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lunedì 28 maggio 2012

Giovanni Benelli e la Solisca da Cervia

Per caso ho visto in televisione la Solisca e suo marito Giovanni Benelli da Cervia che sono i proprietari della pensione dove i miei andavano al mare negli anni '50 e che celebravano il loro anniversario di matrimonio, 70 anni! Ora hanno 92 e 95 anni. La settimana scorsa li avevo già chiamati e andremo a trovarli, io e mia moglie, il 16 giugno quando torneremo dal Salento e ci fermeremo una notte. Il giorno dopo pranzeremo lì perchè non ci vogliamo perdere la loro magnifica cucina, e poi amo la Romagna e quella bella parlata che assimilavo immediatamente e quando tornavo a milano parlavo con un accento romagnolo da paura. Anni fa, nel 1997, eravamo in giro da quelle parti attorno al primo maggio e ho detto a mia moglie: "Ora ti porto in un posto". Erano più di 35 anni che non andavo più lì ma ho trovato facilmente la strada. Dalla stazione si prende il vialone che porta al Grand Hotel sulla spiaggia; tue traverse prima si gira a destra in via Volturno e si è arrivati. Il viale era uguale e all'ingresso del vicolo che porta alla loro casa ho sentito il profumo di un fiore che cresceva e cresce lì. E' incredibile perchè non ho mai sentito quel profumo in nessun altro posto al mondo. Poco avanti c'è la loro casa. Quasi tutto uguale. Il cancello era socchiuso per cui siamo entrati ma non c'era nessuno. Ad un tratto si è aperta una porta ed è uscito un uomo piuttosto avanti negli anni, il signor Giovanni, che mi guarda e mi fa: "Guglielmo! Solisca, vieni, c'è Guglielmo!" Io sono rimasto di sasso. Non ci potevo credere che si ricordassero ancora dopo così tanti anni e che io fossi così riconoscibile. E' stato un incontro molto bello anche perchè ho rivisto il loro figlio minore, Gianpaolo, che era il mio amico d'infanzia di Cervia e che invidiavo molto perchè sapeva nuotare sott'acqua con gli occhi aperti. In quella occasione ho saputo che anche la mia amica Ambra, milanese (la si vede nella foto col panino, poi ci sono io, Anna e Gianpaolo a San Marino), di tanto in tanto passava da lì a salutarli. Sono state proprio una cosa bella quelle vacanze in quelle spiagge immense dove, allora, c'era una sola fila di ombrelloni, dove il nostro bagno, proprio vicino al Grand Hotel, era solo due piccole file di cabine controllate da una enorme bagnina che ti dava l'acqua da un bidone, dove si poteva correre con un aquilone, dove si potevano fare delle bellissime piste per giocare con le biglie, dove passava una donna con una grande cesta di vimini che vendeva bomboloni tutta vestita di bianco e con il fazzoletto bianco in testa, dove gli alparlanti su alti pali annunciavano spettacoli serali a Milano Marittima, dove si faceva il giro con il moscone, dove ci si poteva sdraiare a pancia in giù sulla spiaggia per guardare la spiaggia ad altezza zero e il mare.

domenica 1 novembre 2009

Cervia

Qualche giorno fa mi sono capitate tra le mani vecchie fotografie che risalgono agli anni '50, quando d'estate andavo al mare a Cervia, in Romagna. Da qui mi è partito un amarcord vero e proprio. Arrivare a Cervia era una viaggio non breve. Partenza dalla Centrale di Milano; la locomotiva a vapore con le ruote enormi. Si arrivava a Rimini e lì si cambiava. La locomotiva a vapore diventava molto più piccola e si arrivava a Cervia rasentando case e canneti; di tanto in tanto si vedeva il mare, una striscia azzurra sul fondo, un brulicare di riflessi. Davanti alla stazione di Cervia, sulla piazza, si prendeva un calesse tirato da un cavallo e si prendeva la strada che conduce al Grand Hotel sulla spiaggia che allora era chiuso; una traversa prima si girava a destra e alla prima a sinistra. La seconda casa sulla destra era la nostra pensione gestita dai signori Benelli, Giovanni e Solisca che avevano tre figli. Uno, l'ultimo, era un po' più giovane di me e io giocavo soprattutto con lui. Cucina fantastica, tutto fatto in casa dalla Solisca con un gruppo di donne che l'aiutavano. Il nostro bagno era sul lungomare Deledda, vicino al Grand Hotel, il secondo o il terzo. Era molto semplice. C'erano le cabine a destra e a sinistra, la doccia, le liste di legno che si inoltravano nella spiaggia vuota; poi si doveva correre perchè la sabbia scottava fino alla fila di ombrelloni.

Da lì per arrivare al mare c'era ancora un bel tratto. Li si facevano le piste per le biglie, dei capolavori a curve paraboliche. La bagnina era un donnone felliniano con il grembiule bianco e il fazzoletto bianco in testa. Le giornate erano belle, calde. Qualche volta capitava una giornata brutta, come quella della foto; allora si andava ugualmente in spiaggia a passeggiare, se non pioveva. Quella è mia madre sulla spiaggia in una di quelle giornate.

Passavano i venditori di bomboloni ma non si potevano mangiare altrimenti si ritardava l'ingresso in acqua. C'era la mia amica di Milano Ambra, è la bambina con il panino in una foto fatta a San Marino; gli altri due sono un'altra amichetta di Milano e il figlio dei signori Benelli che invidiavo molto perchè era capace di nuotare sutto il pelo dell'acqua con gli occhi aperti.
Qualche anno fa passavo da quelle parti e ci sono tornato. Ho trovato subito la strada, sapevo perfettamente dove era il posto anche se erano passati più di quarant'anni. Entrando nella via dove si trova la pensione ho immediatamente sentito un profumo che non avevo più sentito da allora; è il profumo di una pianta, di un fiore della casa d'angolo. Veramente incredibile che ci fosse ancora!

Sono entrato con moglie e figli nel cortile della pensione dove facevo i compiti delle vacanze. Sul fondo, dove c'era e c'è la veranda, si è aperta la porta ed è uscito un signore piuttosto anziano. Mi ha guardato e mi ha chiamato per nome. Incredibile, mi aveva riconosciuto! Ha chiamato subito la Solisca dicendo: "Solisca, guarda che c'è" e anche lei mi ha riconosciuto subito. Ho capito che non solo io avevo vissuto quegli anni in modo molto intenso ma la stessa cosa era successa a loro. Evidentemente facevo parte di una storia importante, della storia della loro vita e del resto la nostra famiglia faceva parte di quella storia perche tanti altri nostri parenti erano andati da loro in vacanza. Anche Ambra passava da loro qualche volta. Ho saputo che era sposata con figli. L'ho cercata da allora ma non l'ho trovata. Ho risentito il loro bel modo di parlare, quella bella inflessione romagnola che ti parla subito di simpatia, di accoglienza, di generosità e che imparavo subito per la disperazione della mia maestra. Amo profondamente quella terra generosa.