musicali.
domenica 17 novembre 2013
Souvenir de Florence
Il Souvenir de Florence di Ciaikovskij e una delle sue poche composizioni che mi piacciano veramente dall'inizio alla fine.
Ne rimasi folgorato al primo incontro e fu un incontro che avvenne in modo strano.
Quando nel gennaio 1974 acquistai il mio primo impianto HI-FI, serio per quanto riguarda le cuffie avevo deciso di acquistare le Jecklin Float, elettrostatiche (costavano una cifra!). Non sapevo dove trovarle, perché non si vendevano in un normale negozio di HI-FI. Così telefonai al distributore italiano, Fugagnollo, che esiste ancora e vende le ERGO che sono più o meno un'evoluzione delle Jecklin.
Andai da lui, dalle parti di via Novara. Lui per farmele sentire mise su un disco. Era il Souvenir de Florence fatto da sir Neville Marriner. Ne rimasi folgorato. Non potevo stare lì ad ascoltare tutto il disco e me ne dovetti andare non prima di essermi fatto dare l'indirizzo dell'unico negozio di Milano che vendeva le Jecklin.
Quasi quasi mi verrebbe voglia di comprarmi una ERGO ma per prenderne una paragonabile alla Jecklin dovrei spendere più o meno 1500 euro per cui lascio perdere, mi accontento delle ottime GRADO e delle "piccole" Bowers & Wilkins.
sabato 19 ottobre 2013
Jader Bignamini: un grande conferma e una certezza
Sono andato all'ultimo concerto in Auditorium con una certa curiosità dal momento che il programma comprendeva il terzo concerto di Rachmaninov (1909)
e di Igor Stravinskij, lo Scherzo fantastico (1908) opera giovanile ma assai ardua scritta sotto il controllo del suo maestro Rimsky-Korsakov,
e Le sacre du printemps (1913)
Nel concerto di Rachmaninov il solista era il neanche ventunenne Luca Buratto, milanese, che ha affrontato la difficilissima parte solistica in modo deciso e senza timori venendone a capo in modo egregio ottimamente accompagnato dall'orchestra diretta da Jader Bignamini. Ottimo pianista Luca Buratto con una bella personalità e che fa un po' impressione con quell'aria da liceale. Non si deve però pensare che fosse inadeguato al concerto di Rachmaninov che è stato un cavallo di battaglia di tanti pianisti immensi e con tanta più esperienza di lui. Luca Buratto è stato del tutto convincete ed è stato giustamente salutato da un'ovazione.
Jader Bignamini nella seconda parte del concerto ha poi affrontato Stravinskij con grande leggerezza nello scherzo ispirato alla vita delle api e con grande decisione e senza timidezze nel Sacre.
A dire il vero avevo un po' di timori per il Sacre e mi chiedevo cosa potessi attendermi da un nuovo ascolto di quest'opera fondamentale dopo le decine e decine di esecuzioni sentite in tutti questi anni, tra le quali, dal vivo, quelle di Bruno Maderna, Pierre Boulez (a Milano e a Parigi) e Leonard Bernstein.
Invece l'esecuzione del Sacre è stata estremamente convincente perché da un lato è stata molto analitica e pulita senza che questa impostazione facesse diventare fredda e asettica la performance che anzi è risultata estremamente risoluta, fiammeggiante e barbarica. Alcuni passaggi sono stati fantastici come tutta la parte finale della prima e della seconda parte.
Orchestra in gran forma, ottimamente preparata e compatta in tutte le sezioni. Percussioni, ovviamente, sugli scudi con il ritorno alla piena efficienza, spero, dopo i malanni della scorsa stagione, della timpanista Viviana Mologni e con la prestazione superlativa di Ivan Fossati che ha lavorato la grancassa con la ferocia che le era dovuta.
Un'altra conferma, quindi, della bravura del direttore d'orchestra Jader Bignamini, già membro dell'orchestra Verdi con nel cassetto il sogno della direzione d'orchestra, che è uno dei più grandi e interessanti direttori d'orchestra della nuova generazione.
Sala gremita e pubblico giubilante.
e di Igor Stravinskij, lo Scherzo fantastico (1908) opera giovanile ma assai ardua scritta sotto il controllo del suo maestro Rimsky-Korsakov,
e Le sacre du printemps (1913)
Nel concerto di Rachmaninov il solista era il neanche ventunenne Luca Buratto, milanese, che ha affrontato la difficilissima parte solistica in modo deciso e senza timori venendone a capo in modo egregio ottimamente accompagnato dall'orchestra diretta da Jader Bignamini. Ottimo pianista Luca Buratto con una bella personalità e che fa un po' impressione con quell'aria da liceale. Non si deve però pensare che fosse inadeguato al concerto di Rachmaninov che è stato un cavallo di battaglia di tanti pianisti immensi e con tanta più esperienza di lui. Luca Buratto è stato del tutto convincete ed è stato giustamente salutato da un'ovazione.
Jader Bignamini nella seconda parte del concerto ha poi affrontato Stravinskij con grande leggerezza nello scherzo ispirato alla vita delle api e con grande decisione e senza timidezze nel Sacre.
A dire il vero avevo un po' di timori per il Sacre e mi chiedevo cosa potessi attendermi da un nuovo ascolto di quest'opera fondamentale dopo le decine e decine di esecuzioni sentite in tutti questi anni, tra le quali, dal vivo, quelle di Bruno Maderna, Pierre Boulez (a Milano e a Parigi) e Leonard Bernstein.
Invece l'esecuzione del Sacre è stata estremamente convincente perché da un lato è stata molto analitica e pulita senza che questa impostazione facesse diventare fredda e asettica la performance che anzi è risultata estremamente risoluta, fiammeggiante e barbarica. Alcuni passaggi sono stati fantastici come tutta la parte finale della prima e della seconda parte.
Orchestra in gran forma, ottimamente preparata e compatta in tutte le sezioni. Percussioni, ovviamente, sugli scudi con il ritorno alla piena efficienza, spero, dopo i malanni della scorsa stagione, della timpanista Viviana Mologni e con la prestazione superlativa di Ivan Fossati che ha lavorato la grancassa con la ferocia che le era dovuta.
Un'altra conferma, quindi, della bravura del direttore d'orchestra Jader Bignamini, già membro dell'orchestra Verdi con nel cassetto il sogno della direzione d'orchestra, che è uno dei più grandi e interessanti direttori d'orchestra della nuova generazione.
Sala gremita e pubblico giubilante.
mercoledì 9 ottobre 2013
La musica, un mistero
Da un blog
leggo la seguente citazione.
Alban Berg, il quale durante la composizione dei suoi Tre pezzi per orchestra,
op, 6 (1914) scrisse all’amico Anton Webern: "Ma che cosa significa tutto
questo gran comporre, quando il giorno dopo si ascolta la Sesta sinfonia (non
c’è bisogno che io dica di chi e, vi è al mondo infatti solo una Sesta,
nonostante la Pastorale)? Ti dico - o forse non c’è in realtà bisogno neppure
che te lo dica - che non si finisce mai di sviscerare completamente questa
composizione, non la si comprende mai del tutto [...]".
In
effetti è proprio così. Da decenni ascolto musiche che non riesco a capire del
tutto, c'è sempre qualcosa che si sposta in là. Perché mi piace o non mi piace?
Qualcosa riesco a capirlo ma non del tutto.
Si dirà
che tutto ciò è bellissimo perché non si finisce mai di capire però, per me,
che avrei fatto volentieri il mestiere dell'investigatore, e lo avrei fatto
anche molto bene, tutto ciò è anche frustrante. Certo volte penso che sia
inutile.
domenica 15 settembre 2013
Vecchi amici
Mi sembra che Facebook sia nato per ritrovare vecchi amici di scuola o d'infanzia o comunque gente che, per vari motivi, si è persa di vista. Naturalmente poi il giro si allarga e così arrivano gli amici degli amici degli amici, perfetti sconosciuti, rompicoglioni, gente che vuol farti credere di essere chissà chi, ecc. Fortunatamente si possono sempre cancellare, se proprio rompono. Ma puoi entrare in contatto con persone molto interessanti, che potrebbero anche sembrare splendide facendo, però, sempre la tara su un po' tutto perché è già difficile avere una opinione ragionevole delle persone che conosci bene, figuriamoci di una che vive dall'altra parte del pianeta o magari a un chilometro da casa tua ma che comunque non frequenti e che comunque, per vari motivi, preferiresti non frequentare. Bisogna considerare che le persone accedono a un social network per i più svariati motivi, culturale, gioco, per scrivere puttanate a raffica o magari per trovare marito o moglie o per stabilire rapporti culturali o altri nobilissimi motivi. Personalmente non mi aspetto nulla da Facebook.
Non ho mai trovato un amico d'infanzia o di scuola, o meglio, un paio di amici delle superiori li ho trovati ma è finita lì, nessuno desiderava la cosiddetta "amicizia". Troppa distanza. Con altri mi vedo talvolta, in Auditorium o alla Scala o al Conservatorio o in altri luoghi dove si esegue musica, perché sono quelli con i quali si andava per concerti molti anni fa ma non sono in Facebook.
Invece l'anno scorso, tornando da Otranto, sono passato, con mia moglie, da Cervia dove andavo al mare da piccolo e sono passato a salutare le persone da cui andavamo con i miei genitori. Così ho ritrovato il vecchio amico Giampaolo, figlio dei titolari, ben avanti negli anni (entrambi altre i 90) e ci siamo messi in contatto anche con Facebook. E' strano e bello vedere come sia viva l'amicizia in modo così naturale e spontanea quando si è giocato assieme da bambini. Ora, tramite Giampaolo, è arrivata una nuova amica, Ambra (nella foto è alla mia destra con il panino in mano, a San Marino).
Lei era la figlia di un mercante d'arte milanese che aveva lo studio in via Brioschi, mi pare al 7, quasi all'incrocio con via Tabacchi, a due passi dall'Auditorium. La via Brioschi, ingegnere e fondatore del Politecnico di Milano, attualmente collocato al famedio del Cimitero Monumentale vicino ad Amilcare Ponchielli, è la via dove sono nato, al 78. Non so se Ambra sia andata alle scuole elementari di via Brunacci (matematico, vedi il teorema del Brunacci ad esempio su Lezioni di Analisi di Giovanni Ricci) che è una traversa che collega la via Torricelli (Evangelista, fisico, dove c'è l'entrata artisti della Verdi) e via Meda, e quindi a due passi dall'Auditorium. Io feci lì l'asilo e le elementari e forse lei frequentò la sezione femminile perché abitava dalle parti di piazza 24 Maggio. Forse però frequentò le elementari di via d'Annunzio, quelle che avrebbe frequentato mio figlio se non avessimo cambiato casa proprio l'anno che sarebbe andato in prima elementare.
Comunque i miei conobbero i genitori di Ambra verso la metà degli anni '50. Noi andavamo già a Cervia. Quelli erano gli anni in cui iniziava il turismo e funzionava il passaparola (noi avevamo scoperto quel posto tramite una zia acquisita di mio padre, Maria Albertini che abitava a Milano in via Col di Lana in quella bella casa all'angolo con la via Cosseria, e che portava lì i suoi nipoti di Boscochiesanuova (VR), figli di sua sorella Carlotta che aveva sposato un fratello, Alfonso, di mio nonno, Guglielmo. Io porto il suo nome perché fui il primo nipote nato dopo la sua morte). Così anche i genitori di Ambra cominciarono a venire a Cervia.
Ci si frequentava soprattutto d'estate. A Milano capitava qualche volta ma raramente. Allo stesso modo in campagna da mia nonna avevo l'amico estivo Sergio. Di tanto in tanto ci vediamo ma non è in Facebook.
Noi smettemmo di andare a Cervia, mi pare nel 1961. Iniziò dopo un nuovo capitolo delle vacanze estive con San Remo, in una villa a mezza costa che era appartenuta al padre, Albertini, della zia Maria di cui sopra.
Non ho mai trovato un amico d'infanzia o di scuola, o meglio, un paio di amici delle superiori li ho trovati ma è finita lì, nessuno desiderava la cosiddetta "amicizia". Troppa distanza. Con altri mi vedo talvolta, in Auditorium o alla Scala o al Conservatorio o in altri luoghi dove si esegue musica, perché sono quelli con i quali si andava per concerti molti anni fa ma non sono in Facebook.
Invece l'anno scorso, tornando da Otranto, sono passato, con mia moglie, da Cervia dove andavo al mare da piccolo e sono passato a salutare le persone da cui andavamo con i miei genitori. Così ho ritrovato il vecchio amico Giampaolo, figlio dei titolari, ben avanti negli anni (entrambi altre i 90) e ci siamo messi in contatto anche con Facebook. E' strano e bello vedere come sia viva l'amicizia in modo così naturale e spontanea quando si è giocato assieme da bambini. Ora, tramite Giampaolo, è arrivata una nuova amica, Ambra (nella foto è alla mia destra con il panino in mano, a San Marino).
Lei era la figlia di un mercante d'arte milanese che aveva lo studio in via Brioschi, mi pare al 7, quasi all'incrocio con via Tabacchi, a due passi dall'Auditorium. La via Brioschi, ingegnere e fondatore del Politecnico di Milano, attualmente collocato al famedio del Cimitero Monumentale vicino ad Amilcare Ponchielli, è la via dove sono nato, al 78. Non so se Ambra sia andata alle scuole elementari di via Brunacci (matematico, vedi il teorema del Brunacci ad esempio su Lezioni di Analisi di Giovanni Ricci) che è una traversa che collega la via Torricelli (Evangelista, fisico, dove c'è l'entrata artisti della Verdi) e via Meda, e quindi a due passi dall'Auditorium. Io feci lì l'asilo e le elementari e forse lei frequentò la sezione femminile perché abitava dalle parti di piazza 24 Maggio. Forse però frequentò le elementari di via d'Annunzio, quelle che avrebbe frequentato mio figlio se non avessimo cambiato casa proprio l'anno che sarebbe andato in prima elementare.Comunque i miei conobbero i genitori di Ambra verso la metà degli anni '50. Noi andavamo già a Cervia. Quelli erano gli anni in cui iniziava il turismo e funzionava il passaparola (noi avevamo scoperto quel posto tramite una zia acquisita di mio padre, Maria Albertini che abitava a Milano in via Col di Lana in quella bella casa all'angolo con la via Cosseria, e che portava lì i suoi nipoti di Boscochiesanuova (VR), figli di sua sorella Carlotta che aveva sposato un fratello, Alfonso, di mio nonno, Guglielmo. Io porto il suo nome perché fui il primo nipote nato dopo la sua morte). Così anche i genitori di Ambra cominciarono a venire a Cervia.
Ci si frequentava soprattutto d'estate. A Milano capitava qualche volta ma raramente. Allo stesso modo in campagna da mia nonna avevo l'amico estivo Sergio. Di tanto in tanto ci vediamo ma non è in Facebook.
Noi smettemmo di andare a Cervia, mi pare nel 1961. Iniziò dopo un nuovo capitolo delle vacanze estive con San Remo, in una villa a mezza costa che era appartenuta al padre, Albertini, della zia Maria di cui sopra.
venerdì 30 agosto 2013
La Verdi, fondazione milanese
Oggi pomeriggio sono passato dalle parti dell'Auditorium. Ho visto esposti i manifesti dei prossimi due concerti: quello della Scala del 15 settembre e quello a Londra alla Royal Albert Hall del 5 con in programma Verdi e Ciaikovskij.
Poi, tornato a casa, ho letto di una prossima possibile tournée della Verdi in Cile, sull'onda del clamoroso successo di ieri sera a ricordo del 40° anniversario della presa di potere con il colpo di stato di Pinochet, uno dei peggiori criminali dell'umanità ai quali vanno accomunati gli americani che ne appoggiarono il golpe e come minimo Margaret Thatcher, che fu sua fraterna amica, e gli amici degli amici.
Mi auguro che i politici italiani che assicurano il loro appoggio al progetto mantengano l'impegno anche in funzione EXPO.
Per quanto mi riguarda sono felice che tutto ciò si possa realizzare e sono orgoglioso di aver sempre sostenuto, io come altri e nei limiti delle mie possibilità, l'orchestra e la fondazione affinché potesse continuare ad operare passando attraverso momenti molto difficili come quello del 2007 e seguenti quando non si sapeva nemmeno se l'orchestra avrebbe potuto continuare ad operare, circondata com'era da gente che non vedeva l'ora che morisse affogando nei debiti.
Invece la Verdi è ancora lì a dispetto di chi, magari, la voleva far diventare un'appendice del proprio potere finanziario.
Il mio sostegno ci sarà sempre anche se magari non sarò sempre presente ai concerti per scelte diverse che voglio fare.
Poi, tornato a casa, ho letto di una prossima possibile tournée della Verdi in Cile, sull'onda del clamoroso successo di ieri sera a ricordo del 40° anniversario della presa di potere con il colpo di stato di Pinochet, uno dei peggiori criminali dell'umanità ai quali vanno accomunati gli americani che ne appoggiarono il golpe e come minimo Margaret Thatcher, che fu sua fraterna amica, e gli amici degli amici.
Mi auguro che i politici italiani che assicurano il loro appoggio al progetto mantengano l'impegno anche in funzione EXPO.
Per quanto mi riguarda sono felice che tutto ciò si possa realizzare e sono orgoglioso di aver sempre sostenuto, io come altri e nei limiti delle mie possibilità, l'orchestra e la fondazione affinché potesse continuare ad operare passando attraverso momenti molto difficili come quello del 2007 e seguenti quando non si sapeva nemmeno se l'orchestra avrebbe potuto continuare ad operare, circondata com'era da gente che non vedeva l'ora che morisse affogando nei debiti.
Invece la Verdi è ancora lì a dispetto di chi, magari, la voleva far diventare un'appendice del proprio potere finanziario.
Il mio sostegno ci sarà sempre anche se magari non sarò sempre presente ai concerti per scelte diverse che voglio fare.
mercoledì 28 agosto 2013
Buon compleanno, Doktor Bohm
Oggi, 28 agosto, compiva gli anni Carl Bohm.
Lo ricordo molto volentieri e con un notevole affetto.
Lo ascoltai alla Scala in un concerto del 1973 in cui dirigeva l'Orchestra della Scala, non ancora Filarmonica, in una sinfonia giovanile di Mozart e nell'ottava sinfonia di Bruckner. Esecuzione portentosa alla quale era presente anche Maurizio Pollini seduto in un palco di proscenio che applaudì entesiasta.
Lo ricordo poi in un altro concerto in cui diresse la sinfonia in do maggiore di Schubert, la "Grande"; ricordo il suo gesto così chiaro con il quale dava gli attacchi agli archi nello scherzo.
Lo ricordo però soprattutto nel Fidelio di Beethoven, sempre in quegli anni. Io ero in galleria proprio sopra l'orchestra, un po' laterale, così lo vidi bene. Diresse sempre seduto ma quando si arrivò al coro finale si alzò e diresse in piedi protendendo in avanti le braccia facendo piccoli cenni con la becchetta ma lanciando orchestra, cantanti e coro in un vortice dinamico assolutamente travolgente, pregnante e commovente come è e deve essere il Fidelio, opera di immensa bellezza.
Fu grandissimo interprete di Richard Strauss perciò metto qui la prima parte della sua straordinaria esecuzione di Also sprach Zarathustra fatto con i Berliner Philharmoniker negli anni '60.
Lo ricordo molto volentieri e con un notevole affetto.
Lo ascoltai alla Scala in un concerto del 1973 in cui dirigeva l'Orchestra della Scala, non ancora Filarmonica, in una sinfonia giovanile di Mozart e nell'ottava sinfonia di Bruckner. Esecuzione portentosa alla quale era presente anche Maurizio Pollini seduto in un palco di proscenio che applaudì entesiasta.
Lo ricordo poi in un altro concerto in cui diresse la sinfonia in do maggiore di Schubert, la "Grande"; ricordo il suo gesto così chiaro con il quale dava gli attacchi agli archi nello scherzo.
Lo ricordo però soprattutto nel Fidelio di Beethoven, sempre in quegli anni. Io ero in galleria proprio sopra l'orchestra, un po' laterale, così lo vidi bene. Diresse sempre seduto ma quando si arrivò al coro finale si alzò e diresse in piedi protendendo in avanti le braccia facendo piccoli cenni con la becchetta ma lanciando orchestra, cantanti e coro in un vortice dinamico assolutamente travolgente, pregnante e commovente come è e deve essere il Fidelio, opera di immensa bellezza.
Fu grandissimo interprete di Richard Strauss perciò metto qui la prima parte della sua straordinaria esecuzione di Also sprach Zarathustra fatto con i Berliner Philharmoniker negli anni '60.
venerdì 9 agosto 2013
La prima di Sibelius secondo Bernstein
Questo è Bernstein nell'ultimo anno della sua vita, quando "sprecava" il suo tempo con composizioni "minori" come questa prima sinfonia di Sibelius, una sinfonia con evidenti debiti verso Ciaikovskij, quello della quinta sinfonia, ma che arriva a conclusioni molto diverse.
Per fortuna Bernstein si dedicò a questa sinfonia perché ciò che produsse è realmente incredibile. Per me, nessuna altra esecuzione è paragonabile a questa di Bernstein soprattutto il secondo movimento (inizia a 12.45) condotto ad un tempo molto sostenuto, con quelle cesure tra le varie frasi vissute come un sospiro; nella parte finale del movimento (da 22.55) le entrate morbide dei corni sulle note lunghe dei clarinetti e quelle successive dei violini sono vissute con una nostalgia, un'intensità, una profondità e una partecipazione umana che non ha confronti.
Wiener Philharmoniker fenomenali.
Per fortuna Bernstein si dedicò a questa sinfonia perché ciò che produsse è realmente incredibile. Per me, nessuna altra esecuzione è paragonabile a questa di Bernstein soprattutto il secondo movimento (inizia a 12.45) condotto ad un tempo molto sostenuto, con quelle cesure tra le varie frasi vissute come un sospiro; nella parte finale del movimento (da 22.55) le entrate morbide dei corni sulle note lunghe dei clarinetti e quelle successive dei violini sono vissute con una nostalgia, un'intensità, una profondità e una partecipazione umana che non ha confronti.
Wiener Philharmoniker fenomenali.
mercoledì 17 luglio 2013
Sera
Scende la sera e come mi accade in certe condizioni mi viene una gran malinconia. Forse saranno questi giorni che mi ricordano qualcosa che non ho mai dimenticato, forse sarà che domani si parte per un lungo viaggio e partire è un po' morire. Non vorrei mai partire.
In questi casi invariabilmente mi viene in mente il lied di Strauss Beim Schlafengehen dai suoi ultimi quattro lieder del 1948.
Scelgo l'esecuzione con la Janowitz e Karajan, insuperati e forse insuperabili.
Ieri 16 ricorreva l'anniversario della morte di Karajan, 24 anni, una domenica. Lo voglio ricordare così
In questi casi invariabilmente mi viene in mente il lied di Strauss Beim Schlafengehen dai suoi ultimi quattro lieder del 1948.
Scelgo l'esecuzione con la Janowitz e Karajan, insuperati e forse insuperabili.
Ieri 16 ricorreva l'anniversario della morte di Karajan, 24 anni, una domenica. Lo voglio ricordare così
martedì 16 luglio 2013
Leghisti
Quando vedo la faccia di Calderoli, la prima cosa che mi viene in mente è che mi sembra di vedere un bel maialino roseo. Poi guardo meglio e mi accorgo che è solo Calderoli.
Maroni non può dire, non so se l'abbia mai detto, di rappresentare tutti i lombardi. Riconosco che è stato legittimamente eletto grazie ad un'alchimia politica ma io non mi sento minimamente rappresentato da lui, quindi se eventualmente gli venisse la voglia di rilasciare dichiarazioni in quel senso, ci pensi bene.
Maroni non può dire, non so se l'abbia mai detto, di rappresentare tutti i lombardi. Riconosco che è stato legittimamente eletto grazie ad un'alchimia politica ma io non mi sento minimamente rappresentato da lui, quindi se eventualmente gli venisse la voglia di rilasciare dichiarazioni in quel senso, ci pensi bene.
lunedì 15 luglio 2013
Una scoperta (per me): Steve Reich
La lezione di Carlo Boccadoro alla Scuola di musica del Garda sabato scorso, 13 luglio, che aveva come tema la musica di Steve Reich è stata per me piuttosto rivelatrice, anzi decisamente rivelatrice.
Conoscevo poco di Reich, esponente di spicco del minimalismo in musica, ma con le spiegazioni di Boccadoro non dico che mi si sia chiarito tutto ma mi ha dato molti spunti di conoscenza e di riflessione.
Reich non è certo un compositore che scrive musica comoda o semplice. Come accade con il minimalismo si devono allungare bene le orecchie per sentire le variazioni minime che man mano si introducono e che ti portano da un punto ad un'altro in modo quasi inavvertibile. Se ci si distrae sei perduto, o almeno, io mi ci perdo e devo ricominciare da capo per riprendere il filo del discorso.
Nel corso della lezione si sono ascoltati dei pezzi fantastici come questo Music for 18 Musicians senza dimenticare altri brani come Drumming, Tehilim (con dei momenti di autentica gioia), Different Trains, Triple Quartet, Double sextet (qui diretto dallo stesso Boccadoro alla guida di Sentieri Selvaggi; doppio sestetto per i sei musicisti dal vivo suonano con se stessi registrati in precedenza)
Conoscevo poco di Reich, esponente di spicco del minimalismo in musica, ma con le spiegazioni di Boccadoro non dico che mi si sia chiarito tutto ma mi ha dato molti spunti di conoscenza e di riflessione.
Reich non è certo un compositore che scrive musica comoda o semplice. Come accade con il minimalismo si devono allungare bene le orecchie per sentire le variazioni minime che man mano si introducono e che ti portano da un punto ad un'altro in modo quasi inavvertibile. Se ci si distrae sei perduto, o almeno, io mi ci perdo e devo ricominciare da capo per riprendere il filo del discorso.
Nel corso della lezione si sono ascoltati dei pezzi fantastici come questo Music for 18 Musicians senza dimenticare altri brani come Drumming, Tehilim (con dei momenti di autentica gioia), Different Trains, Triple Quartet, Double sextet (qui diretto dallo stesso Boccadoro alla guida di Sentieri Selvaggi; doppio sestetto per i sei musicisti dal vivo suonano con se stessi registrati in precedenza)
giovedì 11 luglio 2013
España
A giorni... ma senza corrida, ovviamente: spettacolo orrendo!
mercoledì 10 luglio 2013
Dirigere con gli occhi
Ecco Leonard Bernstein nel video con l'esecuzione, come bis, del finale della sinfonia n. 88 di Franz Joseph Haydn, un autore di cui non si parlerà mai troppo bene tanto è grande, divertente, arguto e assolutamente geniale. Altro che una specie di domestico di corte!
I Wiener Philharmoniker ovviamente vanno anche da soli ma la concertazione è di Bernstein. Alla fine bastano dei cenni con gli occhi per dare gli attacchi. Certo, sarebbe un supplizio dirigere così, senza muoversi, e sarebbe anche assurdo, ma in questo caso Bernstein cede la scena all'orchestra, grandissima, anche se alla fine, ovviamente, raccoglie ancora più applausi.
Una cosa simile, ma con modalità diverse, la vidi fare a Evgeny Mravinsky quando venne alla Scala negli anni '70 per dirigere un concerto con la "sua" Filarmonica di Leningrado. Nella prima parte Mariss Jansons, che era suo assistente, diresse la sinfonia "Classica" di Prokofiev. Bella esecuzione, ma non migliore della mia edizione discografica con Ormandy e la Filarmonica di Philadelphia. Nella seconda parte Mravinsky, con le sue brave decorazioni sulla giacca, diresse la IV sinfonia di Brahms. Esecuzione impeccabile e senza alcuna concessione a sentimentalismi ma molto profonda. Durante l'esecuzione dello scherzo ad un certo punto Mravinsky si fermò completamente, non che si muovesse molto a dire il vero quando dirigeva normalmente, e lasciò suonare l'orchestra da sola. L'orchestra continuò imperterrita, ovviamente. Erano preparati alla perfezione, ovviamente.
Si citano anche casi in cui, per mancanza improvvisa della corrente elettrica, l'orchestra piomba nel buio e continua a suonare. Ciò dimostra solo la bravura dell'orchestra e del direttore che l'ha preparata e non che il direttore è inutile.
I Wiener Philharmoniker ovviamente vanno anche da soli ma la concertazione è di Bernstein. Alla fine bastano dei cenni con gli occhi per dare gli attacchi. Certo, sarebbe un supplizio dirigere così, senza muoversi, e sarebbe anche assurdo, ma in questo caso Bernstein cede la scena all'orchestra, grandissima, anche se alla fine, ovviamente, raccoglie ancora più applausi.
Una cosa simile, ma con modalità diverse, la vidi fare a Evgeny Mravinsky quando venne alla Scala negli anni '70 per dirigere un concerto con la "sua" Filarmonica di Leningrado. Nella prima parte Mariss Jansons, che era suo assistente, diresse la sinfonia "Classica" di Prokofiev. Bella esecuzione, ma non migliore della mia edizione discografica con Ormandy e la Filarmonica di Philadelphia. Nella seconda parte Mravinsky, con le sue brave decorazioni sulla giacca, diresse la IV sinfonia di Brahms. Esecuzione impeccabile e senza alcuna concessione a sentimentalismi ma molto profonda. Durante l'esecuzione dello scherzo ad un certo punto Mravinsky si fermò completamente, non che si muovesse molto a dire il vero quando dirigeva normalmente, e lasciò suonare l'orchestra da sola. L'orchestra continuò imperterrita, ovviamente. Erano preparati alla perfezione, ovviamente.
Si citano anche casi in cui, per mancanza improvvisa della corrente elettrica, l'orchestra piomba nel buio e continua a suonare. Ciò dimostra solo la bravura dell'orchestra e del direttore che l'ha preparata e non che il direttore è inutile.
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