Visualizzazione post con etichetta Vita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vita. Mostra tutti i post

domenica 15 settembre 2013

Vecchi amici

Mi sembra che Facebook sia nato per ritrovare vecchi amici di scuola o d'infanzia o comunque gente che, per vari motivi, si è persa di vista. Naturalmente poi il giro si allarga e così arrivano gli amici degli amici degli amici, perfetti sconosciuti, rompicoglioni, gente che vuol farti credere di essere chissà chi, ecc. Fortunatamente si possono sempre cancellare, se proprio rompono. Ma puoi entrare in contatto con persone molto interessanti, che potrebbero anche sembrare splendide facendo, però, sempre la tara su un po' tutto perché è già difficile avere una opinione ragionevole delle persone che conosci bene, figuriamoci di una che vive dall'altra parte del pianeta o magari a un chilometro da casa tua ma che comunque non frequenti e che comunque, per vari motivi, preferiresti non frequentare. Bisogna considerare che le persone accedono a un social network per i più svariati motivi, culturale, gioco, per scrivere puttanate a raffica o magari per trovare marito o moglie o per stabilire rapporti culturali o altri nobilissimi motivi. Personalmente non mi aspetto nulla da Facebook.
Non ho mai trovato un amico d'infanzia o di scuola, o meglio, un paio di amici delle superiori li ho trovati ma è finita lì, nessuno desiderava la cosiddetta "amicizia". Troppa distanza. Con altri mi vedo talvolta, in Auditorium o alla Scala o al Conservatorio o in altri luoghi dove si esegue musica, perché sono quelli con i quali si andava per concerti molti anni fa ma non sono in Facebook.
Invece l'anno scorso, tornando da Otranto, sono passato, con mia moglie, da Cervia dove andavo al mare da piccolo e sono passato a salutare le persone da cui andavamo con i miei genitori. Così ho ritrovato il vecchio amico Giampaolo, figlio dei titolari, ben avanti negli anni (entrambi altre i 90) e ci siamo messi in contatto anche con Facebook. E' strano e bello vedere come sia viva l'amicizia in modo così naturale e spontanea quando si è giocato assieme da bambini. Ora, tramite Giampaolo, è arrivata una nuova amica, Ambra (nella foto è alla mia destra con il panino in mano, a San Marino).
Lei era la figlia di un mercante d'arte milanese che aveva lo studio in via Brioschi, mi pare al 7, quasi all'incrocio con via Tabacchi, a due passi dall'Auditorium. La via Brioschi, ingegnere e fondatore del Politecnico di Milano, attualmente collocato al famedio del Cimitero Monumentale vicino ad Amilcare Ponchielli, è la via dove sono nato, al 78. Non so se Ambra sia andata alle scuole elementari di via Brunacci (matematico, vedi il teorema del Brunacci ad esempio su Lezioni di Analisi di Giovanni Ricci) che è una traversa che collega la via Torricelli (Evangelista, fisico, dove c'è l'entrata artisti della Verdi) e via Meda, e quindi a due passi dall'Auditorium. Io feci lì l'asilo e le elementari e forse lei frequentò la sezione femminile perché abitava dalle parti di piazza 24 Maggio. Forse però frequentò le elementari di via d'Annunzio, quelle che avrebbe frequentato mio figlio se non avessimo cambiato casa proprio l'anno che sarebbe andato in prima elementare.
Comunque i miei conobbero i genitori di Ambra verso la metà degli anni '50. Noi andavamo già a Cervia. Quelli erano gli anni in cui iniziava il turismo e funzionava il passaparola (noi avevamo scoperto quel posto tramite una zia acquisita di mio padre, Maria Albertini che abitava a Milano in via Col di Lana in quella bella casa all'angolo con la via Cosseria, e che portava lì i suoi nipoti di Boscochiesanuova (VR), figli di sua sorella Carlotta che aveva sposato un fratello, Alfonso, di mio nonno, Guglielmo. Io porto il suo nome perché fui il primo nipote nato dopo la sua morte). Così anche i genitori di Ambra cominciarono a venire a Cervia.
Ci si frequentava soprattutto d'estate. A Milano capitava qualche volta ma raramente. Allo stesso modo in campagna da mia nonna avevo l'amico estivo Sergio. Di tanto in tanto ci vediamo ma non è in Facebook.
Noi smettemmo di andare a Cervia, mi pare nel 1961. Iniziò dopo un nuovo capitolo delle vacanze estive con San Remo, in una villa a mezza costa che era appartenuta al padre, Albertini, della zia Maria di cui sopra.

mercoledì 12 dicembre 2012

Il museo dei bambini di Praga

A Praga, città magica, tra le tante cose da vedere e visitare c'è un posto particolare dove non si può mancare di andare. Si tratta della zona del quartiere ebraico. Verso la fine dell'ottocento fu quasi completamente abbattuto per lasciare il posto a nuovi palazzi di lusso. Si salvarono la sinagoga vecchia-nuova e alcune costruzioni attorno al vecchio cimitero ebraico. In una di queste costruzioni, una ex sinagoga i cui muri sono rivestiti da circa 80.000 nomi di ebrei morti nei campi di concentramento, nel matroneo, la zona riservata alle donne, è stato ricavato lo spazio per ospitare un piccolo museo dovo sono esposti disegni di bambini ebrei internati nei campi e lì morti.
Si tratta naturalmente di una galleria molto triste anche perchè i disegni sono accompagnati dalle fotografie di questi bambini e bambine, la cui espressione davanti alla macchina fotografica è sempre sorridente e quasi o apparentemente fiduciosa nei confronti di un avvenire che non avrebbero vissuto.
Guardando quei disegni, però, ci si accorge di come, accanto a  disegni che rappresentano il campo, le baracche, il filo spinato, le guardie, ma senza scene di violenza, ci siano molti disegni colorati, con scene marine, prati verdi, cieli azzurri, scene serene. Si può pensare che essendo solo dei bambini non si rendessero del tutto conto di quale fosse l'orrore nel quale erano costretti a vivere. Forse sarà anche vero ma da un lato mi sono venuti in mente analoghi disegni visti nel museo dell'olocausto di Gerusalemme, con quei disegni di bambini che immaginavano di volare nello spazio, e dall'altro mi è venuto naturale fare un'associazione con un libro che quasi per caso (ma in realtà ho scoperto da tempo che non leggo quasi mai dei libri per caso e per dei motivi strani un determinato libro mi capita tra le mani nel momento giusto) ho letto recentemente, il Diario 1941-1943 di Etty Hillesum.
Ebbene, Etty, che non era una bambina ma una donna di quasi trent'anni, una donna attiva, che lavorava, che aveva storie amorose ed una vita sessuale attiva, nel suo diario, accanto a varie considerazioni e riflessioni che riguardavano la sua persona e la situazione generale che era disastrosa ad Amsterdam dove viveva prima di essere internata, accanto a momenti in cui improvvisamente esprimeva tutta la sua angoscia per il futuro che, lo sapeva bene, non avrebbe portato alcuna salvezza, accanto a tutto ciò non perdeva mai occasione per dire e proclamare a gran voce che la vita è bella, che è degna di essere vissuta fino in fondo e che è piena di significato. Come poteva essere bella una vita come quella facevano lei, i suoi parenti e i suoi amici? Eppure lei trovava la bellezza in un fiore primaverile sbocciato sul davanzale, in un tramonto, in un'amicizia, in un amore, nella poesia, nella musica, e la forza nella propria dignità di persona umana che nessuno avrebbe mai potuto scalfire ed umiliare opponendosi alla tecnica nazista che consisteva innanzitutto nel provocare l’avvilimento fisico e psichico delle loro vittime.

sabato 24 novembre 2012

Saudade do Brasil

Quando ti prende quella saudade do Brasil... con una caipirinha, una buona compagnia, guardando il mare sotto un capanno in una spiaggia deserta.
Questo duetto così lieve tra Elis Regina e Tom Jobim nel sua totale felicità è perfino commovente.


lunedì 22 ottobre 2012

Dedica

Dedicato ad una persona, la mamma di tre dei miei cugini, che da oggi non è più qui.

Herr, lehre doch mich,
daß ein Ende mit mir haben muß.
und mein Leben ein Ziel hat,
und ich davon muß.








Ihr habt nun Traurigkeit;
aber ich will euch wiedersehen,
und euer Herz soll sich freuen,
und eure Freude soll niemand von euch nehmen.



venerdì 28 settembre 2012

Orto a Milano

Quest'anno mia moglie si è imbarcata nel discorso dell'orto in città. Così ne abbiamo trovato uno abbastanza vicino lungo il naviglio pavese, praticamente alle spalle del quartiere Gratosoglio, piuttosto distante però e con un gruppo di amici ci siamo organizzati. Lei ci va una volta alla settimana, ora il venerdì, quando esce dal lavoro ed io vado a prenderla. C'è una certa soddisfazione nel portarsi a casa pomodori, zucchine, melanzane, insalata, cornetti, piattoni, peperoni e fra un po' verze e finocchi, nonchè qualche fico, uva e susine. Ad essere sincero io ero un po' perplesso ma dopo aver mangiato per tutta l'estate deliziosa verdura e aver constatato che tutti partecipano attivamente e che i turni funzionano mi devo ricredere.

giovedì 20 settembre 2012

Kaiserschmarren

Di tanto in tanto viene fuori l'austrotedesco che c'è in me. In quei casi mi vengono voglie quasi irrefrenabili per cibarie di vario tipo originarie di quei posti. Oggi è il turno dei kaiserschmarren. Su in val Pusteria, Dobbiaco e paesi limitrofi, ci sono posti dove li fanno piuttosto bene. Vorrei tanto tornarci! Quello che non è facile fare è la sbruciacchiatura sulla padella; quanto sono buone le parti un po' annerite! Certo anche la frittella con la panna e la marmellata di mirtilli di contorno che fanno in un posto fuori Dobbiaco prendendo la strada dietro la chiesa non è niente male, anzi è un capolavoro! Ma anche quella della Gustav Mahler Stube è piuttosto buona! Mi accontenterò di una sachertorte. Andrò a prenderla, come al solito, da Cova in via Montenapoleone. Ne mangio non più di due all'anno ma almeno che siano buone ed esagerate. Se si deve peccare meglio farlo bene e senza andare troppo per il sottile. E poi un pretesto lo trovo sempre: il mio vicino compleanno, sant'Ambrogio, il cambio di stagione, u.s.w.
P.S.
Devo ritrovare quel grembiule blu che avevo comprato anni fa ricamato con le stelle alpine e la scritta Lustig und ledig (Felice e scapolo)

mercoledì 19 settembre 2012

Smemoratezza

Nel febbraio del 1974  feci una supplenza di matematica e fisica in un famoso liceo classico milanese. In quella classe dell’ultima anno una ragazza forse vide in me qualcosa che io non vidi in lei e, per avere qualche possibilità di frequentarci, allora non c’erano telefonini né social network di sorta, escogitò il pretesto del fratello che aveva bisogno di lezioni private di matematica. La cosa buffa era che il fratello, che aveva un anno meno di me mentre lei ne aveva 4 meno di me, faceva medicina ma tutto nasceva dal fatto che il fratello, ragazzo dai vasti interessi, aveva tempo prima acquistato da Remainders un libro di topologia algebrica di un matematico russo, Alexandrov, incoraggiato dal fatto che nella premessa si diceva che il libro non era destinato a specialisti. Pia illusione! Credo che chi scrive quelle considerazioni sia animato da un certo piacere sadico. Dopo due pagine, infatti, si era fermato incapace di proseguire e così la sorella aveva pensato a me. Che fortuna avermi conosciuto! Così iniziammo con le lezioni. Ricordo perfettamente quando fu la prima. Sabato 9 febbraio c’era stata l’ultima supplenza al liceo e avevo preso accordi con lei per la biblioteca di matematica in via Saldini 50 per il giorno 12 febbraio, martedì. Lunedì, infatti, era l’11, anniversario dei Patti Lateranensi e si stava a casa da scuola e dal lavoro. Ricordo che quel giorno andai al cinema Massimo, ora Auditorium, a vedere l’Opera da tre soldi di Brecht con Milva e Domenico Modugno per la regia di Giorgio Strehler. Ricordo gli orribili sedili di legno scheggiato e gli stucchi bianchi e fatiscenti che dava alla sala un aspetto polveroso, ben diverso dall’aspetto attuale! Il martedì era una giornata nebbiosa e fredda. Incontrai il fratello nell’atrio dell’istituto e così iniziammo. Più che dargli lezioni di matematica, alle quali obiettivamente era poco interessato (ma io come scambio culturale andai a diverse lezioni di microbiologia, materia molto interessante), scoprimmo di avere comuni interessi per la letteratura e la musica. Lui fu molto favorevolmente colpito dal fatto che mi interessassi tanto di musica antica che lui amava molto per ragioni familiari. Infatti suo zio Giuseppe, un prete, aveva fondato dopo la guerra la Polifonica Ambrosiana, un complesso che si dedicava all’esecuzione di musica antica sacra e profana arrivando a Monteverdi, come limite massimo. Cominciai anche a frequentare la famiglia. La mamma, veneziana e bellissima donna, insegnava musica alle medie ed era una brava pianista mentre il padre insegnava lettere. C’era anche una sorellina che frequentava lo stesso liceo della sorella grande. La cosa curiosa era che il padre insegnava al Leone XIII e così, dato il mio cognome, venne fuori che era stato amicissimo di mio zio gesuita, lo zio Gigi (Luigi) fratello di mio padre, che aveva insegnato per diversi anni in quell’istituto. Per dire quanto è piccolo il mondo potrei aggiungere che 25 anni dopo conobbi un ragazzo col quale collaborai per lavoro il cui padre era preside della scuola media del Leone XIII e lui, piuttosto asino a scuola, era stato mandato a lezione di italiano da quella ragazza che avevo conosciuto in quella supplenza che nel frattempo si era laureata in lettere classiche e insegnava in quello stesso istituto latino e greco. Con i due fratelli andavamo per concerti. Io li portavo al Conservatorio e alla Scala e loro mi portavano ai concerti dell’Angelicum e a quelli d’organo che si tenevano alla chiesa cristiana protestante, non lontana dall’Angelicum. In quei concerti d’organo conobbi il maestro Gianfranco Spinelli, che morì troppo giovane pochi anni dopo, organista di grande valore, che aveva sposato una loro cugina ed era stato assistente dello zio Giuseppe alla Polifonica Ambrosiana. Qualche volta veniva anche la madre, soprattutto se suonava qualche pianista. Fu così che ascoltammo assieme alla Scala un bellissimo concerto con Lazar Berman che dopo aver eseguito il primo concerto di Liszt (ma lei amava soprattutto e a ragione i concerti di Mozart) fece sette bis; alla fine non si applaudiva neanche più per paura che ne facesse un altro! Il padre non veniva mai ai concerti, men che meno a quelli dell’Angelicum dove cantava la Polifonica Ambrosiana. Si parlava invece di letteratura, per quanto possibile vista la mia pochezza al suo cospetto. Così un giorno arrivammo a parlare di Arcidio Baldani. Arcidio Baldani era un professore di Brera ed era un poeta. Vendeva i suoi libretti nel tratto terminale di Corso Vittorio Emanuele, fino a piazza san Babila, davanti al Teatro Nuovo. Io lo vedevo spesso ed un giorno, proprio davanti al Teatro Nuovo, gli comprai uno di questi libretti. Ieri questo piccolo libro è saltato fuori tra le pieghe della mia libreria ed apprendo, dalla dedica che mi fece con autografo, che si trattava del 9 dicembre 1971, un giovedì, di mattina, con un bel sole anche se faceva molto freddo. Si tratta dell’Opera Quinta. Il professore padre dei miei amici lo conosceva bene e quei libretti glieli comprava regolarmente tutti, anche perché forse gli faceva un po’ pena. Non so che valore possa avere questo poeta (nei risvolti di copertina si parla addirittura di Leopardi, mah) ma in qualche modo gli sono affezionato anche perché mi riporta alla memoria un tempo che non c’è più e persone che sono anch’esse scomparse non solo fisicamente ma anche, mi pare, dalla memoria dei più.

mercoledì 1 agosto 2012

Ofiuco

Da qualche giorno mi girava per la testa questa parola: ofiuco. Chissà da dove veniva. Comunque sono andato a vedere che cosà è questo ofiuco ed ho appreso che è il tredicesimo segno zodiacale posizionato tra scorpione e sagittario ma ho appreso anche che i segni zodiacali non sarebbero tutti di uguale grandezza per cui la divisione del cielo in 12 porzioni uguali sarebbe sbagliata considerando anche il fatto che queste parti non sono 12 ma 13, introducendo una grave e disturbante asimmetria.
Ecco la tabella dei segni con le dati di inizio e fine:

Ariete: 18 aprile - 13 maggio
Toro: 13 maggio - 21 giugno
Gemelli: 21 giugno - 20 luglio
Cancro: 20 luglio - 10 agosto
Leone: 10 agosto - 16 settembre
Vergine: 16 settembre - 30 ottobre
Bilancia: 30 ottobre - 30 novembre
Scorpione: 23-29 novembre
Ofiuco: 29 novembre - 17 dicembre
Sagittario: 17 dicembre - 20 gennaio
Capricorno: 20 gennaio - 16 febbraio
Aquario: 16 febbraio - 11 marzo
Pesci: 11 marzo - 18 aprile

Come si vede ci sono segni molto lunghi, ad esempio la Vergine, mentre altri sono molto corti, il Cancro o lo Scorpione. Poi c'è una cosa molto strana ovvero che quello che prima era il Cancro ora diventa i Gemelli e quello che prima era l'Aquario diventa quasi integralmente il Capricorno..
Andando a vedere la nuova tabella viene fuori che io non sono più una Vergine ma un Leone. Quanti anni a sentire gente che ti diceva: "Ah, sei della Vergine, poverino", oppure "Eh quelli della Vergine così precisini e noiosi". Io a dire il vero non sono mai stato un precisino e la cosa veniva spiegata a causa del mio ascendente, Sagittario. "Quello che ti salva è il tuo ascendente" mi si diceva pensosamente e dondolando la testa. E invece no! Sono del Leone e con questo la finiamo lì.
Andando a controllare altre persone osservo che mia moglie dal Capricorno passa al Sagittario (ottimo), mio figlio grande dalla Bilancia alla Vergine (ahi ahi) e il piccolo dal Sagittario all'Ofiuco, lo stesso segno di Beethoven (e qui ci deve essere qualcosa che non va). Mio padre era e resta del leone così come mio fratello e anche mia madre resta nei Pesci.
Però c'è qualcosa che non va.
Io ho un rapporto un po' conflittuale con mia madre spiegato sempre dal fatto che una Vergine come può andare d'accordo con una dei Pesci (segno in opposizione), tutta irrazionalità. Ma se io sono del Leone come la mettiamo?
Anche con quella che considero la prima ragazza, un Cancro, le cose andarono male e la successiva (astrologa) mi diceva: "Ma tu, Vergine, cosa volevi capire di un Cancro?"; ma in realtà lei era dei Gemelli, il segno di mia nonna materna (che a dire il vero scivolerebbe al Toro), e io con i Gemelli mi sono sempre trovato d'incanto.
Ma anche con l'astrologa si apre un problema perchè lei era dell'Aquario; la nostra relazione finì miseramente dopo poco più di un anno e mi dicevo: "Certo, con un Aquario, figuriamoci!" e invece era del Capricorno, segno con il quale sono sempre andato d'accordo.
Insomma, una gran confusione e quanti ragionamenti sbagliati. Ricordo un'amica dell'astrologa che un giorno che si parlava di progetti di prossime vacanze diceva: "In questo periodo ho Marte in transito su Scorpione! Non devo prendere decisioni importanti, è meglio se me ne sto schiscia" e infatti per una settimana non uscì di casa. Invece il transito era su Ofiuco! Se lo avesse saputo magari usciva dandosi alla pazza gioia e si trovava pure un fidanzato di cui aveva un gran bisogno.
Ignoro se la questione sia dibattuta in convegni, sulle riviste del settore (quelle da "Amore 5 palle, Salute 3 palle, Lavoro 2 palle) e se si siano valutate tutte le conseguenze sociali di una simile modifica che è di una portata anche superiore a quella che ci ha fatto passare dal sistema geocentrico aristotelico-tolemaico a quello eliocentrico copernicano.

martedì 24 luglio 2012

Università

Mio figlio grande oggi ha fatto l'ultimo esame all'università, ingegneria.
Ha fatto l'università in modo molto semplice: corsi del primo semestre, esami a febbraio; corsi del secondo semestre; esami tra giugno e luglio.
In questo modo non ha mai dovuto recuperare alcun esame ed è sempre stato perfettamente in corso e con ottimi voti.
Da qualche tempo sta' già preparando la tesi, una tesi doppia fatta in inglese con il suo amico Fabio, e penso che entro l'anno raggiungerà anche questo obiettivo.
Senza dubbio è stato molto bravo, come sempre, del resto.
Dal giorno in cui è nato (11 ottobre, bilancia ascendente ariete), al mese e mezzo passato in incubatrice in quanto nato di sette mesi e mezzo, da quando facevamo insieme i puzzle di Paperino, i primi Lego e gli disegnavo il caimano e i funghetti di Fantasia fino allo sfinimento che poi lui rifaceva molto meglio di me perchè ha una bellissima mano da disegnatore, ad oggi, abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto.
Credo non ci sia nessuno al mondo che io stimi più di mio figlio (l'amore verso di lui come figlio non lo conto perchè è perfino pleonastico parlarne).

mercoledì 18 luglio 2012

Varie ed eventuali

Stamattina dovevo andare alla posta centrale di via Cordusio. Ho preso il mio tram e mi sono trovato davanti ad una che al telefono discuteva in relazione all'emissione di una fattura, cosa che il programma sul computer, pare, impediva. Discussioni su discussioni, il tram praticamente si è trasformato in un ufficio anche perchè costei parlava a voce abbastanza alta. Risolto, forse, il gravissimo e vitale problema è salita una sudamericana che già salendo sul tram parlava al telefono, di soldi. Anche qui tono di voce piuttosto alto, con scoppi travolgenti con crescendi irresistibili. Per fortuna il Duomo era vicino per cui siamo scesi. A Crocetta era salito il solito suonatore di turno. Un violinista solo che ha fatto un'insalata con Bach e Mozart, interessante ma troppo breve.
Sono arrivato alla posta centrale di Milano per ritirare una raccomandata che mi era arrivata ad un indirizzo dove non abito più da 18 anni. Quattro sportelli, uno solo aperto: fila. Ero il decimo. Pazientemente, come gli altri, mi sono messo a fare la fila quando è arrivata una tizia che si è messa a sproloquiare dicendoci, implicitamente, che eravamo tutti dei coglioni perchè stavamo lì a fare la fila senza protestare, perché non è possibile che alla posta centrale di Milano ecc. ecc. Ovviamente è stata mandata al diavolo da tutti all'unisono, coro misto, circa 10 uomini e 10 donne perché nel frattempo la fila si era allungata. Comunque è arrivato il mio turno e ho ritirato la raccomandata acquisendo così l'informazione che veniva dal comune del paese nel Veneto dove ho una seconda casa dove mia madre passa buona parte dell'anno. Ho aperto la raccomandata ed ho appreso che con la medesima mi si chiedeva urgentemente l'invio della documentazione che mi era già stata richiesta, e quindi in questa raccomandata non veniva più nominata, con una precedente raccomandata del 20 ottobre 2003 relativa ad un condono edilizio del 30 aprile 1986.
Benissimo. Ci hanno messo diciassette anni, dal 1986 al 2003, per capire che avevano bisogno di una qualche documentazione aggiuntiva e mi hanno mandato una raccomandata ad un indirizzo dove non abito più dal 1994. Ritornata indietro la raccomandata ci hanno messo altri nove anni per mandarmene un'altra allo stesso indirizzo di cui sopra (questa volta fortunatamente un'amica, una vecchia vicina, ha ritirato il biglietto per il ritiro). Magari se andavano direttamente da mia madre lì in paese, visto che ci si conosce più o meno tutti, si risolveva la questione in modo più rapido. Tra l'altro faccio notare che il comune conosce il mio nuovo indirizzo perchè anche recentemente ho ricevuto una loro lettera. Ma, si sà, il comune è grande, occupa ben un piano di una palazzina dove ci sono ben 4 o 5 uffici per cui un dato recepito da un ufficio è ben difficile che si a conoscenza di un altro ufficio e si deve tener conto anche della grandezza del comune, circa tremila abitanti, frazioni comprese. Comunque l'Italia è un paese meraviglioso. Ogni pratica arriva ad una conclusione del suo iter, magari dopo 20, 30 o 40 anni, passando dall'impegato nonno all'impiegato nipote e questo probabilmente ci eleva ad un gradino al di sopra dei paesi più sottosviluppati del mondo.
Nella medesima lettera mi viene comunicata una cosa importantissima, ovvero che l'importo della marca da bollo è di 14,62 euro. L'Italia è un paese fondato sulla marca da bollo.

sabato 23 giugno 2012

Anniversario

Oggi io e mia moglie facciamo i 29 anni di matrimonio. Era il 23 giugno 1983, data in cui, a posteriori, ho riconosciuto tutte le possibili cabale numeriche che caratterizzano la mia vita ed era un giovedì, anche questo molto significativo dato che non conto le cose che mi sono capitate di giovedì, nel bene e nel male. Quando ci siamo sposati non ci siamo posti il problema di quanto il matrimonio sarebbe durato, ci siamo sposati e basta e siamo andati avanti un giorno dopo l'altro. 29 anni sono veramente tanti e in tutti questi anni sono successe tante cose, belle e brutte, però ho riconosciuto che mai la nostra unione poteva essere messa in discussione. Forse, se posso mettere in evidenza un aspetto molto positivo nel nostro modo di stare insieme, uno dei piccoli segreti è stato il fatto che quando c'erano dei motivi di discussione seri, non ci siamo mai tirati indietro e per accorgerci di questi motivi basta un'occhiata. Così abbiamo evitato di accumulare tensioni e incomprensioni che alla fin fine avvelenano un rapporto. Inoltre non siamo mai stati una coppia dove i due devono fare sempre le stesse cose assieme, a parte le vacanze, ma abbiamo sempre salvaguardato i nostri spazi di libertà. Ho conosciuto persone che telefonavano alla moglie o al marito 5, 6, 7 volte al giorno, appena arrivavano al lavoro, quando uscivano, quando andavano a pranzo, quando ritornavano, ecc. che non muovevano un passo se non erano assieme. Queste, secondo me, non sono manifestazioni d'affetto anche se riconosco che ci sono persone che amano vivere così ma personalmente saremmo morti soffocati e intossicati. Oggi amo mia moglie in modo molto più consapevole di allora e sono sempre molto sorpreso e intenerito quando riconosco in lei lo stesso sentimento, perchè non ho mai dato per scontato che mi dovesse amare per forza e per sempre.

venerdì 22 giugno 2012

Alcool


Tutte le macchine hanno bisogno di un combustibile che le faccia andare. La mia auto si beve gasolio, quella di mio figlio benzina. Io personalmente vado ad alcool, diluito e con moderazione, ma alcool. Non posso bere solo acqua, è proprio un fatto fisico, mi intristisco.
Quando tra il 1993 e il 1997 collaboravo con le università veneziane, Cà Foscari e Architettura (IUAV), di solito a pranzo e cena andavo alla Trattoria dalla Zanze, alla Fondamenta dei Tolentini, vicinissima allo IUAV. Io e il signor Giovanni eravamo ormai amici e mi faceva un prezzo di favore. Piatti ottimi e un prosecco da urlo. Me ne caraffava una bottiglia che coscienziosamente bevevo fino in fondo, la sera. Del resto mica potevo avanzarlo, magari si offendeva. Sempre a proposito di prosecco ricordo che sulla strada di ritorno da Vienna io e mia moglie ci fermammo una volta a Conegliano dove ci servirono un prosecco divino da accompagnare ad un baccalà con polentina superbo.
Però, a dire il vero, le mie origini sono veronesi, per cui lì si va a Valpolicella, Durello, Soave e Recioto. Del recioto si ricorda soprattutto che è un vino rosso e dolce. In realtà esiste anche bianco, dal Soave, e sulla dolcezza c’è da discutere. Uno zio di mio padre, fratello di mio nonno, era sacerdote e parroco in un paesino, Cellore. Si chiamava don Carlo e faceva personalmente il recioto. Quando andavamo a trovarlo dopo i convenevoli (Come sta, zio, perché mio padre gli dava del lei, eh, si tira avanti, ma come è diventato grande Guglielmo, da quanto tempo non lo vedevo, ecc. ecc. naturalmente il tutto strettamente in dialetto locale) si veniva al dunque non scritto da nessuna parte ma sottinteso, ovvero che lui ci doveva offrire il suo recioto. Allora lui mandava la perpetua, Maria, una compaesana di mia madre ma parecchio più vecchia, a prendere la bottiglia che veniva messa sul tavolo con un bicchiere. Il bicchiere veniva riempito da lui, neanche tanto, e quello doveva bastare, perché il don Carlo era parecchio tirchio, tutto diverso da suo fratello, anch’esso prete, don Giovanni, classe 1881, 4 settembre, il più vecchio dei fratelli. Mio padre non riuscì mai a farsi dare da lui qualche bottiglia di quel nettare, neanche a pagamento. Niente da fare, se le beveva lui e le dava, in parte, ad una sorella, la “piccola”, Metilde, classe 1899, l’ultima degli otto tra fratelli e sorelle, tutti vivi, che il mio bisnonno Luigi e sua moglie, la contessa veronese Maria Failoni, che sarebbe deceduta il successivo 11 maggio 1900, avevano dato alla luce in circa 20 anni di matrimonio. 
Ma tornando al recioto c’è da dire che il recioto bianco, forse meno conosciuto, è assolutamente sublime. A Soave ci sono due cantine, la Cantina del Castello e Pieropan, che fanno due vini recioto bianco veramente ottimi. Il proprietario della Cantina del Castello è amico di un mio cugino, lato materno, e per anni abbiamo acquistato il suo recioto. Il recioto è uno di quei vini che se sei un po’ giù, se vedi il mondo in modo un po’ triste e con una brutta piega sulle  labbra, ti cambia la prospettiva in un attimo.
Per finire devo al recioto due delle più allegre sbronze della mia vita. La prima volta avrò avuto 10 anni. Ero da mia nonna e c’era la festa in paese del santo patrono, san Luigi. Mi presi la sbronza da una tizia che eravamo andati a trovare e che aveva fatto una torta, tipo torta paradiso, che inzuppai in un bicchiere di recioto, il vino delle feste. Mi ci volle poco per sbronzarmi; inforcai la bicicletta e tornai a casa non so come, mollai la bici in cortile, corsi al primo piano e mi buttai a letto dove mi addormentai di botto. Una bellezza! La seconda volta, fu, mi pare, nel 1979 o 1980. Io e la mia morosa del tempo eravamo andati a vedere uno spettacolo d’avanguardia. Dopo un’ora circa nel corso della quale gli attori avevano detto un paio di battute (ma non era Samuel Beckett, magari!), disperati, fuggimmo e andammo da Scoffone, un’enoteca che allora si trovava in via Victor Hugo ed ora è in via Pietro Custodi, e lì affogammo il nostro malessere in una bottiglia di ottimo recioto. Alla fine eravamo entrambi piuttosto brilli ma la vita aveva tutt’altri colori.

lunedì 21 maggio 2012

Adulazione

Amiamo persino le lodi che non crediamo sincere.
Luc de Clapiers de Vauvenargues 
 
L'adulazione è il cibo degli sciocchi; tuttavia, di tanto in tanto, gli uomini d'ingegno condiscendono ad assaggiarne un po'. 
Jonathan Swift 
 
Uno sciocco trova sempre uno più sciocco che lo ammira.
Nicolas Boileau 

Un complimento è qualcosa che ti viene detto in faccia, ma che nessuno direbbe mai alle tue spalle.
Mark Twain 

Ho radunato qui alcune frasi sull'adulazione giusto per dire chiaramente che, in relazione a quello che scrivo qui, nessuno si deve aspettare adulazione da me perchè non ho bisogno di favori da nessuno, non mi aspetto di avere un lavoro grazie all'adulazione di qualcuno, non ho bisogno di leccare qualcuno per tenermelo buono o guadagnarmi da lui un maggior favore, ecc.
Scrivo ciò che "sento" e di ciò che "sento" e non posso diventare "sordo".

domenica 25 marzo 2012

Anniversari

Oggi, 25 aprile, compie gli anni la grande soprano Magda Olivero, 102 anni in perfetta forma!
Il 25 marzo compivano gli anni anche Arturo Toscanini (1867) e Bela Bartok (1881).
Il 21 invece faceva gli anni Johann Sebastian Bach (1685).
Domani, invece, compirà gli anni Pierre Boulez (1925) che ha 6 giorni di differenza da mia madre che ha fatto gli anni il giorno 20 e questa è una cosa che personalmente mi ha fatto molto piacere.
Oggi invece è morto Antonio Tabucchi e la cosa non mi ha fatto molto piacere.

venerdì 23 marzo 2012

Piccola Petra


Uno dei ricordi più intensi della Giordania è stata la visita della piccola Petra, il caravanserraglio di Petra, che abbiamo visitato esattamente due settimane fa come oggi. Alla fine dello spiazzo su cui si affacciano alcune facciate scolpite nella roccia, si apre una stretta gola tra due pareti di roccia. Arrampicandoci fino in alto siamo arrivati ad una terrazza naturale con una vista meravigliosa. Lì c'erano un ragazzo e una ragazza che vendevano degli oggetti di artigianato. La cosa particolare era che la ragazza era danese di origine e aveva fatto una scelta piuttosto radicale decidendo di andare a vivere lì con quel ragazzo (comunque pare che i suoi genitori fossero felici di quella scelta). Quella ragazza, con il viso circondato da un velo, era di una bellezza rara. Abbiamo parlato un po', poi li abbiamo salutati e siamo ridiscesi. Ad un certo punto, ero già piuttosto in basso, mi sono voltato e guardando verso l'alto ho visto i due seduti che ci guardavano, figure silenziose nella natura. E' stata una visione magica e indimenticabile di una serenità e di pace assoluti.

mercoledì 21 marzo 2012

Facebook dei morti

La settimana scorsa, mentre ero all’estero, è morta Elena, una signora (mi verrebbe di chiamarla ragazza perché quando l’ho conosciuta aveva solo 24 anni) che aveva lavorato nella mia segreteria per una decina di anni e che quindi conoscevo abbastanza bene. Per tutti quegli anni, ad ogni pranzo, si costituiva la formazione fissa: io, alla mia sinistra la mia segretaria Lucia (Lucy), davanti a lei Elena e davanti a me Antonio (Anto). Gli altri si disponevano ai lati e se qualcuno, magari perché era nuovo e “non sapeva”, osava occupare uno di quei posti veniva redarguito amichevolmente ma molto fermamente. Quelle erano occasioni di gran divertimento, puttanate a grappolo, commenti su quanto di vario accadeva nel mondo, pettegolezzi, ecc. Aveva solo 38 anni ed è morta improvvisamente. Dopo essermene andato dal lavoro quasi due anni fa non l’avevo mai cercata ma l’avevo vista una volta che ero tornato nel posto dove lavoravo; qualche giorno prima dello scorso Natale ero passato di lì per delle incombenze burocratiche ed ero tornato a bere un caffè con alcuni vecchi colleghi però non l’avevo vista. Quando sono ritornato dal mio breve viaggio ho cercato qualche traccia di lei sul web e così ho visto che era in facebook. Non l’avevo mai cercata su facebook e così mi è capitato ci cercarla da morta! Fa un po’ impressione leggere una bacheca di una persona morta. Piccole gioie, grande gioia quando si era sposata tre anni fa, accordi con qualcuno per vedersi, scambi di idee, per fortuna assenza di dialoghi del tipo: “Aiuto!”, “Che ti succede?”, “Ho bruciato il risotto” e altre sciocchezze del genere di cui facebook è pieno. Un numero normale di amici che in buona parte conosco perché sono tutti ex colleghi. Nessuno ha scritto qualcosa sulla sua bacheca dopo la sua morte e del resto, come avrebbe potuto rispondere?! Il facebook dei morti non esiste. In nessun modo lei potrebbe aggiornare il suo status ma forse quello sarebbe un aggiornamento importante! Per chi? Per noi? Per lei? Invece, tra le varie controindicazioni della morte, si diventa anche una fonte di intasamento della rete con delle pagine che non servono più a nessuno e staranno lì non so quanto tempo inutilmente, pallida ombra di una vita che non c’è più.

domenica 18 marzo 2012

Cose da ricordare

Domani è san Giuseppe, festa del papà. Poichè stasera parto e domani non sono a Milano, si festeggia oggi. Con che cosa si festeggia san Giuseppe? Con le zeppole di Gattullo, a Porta Ludovica. Stamattina, quindi, dopo il bel concerto mattutino sono andato da Gattullo, che è lì vicino, per compiere il piacere annuale di acquistare le sue zeppole. Ottime come al solito. Meno male che si mangiano una sola volta all'anno a differenza dei marrons glacés e altre leccornie di Giovanni Galli (piazza Missori all'inizio di Corso di porta Romana o via Victor Hugo) o la torta sacher di Cova (via Montenapoleone) che puoi trovare in ogni stagione ma da da cui è bene astenersi, almeno periodicamente.

giovedì 15 marzo 2012

Yad Vashem

Sulla via del ritorno dalla Giordania, luogo meraviglioso, ci siamo fermati un paio di giorni a Gerusalemme e qui abbiamo visitato lo Yad Vashem, il memoriale dell’olocausto, della shoah, il disastro. Nel museo è stato raccolta una gran quantità di materiale relativo alla vita degli ebrei e a quanto è accaduto nel periodo nazista, senza dimenticare però ciò che successe agli ebrei con Stalin. Tutto è documentato, non c’è una sola fotografia la cui fonte non sia accertata. In questo si è stati anche favoriti dalla precisione e meticolosità con la quale i nazisti hanno svolto il loro lavoro. Registri delle entrate (arrivi di persone col treno) e delle uscite (loro uccisione con relativo smaltimento), album fotografici, ecc. Esiste poi il materiale, in genere diari o annotazioni in margine a libri, fogli sparsi, cartoline, ecc. scritte da ebrei e ritrovate nelle più disparate occasioni, ad esempio come una cartolina gettata dal treno da una italiana vicino a Verona e ritrovata sulla massicciata, o fornite direttamente da parenti o amici. Ci sono anche i filmati. I nazisti della propaganda girarono un film che voleva dimostrare come gli ebrei fossero paragonabili a insetti da schiacciare e che a tal proposito documentava la vita nel ghetto; un film risultò talmente sconvolgente nella descrizione della vita miserabile degli ebrei che si trascinavano per strada e vi morivano che alla fine decisero di non diffonderlo perché poteva essere un boomerang dal punto di vista della comunicazione. Poi, si sa, i nazisti decisero che nei ghetti la gente non moriva abbastanza alla svelta e quindi si passò ai lager. La vista del museo colpisce molto anche se non quanto la visita ad un vero campo di concentramento, sia esso un campo di lavoro come Auschwitz, quello sul cui ingresso stava la scritta “Arbeit macht frei”, o un campo di sterminio come Birkenau dove si andava solo per morire tanto che nelle baracche non c’erano neanche i letti. Io, negli anni scorsi, ne ho visitato uno e mi è bastato.
Tra le varie cose che la nostra guida ha detto ci sono stati due racconti che mi hanno particolarmente colpito.
Il primo racconto riguardava la sua maestra di pianoforte che era stata rinchiusa nel campo di Terezin, vicino a Praga. Quel campo è famoso perché in esso i nazisti concentrarono musicisti, poeti, attori, cantanti, intellettuali. Era un campo modello usato dalla propaganda nazista per dare ad intendere che nei campi di concentramento si viveva bene, si faceva musica, si organizzavano rappresentazioni teatrali, ecc. Nonostante ciò in quel campo morirono 88.000 persone e ne sopravvissero poco più di 4.000. Tra i tanti in quel campo c’era anche il grande direttore d’orchestra Karel Ancerl, che ne portò i segni per tutti gli anni che gli restarono da vivere e c’era anche la maestra di pianoforte della nostra guida. Lei aveva una grandissima passione per Chopin tanto che lo suonava in continuazione e così un giorno la sua allieva le chiese perché suonasse sempre Chopin, al che lei le rispose: “Perché Chopin mi ha salvato la vita”. Chissà come viveva la musica Chopin, con quale profondità.
Il secondo racconto riguardava un ragazzo morto a 14 anni. Questo ragazzo era molto intelligente ed era bravo nel disegno. Fece otto disegni. In uno di questi disegni il ragazzo si immaginava astronauta e navigava nello spazio. Quando sullo space shuttle Columbia si imbarcò un astronauta israeliano egli ottenne il permesso di portare con sé quel disegno per far fare simbolicamente a quel ragazzo un viaggio nello spazio. Come si ricorderà tornando dallo spazio la Columbia si disintegrò, gli astronauti morirono e così si distrusse anche quel disegno per cui nel museo ora c’è un buco nella sequenza di quei disegni. Veramente quel ragazzo ha fatto il suo volo nello spazio e lì è rimasto. Certo che la vita è veramente strana nelle sue coincidenze.

venerdì 2 marzo 2012

Fine settimana

Questa settimana prima della vacanzina è stata tremenda. Non ho mai avuto una giornata libera, sembrava che tutto dovesse accadere questa settimana come per un destino; se poi ci si aggiunge che anche in queste situazioni non voglio rinunciare alla lettura, alla musica e poi c'è la famiglia e poi ci sono le tre ragazze egiziane arrivate da tre mesi in Italia che aiuto dal loro arrivo in matematica e in italiano due pomeriggi alla settimana, non mi devo stupire se poi sono stanco e alle 11 non sto più in piedi. Anche lunedì prossimo sarà una giornatina bella piena fino a sera con l'assemblea dei soci della Verdi. Per fortuna si parte martedì, una settimana di vacanza, anche dai figli, che sono ben felici (andate, andate); le uniche persone non contente erano le tre ragazze che quando gliel'ho annunciato mi hanno detto "Troppo tempo!" con sei occhioni tristi. Sono troppo simpatiche e hanno una voglia di darsi da fare degna della massima ammirazione!

venerdì 27 gennaio 2012

La memoria


Quando sono andato in Austria per la prima volta, nel 1973, io e i miei amici abbiamo fatto la prima sosta a Linz dove ci siamo fermati un giorno. Poi siamo andati a Sankt Florian, reverente omaggio a Bruckner, e a Steyr, bellissimo paesino sotto Linz. Poi ci avviammo lungo il Danubio verso Vienna e passammo, facendo una piccola deviazione, da Mauthausen, al Lager, voglio dire. E' molto difficile dire cosa si sente in un posto così, una tristezza infinita, una emozione indefinibile eppure così precisa, indefinibile perché troppo ricca di sensazioni dolorose, precisa perché tutta focalizzata sull'orrore di cui noi possiamo essere capaci.