mercoledì 5 giugno 2013

Qualcosa di Glass

Lo scorso inverno, in febbraio, penso fosse il 15, venerdì (potrei controllare ma non ne ho alcuna voglia) al conservatorio di Milano ho ascoltato un concerto con Gidon Kremer e la Kremerata Baltica. In quel concerto eseguirono, tra l'altro, il secondo concerto per violino (2009) di Philip Glass, denominato The American Four Seasons, anche se i quattro movimenti, intervallati da tre soli del violino e preceduti da un Prologo, hanno ben poche relazioni evidenti con le stagioni. Penso di averne anche scritto qui (potrei
controllare ma ne ho ancora meno voglia).
Ricordo che rimasi folgorato da quel pezzo e in questo periodo l'ho ascoltato e riascoltato molte volte. Stranamente il riascolto non mi ha mai stancato, anzi, riascoltandolo ho potuto apprezzare delle particolarità sempre nuove.
La cosa strana è che questa è una musica che non sarei mai capace di scrivere perché per mia formazione personale mi sento più incline ad apprezzare musiche di autori della tradizione nostrana tipo Maderna, Berio, Stockhausen, Ligeti, Penderecki, Dutilleux, Schnittke, Henze, ecc. però la musica di Glass, forse per questa sua diversità, mi affascina molto.
Mi sono inoltre ricreduto su certo minimalismo. Glass, di cui nel 1980 vidi e ascoltai a Milano da qualche parte Einstein on the beach con Robert Wilson e poi con la mia morosa di allora andai da Scoffone a scolarmi una bottiglia di recioto, ne è un esponente massimo e potrebbe sembrare facile ascoltare e scrivere una musica così e invece non lo è per niente. Potrebbe sembrare anche musica di sottofondo, un po' ambient music, ma ad un certo punto interviene qualcosa per cui non la puoi ascoltare come una musica da aeroporto o da sala d'attesa dal dentista.

Non mi resta che segnalare ad esempio il Prologo e il Movement I del concerto, così sinuoso e profumato (che sia la primavera?) e il turbinoso finale, un pezzo veramente travolgente.

Curiosa ad esempio la sua quarta sinfonia Heroes ispirata ad un famoso disco di David Bowie del 1977. La sinfonia si articola in 7 movimenti che portano i titoli di altrettanti canzoni. Il primo, ad esempio, è Heroes, dall'omonima canzone (molto famosa), il quarto è Son of the silent age, un brano di grande atmosfera dalla canzone con lo stesso titolo.

Per gli amanti del sax bello il Saxophone Concerto che esiste in versione di concerto con orchestra o per quartetto di sax. Io preferisco la versione per quartetto che è più affascinante e ha una linea più essenziale. Ecco il primo movimento eseguito dall'italiano Atem Sax Quartet, molto bravi.

sabato 11 maggio 2013

Pane e cultura

L'11 maggio 1946 la Scala riapriva dopo i bombardamenti della guerra, ricostruita in un anno. Oggi si taglia la cultura quando il primo pensiero dei milanesi stremati dalla guerra fu quello di ricostruire il loro più grande teatro. Lo ricordava ieri l'assessore alla cultura Filippo del Corno nel suo intervento durante la presentazione della prossima stagione dell'orchestra Verdi. Si dirà che c'è la crisi e che i problemi sono "altri". Chissà perché i problemi sono sempre "altri" e mi piacerebbe che qualcuno di questi "altristi" desse una risposta sul perché i milanesi dopo la guerra pensarono subito, accanto alla ricostruzione delle case e al ripristino dei servizi essenziali, alla ricostruzione della Scala, che tutto sommato poteva anche essere considerata non prioritaria e quasi superflua e lo fecero in un anno quando oggi, con i mezzi che abbiamo, ce ne voglio minimo dieci per costruire una linea di metropolitana. Il risultato è che andando avanti di questo passo, senza investire in nulla, prima o poi usciremo dalla crisi ma saremo distrutti. A tutto ciò si deve resistere altrimenti siamo destinati alla catastrofe.


venerdì 10 maggio 2013

La nuova stagione del ventennale della Verdi

Stamattina a Palazzo Marino, nella sala dell'Alessi stracolma, è stata presentata la stagione del ventennale della Verdi. Essere arrivati a questo traguardo è stata dura se si pensa che solo sei anni fa, in una drammatica assemblea dei soci, si dovette decidere se fare o non fare la stagione successiva a causa dei debiti accumulati, non per cattiva gestione (anzi!) ma per l'assenza totale delle sovvenzioni pubbliche promesse.
Ora siamo arrivati a questa stagione che si aprirà a Londra con un concerto ai BBC Proms il 5 settembre, alla Scala il 15 e che proseguirà con 38 concerti, 18 nelle tre repliche del giovedì, venerdì e domenica e 20 in due repliche, il venerdì e la domenica. A questi concerti si aggiungeranno quelli del crescendo in musica, quelli della barocca (8) e quelli della domenica mattina (10) incentrati sulla proposta molto interessante di autori del novecento storico italiano.
Avremo l'esecuzione dell'ottava sinfonia di Mahler diretta dal maestro Chailly, non in Auditorium per questioni evidenti di spazio, avremo il ritorno del maestro Jurowski con l'esecuzione della sesta di Mahler e, cosa per me graditissima, la riesecuzione del War Requiem di Britten, dopo l'esecuzione di un paio di anni fa in Scala: un brano di immensa bellezza. Personalmente sono felice anche per lo spazio sempre maggiore che viene dato a Jader Bignamini che si sta affermando sempre di più anche a livello internazionale.
Inoltre il maestro Gaetano d'Espinosa sarà direttore principale ospite, cosa questa molto bella in considerazione della sua bravura e della sua giovane età, e il maestro Fabio Vacchi che sarà Compositore Residente e che presenterà un suo nuovo lavoro.
Mi auguro che i risultati artistici siano grandi e che l'orchestra, giunta ai venti anni di vita, possa affermarsi sempre di più in campo nazionale ed internazionale con soddisfazione di tutti e possa costantemente consolidare la propria identità e raggiungere grandi risultati artistici senza dimenticare tutti gli altri complessi, il coro, il coro di voci bianche e le orchestra junior che sono parti integranti del grande progetto artistico e culturale che la Fondazione porta avanti fin dalla sua costituzione.
Non mi dilungo oltre ma segnalo un articolo di un'amica che riassume molto bene i contenuti della prossima stagione.

mercoledì 1 maggio 2013

Frederic Rzewski: un compositore di lotta

Ieri sera all'Elfo in Corso Buenos Aires Andrea Rebaudengo, dell'Ensemble Sentieri Selvaggi, ha eseguito The People United Will Never Be Defeated che Frederic Rzewski scrisse nell'autunno 1975 come 36 variazioni sul tema della famosa canzone cilena El pueblo unido jamas serà vencido di Sergio Ortega che risale ai tempi della presidenza cilena di Salvador Allende. Il pezzo fu commissionato da Ursula Oppens che lo eseguì il 7 febbraio 1976 a New York.
Il brano si configura come un classico tema con variazioni come le Diabelli di Beethoven o le Variazioni su un tema di Haendel o di Paganini di Brahms. Essendo un brano degli anni 70 raduna in sé tecniche e stili moderni che vanno dal puntillismo a Stockhausen con suggestioni di Satie, Debussy e anche romantiche. Dopo una grande improvvisazione finale, che il pianista può eseguire a piacere, il tema iniziale torna, come nelle Variazioni Goldberg di Bach, e viene portato in trionfo con una perorazione e un'apoteosi finale commovente degna di un compositore di lotta come Rzewski.
Grande esecuzione di Andrea Rebaudengo che è stato premiato, alla fine della fatica veramente improba vista la difficoltà trascendentale del pezzo, da un'autentica ovazione. Un trionfo.
Si è trattato di una bellissima prosecuzione della serie di concerti "Musica impura" che fa seguito all'altrettanto bellissimo concerto di martedì scorso, 23 aprile, diretto da Carlo Boccadoro.
Si conclude così questo lunghissimo e interminabile mese di aprile che era iniziato con l'esecuzione dell'Oratorio di Pasqua a cura della Verdi Barocca e che ha visto il proprio culmine glorioso il giorno 23 con la laurea di mio figlio e il punto più basso, musicalmente parlando, con l'esecuzione in Auditorium della terza sinfonia di Marsalis, la Swing Symphony, un brano troppo lungo e noioso, una collezione di luoghi comuni jazzistici (ti aspetti che entri il sax, entra il sax, che entri la tromba, entra la tromba, ecc.) senza inventiva e creatività degna di un compositore come Marsalis dotatissimo musicalmente ma retrogrado e noioso. Meglio ma molto meglio tornare, a questa stregua, a Count Basie e al Duke Ellington del Cotton Club: creatività ed energia a palate. Peccato perché l'esecuzione dell'orchestra Verdi diretta da Wayne Marshall è stata splendida con 'aggiunta dell'ottima Jazz Band di Paolo Tomelleri.

domenica 28 aprile 2013

Ascoltiamo Francis Poulenc

E' strano Francis Poulenc. Sembrerebbe un allegrone scanzonato e invece in ogni sua composizione a un certo punto passa una nuvola che nasconde il sole. Un grandissimo da ascoltare con attenzione e sorpresa. Quanto è bella questa sonata del 1962 scritta per Benny Goodman che non poté eseguirla con l'autore al piano per la morte di Poulenc avvenuta il 30 gennaio 1963.
La sonata fu così eseguita alla Carnagie Hall di New York il 10 aprile 1963 da Benny Goodman con Leonard Bernstein al pianoforte (!!!)

mercoledì 24 aprile 2013

Nel segreto del confessionale

Berlusconi: ‘Signor parroco, mi vorrei confessare
Parroco: ‘Certo figliolo, qual è il tuo nome?’
Berlusconi: ‘Silvio Berlusconi, padre.’
Parroco: ‘Ah! Ah! l'ex presidente del Consiglio!?’
Berlusconi: ‘Si, padre.’
Parroco: ‘Ascolta, figliolo, credo che il tuo caso richieda una... competenza superiore. E’ meglio che tu ti rechi dal Vescovo.’

Così Berlusconi si presenta dal Vescovo chiedendogli se può confessarlo.
Vescovo: ‘Certo, come ti chiami?’
Berlusconi: ‘Silvio Berlusconi’
Vescovo: ‘l'ex presidente del Consiglio? No, caro mio, non ti posso confessare: il tuo è un caso difficile. E’ meglio che tu vada in Vaticano.’

Berlusconi va’ dal Papa.
Berlusconi: ‘Sua Santità, voglio confessarmi.’
Papa: ‘Caro figlio mio, come ti chiami?’
Berlusconi: ‘Silvio Berlusconi’
Papa: ‘Ahi! Ahi! Ahi! Figliolo! Il tuo caso è molto difficile per me. Guarda qui, sul lato del Vaticano c’è una cappella. Al suo interno troverai una croce. Il Signore ti potrà ascoltare.’

Berlusconi, giunto nella cappella, si rivolge alla Croce: ‘Signore, voglio confessarmi.’
Gesù: ‘Certo, figlio mio, come ti chiami?’
Berlusconi: ‘Silvio Berlusconi.’
Gesù: ‘Ma chi? l'ex Presidente del Consiglio?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘L’ex amico di Craxi?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘L’inventore dello scudo fiscale per far rientrare dalle isole Cayman e da Montecarlo tutti i soldi che i tuoi amici hanno sottratto al fisco ?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘L’amico dei Neo-Fascisti e Neo-Nazisti, particolare che si è dimenticato di riferire al Congresso americano?’
Berlusconi: ‘Ehm… si, Signore.’
Gesù: ‘Quello che ha abbassato dell’1% le tasse dirette e costretto comuni/province/regioni ad aumentare le tasse locali del 45% per tenere aperti asili, trasporti, servizi sociali essenziali ?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha ricandidato 13 persone già condannate con sentenza passata in giudicato?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha modificato la legge elettorale in modo da portarsi le sue "amichette" in parlamento?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha omesso qualsiasi controllo sull’entrata in vigore dell’Euro permettendo a negozianti e professionisti di raddoppiare i prezzi in barba a pensionati e lavoratori a reddito fisso?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha abolito la tassa di successione per i patrimoni miliardari e subito dopo ha cointestato le sue aziende ai figli?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha quadruplicato il suo patrimonio personale e salvato le sue aziende dalla bancarotta da quando è al governo e che dice che è entrato in politica gratis per il bene degli italiani?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha epurato dalla RAI I personaggi che non gradiva?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù:‘Quello che ha fatto la Ex-Cirielli, la Cirami e la salva-Previti ?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha fatto una voragine nei conti dello stato e ha cambiato 3 volte ministro del tesoro ?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha dato, a spese degli italiani, il contributo per il decoder digitale per permettere al fratello di fare soldi con una società che li produceva?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che depenalizzato il falso in bilancio ed ha introdotto la galera per chi masterizza I DVD ?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha permesso alla Francia di saccheggiare la BNL e si è fatto prendere a pesci in faccia quando ENEL ha tentato di acquisire una società francese ?’
Berlusconi: ‘Ehm… sono sempre io, Signore.’
Gesù: ‘Quello che continua a raccontare che ridurrà le tasse e rimborserà l'IMU agli italiani prendendoli in giro?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Figlio mio, non hai bisogno di confessarti. Tu devi solamente ringraziare.’
Berlusconi: ‘Ringraziare???? E chi, Signore?’
Gesù: ‘Gli antichi Romani, per avermi inchiodato qui. Altrimenti sarei sceso e t’avrei fatto un CULO COSI’!!!

lunedì 15 aprile 2013

I Quartetti di Beethoven e il Quartetto Italiano

Il Quartetto Italiano che esegue tutti i quartetti di Beethoven!
Per me un'esperienza d'ascolto che dura da 45 anni che ha avuto come culmine il concerto alla Scala del 26 marzo 1977, giorno del 150° anniversario della morte di Beethoven. In quella occasione eseguirono il quartetto in la minore op. 132. Un ricordo e un'emozione indelebili.
La musica più grande di Beethoven ai massimi livelli esecutivi, per me insuperati.
(Per fortuna il video è indicizzato con l'inizio di ogni quartetto)
Un'esperienza d'ascolto assolutamente INDISPENSABILE di uno tra i più grandi vertici musicali di tutti i tempi.

domenica 14 aprile 2013

Un po' di musica qua e là

Il mio fine settimana musicale è iniziato giovedì con il concerto in Auditorium dove Oleg Caetani ha diretto il concerto per violoncello di Witold Lutoslawski, di cui ricorrono i cento anni dalla nascita, e la quinta sinfonia di Mahler.
Il concerto di Lutoslawski risale al periodo 1968/70 e fu eseguito il 14 ottobre 1970 da Rostropovich, dedicatario del concerto. Poiché sento sempre giudizi irridenti nei confronti della musica contemporanea o di certa musica del XX secolo, a parte il fatto che questo pezzo ha più di 40 anni, mi sbilancio a dire che il concerto, che è suonato da molti violoncellisti, è bellissimo e che diventerà un grande classico della musica del XX secolo. A molte persone piace la musica del XX secolo a seconda di quanto sembri una musica di un'epoca precedente. Fosse per me metterei un pezzo del XX secolo in ogni concerto, anche perché questa musica, se non la si esegue, non la si conoscerà mai e inoltre perché questa, volente o nolente, è la "nostra" musica. In ogni caso si calcola che ci vogliano circa 80 anni perché il pubblico entri in sintonia con la musica di 80 anni prima per cui c'è tempo (!), si fa in tempo a morire. Bella esecuzione del grande violoncellista armeno Alexander Chaushian ben assecondato dall'orchestra.
Nella seconda parte il maestro Caetani ha diretto la quinta sinfonia di Gustav Mahler, la sinfonia che inaugura il periodo centrale della produzione di Mahler con le tre sinfonie strumentali. Questa sinfonia è molto difficile da suonare e da ascoltare. E' una musica sconvolta e sconvolgente nei primi due movimenti che tende al negativo totale, all'azzeramento di ogni prospettiva positiva. Ma è anche capace di dolcezze infinite come nel quarto movimento, Adagietto, che viene travolto poi nel finale dove il suo tema principale, assieme a quello di un lieder dal Des Knaben Wunderhorn, il Lob des hohen Verstandes (Lode dell'alto intelletto) dove Mahler irride i critici del tempo che naturalmente stroncavano la sua musica "contemporanea", e molto altro materiale musicale compreso il corale che era naufragato alla fine del secondo movimento, costruiscono un monumento al contrappunto.
Questa è stata la prima sinfonia di Mahler che abbia ascoltato dal vivo nel luglio 1969, alla Scala con sir John Barbirolli sul podio, grandissimo mahleriano che sarebbe deceduto improvvisamente giusto un anno dopo. La gente (della platea) usciva dalla sala durante l'esecuzione a loro perenne vergogna. Ma quelli erano tempi in cui Mahler era troppo "contemporaneo" e del resto erano passati solo 60 anni dalla composizione della sinfonia per cui era troppo presto per poter essere apprezzata e troppo tardi per fischiarla.
L'esecuzione di Oleg Caetani è stata buona ma a dire il vero non mi ha colpito in modo particolare. Caetani è un ottimo direttore che mi pare avere una visione di ciò che dirige sempre un po' dal di fuori e dall'alto. L'esecuzione ne ha guadagnato in chiarezza ma non sono sicuro che abbia fatto veramente giustizia a Mahler.
Comunque buon successo per tutti da parte di un pubblico abbastanza numeroso.
Venerdì sera, al Teatro Comunale di Ferrara, Claudio Abbado con la Mahler Chamber Orchestra e Martha Argerich hanno fatto un concerto con il primo concerto di Beethoven e la terza sinfonia (in realtà la quinta) di Mendelssohn, "Scozzese". Essendomi sfuggito per un niente il concerto dello scorso ottobre alla Scala quando Abbado aveva diretto la sesta di Mahler, era dal febbraio 1993 che non vedevo e sentivo Abbado dal vivo, quando era venuto alla Scala con i Berliner Philharmoniker (Strauss, Brahms). La Argerich invece l'avevo sentita, l'ultima volta proprio in Auditorium quando aveva eseguito uno dei suoi cavalli di battaglia, il terzo di Prokofiev.
Passano gli anni ma la Argerich resta una musicista straordinaria con due mani e una tecnica fenomenale  e una incredibile fisicità con lo strumento e con il suono. In coppia con Abbado l'esecuzione è stata straordinaria perché, a parte il fatto che si tratta di due grandissimi musicisti e che l'orchestra ha suonato benissimo, i due sono amici da innumerevoli anni per cui l'intesa era perfetta. Sovrastata dagli applausi, la Argerich alla dodicesima chiamata, credo, ha fatto un bis, Traumes Wirren dai Fantasiestücke op. 12 di Schumann, affrontato in modo piuttosto spavaldo.
Nella seconda parte del concerto Abbado ha diretto la terza sinfonia di Mendelssohn. L'esecuzione è stata fantastica. A dire il vero non saprei cosa aggiungere perché si doveva essere lì per sentirla. Vedendolo dirigere e sentendo il suono dell'orchestra si ha l'evidente immagine del pensiero che diventa suono con la massima naturalezza.
Successo clamoroso per Abbado e l'orchestra.
Un'ultima annotazione sulla sala che ha un'acustica assolutamente fantastica. Si sentiva ogni sfumatura e ogni preziosismo della concertazione di Abbado, ogni timbro perfettamente calibrato ed equilibrato nella geniale concertazione di Abbado, veramente ricreatrice dell'opera che per certi versi mi sembrava quasi di ascoltare per la prima volta.
Ieri sera, infine, in Auditorium, il maestro Giuseppe Grazioli ha diretto un concerto con musiche di Nino Rota, con l'aggiunta di alcuni filmati, in occasione dell'uscita dei primi due CD della serie completa registrati nell'agosto 2011 dall'Orchestra Verdi come atto finale del ciclo di dieci concerti tenuti la domenica mattina nella stagione 2010/2011. Altri quattro CD usciranno nel corso dell'anno.
La musica di Nino Rota è stata spesso snobbata perché non troppo "contemporanea", ironia della sorte, ma non ci si deve dimenticare che la diresse perfino uno dei più grandi musicisti del '900, Bruno Maderna.
In realtà Rota era un geniaccio in musica e merita di essere conosciuto ben più che per i temi famosi di alcune colonne sonore. La conoscenza di questi CD, che oltretutto contengono molte musiche mai eseguite e registrate in disco, può essere un'ottima occasione di conoscenza.

martedì 9 aprile 2013

Charles Ives - A Symphony: New England Holidays

Questa composizione è stata la prima composizione di Charles Ives che abbia mai sentito. Ciò avvenne grazie a una iniziativa editoriale dei Fratelli Fabbri che pubblicavano in edicola dei fascicoli dedicati alla "Musica moderna". Ogni settimana andavo all'edicola che c'era (c'è ancora?) in fondo a via Brioschi all'angolo con viale Cermenate. Erano gli anni 1967/69. Così comprai dischi di Stravinskij, Debussy, Berg, Varese, Ravel, ecc. e giunse anche Ives. All'inizio ero disorientato da questo strano autore americano. Poi mi feci catturare da quelle atmosfere. Ci sono dei momenti fantastici in questo pezzo ispirato dalle quattro feste nazionali americane e filtrate attraverso la memoria. I pezzi sono costruiti come una nebulosa vaga e rarefatta di suoni. In questa nebulosa della memoria affiorano canti, inni e ad un tratto si cristallizza un'immagine che viene portata in primo piano nitida e pura. Ad esempio nell'ultimo pezzo la musica si frammenta sempre di più, svapora e da questa nebbia come di un ricordo lontano (da minuto 32, circa) dove nulla è chiaro improvvisamente esce un'immagine chiarissima come se fosse emersa intatta dalla memoria. Dopo una struggente cadenza del clarinetto l'immagine si allontana. Ci sono anche ricordi personali come al termine del secondo pezzo, meraviglioso, dove Ives rievoca un esperimento che faceva suo padre. Il padre di Ives era direttore di banda. Divideva la banda in due e assegnava ad ognuna una musica diversa. Poi le faceva partire da due punti diversi facendole marciare una contro l'altra finché si incontravano creando così un effetto cacofonico. Cacofonia totale che torna nel terzo brano, dedicato al 4 luglio, con tutte le musiche della grande fiera che si sovrappongono tra loro, come accade davvero quando ci si trova in un grande luna park. E che dire del tono assolutamente mahleriano del finale del primo brano. Eppure Ives, che di mestiere faceva l'assicuratore, nulla sapeva di Mahler come non sapeva praticamente nulla di quanto stava avvenendo nella musica di quel tempo in Europa all'inizio del '900. Grande merito gli fu riconosciuto anche da Schoenberg quando anni dopo conobbe la sua musica in America.
Magari riuscissi ad ascoltarla ancora dal vivo dopo una lontanissima esecuzione al Conservatorio!

domenica 31 marzo 2013

Mravinsky e Ciaikovsky

Impressionane quanto fosse parco il gesto di Mravinsky. Lo ricordo in un concerto scaligero anni '70 quando venne e diresse la IV sinfonia di Brahms. L'orchestra, la sua orchestra, la Filarmonica di Leningrado, suonava praticamente da sola, tanto erano preparati.
Dirigeva con lo spartito davanti. Non conosceva bene la musica che dirigeva, non la ricordava? Mah, non credo proprio. Ricordo una battuta, mi pare di Karl Bohm. Anch'egli dirigeva con lo spartito davanti, ricordo una sua straordinaria VIII sinfonia di Bruckner. Una volta un giornalista gliene chiese il motivo e lui rispose: "Guardi che so leggere la musica". Mi pare una buona risposta.






venerdì 22 marzo 2013

Musica sovietica (o quasi)

Musica sovietica, o quasi, nel concerto in Auditorium di ieri sera diretto da Giuseppe Grazioli.
Il primo brano era la suite dal Pulcinella di Igor Stravinskij, tratta dal balletto scritto nel 1922, che a quell'epoca se ne era già andato via dalla Russia sovietica da parecchi anni, su musiche di Pergolesi e altri, pezzo con il quale Stravinskij inaugura il periodo neoclassico. Per l'occasione Stravinskij, che a dire il vero aveva già abbandonato da qualche tempo le grandi orchestre dei primi balletti per rivolgersi ad ensemble molto più contenuti, utilizza un'orchestra che si potrebbe dire alla Haydn se non fosse per il trombone e il quartetto d'archi in assoluto rilievo mentre il contrabbasso solista non era una novità neanche per Haydn (vedi ad esempio il trio del minuetto della sinfonia n. 8). Non si deve pensare che queste musiche siano semplicemente delle trascrizioni dove Stravinskij dimostra la maestria di trascrittore; in realtà si tratta di vere e proprie reinterpretazioni e reinvenzioni realizzate con il suono, il timbrico e la ritmica tipici di Stravinskij. Esecuzione bella ma non brillantissima.
Seguiva il secondo concerto per pianoforte di Shostakovich, del 1957. Shostakovich, che fu veramente un musicista sovietico perché non andò mai via dall'Unione Sovietica, era un pianista di notevole bravura ma stranamente non ha dedicato al pianoforte le sue opere più alte come ha fatto nel campo della sinfonia, del concerto per violino e orchestra, del concerto per violoncello e orchestra o del quartetto. I suoi due concerti per pianoforte hanno un carattere piuttosto sbarazzino ed impertinente, quasi buffonesco in alcune parti. Questo secondo concerto contiene però un movimento centrale, un Andante, di grande tenerezza e dolcezza dove il pianoforte sgrana una semplice melodia sopra l'accompagnamento delicato degli archi che intonano una melodia mesta, meditativa, introspettiva, di grande tristezza e che lo stesso pianoforte riprende fondendosi meravigliosamente con gli archi. Questo movimento non è semplicemente un pezzo sentimentale, scritto per il figlio che compiva diciannove anni e comprendo bene quanto è grande la tenerezza di un padre per un proprio figlio, che può provocare un lieve brivido di emozione, ma è un pezzo che dietro questa dolcezza rivela una vera tragedia come spesso accade con Shostakovich. L'esecuzione al pianoforte era affidata a Boris Petrushansky che torna in Auditorium con una certa regolarità. Petrushansky è un pianista strepitoso, autore tra l'altro di un'ottima integrale discografica delle opere pianistiche di Shostakovich e ha eseguito in modo meraviglioso il concerto ed in particolare l'andante in modo molto sentito, assieme a Giuseppe Grazioli e a tutta l'orchestra che si sono prodotti in una strepitosa performance. Bis ciaikovskiano (individuato grazie ad un autorevole suggerimento), il valzer finale dalle Stagioni.
Il terzo brano il Tenente Kijé op. 60 di Prokofiev, un brano del 1934 scritto per un film satirico basato su un fatto storico avvenuto alla fine del Settecento sotto lo zar Paolo I di un inesistente soldato nato da un errore di trascrizione ma di cui la burocrazia, per coerenza, inventa atti eroici, un matrimonio e l'eroica morte.  Bella e ironica la musica di Prokofiev, piena di colori.
L'ultimo brano in programma era la suite da Masquerade di Aram Kachaturian che era un georgiano come Stalin. Il brano risale al periodo 1941/1944. Kachaturian è famoso soprattutto per il balletto Gayane, e in particolare per la famosa Danza delle spade che apre la prima suite. Sarebbe bello che qualche volta si eseguisse anche il suo concerto per pianoforte o quello per violino o una sinfonia, la seconda, ad esempio. La suite di Masquerade, comunque, è un bel brano aperto da un gran valzer,  un brano molto famoso, che è stato anche bissato.
Un bel concerto, anche divertente come accade spesso con Giuseppe Grazioli, di cui non si può non ricordare il particolare impegno con i concerti altrettanto eclettici della domenica mattina, molto ben suonato e diretto.
Pubblico numeroso con molti ragazzi delle scuole in galleria che, a onor del vero, si comportano in modo molto educato.
Successo vibrante.

venerdì 15 marzo 2013

Stockhausen

Sabato scorso abbiamo avuto la quarta lezione di Carlo Boccadoro sulla musica contemporanea.
Ogni lezione è dedicata ad un autore per cui, dopo Cage, Berio e Maderna siamo arrivati a Karlheinz Stockhausen.
Stockhausen incute un certo timore. Sarà perché è tedesco e come tale gli si associa una certa gravità di pensiero. In realtà Stockhausen è un'avventura musicale ed intellettuale assolutamente strepitosa. Conoscevo già qualcosa di suo ma la lezione di Boccadoro mi ha dato la possibilità di avere uno sguardo d'insieme sulla sua produzione dagli inizi degli anni '50, come nel caso della Sonatine, passando attraverso un grandissimo capolavoro degli anni '50 come Gesang der Jünglinge dove rielabora con l'elettronica canti di bambini avviati alle camere a gas dai nazisti, fino al suo ultimo grande lavoro, Cosmic pulses, appartenente al grande ciclo incompiuto Klang, e terminato nel 2007, l'anno in cui Stockhausen varcò le soglie del paradiso.
Stockhausen compose circa 370 pezzi in quasi 60 anni di attività che non ha mai conosciuto soste, inventando, sperimentando, componendo e immaginando ogni volta un pezzo nuovo, scrivendo brani di dimensioni considerevoli, perseguendo e realizzando un progetto come Licht, 34 ore totali, che gli è costato 28 anni di lavoro. Forse tutto ciò può apparire un po' wagneriano o folle. Magari lo è ma è altrettanto indubbio che Stockhausen sia un compositore assolutamente imprescindibile, che lo si ami o no, e che ha inventato talmente tanto che ci vorranno decenni prima che venga digerito non solo dal pubblico ma anche dai musicisti. Tra le altre cose Stockhausen ebbe una grande influenza anche su parecchi jazzisti, Miles Davis, ad esempio e interessò così tanto i Beatles che lo misero nella copertina del Sergent Pepper e un brano come Revolution 9 del White Album non sarebbe immaginabile senza Stockhausen.
Stockhausen sarà stato anche un megalomane e un po' folle, ma si dava al pubblico in modo incredibile, spiegando, chiarendo (come si vede ad esempio in una delle sue ultimissime interviste dove spiega la sua idea di musica e spazio e dove dimostra anche una notevole simpatia e umanità), consigliando (come in questo filmato dove come un padre dà dei consigli alla giovane pianista); di lui esistono ore ed ore di filmati in cui spiega la sua musica e ha curato l'edizione sia su CD sia su carta, di tutte le sue musiche, scrivendo per i CD dei libretti esplicativi assolutamente fantastici. La sua fondazione ha aperto un sito internet dove si trova tutto questo materiale.
Il prossimo appuntamento, con Henze o Ligeti, sarà il 5 maggio. Si salterà il mese di Aprile che per Carlo Boccadoro è pienissimo di impegni, non ultimo la rassegna di musica contemporanea, Musica impura,  al teatro Elfo con Sentieri Selvaggi.





Midori suona Brahms

Programma tutto brahmsiano e tutto in re maggiore questa settimana per l'orchestra Verdi diretta da John Axelrod con il concerto per violino e la seconda sinfonia.
Il concerto era affidato al violino di Midori, gran violinista che lo ha interpretato in modo molto intimo, come un colloquio tra sé e e il violino, tra il violino e l'orchestra. Midori non ha un grandissimo suono ma fa suonare il violino in modo molto particolare, con grande dolcezza e pulizia. Il culmine dell'esecuzione è stato raggiunto con la cadenza del primo movimento, raramente ascoltata con quell'intensità. Molto bello tutto il primo movimento, tra smarrimenti e trasalimenti e il secondo movimento, con il bellissimo dialogo con l'oboe. Il grande violinista Sarasate trovava disdicevole per lui suonare un concerto dove se ne doveva stare con il violino in mano ad ascoltare l'oboe che suonava l'unica melodia del concerto. Naturalmente aveva torto perché l'oboe in realtà introduce la vera melodia, che è quella del violino, che la porta ad altezze inimmaginabili. Finale energico. In generale i tempi erano un po' estenuati proprio per la visione crepuscolare e malinconica che Midori ha voluto dare alla sua interpretazione, visione però che ha colto pienamente la poetica brahmsiana, grazie anche ad un grande accordo con il direttore che ha diretto con grande sensibilità seguito molto bene dall'orchestra. Grande successo ed impeccabile bis bachiano con il preludio della terza partita.
A seguire la magnifica seconda sinfonia, opera serena con venature di malinconia ed un finale travolgente. Axelrod l'ha eseguita molto bene, con grande morbidezza, grande attenzione ai particolari ma con una visione d'insieme molto convincente, facendo anche il ritornello del primo movimento, cosa piuttosto rara. L'orchestra ha suonato molto bene in tutti i reparti.
Grande successo per tutti davanti ad un pubblico numeroso.

venerdì 8 marzo 2013

Requiem

L'esecuzione del Requiem di Verdi è ormai una consolidata tradizione in Auditorium per l'Orchestra e il Coro Giuseppe Verdi come lo era alla Scala nell'epoca di Claudio Abbado.Alla Scala, ma non solo, ricordo solo quella per l'anniversario manzoniano del 1974 in san Marco, le esecuzioni erano sempre di competenza di Claudio Abbado. Le esecuzioni non erano sempre uguali. In alcuni anni erano migliori che in altri, vuoi per la vena del direttore o per i cantanti. Quando tutto funzionava bene, con il coro diretto da Romano Gandolfi, una soprano come la Freni, un basso come Ghiaurov e la direzione intensissima di Abbado che tirava fuori dall'orchestra un impressionante colore scuro, allora il risultato era straordinario.
In Auditorium alla direzione del Requiem si sono alternati molti direttori con alterni risultati. Ieri sera è stata la volta di John Axelrod e il risultato è stato ottimo.
Molto bella la direzione di Axelrod attento nella concertazione (l'unico momento per il quale non sono rimasto particolarmente impressionato è stata la preparazione del Tuba mirum dove Axelrod non ha caricato di intensità le trombe del giudizio che portano all'entrata terrificante del coro e di tutta l'orchestra; in quel passaggio, ma non solo ovviamente, Toscanini era ineguagliabile e lo si sente addirittura gridare all'orchestra). Axelrod è un direttore che legge bene le partiture che dirige e le anima di vita. Nell'esecuzione del Requiem Axelrod è stato molto abile nel sottolineare il senso della musica verdiana, la sua profondità. Se tutto ciò puntava decisamente a tirare fuori da questa musica la sua componente melodrammatica, poco male (ad esempio all'inizio dell'Hostias ha fatto uno sforzato in forte negli archi che non sarebbe scritto da Verdi che dal piano passa al triplo piano, ma che comunque creava un certo pathos). Verdi è Verdi e a dire il vero non sono ben sicuro su cosa si intende per musica religiosa o sacra. Personalmente reputo che questa musica sia religiosa nella misura in cui con questa musica Verdi, che era miscredente, si interroga sul destino umano, con grande profondità, sgomento e giusto timore di fronte al mistero della morte.
Buoni i cantanti, soprattutto la mezzosoprano Maria José Montiel, che è una vecchia conoscenza in Auditorium, e il basso, il riminese Mirco Palazzi che ha cantato con bella e sicura voce. Brava anche la soprano Victoria Yastrebova ma dotata di una voce un po' debole che a tratti scompariva nei momenti più drammatici. Discreto il tenore Khachatur Badalyan.
Il vero punto di forza dell'esecuzione si è dimostrato ancora una volta il coro affidato alle cure di Erina Gamberini dopo la morte del suo fondatore, Romano Gandolfi. Ieri sera il coro, che credo canti il Requiem sempre in memoria di Gandolfi scomparso qualche anno fa in questo periodo, ha cantato con una passione e una forza incredibile, tirando fuori un timbro d'acciaio nei fortissimi e grande morbidezza nei passaggi più sommessi. Oltretutto il gioco delle voci e la loro differenziazione è stato preparato in modo perfetto per cui il risultato è stato ottimo sotto tutti i punti di vista.
Ottima la prova dell'orchestra che presentava come violino di spalla Nicolai von Dellinghausen.
Pubblico numeroso e grande successo per tutti.

venerdì 1 marzo 2013

La terza sinfonia di Mahler

Ieri sera in Auditorium è stata eseguita la terza sinfonia di Gustav Mahler che è probabilmente, dipende dai tempi che si tengono, la sua più lunga sinfonia.
Si tratta di un'opera immensa, non solo per la durata, ma per la vastità visionaria dei panorami che si aprono nell'ascolto di questa musica.
Nel suo svolgimento Mahler compie un percorso che partendo dal tormentato primo movimento giunge ad una visione finale, una luce accecante.
La sinfonia, scritta tra il 1893 e il 1896, era originariamente pensata in sette movimenti con una progressione, un'ascesa verso l'alto partendo dalla visione terrestre del primo movimento e progredendo, secondo una indicazione di Mahler, con ciò che ci dice il mondo dei fiori, degli animali del bosco, l'uomo, gli angeli, l'amore, la visione della vita paradisiaca; quest'ultimo movimento però fu tolto per costituire il finale della successiva sinfonia.
La sinfonia, pur nella sua lunghezza, ha una grande tenuta e una sua propria coerenza. Ad esempio, subito dopo la fanfara iniziale, che cita l'inizio del finale della prima sinfonia di Brahms, irrompe un motivo oscuro e tenebroso che si ritroverà identico nel quarto movimento, relativo all'uomo e all'oscurità in cui vive. Più avanti, nel primo movimento, il trombone intona un tema che riprende, modificandolo leggermente, un motivo della terza parte del Requiem di Brahms, là dove si parla dello scopo della vita. Il primo movimento quindi pone questi temi angosciosi a cui si contrappone una gaia marcetta, che è sempre basata sulla fanfara iniziale, in maggiore, e che porterà il movimento alla sua trionfale conclusione passando attraverso slanci e ripiegamenti. Quegli slanci si ritroveranno nel finale dove però la conclusione luminosissima sarà trovata nell'intensificazione sempre più profonda del tema iniziale che riprende da vicino quello dell'adagio dell'ultimo quartetto di Beethoven. Il terzo movimento nasce da un lieder giovanile, Ablosung im Sommer, dove si parla di un cuculo nel bosco che è morto e di un usignolo che ne prenderà il posto nel canto e in modo meraviglioso e pieno di atmosfera tutti i rumori del bosco vengono zittiti più volte da una cornetta di postiglione che canta da lontano. Il quinto movimento, con il coro, anticipa il lieder che concluderà la quarta sinfonia.
Certamente Mahler si prende molto tempo per dire tutto quello che ha da dire e per costruire un intero mondo, un'utopia che già nella quarta sinfonia mostrerà qualche incrinatura, pur terminando, come estrema propaggine, con una visione paradisiaca, e andrà in frantumi con la quinta sinfonia. Però la lunghezza di questa sinfonia è apparente, almeno per me, dal momento che, al contrario, mi sembra terminare sempre molto presto; una sinfonia dove il tempo scorre molto velocemente.
Tra tutte le edizioni discografiche ho sempre amato molto quella diretta da Leonard Bernstein, sia quella degli anni '60 sia quella degli anni '80 (il suo finale è di un'intensità assolutamente incredibile), e quella diretta da Dmitri Mitropoulos il 30 ottobre 1960 a Colonia che dopo l'esecuzione partì per Milano dove alla Scala doveva dirigere la medesima sinfonia e dove il 2 novembre morì durante le prove del primo movimento stroncato da un infarto.
Ieri sera dirigeva la Xian Zhang che aveva già diretto la sinfonia un paio di anni fa. Rispetto ad allora, dove la Xian mi era sembrata un po' sovrastata dalla sinfonia, ho trovato l'esecuzione molto migliore, con una bella concertazione che metteva bene in evidenza i particolari dell'orchestrazione di Mahler. I tempi erano corretti, forse leggermente rapidi in alcune occasioni, ma nel complesso erano ben adeguati e la Xian Zhang ha tenuto saldamente in mano la sinfonia dall'inizio alla fine con grande intensità e concentrazione. Ottimi i cori dei bambini e delle donne e molto brava la mezzosoprano Carina Vinke.
Prestazione dell'orchestra molto buona con qualche piccola sbavatura nei fiati con le prime parti tutte in bella evidenza.
Pubblico numeroso. Successo piuttosto vivo.