mercoledì 9 ottobre 2013

La musica, un mistero

Da un blog leggo la seguente citazione.
Alban Berg, il quale durante la composizione dei suoi Tre pezzi per orchestra, op, 6 (1914) scrisse all’amico Anton Webern: "Ma che cosa significa tutto questo gran comporre, quando il giorno dopo si ascolta la Sesta sinfonia (non c’è bisogno che io dica di chi e, vi è al mondo infatti solo una Sesta, nonostante la Pastorale)? Ti dico - o forse non c’è in realtà bisogno neppure che te lo dica - che non si finisce mai di sviscerare completamente questa composizione, non la si comprende mai del tutto [...]".
In effetti è proprio così. Da decenni ascolto musiche che non riesco a capire del tutto, c'è sempre qualcosa che si sposta in là. Perché mi piace o non mi piace? Qualcosa riesco a capirlo ma non del tutto.

Si dirà che tutto ciò è bellissimo perché non si finisce mai di capire però, per me, che avrei fatto volentieri il mestiere dell'investigatore, e lo avrei fatto anche molto bene, tutto ciò è anche frustrante. Certo volte penso che sia inutile.

domenica 15 settembre 2013

Vecchi amici

Mi sembra che Facebook sia nato per ritrovare vecchi amici di scuola o d'infanzia o comunque gente che, per vari motivi, si è persa di vista. Naturalmente poi il giro si allarga e così arrivano gli amici degli amici degli amici, perfetti sconosciuti, rompicoglioni, gente che vuol farti credere di essere chissà chi, ecc. Fortunatamente si possono sempre cancellare, se proprio rompono. Ma puoi entrare in contatto con persone molto interessanti, che potrebbero anche sembrare splendide facendo, però, sempre la tara su un po' tutto perché è già difficile avere una opinione ragionevole delle persone che conosci bene, figuriamoci di una che vive dall'altra parte del pianeta o magari a un chilometro da casa tua ma che comunque non frequenti e che comunque, per vari motivi, preferiresti non frequentare. Bisogna considerare che le persone accedono a un social network per i più svariati motivi, culturale, gioco, per scrivere puttanate a raffica o magari per trovare marito o moglie o per stabilire rapporti culturali o altri nobilissimi motivi. Personalmente non mi aspetto nulla da Facebook.
Non ho mai trovato un amico d'infanzia o di scuola, o meglio, un paio di amici delle superiori li ho trovati ma è finita lì, nessuno desiderava la cosiddetta "amicizia". Troppa distanza. Con altri mi vedo talvolta, in Auditorium o alla Scala o al Conservatorio o in altri luoghi dove si esegue musica, perché sono quelli con i quali si andava per concerti molti anni fa ma non sono in Facebook.
Invece l'anno scorso, tornando da Otranto, sono passato, con mia moglie, da Cervia dove andavo al mare da piccolo e sono passato a salutare le persone da cui andavamo con i miei genitori. Così ho ritrovato il vecchio amico Giampaolo, figlio dei titolari, ben avanti negli anni (entrambi altre i 90) e ci siamo messi in contatto anche con Facebook. E' strano e bello vedere come sia viva l'amicizia in modo così naturale e spontanea quando si è giocato assieme da bambini. Ora, tramite Giampaolo, è arrivata una nuova amica, Ambra (nella foto è alla mia destra con il panino in mano, a San Marino).
Lei era la figlia di un mercante d'arte milanese che aveva lo studio in via Brioschi, mi pare al 7, quasi all'incrocio con via Tabacchi, a due passi dall'Auditorium. La via Brioschi, ingegnere e fondatore del Politecnico di Milano, attualmente collocato al famedio del Cimitero Monumentale vicino ad Amilcare Ponchielli, è la via dove sono nato, al 78. Non so se Ambra sia andata alle scuole elementari di via Brunacci (matematico, vedi il teorema del Brunacci ad esempio su Lezioni di Analisi di Giovanni Ricci) che è una traversa che collega la via Torricelli (Evangelista, fisico, dove c'è l'entrata artisti della Verdi) e via Meda, e quindi a due passi dall'Auditorium. Io feci lì l'asilo e le elementari e forse lei frequentò la sezione femminile perché abitava dalle parti di piazza 24 Maggio. Forse però frequentò le elementari di via d'Annunzio, quelle che avrebbe frequentato mio figlio se non avessimo cambiato casa proprio l'anno che sarebbe andato in prima elementare.
Comunque i miei conobbero i genitori di Ambra verso la metà degli anni '50. Noi andavamo già a Cervia. Quelli erano gli anni in cui iniziava il turismo e funzionava il passaparola (noi avevamo scoperto quel posto tramite una zia acquisita di mio padre, Maria Albertini che abitava a Milano in via Col di Lana in quella bella casa all'angolo con la via Cosseria, e che portava lì i suoi nipoti di Boscochiesanuova (VR), figli di sua sorella Carlotta che aveva sposato un fratello, Alfonso, di mio nonno, Guglielmo. Io porto il suo nome perché fui il primo nipote nato dopo la sua morte). Così anche i genitori di Ambra cominciarono a venire a Cervia.
Ci si frequentava soprattutto d'estate. A Milano capitava qualche volta ma raramente. Allo stesso modo in campagna da mia nonna avevo l'amico estivo Sergio. Di tanto in tanto ci vediamo ma non è in Facebook.
Noi smettemmo di andare a Cervia, mi pare nel 1961. Iniziò dopo un nuovo capitolo delle vacanze estive con San Remo, in una villa a mezza costa che era appartenuta al padre, Albertini, della zia Maria di cui sopra.

venerdì 30 agosto 2013

La Verdi, fondazione milanese

Oggi pomeriggio sono passato dalle parti dell'Auditorium. Ho visto esposti i manifesti dei prossimi due concerti: quello della Scala del 15 settembre e quello a Londra alla Royal Albert Hall del 5 con in programma Verdi e Ciaikovskij.
Poi, tornato a casa, ho letto di una prossima possibile tournée della Verdi in Cile, sull'onda del clamoroso successo di ieri sera a ricordo del 40° anniversario della presa di potere con il colpo di stato di Pinochet, uno dei peggiori criminali dell'umanità ai quali vanno accomunati gli americani che ne appoggiarono il golpe e come minimo Margaret Thatcher, che fu sua fraterna amica, e gli amici degli amici.
Mi auguro che i politici italiani che assicurano il loro appoggio al progetto mantengano l'impegno anche in funzione EXPO.
Per quanto mi riguarda sono felice che tutto ciò si possa realizzare e sono orgoglioso di aver sempre sostenuto, io come altri e nei limiti delle mie possibilità, l'orchestra e la fondazione affinché potesse continuare ad operare passando attraverso momenti molto difficili come quello del 2007 e seguenti quando non si sapeva nemmeno se l'orchestra avrebbe potuto continuare ad operare, circondata com'era da gente che non vedeva l'ora che morisse affogando nei debiti.
Invece la Verdi è ancora lì a dispetto di chi, magari, la voleva far diventare un'appendice del proprio potere finanziario.
Il mio sostegno ci sarà sempre anche se magari non sarò sempre presente ai concerti per scelte diverse che voglio fare.

mercoledì 28 agosto 2013

Buon compleanno, Doktor Bohm

Oggi, 28 agosto, compiva gli anni Carl Bohm.
Lo ricordo molto volentieri e con un notevole affetto.
Lo ascoltai alla Scala in un concerto del 1973 in cui dirigeva l'Orchestra della Scala, non ancora Filarmonica, in una sinfonia giovanile di Mozart e nell'ottava sinfonia di Bruckner. Esecuzione portentosa alla quale era presente anche Maurizio Pollini seduto in un palco di proscenio che applaudì entesiasta.
Lo ricordo poi in un altro concerto in cui diresse la sinfonia in do maggiore di Schubert, la "Grande"; ricordo il suo gesto così chiaro con il quale dava gli attacchi agli archi nello scherzo.
Lo ricordo però soprattutto nel Fidelio di Beethoven, sempre in quegli anni. Io ero in galleria proprio sopra l'orchestra, un po' laterale, così lo vidi bene. Diresse sempre seduto ma quando si arrivò al coro finale si alzò e diresse in piedi protendendo in avanti le braccia facendo piccoli cenni con la becchetta ma lanciando orchestra, cantanti e coro in un vortice dinamico assolutamente travolgente, pregnante e commovente come è e deve essere il Fidelio, opera di immensa bellezza.
Fu grandissimo interprete di Richard Strauss perciò metto qui la prima parte della sua straordinaria esecuzione di Also sprach Zarathustra fatto con i Berliner Philharmoniker negli anni '60.

venerdì 9 agosto 2013

La prima di Sibelius secondo Bernstein

Questo è Bernstein nell'ultimo anno della sua vita, quando "sprecava" il suo tempo con composizioni "minori" come questa prima sinfonia di Sibelius, una sinfonia con evidenti debiti verso Ciaikovskij, quello della quinta sinfonia, ma che arriva a conclusioni molto diverse.
Per fortuna Bernstein si dedicò a questa sinfonia perché ciò che produsse è realmente incredibile. Per me, nessuna altra esecuzione è paragonabile a questa di Bernstein soprattutto il secondo movimento (inizia a 12.45) condotto ad un tempo molto sostenuto, con quelle cesure tra le varie frasi vissute come un sospiro; nella parte finale del movimento (da 22.55) le entrate morbide dei corni sulle note lunghe dei clarinetti e quelle successive dei violini sono vissute con una nostalgia, un'intensità, una profondità e una partecipazione umana che non ha confronti.
Wiener Philharmoniker fenomenali.


mercoledì 17 luglio 2013

Sera

Scende la sera e come mi accade in certe condizioni mi viene una gran malinconia. Forse saranno questi giorni che mi ricordano qualcosa che non ho mai dimenticato, forse sarà che domani si parte per un lungo viaggio e partire è un po' morire. Non vorrei mai partire.
In questi casi invariabilmente mi viene in mente il lied di Strauss Beim Schlafengehen dai suoi ultimi quattro lieder del 1948.
Scelgo l'esecuzione con la Janowitz e Karajan, insuperati e forse insuperabili.
Ieri 16 ricorreva l'anniversario della morte di Karajan, 24 anni, una domenica. Lo voglio ricordare così

martedì 16 luglio 2013

Leghisti

Quando vedo la faccia di Calderoli, la prima cosa che mi viene in mente è che mi sembra di vedere un bel maialino roseo. Poi guardo meglio e mi accorgo che è solo Calderoli.
Maroni non può dire, non so se l'abbia mai detto, di rappresentare tutti i lombardi. Riconosco che è stato legittimamente eletto grazie ad un'alchimia politica ma io non mi sento minimamente rappresentato da lui, quindi se eventualmente gli venisse la voglia di rilasciare dichiarazioni in quel senso, ci pensi bene.

lunedì 15 luglio 2013

Una scoperta (per me): Steve Reich

La lezione di Carlo Boccadoro alla Scuola di musica del Garda sabato scorso, 13 luglio, che aveva come tema la musica di Steve Reich è stata per me piuttosto rivelatrice, anzi decisamente rivelatrice.
Conoscevo poco di Reich, esponente di spicco del minimalismo in musica, ma con le spiegazioni di Boccadoro non dico che mi si sia chiarito tutto ma mi ha dato molti spunti di conoscenza e di riflessione.
Reich non è certo un compositore che scrive musica comoda o semplice. Come accade con il minimalismo si devono allungare bene le orecchie per sentire le variazioni minime che man mano si introducono e che ti portano da un punto ad un'altro in modo quasi inavvertibile. Se ci si distrae sei perduto, o almeno, io mi ci perdo e devo ricominciare da capo per riprendere il filo del discorso.
Nel corso della lezione si sono ascoltati dei pezzi fantastici come questo Music for 18 Musicians senza dimenticare altri brani come Drumming, Tehilim (con dei momenti di autentica gioia), Different Trains, Triple Quartet, Double sextet (qui diretto dallo stesso Boccadoro alla guida di Sentieri Selvaggi; doppio sestetto per i sei musicisti dal vivo suonano con se stessi registrati in precedenza)

giovedì 11 luglio 2013

España

A giorni... ma senza corrida, ovviamente: spettacolo orrendo!

mercoledì 10 luglio 2013

Dirigere con gli occhi

Ecco Leonard Bernstein nel video con l'esecuzione, come bis, del finale della sinfonia n. 88 di Franz Joseph Haydn, un autore di cui non si parlerà mai troppo bene tanto è grande, divertente, arguto e assolutamente geniale. Altro che una specie di domestico di corte!
I Wiener Philharmoniker ovviamente vanno anche da soli ma la concertazione è di Bernstein. Alla fine bastano dei cenni con gli occhi per dare gli attacchi. Certo, sarebbe un supplizio dirigere così, senza muoversi, e sarebbe anche assurdo, ma in questo caso Bernstein cede la scena all'orchestra, grandissima, anche se alla fine, ovviamente, raccoglie ancora più applausi.
Una cosa simile, ma con modalità diverse, la vidi fare a Evgeny Mravinsky quando venne alla Scala negli anni '70 per dirigere un concerto con la "sua" Filarmonica di Leningrado. Nella prima parte Mariss Jansons, che era suo assistente, diresse la sinfonia "Classica" di Prokofiev. Bella esecuzione, ma non migliore della mia edizione discografica con Ormandy e la Filarmonica di Philadelphia. Nella seconda parte Mravinsky, con le sue brave decorazioni sulla giacca, diresse la IV sinfonia di Brahms. Esecuzione impeccabile e senza alcuna concessione a sentimentalismi ma molto profonda. Durante l'esecuzione dello scherzo ad un certo punto Mravinsky si fermò completamente, non che si muovesse molto a dire il vero quando dirigeva normalmente, e lasciò suonare l'orchestra da sola. L'orchestra continuò imperterrita, ovviamente. Erano preparati alla perfezione, ovviamente.
Si citano anche casi in cui, per mancanza improvvisa della corrente elettrica, l'orchestra piomba nel buio e continua a suonare. Ciò dimostra solo la bravura dell'orchestra e del direttore che l'ha preparata e non che il direttore è inutile.

domenica 7 luglio 2013

Candide di Bernstein

Ecco Candide di Bernstein.
Musicato negli anni '50, si tratta di un adattamento da Voltaire scritto da Hugh Wheeler. Le liriche sono dello stesso Bernstein, di Lilian Hellman, John La Touche a altri.
Riadattato per la scena più volte, Candide arriva con questa versione alla sua forma definitiva. Infatti fu eseguita a Londra, al Barbican Centre, il 13 dicembre 1989 (circa una settimana dopo avrebbe diretto a Berlino la IX sinfonia di Beethoven in occasione dell'abbattimento del muro). Se si considera che Bernstein si sarebbe avviato verso gli infiniti pascoli del cielo il 14 ottobre dell'anno successivo, questa versione è senza ombra di dubbio veramente definitiva. L'orchestrazione è dello stesso Bernstein di Hershy Kay.
Rispetto alla versione su CD, questa in video è assolutamente da preferirsi perché non taglia le parlate, i ricordi, della moglie ad esempio, e le spiegazioni di Bernstein e i vari siparietti, soprattutto con il suo vecchio amico Adolph Green. Bravissimi tutti gli interpreti: Christa Ludwig, June Anderson, Nicolai Gedda, Kurt Ollmann (che già aveva cantato in West Side Story), Jerry Hadley, ecc. Se Dio vuole non c'era Pepecito Carreras.
Quella fu una serata memorabile, per chi era lì. In quei giorni a Londra Bernstein prese l'influenza, lo dice lui stesso all'inizio, scusandosi per la sua voce roca. Da quella influenza/bronchite non si sarebbe più ripreso trascinandosela per tutto il 1990. Quello fu però un anno memorabile di grandissime esecuzioni, su tutte la prima sinfonia di Sibelius e la IX sinfonia di Bruckner, il cui video trasmette una emozione difficilmente sostenibile, fino al suo ultimo concerto a Boston del 19 agosto 1990 dove eseguì musiche di Britten e Beethoven, la VII sinfonia. Più volte, durante l'esecuzione della sinfonia, Bernstein boccheggiò per la fatica di respirare. Nei giorni successivi annunciò il ritiro e meno di due mesi dopo morì. Troppe sigarette, caro Lenny!

martedì 2 luglio 2013

The making of West Side Story

La grandezza di Bernstein. La pazienza, non troppa, di Bernstein con Carreras alle prese con diversi problemini. L'amore di Bernstein per la Troyanos.
Imperdibile questo video con annessa bestemmia di Carreras (non tagliata) al minuto 1.06.38 a conclusione di una sessione difficile.
America, il song preferito da Bernstein, inizia al minuto 49.
Un video che ho visto e rivisto nel corso di molti anni.

domenica 9 giugno 2013

Per delle domeniche mattina trascorse in modo un po' più intelligente

Questa mattina in Auditorium abbiamo avuto un'ottima esecuzione della IX sinfonia di Shostakovich ottimamente diretta da Giuseppe Grazioli e splendidamente suonata dall'orchestra Verdi che per l'occasione era capitanata da Nicolai von Dellinghausen al primo violino che, come sempre, è stato impeccabile.
Così si è conclusa la rassegna dei concerti domenicali che affiancava ad autori famosi altri autori che per varie ragioni, con il passare degli anni, sono caduti un po' nell'oblio ma che ai loro tempi godettero di grande fama e della stima universale e che, in ogni caso, furono importanti per autori che oggi riteniamo fondamentali.
Di questa attenzione si deve rendere merito alla Fondazione Giuseppe Verdi che ha reso possibile questo ciclo, come del resto quelli degli anni precedenti, al maestro Grazioli sempre curioso e propositivo e all'orchestra per la disponibilità nel sobbarcarsi prove aggiuntive nell'ambito di una stagione già piuttosto intensa il tutto nella logica di servizio che da sempre è una caratteristica fondamentale della Fondazione. Per questo motivo oggi l'orchestra è stata salutata da un'acclamazione che esprimeva questa gratitudine ed anche l'ammirazione per la loro bravura nella messa a punto di programmi impegnativi come quello di questa mattina in un tempo piuttosto limitato.
L'anno prossimo si proseguirà accendendo i riflettori sui compositori italiani che arrivarono alla loro maturità artistica nel periodo tra le due guerre e che appartengono ad una generazione di compositori trascurati e un po' rimossi, almeno in Italia. Questi autori, da Casella a Malipiero, da Castelnuovo-Tedesco a Respighi, saranno affiancati da altri compositori coevi di altre nazionalità. Il tutto comporrà una rassegna molto interessante che mi auguro susciti la cosa più importante non solo per la conoscenza della musica, ma per tutte le espressioni della vita, ovvero la curiosità di conoscere e di scoprire cose nuove.
Arrivederci!

sabato 8 giugno 2013

Gaetano d'Espinosa, un fine musico

L'altra sera, giovedì, il penultimo concerto della stagione della Verdi è stato diretto da Gaetano d'Espinosa con musiche di Mendelssohn, Ouverture dal Sogno di una notte di mezza estate e IV sinfonia "Italiana", e Hindemith, Metamorfosi sinfoniche su un tema di Weber.
Amo molto Hindemith, un compositore degno figlio della grande tradizione tedesca, un compositore complesso, dal contrappunto intricato, un grandissimo artigiano e un compositore capace ancora di esultare nonostante la miseria morale da cui era circondato nel momento della sua più grande gloria musicale e artistica nel periodo tra le due guerre.
Molto bella l'esecuzione di Hindemith da parte di d'Espinosa con un'orchestra in gran forma.
Buono il Mendelssohn con qualche alto e basso. Splendido il terzo tempo della sinfonia con una differenziazione dei legati e non legati veramente ottima e che raramente si sente in modo così chiara (Toscanini docet) e il travolgente finale di questa strana sinfonia in la maggiore che finisce in la minore. L'esecuzione dell'Ouverture del Sogno poteva essere più aerea e lieve.
A me personalmente d'Espinosa piace molto. Credo che fosse la terza volta che lo ascoltavo e mi ha sempre convinto. Ha un gesto che può sembrare un po' strano, marionettistico, come si diceva nell'intervallo davanti a un caffè con un paio di persone con cui parlavo, ma a me ricorda molto il gesto, con gli scatti dal centro all'esterno, di Georg Solti che ricordo in un concerto scaligero della fine anni '70 dove diresse proprio l'Ouverture del Sogno ma terminò con la terza di Brahms.
Per terminare due rapide annotazioni.
Perfetto d'Espinosa nel saluto all'orchestra. L'ha fatta sempre alzare indirizzando l'applauso a tutte le sezioni e salutando tutte le prime file degli archi (rammento solo che se nei primi violini il concertino è una signora o signorina si stringe la mano prima a lei e poi alla spalla). Lo dico perché capita di vedere qualche direttore che esce, si prende gli applausi con l'orchestra che lo guarda ed esce. Sono rari, ma capita.
Un'ultima annotazione riguarda Viviana Mologni, la timpanista titolare e colonna portante da sempre dell'orchestra. Da mesi è assente per problemi fisici legati alla sua professione. Ora sta tornando un po' alla volta. In questo concerto ha suonato nell'Ouverture del Sogno e in Hindemith dove ha dimostrato tutta la sua strepitosa bravura. Spero che con le dovute cautele possa tornare in piena efficienza pensando però che, probabilmente, non può suonare sempre sempre sempre e che qualche pausa se la deve prendere qua e là.

mercoledì 5 giugno 2013

Qualcosa di Glass

Lo scorso inverno, in febbraio, penso fosse il 15, venerdì (potrei controllare ma non ne ho alcuna voglia) al conservatorio di Milano ho ascoltato un concerto con Gidon Kremer e la Kremerata Baltica. In quel concerto eseguirono, tra l'altro, il secondo concerto per violino (2009) di Philip Glass, denominato The American Four Seasons, anche se i quattro movimenti, intervallati da tre soli del violino e preceduti da un Prologo, hanno ben poche relazioni evidenti con le stagioni. Penso di averne anche scritto qui (potrei
controllare ma ne ho ancora meno voglia).
Ricordo che rimasi folgorato da quel pezzo e in questo periodo l'ho ascoltato e riascoltato molte volte. Stranamente il riascolto non mi ha mai stancato, anzi, riascoltandolo ho potuto apprezzare delle particolarità sempre nuove.
La cosa strana è che questa è una musica che non sarei mai capace di scrivere perché per mia formazione personale mi sento più incline ad apprezzare musiche di autori della tradizione nostrana tipo Maderna, Berio, Stockhausen, Ligeti, Penderecki, Dutilleux, Schnittke, Henze, ecc. però la musica di Glass, forse per questa sua diversità, mi affascina molto.
Mi sono inoltre ricreduto su certo minimalismo. Glass, di cui nel 1980 vidi e ascoltai a Milano da qualche parte Einstein on the beach con Robert Wilson e poi con la mia morosa di allora andai da Scoffone a scolarmi una bottiglia di recioto, ne è un esponente massimo e potrebbe sembrare facile ascoltare e scrivere una musica così e invece non lo è per niente. Potrebbe sembrare anche musica di sottofondo, un po' ambient music, ma ad un certo punto interviene qualcosa per cui non la puoi ascoltare come una musica da aeroporto o da sala d'attesa dal dentista.

Non mi resta che segnalare ad esempio il Prologo e il Movement I del concerto, così sinuoso e profumato (che sia la primavera?) e il turbinoso finale, un pezzo veramente travolgente.

Curiosa ad esempio la sua quarta sinfonia Heroes ispirata ad un famoso disco di David Bowie del 1977. La sinfonia si articola in 7 movimenti che portano i titoli di altrettanti canzoni. Il primo, ad esempio, è Heroes, dall'omonima canzone (molto famosa), il quarto è Son of the silent age, un brano di grande atmosfera dalla canzone con lo stesso titolo.

Per gli amanti del sax bello il Saxophone Concerto che esiste in versione di concerto con orchestra o per quartetto di sax. Io preferisco la versione per quartetto che è più affascinante e ha una linea più essenziale. Ecco il primo movimento eseguito dall'italiano Atem Sax Quartet, molto bravi.