La musica di Schumann mi piace sempre di più. Forse diventando meno giovane capisco e mi colpiscono molte più cose di un tempo anche non troppo lontano.
Queste sono le esecuzioni che ne diede Leonard Bernstein a Vienna verso la metà degli anni '80.
Per me sono ai vertici assoluti delle interpretazioni delle sinfonie di Schumann e credo che Bernstein abbia capito Schumann nel modo più profondo, quasi in una identificazione, Non ci si deve dimenticare quanto Bernstein amasse Mahler e quanto Mahler amasse Schumann.
In alcuni parti queste esecuzioni possono sembrare eccessive, come nel caso del tempo lento della seconda sinfonia, ma che capacità di sostenere il tempo, e che sensibilità!
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venerdì 25 gennaio 2013
domenica 20 gennaio 2013
Domenica mattina in Concerto
Nelle ultime due domeniche abbiamo avuto due appuntamenti con i concerti in Auditorium della domenica mattina diretti dal maestro Giuseppe Grazioli dal momento che si doveva recuperare un concerto di dicembre che era saltato.
La scorsa settimana il concerto era dedicato a Giuseppe Verdi focalizzando il discorso sulle trascrizioni di sue musiche e sulle musiche da balletto scritte dallo stesso Verdi in occasione della rappresentazione di sue opere a Parigi. Così si è potuto ascoltare il Gran concerto per oboe e archi su temi de I Vespri Siciliani di Antonio Pasculli, il "Paganini dell'oboe", un brano di delirante difficoltà superate alla grande dal primo oboe dell'orchestra Verdi, Emiliano Greci. A seguire, di Donato Lovreglio, la Fantasia da concerto per clarinetto e orchestra su motivi de La Traviata, altro brano funambolico eseguito con grande maestria dal primo clarinetto dell'orchestra, Raffaella Ciapponi. C'è da notare, come osservava il maestro Grazioli nella sua presentazione, come questi pezzi, oltre ad assolvere alla funzione di diffusione delle musiche di Verdi anche a favore di un pubblico che per varie ragioni non poteva andare all'opera, hanno avuto anche un ruolo importante nello sviluppo della tecnica dello strumento che ben raramente in composizioni dei più grandi compositori erano impiegati in modo così virtuosistico. Per finire il concerto è stato eseguito il balletto per il Trovatore, nella versione parigina. Ricordo che già negli anni '60 avevo un vecchio disco EMI con queste musiche ma che successivamente ho avuto ben poche occasioni per riascoltarle. La cosa mi ha fatto molto piacere perché è una musica che mi piace molto ricordandomi assai anche alcune cose di Nino Rota. Splendide le esecuzioni dell'orchestra ottimamente diretta dal maestro Grazioli con grande vigore.
Stranamente questo concerto è stato seguito la sera successiva in Conservatorio, per le Serate musicali, da un concerto pianistico di Jeffrey Swann con varie musiche di Verdi e Wagner in trascrizioni di vari autori per ribadire il concetto di quanto sia importante il genere delle trascrizioni e parafrasi, in questo caso pianistiche. Così abbiamo ascoltato alcune trascrizioni di Liszt, il Sogno di Elsa dal Lohengrin, il Canto delle filatrici dall'Olandese volante, una trascrizione dello stesso Swann della parte centrale del duetto d'amore dal Tristan (quanto di più grande abbia composto Wagner; quando a Bayreuth nella villa di Wagner in una bacheca ho visto lo spartito manoscritto del Tristan aperto proprio su questa pagina ho sentito un brivido, non sto scherzando), mentre di Verdi Swann ha eseguito la trascrisione dal Trovatore, il Miserere, e la Danza sacrale dall'Aida. A questi pezzi si sono aggiunti altri pezzi, ad esempio la trascrizione del minuetto della terza sinfonia di Mahler, fatta da Ignaz Friedman nel 1913 e altre trascrizioni ancora da Wagner e Schubert fatte da altri autori. Un concerto divertente e originale.
Nel concerto di questa mattina il musicista principale era Robert Schumann di cui è stata eseguita l'Introduzione e allegro appassionato op. 92 per pianoforte e orchestra, scritta nel 1850 che è stato ben eseguito, con notevole impeto, da Simone Pedrone, che poi ha fatto un bis lisztiano, la terza Consolation (mi sarebbe piaciuto il grande studio Un Sospiro, ma sarà per un'altra volta, spero). Il concerto però era iniziato con l'energetica ouverture dall'opera Raymond di Ambroise Thomas, autore ancora piuttosto famoso per la sua opera Mignon.
Per finire è stata eseguita la terza sinfonia Singulière di Franz Berwald, uno strano personaggio che in vita ebbe pochissimo successo come musicista e che per vivere si inventò vari mestieri, tra cui quello del creatore di strumenti ortopedici, a Berlino dove ebbe un notevole successo, direttore di una vetreria, di una fabbrica di mattoni, ecc. Il mio primo approccio a Berwald risale a molti anni fa, forse 40. Un giorno accesi la radio sintonizzata sul terzo programma e stavano trasmettendo un pezzo che non conoscevo. Man mano che l'ascolto proseguiva ero sempre più incuriosito perché quell'autore sembrava ora Mendelssohn, ora Berlioz in certi dettagli della strumentazione dei fiati, ora Brahms, ora aveva qualcosa di Wagner, di sfuggita, ora di Sibelius per una certa volubilità e capricciosità che ricordava qualcosa della sua terza sinfonia o della quinta o della sesta. Ero francamente un po' confuso perché non riuscivo ad inquadrarlo. Quando la musica finì l'annunciatrice disse che si trattava della terza sinfonia di Berwald (dirigeva Sixten Ehrling). Berwald? Chi era costui? Comunque fu amore a prima vista e da allora lo amo molto e ho anche imparato ad amarlo non perché assomiglia a qualcun altro ma per la sua musica in sé, che ha pure i suoi difettucci. Comunque questa sinfonia è meravigliosa con uno stupendo secondo movimento che contiene lo scherzo ed ha una struttura simmetrica a specchio, un primo movimento che inizia come una cortina che si solleva su un mondo nuovo e diverso ed un finale dai tratti epici in cui, improvvisamente, entra come una reminiscenza il bellissimo secondo tema dell'adagio.
Mi ha fatto moltissimo piacere che si sia pensato di mettere in programma questo autore, visto che nonostante il suo considerevole successo discografico, in sala da concerto, almeno alle nostre latitudini, credo una esecuzione di sue musiche sia piuttosto rara, per essere ottimisti.
Bellissima l'esecuzione data da Giuseppe Grazioli, molto appassionata e intensa.
sabato 27 ottobre 2012
Pinchas Zuckerman
Ieri sera per le Serate musicali il violinista Pinchas Zukerman ha fatto un concerto con musiche di Schumann, Franck e Brahms.
Si è iniziato con le Tre Romanze per oboe e pianoforte op. 94 di Robert Schumann, un'opera scritta nel dicembre 1849 come regalo di Natale per Clara, nata Wieck, la più grande pianista dell'ottocento e lei stessa compositrice di belle musiche. L'originale è per oboe ma lo stesso Schumann prevede la possibilità di usare il violino. Brano di grande intensità e tenerezza, di una profondità che si nasconde nella più grande semplicità. Zuckerman ha suonato il pezzo quasi in punta di piedi, con grande compostezza, poesia e stile, caratteristica, questa dello stile, che è stata una costante di tutto il concerto.
A seguire César Franck e la sua sonata per violino e pianoforte in la maggiore del 1886, uno tra i più grandi capolavori del genere sonata per violino e pianoforte. Personalmente adoro Franck nel senso che tutto ciò che ha scritto mi piace e trovo meravigliosa la sua armonia e le sue progressioni. Zuckerman ha suonato benissimo facendo cantare il violino con una grandissima intensità ma con suono sempre bello dal registro più profondo a quello più acuto e senza mai farsi travolgere dalla piena di canto e di ardore che viene fuori da questa musica meravigliosa.
Nella seconda c'era lo Scherzo della sonata FAE (Frei aber einsam) (nel bellissimo video con Kogan che suona vari pezzi lo scherzo inizia al minuto 15.15) scritta nel 1853 a sei mani con Schumann e Dietrich. Brahms aveva 20 anni e in questo geniale scherzo si trova già molto di ciò che sarà il Brahms futuro.
Per finire un altro grande cavallo di battaglia dei violinisti, la sonata n. 3 in re minore op. 108, sempre di Brahms che la scrisse tra il 1886 e il 1888. Jorge Luis Borges nel suo libro A/Z alla voce Brahms scrive: "La musica di Brahms è l'unica, oltre alle milongas, agli spirituals e al cante jondo, che riesca a commuovermi." Brahms, soprattutto l'ultimo Brahms, si nasconde dietro elementi minimi di cui quasi non ci si accorge. Non è certo un autore molto appariscente e raramente alza la voce; è un autore da meditazione, da gustare nel proprio intimo, ma appunto per questo riserva delle gioie profonde quasi impalpabili. Anche in questa sonata Zuckerman, grande violinista incapace di suonare male, ha suonato benissimo, con grande suono, sensibilità e stile.
Accompagnava al pianoforte la pianista Angela Cheng, buona ma non esente da pecche qua e là.
Pubblico scarsino che riempiva neanche un terzo del dal Verme.
Si è iniziato con le Tre Romanze per oboe e pianoforte op. 94 di Robert Schumann, un'opera scritta nel dicembre 1849 come regalo di Natale per Clara, nata Wieck, la più grande pianista dell'ottocento e lei stessa compositrice di belle musiche. L'originale è per oboe ma lo stesso Schumann prevede la possibilità di usare il violino. Brano di grande intensità e tenerezza, di una profondità che si nasconde nella più grande semplicità. Zuckerman ha suonato il pezzo quasi in punta di piedi, con grande compostezza, poesia e stile, caratteristica, questa dello stile, che è stata una costante di tutto il concerto.
A seguire César Franck e la sua sonata per violino e pianoforte in la maggiore del 1886, uno tra i più grandi capolavori del genere sonata per violino e pianoforte. Personalmente adoro Franck nel senso che tutto ciò che ha scritto mi piace e trovo meravigliosa la sua armonia e le sue progressioni. Zuckerman ha suonato benissimo facendo cantare il violino con una grandissima intensità ma con suono sempre bello dal registro più profondo a quello più acuto e senza mai farsi travolgere dalla piena di canto e di ardore che viene fuori da questa musica meravigliosa.
Nella seconda c'era lo Scherzo della sonata FAE (Frei aber einsam) (nel bellissimo video con Kogan che suona vari pezzi lo scherzo inizia al minuto 15.15) scritta nel 1853 a sei mani con Schumann e Dietrich. Brahms aveva 20 anni e in questo geniale scherzo si trova già molto di ciò che sarà il Brahms futuro.
Per finire un altro grande cavallo di battaglia dei violinisti, la sonata n. 3 in re minore op. 108, sempre di Brahms che la scrisse tra il 1886 e il 1888. Jorge Luis Borges nel suo libro A/Z alla voce Brahms scrive: "La musica di Brahms è l'unica, oltre alle milongas, agli spirituals e al cante jondo, che riesca a commuovermi." Brahms, soprattutto l'ultimo Brahms, si nasconde dietro elementi minimi di cui quasi non ci si accorge. Non è certo un autore molto appariscente e raramente alza la voce; è un autore da meditazione, da gustare nel proprio intimo, ma appunto per questo riserva delle gioie profonde quasi impalpabili. Anche in questa sonata Zuckerman, grande violinista incapace di suonare male, ha suonato benissimo, con grande suono, sensibilità e stile.
Accompagnava al pianoforte la pianista Angela Cheng, buona ma non esente da pecche qua e là.
Pubblico scarsino che riempiva neanche un terzo del dal Verme.
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Brahms,
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Schumann
mercoledì 23 maggio 2012
Il Quartetto di Cremona e Andrea Lucchesini
Ieri sera al Conservatorio, per l'ultimo concerto della stagione della Società del Quartetto, il pianista Andrea Lucchesini e il Quartetto di Cremona hanno fatto un concerto meraviglioso dove hanno eseguito i quintetti di Schumann, Shostakovich e Brahms. Come si vede, un programma veramente impegnativo sia per chi suonava sia per chi ascoltava.
Il quintetto in mi bemolle maggiore di Schumann op. 44 del 1842 è un'opera piena di slancio con delle ombre d'angoscia come all'inizio dello sviluppo del primo movimento, che viene superato dal vortice pieno di vitalità del tema principale, o il secondo movimento, quasi una marcia funebre con un passaggio centrale agitato che si fonde in modo meraviglioso e drammatico con il tema della marcia. Anche lo scherzo è pieno di forza con quelle scale che vanno in su e in giù e contiene due trii, il primo sognante, il secondo tempestoso e molto dinamico. Il finale parte con grande forza e slancio senza trovare però un vero gesto conclusivo se non nel momento in cui, su una fermata, ritorna il primo tema del primo movimento combinato con quello principale del finale in una fuga: momento magico e di gran emozione dove il più grande sentimento si fonde con la forma più rigorosa.
Il quintetto di Shostakovich fu composto nel 1940 sostanzialmente per avere un brano da suonare con il Quartetto Beethoven, complesso con il quale Shostakovich ebbe un sodalizio durato per tutta la vita e per il quale scrisse praticamente tutti i suoi quartetti. Il quartetto è in cinque movimenti e si sviluppa attorno al movimento centrale, lo scherzo, che ha un carattere ironico, quasi buffonesco, una di quelle musiche di Shostakovich allegre per forza che diventano talmente allegre da confinare con il loro contrario. I primi due movimenti, un preludio e una fuga, sono invece molto introspettivi e la fuga, almeno come atmosfera, rimanda alla fuga iniziale del quartetto in do diesis minore di Beethoven op. 131, mentre gli ultimi due, un intermezzo ed un allegretto rasserenano il clima. Il quintetto si conclude di fatto su un tono infantile, elegiaco, come un sogno, una delizia. Molto strano questo finale e si sarebbe portati a credere che Shostakovich ci nasconda, dietro il carattere un po' civettuolo di questa musica, un'angoscia, una tristezza, ma forse, secondo me, voleva essere proprio lieve lieve, voleva almeno per una volta concludere con un sorriso, una carezza, un gesto d'amore e sottovoce.
Infine il monumento più grande, il quintetto in fa minore op. 34 di Brahms. Opera dalla genesi complessa che nasce come quintetto per archi, sull'esempio del capolavoro di Schubert, per poi diventare un pezzo per due pianoforti ed approdare infine alla forma definitiva del quintetto per pianoforte ed archi; il tutto lo occuperà tra il 1862 e il 1865. L'opera è effettivamente impressionante per le dimensioni e per la logica della costruzione. Brahms non è Schumann. In Brahms i sentimenti sono quasi trattenuti. Alla fine di Schumann sono uscito stravolto e travolto, in uno stato quasi di esaltazione; anche alla fine di Brahms sono uscito travolto ma rimanendo sempre ben attaccato con i piedi per terra.
Le esecuzioni sono state tutte bellissime. Lucchesini è un gran pianista, sempre preciso, a tempo, perfettamente integrato con il quartetto. Il Quartetto di Cremona, che avevo già avuto modo di apprezzare in un concerto del febbraio scorso, ha rivelato una qualità nella concertazione di grandissimo livello, rendendo chiari anche i passaggi più complessi, sempre intonati anche nei registri più ardui. Il Quartetto di Cremona, che è una ancora giovane formazione, è di sicuro avviato a diventare negli anni uno dei più grandi ensemble quartettistici a livello mondiale. Pubblico numeroso ma non quanto avrebbe meritato l'occasione. Successo trionfale come raramente accade di sentire.
Così si è conclusa questa stagione del quartetto.
La prossima stagione sarà proiettata verso il 2014, anno in cui si celebrerù il 150° anniversario della fondazione della società e vedrà una successione di grandi concerti con Andras Schiff e il Quartetto di Cremona che inizieranno un progetto biennale di esecuzione di tutte le sonate per pianoforte e dei quartetti di Beethoven, con la violinista Viktoria Mullova, Ton Koopman, Yuri Temirkanov, il Trio di Parma, la violoncellista Sol Gambetta, i King's Singers, ecc.
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