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venerdì 21 febbraio 2014

Musiche di Ciaikovskij che amo

Non amo molto Ciaikovskij. Trovo che ci sia qualcosa di piuttosto sospetto nella sua musica. Di Ciaikovskij amo poche cose: la seconda sinfonia, la sesta sinfonia, il Souvenir de Florence, Eugenio Enegin, Romeo e Giulietta (diretta da Delman, ascoltare, prego!!), Francesca da Rimini (prima e seconda parte dirette da Mravinskij!! osservare, ad esempio, come dirige attorno al quinto minuto della prima parte) e ben poco altro.
Comunque ho sempre amato molto l'approccio del grandissimo Evgeny Mravinskij alla musica di Ciaikovskij. Via i facili sentimentalismi, approccio virile (!), grande senso della forma, plasticità ed equilibrio classico.
Kurt Sanderling, tedesco, lavorò per anni in Russia proprio con Mravinskij a Leningrado. Il suo approccio a Ciaikovskij mi piace molto come mi piace questa quarta sinfonia berlinese di qualche anno fa con prime parti favolose (Schellenberger all'oboe, Leister al clarinetto, ecc.).

domenica 17 novembre 2013

Souvenir de Florence






Il Souvenir de Florence di Ciaikovskij e una delle sue poche composizioni che mi piacciano veramente dall'inizio alla fine.
Ne rimasi folgorato al primo incontro e fu un incontro che avvenne in modo strano.
Quando nel gennaio 1974 acquistai il mio primo impianto HI-FI, serio per quanto riguarda le cuffie avevo deciso di acquistare le Jecklin Float, elettrostatiche (costavano una cifra!). Non sapevo dove trovarle, perché non si vendevano in un normale negozio di HI-FI. Così telefonai al distributore italiano, Fugagnollo, che esiste ancora e vende le ERGO che sono più o meno un'evoluzione delle Jecklin.
Andai da lui, dalle parti di via Novara. Lui per farmele sentire mise su un disco. Era il Souvenir de Florence fatto da sir Neville Marriner. Ne rimasi folgorato. Non potevo stare lì ad ascoltare tutto il disco e me ne dovetti andare non prima di essermi fatto dare l'indirizzo dell'unico negozio di Milano che vendeva le Jecklin.
Quasi quasi mi verrebbe voglia di comprarmi una ERGO ma per prenderne una paragonabile alla Jecklin dovrei spendere più o meno 1500 euro per cui lascio perdere, mi accontento delle ottime GRADO e delle "piccole" Bowers & Wilkins.

domenica 31 marzo 2013

Mravinsky e Ciaikovsky

Impressionane quanto fosse parco il gesto di Mravinsky. Lo ricordo in un concerto scaligero anni '70 quando venne e diresse la IV sinfonia di Brahms. L'orchestra, la sua orchestra, la Filarmonica di Leningrado, suonava praticamente da sola, tanto erano preparati.
Dirigeva con lo spartito davanti. Non conosceva bene la musica che dirigeva, non la ricordava? Mah, non credo proprio. Ricordo una battuta, mi pare di Karl Bohm. Anch'egli dirigeva con lo spartito davanti, ricordo una sua straordinaria VIII sinfonia di Bruckner. Una volta un giornalista gliene chiese il motivo e lui rispose: "Guardi che so leggere la musica". Mi pare una buona risposta.






venerdì 9 novembre 2012

Concerti

Questa mia settimana musicale è iniziata lunedì al Conservatorio dove Alexander Lonquich, grande pianista tedesco, ha eseguito i due libri dei Préludes di Claude-Achille Debussy, di cui quest'anno ricorre il 150° anniversario della nascita. Belle esecuzioni da parte di Lonquich e gran bel concerto.
Mercoledì, invece, alla Scala Daniel Barenboim, nella veste di pianista, con Daniel Harding come direttore, ha tenuto un concerto dove ha eseguito il terzo concerto di Beethoven e il primo concerto di Ciaikovskij. Premesso che Harding è stato splendido nelle sue esecuzioni ben concertate e condotte con bel gesto, parco ma deciso e sicuro, le prestazioni di Barenboim sono state alterne. Il suo Beethoven è stato ottimo, del resto già negli anni '60 Barenboim eseguì ed incise i concerti di Beethoven nientemeno che con Otto Klemperer. Con Ciaikovskij, secondo me, si è trovato un po' in difficoltà soprattutto nei due tempi estremi. Certi passaggi di ottave da fare fortissime e velocissime, a metà del primo movimento, ad esempio, non erano molto soddisfacenti e anche nel finale dove il pianista è chiamato ad una prestazione piuttosto atletica Barenboim, secondo me, ha rivelato di non essere l'interprete ideale di questa musica; nulla a che vedere con pianisti tipo Horowitz o Richter e se non sei in possesso di mezzi fisici eccezionale questo concerto è meglio evitarlo. Molto bello e poetico, invece, il secondo movimento, con momenti veramente incantevoli anche per l'ottima intesa con l'orchestra di cui Barenboim faceva quasi il direttore principale. Poi sono iniziati i bis chopiniani. Come primo ha suonato il notturno op. 27 n. 2; bella esecuzione. A seguire il walzer op 64 n. 1; esecuzione buona ma non molto chiara nell'articolazione della mano destra (Blechacz, nel video, è su un altro pianeta!). Non contento si è prodotto in un terzo bis, la polacca op. 53 "Eroica" e qui, purtroppo, le cose sono andate piuttosto male. In realtà non ne voglio neanche parlare perché è stato imbarazzante (Horowitz nel video o Rubinstein stanno dall'altra parte della galassia). Dico solo che un grande artista come è Barenboim dovrebbe sapere ciò che può fare bene e ciò che è meglio evitare. Quello Chopin non fa per lui ed è inutile e fastidioso che tenti di sopperire ad evidenti difficoltà tecniche (ancora terribili passaggi di ottave) con un'accentuazione dell'intensità pestando sui tasti e sul pedale approdando così ad un'esecuzione confusa e massimamente approssimativa. Dovrebbe portare anche più rispetto per la Scala e ricordarsi che lì chiunque è chiamato ad esibirsi al top delle proprie possibilità e capacità. Grandi applausi con qualcuno che ha tentato di dissentire. Personalmente sono troppo discreto per mettermi a muggire come un vitello per cui me ne sono andato sperando che non facesse un ulteriore bis.
Ieri sera in Auditorium si teneva invece il nono concerto della stagione della Verdi coprodotto con Milano Musica, rassegna di musica contemporanea, diretto da Andrea Pestalozza, figlio di Luciana Pestalozza Abbado, sorella di Claudio Abbado e recentissimamente scomparsa.
Il concerto si è aperto con un pezzo di Marco Stroppa, Let me sing into your ear, scritto nel 2010 ed in prima esecuzione in Italia. Il pezzo è scritto per corno di bassetto amplificato ed orchestra da camera. Il solista, Michele Marelli che è anche il dedicatario del pezzo, stava su una pedana sul fondo mentre davanti, tra il direttore e i primi violini, c'era l'amplificazione. Il pezzo è in due parti A e B ognuna divisa in tre sezioni dai titoli strani (Irredento, Rintanato, Marmoreo, Pulviscolante, ecc.).
Le dinamiche sono piuttosto ridotte e solo in alcuni parti la musica si agita mentre per la maggior parte del tempo le sonorità sono tenui, come provenienti da un grande distanza. Pezzo un po' evanescente ma di bell'impatto sonoro e fatto di belle atmosfere anche se non ho capito bene dove volesse andare a parare.  Bravissimo il solista.
A seguire è stato eseguito il concerto per tre pianoforti ed orchestra di Niccolò Castiglioni, brano del 1983 ma in prima esecuzione assoluta dal momento che lo stesso Castiglioni ne impedì la pubblicazione. Forse la sua pudicizia gli vietava di pubblicare un pezzo così scoperto, così eccessivo. In effetti, conoscendo altri brani dello stesso autore, questo Castiglioni mi ha sorpreso molto. Il concerto è in sei movimenti ma il tutto dura circa 15 minuti. Nei primi 5 tempi i tre pianoforti non intervengono molto nel discorso che viene condotto essenzialmente dall'orchestra. Nel finale, invece, i pianoforti prendono decisamente l'iniziativa e dopo una serie di gesti pianistici arrivano ad un accordo che viene ripetuto per 190. L'effetto è stranissimo perchè in ogni istante pensi che la musica debba cambiare in qualche modo ma ciò non accade finchè improvvisamente il primo pianoforte parte con un motivetto da canzonetta che viene immediatamente commentato, violentato, variato dagli altri due pianoforti; man mano si unisce tutta l'orchestra creando un guazzabuglio sonoro fatto di gesti violenti e caotici a cui mette improvvisamente fine un percussionista, nella fattispecie Stefano Bardella, posizionato a fianco del direttore che fino a quell'istante era stato lì ad ascoltare pazientemente e ad un certo punto si è alzato con l'aria di dire "Adesso vi sistemo io" e presi i piatti si è prodotto in un clamoroso colpo di piatti a due.
Non si può dire che si tratti di un brano che non colpisce. A me è piaciuto e credo che potrebbe diventare anche un brano con una certa notorietà se gli verrà data l'occasione di essere eseguito.
Sui primi due pezzi ho sentito le solite battute tipo: "Una musica così la comporrei anch'io" battute vecchie e banali che si potrebbero evitare e che non sono per niente originali. Considerando che ho abbastanza anni, ma non troppi, da aver sentito un idiota fischiare un brano di Debussy (nel 1969 in un concerto diretto da Abbado), affermazioni simili mi scivolano via come l'aria fresca e vorrei chiedere a questi geni che sanno tutto di musica: "Scusi, perchè Beethoven è un compositore importante? Come ascolta lei Beethoven? Trova gradevole la Grande Fuga? Secondo lei Mahler è ancora un autore contemporaneo e ai suoi tempi scriveva musica contemporanea?" e sarebbe per me fin troppo facile ricordare i tempi in cui, fine anni '60, la gente alla Scala se ne andava durante l'esecuzione della V di Mahler diretta nientemeno che da sir John Barbirolli (c'ero) o che Mitropoulos agli inizi degli anni '50 dovette redarguire il pubblico scaligero che fischiava il Wozzeck di Alban Berg spiegando loro che si trattava di un capolavoro scritto 30 anni prima (non c'ero). Questo perché ho il fondato sospetto che nell'ascolto della musica prevalga l'abitudine facendola passare per classicismo e superiorità su quanto viene proposto di nuovo.
Il concerto si è concluso con la prima sinfonia di Mahler, una delle cose di Mahler che mi piace di più. Premesso che nel complesso ho ascoltato esecuzioni migliori di questa sinfonia si deve però riconoscere che si è trattato di un'interpretazione non banale né scontata con momenti molto belli, ad esempio lo scherzo e il trio e molto bello anche il terzo movimento, vero centro della sinfonia e praticamente di tutto Mahler con una parte centrale dove viene citato l'ultimo lied, Die zwei blauen Augen, dai Lieder eines fahrenden Gesellen riorchestrato da Mahler in modo stupendo. Leonard Bernstein o Bruno Walter in quel punto sono commoventi fino alle lacrime ma Andrea Pestalozza non è stato da meno coadiuvato splendidamente dall'orchestra. Soprattutto mi è parso che l'esecuzione data da Andrea Pestalozza, anche se qua e là un po' faticosa, sia stata molto chiara ed abbia messo bene in evidenza alcune peculiarità del linguaggio di Mahler che si sarebbero sviluppate nelle opere successive. (Mi chiedo quando qualcuno si prenderà la briga di programmare la sinfonia in mi maggiore di Hans Rott il cui ascolto rivelerebbe tante affinità con il linguaggio di Mahler che, del resto, aveva di lui un'altissima stima).
Comunque grande stima e ammirazione per Andrea Pestalozza come musicista in genreale ed in particolare per il suo grande impegno nella diffusione del repertorio contemporaneo e naturalmente, e soprattutto, per la sua mamma che tanto ha fatto per Milano e per la musica.
L'orchestra ha suonato bene ma non sempre al meglio, soprattutto i corni.
Buon pubblico con parecchi giovani ed un pubblico anche diverso dal solito data la presenza di musica contemporanea, cosa, peraltro, che come ai tempi di Abbado alla Scala o come accade in luoghi come Berlino, Amsterdam o Londra, dovrebbe essere la normalità.
Questi concerti sono stati anche l'occasione per rivedere tante persone che già incontravo 30, 40 anni fa. Gli anni sono passati ma siamo ancora qua e ho scoperto una volta di più che mi fa molto piacere rivedere queste persone perchè abbiamo condiviso in vari modi tante cose belle e che voglio molto bene a tutte loro.


lunedì 10 settembre 2012

L'anno del ventennio

Jeri sera alla Scala inaugurazione della XX stagione dell'orchestra Verdi diretto  da Zhang Xian, il direttore musicale della Verdi.
I ventennali sono sempre un po' fatali dalle nostre parti, in politica, però.
Speriamo quindi che questo ventennale corrisponda ad un nuovo inizio.
Il programma vedeva l'esecuzione dell'Ouverture 1812 di Ciaikovskij e di Ivan il terribile di Prokofiev.
Personalmente l'ouverture 1812 non mi piace; certamente Ciaikovskij ha composto di meglio ma si deve tener conto anche che si tratta di una composizione di circostanza.
Bello invece Ivan il terribile, colonna sonora del film di Eisenstein. Avevano già eseguito un paio d'anni fa questo pezzo in Auditorium, sempre sotto la direzione della Zhang Xian. Mi era così piaciuto che dopo il concerto del giovedì ero andato a risentirlo anche la domenica, come mi capita di fare talvolta (ricordo quella volta della settima di Shostakovich diretta da Vladimir Jurowsky, nel 2007, memorabile!).
Ivan il terribile non è folgorante come l'Alexander Nievsky, che è molto più breve e contiene brani straordinari come la Battaglia sul ghiaccio, ma contiene dei pezzi molto belli e intensi, come questo che parla di incendio, di tartari e cannonieri per cui potrà forse fare l'impressione di essere un po' un polpettone ma a me piace non poco.
L'esecuzione della Zhang Xian è stata molto bella, come lo era già stata nel passato. Forse in alcuni punti l'esecuzione poteva essere un po' più aggressiva e barbarica (vedi Gergiev) ma si tratta di dettagli visto che comunque questo pezzo rappresenta uno degli esiti migliori della direttrice che trova qui un brano che le si adatta alla perfezione.
Bella prestazione dell'orchestra ben concentrata e del coro, che in questo brano rappresenta un punto di forza. Incantevole il coro delle voci bianche della Verdi diretti dalla bravissima Maria Teresa Tramontin.
Nel pezzo di Ciaikovskij all'orchestra si è aggiunto un complesso di fiati, la Filarmonica Paganelli 79 di Cinisello Balsamo, che ha dato ulteriore corpo al finale un po' imbarazzante del pezzo ma che fa un bel baccano dove però purtroppo mancavano i cannoni, per perfezionare l'opera.
Sala piena e applausi.