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venerdì 31 agosto 2012

Nuove frontiere

Si discute spesso sulle interpretazioni dei vari brani musicali di cui è ricca la letteratura. Allora c'è chi in una certa sinfonia di Beethoven, poniamo, preferisce Karajan (quello degli anni '50, o degli anni '60), oppure Furtwaengler o Bruno Walter. Talvolta le interpretazioni sono così diverse da sembrare quasi un altro pezzo.
Esistono poi le rielaborazioni a partire da temi non originali. Ciò avveniva già nel Medio Evo dove, magari, si prendeva spunto da una canzone del tempo e ci si costruiva sopra una messa, oppure si partiva da un'aria famosa e ci si scriveva sopra una serie di variazioni (vedi ad esempio Mozart o Beethoven), ma la stessa cosa succede ad esempio nel jazz.
Giovanni Allevi con questa nuova opera recupera queste antiche prassi ormai avvizzite e dai risultati spesso modesti, come si vede dagli esempi sopra indicati, immettendo in esse nuova linfa vitale.
Partendo da una canzoncina semplice semplice, Pulcino Pio, ne ricava un pezzo di struggente intensità, crepuscolare, in pieno stile Allevi. Stavo quasi per mettermi a piangere.
Sarebbe un peccato se Allevi non proseguisse su questa strada.