martedì 18 dicembre 2012

Buon compleanno, Keith

Oggi compie gli anni Keith Richard, 69 anni.
Ricordo che circa 30 anni fa con un amico si ragionava sul fatto che i Rolling a quasi 40 anni facevano ancora concerti saltando sul palco come ragazzi e ci si chiedeva fino a quando sarebbero andati avanti. Ora ne hanno 70 e sono ancora lì. Una bella longevità. Del resto se Toscanini dirigeva a 87 anni e Rubinstein suonava il piano a 90, credo che questi saranno lì con le loro chitarre ancora fra dieci e più anni. Sarà bello vederli!
Qui una delle loro più belle canzoni, Gimme Shelter, del 1969. Si conosce la versione cantata da Jagger, qui invece canta Keith.


lunedì 17 dicembre 2012

Assemblea dei soci

Stasera assemblea dei soci della Verdi nella nuova sede di via Clerici.
Notizie come al solito critiche sul fronte finanziario dovute al mancato arrivo dei soldi dalle istituzioni (ma dal Comune arriveranno dei soldi, non tanti, ma è già qualcosa) e anche alla situazione economica generale che ha portato ad una diminuzione degli abbonamenti ma ad un aumento dei biglietti venduti. Numero dei soci stabile con tendenza al rialzo, lieve. Speriamo. Chi può farlo si associ. Io trovo sempre disdicevole che i membri dell'orchestra non diventino tutti soci in blocco: il costo per loro è veramente minimo e non credo rappresenti un problema mentre sarebbe un bel segnale di condivisione di un progetto.
Notizie molto buone, invece, sul lato artistico, dei riconoscimenti (la recente tournée russa è stata un grande successo e ha ricevuto recensioni molto favorevoli da parte di riviste culturali locali, a differenza di quanto è successo con altre istituzioni musicali italiane e, nello specifico, milanesi (si capisce a chi ci si riferisce?) che hanno ricevuto critiche non proprio entusiastiche e non allineate con con la presunzione di chi pretenderebbe di essere considerata un'eccellenza italiana), degli impegni, delle richieste e degli impegni futuri (Spoleto, tournée in Germania con quel simpatico ragazzone di David Garrett, e altre, forse, a distanze più o meno grandi, se si risolvono problemini di costi di trasferta).
Cambio probabile nella programmazione dei concerti, da tre a due repliche in giorni ancora non ben definiti, recuperando spazio per altre iniziative in Auditorium e fuori. Tutto sommato mi sembra una buona idea tanto il giovedì, anche se è la serata con più abbonati, c'è quasi sempre poca gente in funzione del programma (se fai Dvorak e non fai la IX sinfonia, pretendi forse che vadano al concerto?).
Torna la Xian Zhang, il bambino è a casa, sta bene e sta prendendo peso. Ottima notizia.
Ci sarebbero molte altre cose da dire ma si sapranno un po' alla volta in futuro.

domenica 16 dicembre 2012

Cominciamo a fare gli auguri

Stasera, poco fa, gran bel concerto in Auditorium con il coro delle voci bianche che hanno eseguito Cerimony of Carols, op. 28 e Friday Afternoons, op. 7 entrambi di Benjamin Britten.
Un impegno non da poco per il coro in musiche che rappresentano comunque un impegno non indifferente ma che è stato superato in bellezza sotto la guida sapiente di Maria Teresa Tramontin, il loro direttore.
Al successo hanno contribuito la bravissima Elena Piva, all'arpa nelle Carols e nell'altro brano il pianista Pietro Cavedon.
L'ascolto della musica di Britten mi fa un effetto particolare, ovvero è sempre molto più bella di quanto non ricordassi per cui il concerto mi si è trasformato tra le mani in una sequenza di delizie perchè questi due pezzi sono di alta qualità e alcuni brani sono di una bellezza assoluta.
Bel pubblico. Commozione di mamme e papà.
Alla fine qualche altra carola natalizia per augurarci buone feste e buon anno.
Allora, buon anno!

Che bella la musica a noi contemporanea!

Ieri mattina alla Scuola di Musica del Garda il maestro Carlo Boccadoro ha tenuto la prima lezione di nove previste dedicate alla musica contemporanea, dagli anni '50 ai nostri giorni. Si è iniziato con John Cage e passando tra Berio, Maderna, Ligeti, Stockhausen, Henze si arriverà al minimalismo e al postminimalismo. Si tratta di un corso di lettura e composizione perciò ad esso partecipano alcune persone nella veste di compositori ed altre nella veste di uditori. Io, ovviamente, sono un uditore ma anche lettore ma non compositore.
Inutile dire, ma è sempre bene dirlo e ricordarlo, la bravura di Carlo Boccadoro che è inoltre persona di grande affabilità e cortesia, sempre ricco di consigli e grande sollecitatore di curiosità.
Nella foto sono a fianco di Marina, la moglie di mio cugino Gigi, vulcanico animatore ed organizzatore nella scuola, mentre stiamo "ascoltando" 4' 33'' di Cage, ovvero 4 minuti e 33 secondi di silenzio eseguiti alla perfezione da Lucia.
Il prossimo incontro sarà a gennaio con Luciano Berio e non si potrà mancare per nessuna ragione al mondo.

sabato 15 dicembre 2012

Hobbit?

Bisogna andare a vederlo? Probabilmente sì anche se al cinema mi annoio in modo tremendo, tranne rari casi. Sarà questo uno di quelli? Intanto mando avanti mio figlio ma so già che a lui piacerà molto, per cui è poco affidabile.


venerdì 14 dicembre 2012

Antonin Dvorak

Ieri sera è ripreso in Auditorium il ciclo dedicato ad Antonin Dvorak affidato al maestro Aldo Ceccato che però, a causa di un banale incidente, è stato sostituito all'ultimo momento dal giovane direttore australiano Daniel Smith, un trentenne, credo, che dimostra decisamente meno dei suoi anni tanto è ragazzino e sbarazzino con quello strano modo che ha di muoversi sul podio.
Il primo pezzo in programma era Vodnik (Il folletto d'acqua), poema sinfonico op. 107 appartenente ad una serie di 5 poemi sinfonici scritti dopo il ritorno dagli Stati Uniti nel 1896/1897 ed ispirati a varie fiabe. La storia di questo folletto è piuttosto nera e truce con una ragazza che contro gli avvertimenti della madre, ma si sa che se anche le madri hanno spesso ragione non bisogna ascoltarle, va a vivere con questo folletto nel mondo sottomarino, ha un figlio, gli canta la ninnananna, il folletto si infuria, la ragazza torna dalla madre, lago in tempesta, si bussa alla porta, schianto, madre e ragazza aprono la porta e scoprono la testa del bambino ucciso in un lago di sangue, lamento, scomparsa del folletto nell'acqua. Se è quasi certo che un bambino a cui si narra questa storia si addormenterà beato, placido e felice è altrettanto certo che da questa fiaba Dvorak seppe trarre un poema sinfonico di grande bellezza con momenti di grande poesia. A dire il vero anche gli altri poemi sinfonici della serie, opere da 108 a 111, sono molto belli e meriterebbero di essere conosciuti molto di più di quanto non lo siano. Ieri sera, per una qualche ragione che non conosco, il poema sinfonico non è stato eseguito integralmente (dura circa 20 minuti) ma ci si è fermati dopo circa 7 minuti su una pausa dell'orchestra. Ci sono rimasto veramente male e mi sono arrabbiato anche non poco tanto che non ho nemmeno applaudito perché se si riteneva che eseguendolo tutto il concerto sarebbe stato troppo lungo, allora si poteva fare a meno di metterlo in programma rimandandolo ad altra occasione più propizia.
Fortunatamente è arrivato Enrico Dindo che con il suo meraviglioso violoncello ha eseguito il concerto per violoncello op. 104 in si minore del 1894, probabilmente il concerto più bello della letteratura e, credo, il più eseguito. Gran concerto che evita inutili virtuosismi e mette in evidenza, invece, una grande sensibilità, umanità e una grande capacità di elaborazione con i temi che ritornano alla fine in forma ciclica come un ricordo, una nostalgia.
Grande esecuzione di Enrico Dindo, acclamato, che ha fatto un bis bachiano.
Per finire la VI sinfonia op. 60 in Re maggiore del 1880. Le sinfonie di Dvorak soffrono il confronto con l'ultima che scrisse, la sinfonia dal Nuovo Mondo, che ha eclissato tutto il resto o quasi. E' un peccato perché ad esempio questa sinfonia contiene un sacco di bella musica e anche se l'omaggio a Brahms, almeno formalmente, è abbastanza evidente, ad esempio nel finale, Dvorak ha saputo calare nella forma la sua musica dove si ascoltano di sfuggita tante altre voci, da Wagner a Smetana e su tutto le inflessioni della meravigliosa Boemia (vedi ad esempio il Furiant che inizia al minuto 25 del video segnalato). Per quanto mi riguarda amo tutto Dvorak, perfino la sua prima sinfonia, e lo trovo un autore francamente entusiasmante che meriterebbe di essere molto più conosciuto di quanto non lo sia.
Le esecuzioni di Daniel Smith sono state buone. A dire il vero, con un'orchestra come la Verdi, avrebbe potuto cavare ben di più. Mi sembrava come trattenuto, non del tutto spontaneo; in genere non mi è parso che sia andato molto in profondità con le sue interpretazioni per cui, alla fine, a parte il concerto grazie a Enrico Dindo, non è che fossi particolarmente avvinto o esaltato da quanto avevo ascoltato.
Pubblico non foltissimo. Buon successo.

giovedì 13 dicembre 2012

Corelli vs Vivaldi

Ieri sera, sotto la direzione come al solito di Ruben Jais, si è aperta la stagione della Verdi barocca con un concerto che allineava due concerti dell'Opera VI di Corelli, il primo in re maggiore e l'ottavo in sol minore "Fatto per la Notte di Natale" che termina con la famosa Pastorale, all'inizio e alla fine nel concerto e quattro concerti di Vivaldi, due dalla Stravaganza, il terzo in sol maggiore e il sesto in sol minore, e due concerti non appartenenti ad alcuna raccolta, il concerto per violoncello in do minore RV 401 e il concerto in mi minore per violino RV273.
Il solista dei due concerti di Vivaldi appartenenti alla Stravaganza è stato Gianfranco Ricci, primo violino dell'ensemble, che al termine del concerto ha fatto come bis il primo movimento dell'Inverno vivaldiano.  
Marcello Scandelli era il solista del concerto per violoncello di Vivaldi di cui ha dato un'esecuzione molto intensa e partecipata a cui ha fatto seguire come bis l'esecuzione della sarabanda dalla seconda suite di Bach dandone un'esecuzione di rara e toccante intensità.
Nel concerto in mi minore di Vivaldi il solista era Davide Monti che si cimentava con quel concerto vivaldiano così audace armonicamente e di difficoltà quasi diabolica. Ne è venuto fuori piuttosto bene dandone un'esecuzione nervosa e spigolosa, quasi nevrotica, ma molto intensa; come bis ha fatto il terzo capriccio di Locatelli, anch'esso piuttosto ossessivo e nervoso.
Bella prestazione dell'orchestra che mi piacerebbe ascoltare qualche volta sotto la direzione di altri direttori perché credo sarebbe uno stimolo per gli strumentisti confrontarsi anche con altri artisti e lo sarebbe anche per il pubblico.
In complesso un bel concerto con belle musiche davanti ad un pubblico piuttosto folto che ha tributato a tutti un franco successo con grandi applausi.

mercoledì 12 dicembre 2012

Leonard Bernstein - Candide

Bellissimo video di Candide di Leonard Bernstein. Lo presi 20 anni fa ed è una delle visioni e degli ascolti più gustori e divertenti che io conosca. Bellissimi ed ironici gli interventi di Bernstein in combutta con il grande Adolph Green. La registrazione è del 13 dicembre 1989. Una settimana dopo sarebbe andato a Berlino per dirigere la IX sinfonia di Beethoven con un'orchestra fatta da membri di varie orchestre tedesche. Erano i giorni gloriosi della caduta del muro di Berlino. Dieci mesi dopo, domenica 14 ottobre, Bernstein sarebbe scomparso portato via da un tremendo cancro ai polmoni.
Con rispetto parlando per ogni altro esecutore di musiche di Bernstein nessuno le dirigeva come lui. Insuperabile ed inimitabile.


Il museo dei bambini di Praga

A Praga, città magica, tra le tante cose da vedere e visitare c'è un posto particolare dove non si può mancare di andare. Si tratta della zona del quartiere ebraico. Verso la fine dell'ottocento fu quasi completamente abbattuto per lasciare il posto a nuovi palazzi di lusso. Si salvarono la sinagoga vecchia-nuova e alcune costruzioni attorno al vecchio cimitero ebraico. In una di queste costruzioni, una ex sinagoga i cui muri sono rivestiti da circa 80.000 nomi di ebrei morti nei campi di concentramento, nel matroneo, la zona riservata alle donne, è stato ricavato lo spazio per ospitare un piccolo museo dovo sono esposti disegni di bambini ebrei internati nei campi e lì morti.
Si tratta naturalmente di una galleria molto triste anche perchè i disegni sono accompagnati dalle fotografie di questi bambini e bambine, la cui espressione davanti alla macchina fotografica è sempre sorridente e quasi o apparentemente fiduciosa nei confronti di un avvenire che non avrebbero vissuto.
Guardando quei disegni, però, ci si accorge di come, accanto a  disegni che rappresentano il campo, le baracche, il filo spinato, le guardie, ma senza scene di violenza, ci siano molti disegni colorati, con scene marine, prati verdi, cieli azzurri, scene serene. Si può pensare che essendo solo dei bambini non si rendessero del tutto conto di quale fosse l'orrore nel quale erano costretti a vivere. Forse sarà anche vero ma da un lato mi sono venuti in mente analoghi disegni visti nel museo dell'olocausto di Gerusalemme, con quei disegni di bambini che immaginavano di volare nello spazio, e dall'altro mi è venuto naturale fare un'associazione con un libro che quasi per caso (ma in realtà ho scoperto da tempo che non leggo quasi mai dei libri per caso e per dei motivi strani un determinato libro mi capita tra le mani nel momento giusto) ho letto recentemente, il Diario 1941-1943 di Etty Hillesum.
Ebbene, Etty, che non era una bambina ma una donna di quasi trent'anni, una donna attiva, che lavorava, che aveva storie amorose ed una vita sessuale attiva, nel suo diario, accanto a varie considerazioni e riflessioni che riguardavano la sua persona e la situazione generale che era disastrosa ad Amsterdam dove viveva prima di essere internata, accanto a momenti in cui improvvisamente esprimeva tutta la sua angoscia per il futuro che, lo sapeva bene, non avrebbe portato alcuna salvezza, accanto a tutto ciò non perdeva mai occasione per dire e proclamare a gran voce che la vita è bella, che è degna di essere vissuta fino in fondo e che è piena di significato. Come poteva essere bella una vita come quella facevano lei, i suoi parenti e i suoi amici? Eppure lei trovava la bellezza in un fiore primaverile sbocciato sul davanzale, in un tramonto, in un'amicizia, in un amore, nella poesia, nella musica, e la forza nella propria dignità di persona umana che nessuno avrebbe mai potuto scalfire ed umiliare opponendosi alla tecnica nazista che consisteva innanzitutto nel provocare l’avvilimento fisico e psichico delle loro vittime.

giovedì 29 novembre 2012

Back from the USSR

Giovedì scorso ero lì in Auditorium a sentire Shostakivich. Stasera ero lì a sentire un nuovo concerto dell'orchestra Verdi con musiche di Brahms, Schubert e Mendelssohn. Niente di strano se non fosse che in questi pochi giorni l'orchestra è andata e tornata dalla Russia per una breve tournée nel corso della quale ha tenuto due concerti, a Mosca e a San Pietroburgo e da cui è tornata carica di gloria, non solo lei, ma anche il direttore Jader Bignamini e la giovane e bravissima violinista Francesca Dego che suonava nel primo concerto di Paganini e di cui recentemente per la DG è uscita la registrazione dei capricci.
Deve essere stata una sfacchinata e la preparazione del concerto di stasera deve essere stata un po' un'impresa.
Del resto anch'io sono in partenza e scrivo molto velocemente queste note. Giovedì prossimo sarò lì per il concerto straordinario, a Dio piacendo, ma nel frattempo sarò partito e tornato da Praga.
Nel concerto di stasera sono state eseguite le Variazioni su un tema di Haydn (che non è di Haydn) di Brahms, grande brano, cui è seguita la quarta sinfonia di Schubert che la scrisse a 19 anni e per concludere il Salmo 42 di Mendelssohn, pagina sicuramente poco conosciuta come tutto il repertorio religioso di Mendelssohn, ma che contiene degli splendidi squarci musicali e che ha il pregio, a differenza dei due grandi oratori, soprattutto l'Eljah, di essere relativamente breve.
Le esecuzioni sono state abbastanza buone (ci sono stati alcuni momenti difficili in Schubert) ma miglioreranno sicuramente nel corso delle repliche.
Il concerto, destinato originariamente a Helmut Rilling, è stato diretto, per evidenti problematiche legate alla contingenza delle prove, da Ruben Jais che mi è parso a suo agio in Mendelssohn e un po' meno in Brahms e soprattutto in Schubert di cui non ho capito bene che visione avesse.

Un piccolo ricordo di George Harrison

Come oggi, 11 anni fa, moriva George Harrison, un tipo timido vissuto all'ombra di Lennon e McCartney ma che a un certo punto ha trovato una propria identità e ha cominciato ad avere un certo spazio, seppure sempre abbastanza limitato nelle uscite del gruppo.
Dopo lo scioglimento dei Beatles fece un bel disco, All things must pass che contiene questo bel brano omonimo, struggente.



mercoledì 28 novembre 2012

Il Trio di Parma e Dvorak

Ieri sera per la Società del Quartetto il Trio di Parma ha tenuto un meraviglioso concerto al Conservatorio.
Era il secondo concerto dedicato ai trii di Dvorak; il primo era stato tenuto la scorsa primavera.
Nel concerto sono stati eseguiti il trio n. 2 in sol minore op. 26, del 1876, e il trio n. 3 in fa minore op. 65, del 1883.
L'esecuzione di queste opere è stata un'operazione assolutamente meritoria dal momento che Dvorak sostanzialmente è conosciuto per quattro, forse cinque, composizioni anche se, naturalmente, è un grande nome: chi non conosce Dvorak, quello della Sinfonia dal nuovo Mondo!? Appunto.
Che Dvorak sia poco conosciuto al di là di quelle quattro o cinque composizioni è un peccato perché Dvorak è un magnifico compositore e le sue opere si impongono immediatamente all'attenzione dell'ascoltatore. Ieri sera, ad esempio, una signora seduta davanti a me dopo l'esecuzione del primo pezzo, che per sua ammissione non conosceva, ne magnificava la bellezza a dimostrazione del fatto che Dvorak è un compositore che anche ad un primo ascolto soddisfa sempre e a conoscerlo meglio c'è da guadagnarci molto.
Il Trio di Parma è un complesso magnifico e ha dato di queste bellissime musiche delle esecuzioni di assoluto valore.
Come già era accaduto in altri concerti del Trio di Parma, i suoi bis sono assolutamente sontuosi e ieri sera, come bis, hanno eseguito addirittura il secondo movimento del trio di Schubert op. 100, Andante con moto, quella musica diventata famosa presso il grande pubblico per via del Barry Lyndon di Kubrick. Esecuzione splendida salutata alla fine da un silenzio che nessuno voleva interrompere e seguito poi da un'ovazione.
Pubblico abbastanza numeroso. Grande successo.

martedì 27 novembre 2012

Trifonov al Conservatorio

Ieri sera il pianista Daniil Trifonov ha dato un concerto al conservatorio per le Serate Musicali esequendo la seconda sonata di Scriabin, la Sonata di Liszt e i Preludi di Chopin.
Avevo già ascoltato Trifonov, classe 1991, nel gennaio 2010 quando venne in Auditorium ed eseguì il terzo concerto di Prokofiev e in quell'occasione mi aveva fatto un'enorme impressione. In quello stesso 2010 Trifonov sarebbe arrivato terzo allo Chopin; poi nel 2011 vinse il premio Rubinstein e il premio Ciaikovskij e in questa veste sarebbe dovuto venire lo scorso settembre 2011 con il primo di Ciaikovskij ma diede forfait preferendo Londra, la London Symphony e Gergiev. Come dargli torto!
Il concerto di ieri sera, considerato il programma scelto, non mi ha lasciato molto soddisfatto.
La sonata di Liszt, tutto sommato, ne è venuta fuori abbastanza bene, energica ma anche lirica ed elegiaca. Quello che forse è mancata è stata una visione d'insieme di un'opera così complessa dove Liszt fonde i quattro tempi tradizionali in uno solo e dove tutto lo sviluppo musicale deriva da due temi fondamentali che vengono presentati all'inizio e che subiscono continue trasformazion; un ulteriore tema centrale rimane invece immutato e non si può non pensare ad un parallelismo con la sinfonia Faust dove il tema di Margherita rimane inviolato (sconfitta di Mefistofele) mentre quello di Faust subisce continue metamorfosi.
Viceversa sia nella seconda sonata di Scriabin ma soprattutto nel Preludi di Chopin è risultato evidente, per lo meno a me, che un approccio così muscolare ed atletico paga poco con quegli autori. Ci sono stati bellissimi momenti come nel famoso preludio in re bemolle maggiore dove la progressione centrale è stata bellissima, molto coinvolgente e spettrale e la melodia all'inizio e alla fine è stata cantata molto bene. Viceversa il successivo preludio in maggiore, quello in la bemolle, il mio preferito in assoluto e con il quale ho una specie di identificazione quasi fisica, era troppo martellato e precipitato, trasmetteva ansia; bisogna essere dei poeti per suonare un simile brano e non basta suonare tutte le note. Certamente è un po' difficile parlare brevemente dei 24 preludi di Chopin, ma la mia impressione generale è stata questa.
In modo analogo nei bis si è visto di quale strabiliante virtuosismo Trifonov sia in possesso quando ha suonato la danza infernale dall'Uccello di fuoco di Stravinskij ma in una innocente gavotta  bachiana eravamo mille miglia lontano dall'eleganza e dalla grazia di un Andras Schiff per non parlare del genio di Glenn Gould.
Comunque Trifonov è un pianista straordinario e avrà sicuramente modo di maturare le proprie interpretazioni.
Pubblico numerosissimo, grande successo.

sabato 24 novembre 2012

Saudade do Brasil

Quando ti prende quella saudade do Brasil... con una caipirinha, una buona compagnia, guardando il mare sotto un capanno in una spiaggia deserta.
Questo duetto così lieve tra Elis Regina e Tom Jobim nel sua totale felicità è perfino commovente.


venerdì 23 novembre 2012

Oppressione e riscatto

Ieri sera in Auditorium, ma il primo concerto degli usuali tre si era tenuto già martedì a causa dela prossima tournée russa, è tornato il maestro Oleg Caetani, cognome della madre di antichissima nobiltà e figlio del grande Igor Markevitch ed è tornato con un concerto dall'originale impaginazione che prevedeva l'esecuzione di musiche di Beethoven e Shostakovich, apparentemente due autori piuttosto diversi se non fosse che Shostakovich, per il modo che ha di scrivere i propri pezzi facendo derivare tutto il discorso musicale da pochi elementi, è di certo uno degli autori del '900 più beethoveniani.
Di Beethoven si è ascoltata innanzitutto l'ouverture da Egmond op. 84 del 1810 da Goethe che riprese la vicenda umana del principe Egmond in lotta contro la dominazione spagnola nelle Fiandre rimanendone ucciso. Mi spiace che di quest'opera di Beethoven in genere venga eseguita sempre e solo l'ouverture perchè il resto delle musiche scritte da Beethoven è di un livello piuttosto alto. Inoltre l'ouverture è qualcosa dopo la quale ti attendi qualcosa che però non viene e così si resta un po' sospesi, come non completamente appagati. Esecuzione buona, corretta ma non fiammeggiante.
Il secondo brano invece era un'aria, per la precisione la seconda di due che Beethoven scrisse nel 1796 per il singspiel comico Die schöne Schusterin (La bella calzolaia) di Ignaz Umlauf. L'aria eseguita, Soll ein Schuh nicht drücken WoO 91 ha un andamento piuttosto divertente e popolaresco, quasi da macchietta con quel suo riferirsi all'arte della calzoleria.
L'ultimo brano di Beethoven era invece la celebre aria da concerto Ah, perfido! anch'essa del 1796 ma pubblicata diversi anni dopo come op. 65, opera nella quale si sono cimentate buona parte delle più grandi soprano, come la Callas ad esempio, intensissima e ineguagliabile.
Cantava la soprano Susanne Braunsteffer da Rosenheim (Baviera), molto giovane e dotata di mezzi vocali notevoli. Ha peccato un po' in interpretazione ma continuando a studiare, cosa che sta facendo ancora, migliorerà di certo: la voce non le manca di certo.
Nella seconda parte del concerto c'era la settima sinfonia di Shostakovich in do maggiore op. 60, detta Leningrado, opera monumentale, piuttosto pletorica ed anche un po' dispersiva.
Di sicuro è la sinfonia più famosa di DSCH, per via degli eventi storici, l'assedio nazista di Leningrado, nel corso dei quali fu scritta sul finire del 1941.
Non è di certo la sinfonia più bella di DSCH. La sinfonia è famosa soprattutto per il primo movimento che contiene il famoso crescendo che rappresenterebbe l'invasione nazista. In realtà è un elemento di disturbo che viene a turbare il clima idilliaco e chiaro dell'inizio, come un paesaggio in pieno sole. Alla fine del movimento il clima iniziale ritorna quasi allucinato con l'elemento di disturbo sullo sfondo. Questa caratteristica dell'elemento di disturbo torna poi anche nel secondo e terzo movimento. Il secondo movimento ha un carattere salottiero dalla soffusa luce azzurrina e contiene un magnifico assolo dell'oboe ripreso più avanti dal clarinetto basso accompagnato dai lievi fremiti dei flauti. Il terzo movimento ha invece un carattere quasi sacrale con quelle sonorità che possono ricordare alcune parti della Sinfonia di Salmi di Stravinskij ma si distende poi in un assolo mozzafiato del flauto a cui più avanti risponderanno le viole; in mezzo la musica va tutta per aria con un effetto simile a quello ottenuto da Schubert nel movimento lento del quintetto per archi, in do maggiore anch'esso, dove però si deve riconoscere che l'effetto sconvolgente ottenuto da Schubert con il minimo dei mezzi utilizzati è assolutamente ineguagliabile. Nel finale della sinfonia si assiste invece alla volontà e ferrea determinazione di costruire un clima positivo, di trionfo del bene sul male, di vittoria e così DSCH riprende il materiale musicale dell'inizio della sinfonia facendone un canto intonato a piena orchestra, quasi un muro invalicabile formato dall'intero popolo.
Naturalmente la propaganda sovietica si impadronì dell'opera e ne fece uno strumento di propaganda ma nei fatti, in quegli anni di guerra, la sinfonia conobbe uno straordinario successo complice anche Toscanini che diresse la prima Americana. Dopo la guerra, anche per ragioni politiche, si è cominciato a snobbare un po' quest'opera anche se DSCH ha sempre cercato di ricondurre l'opera nell'alveo della musica pura.
Personalmente non ho remore politiche che mi sono del tutto indifferenti ma ho delle perplessità sulla musica in sè anche se la sinfonia contiene alcuni momenti splendidi.
Soprattutto non mi convince quel carattere chiaro, freddo, quasi esteriore e dimostrativo che caratterizza la sinfonia e che si concretizza nel fatto che la sinfonia non ha quelle caratteristiche così tipiche di DSCH, l'ironia, il grottesco, il rimuginare pensieri oscuri. Ben altra cosa sarà la successiva ottava con quel quarto movimento così claustrofobico e allucinato, vera angoscia e paura tradotta in musica ed espressione del dolore vero per tutto ciò che circondava DSCH, la guerra certo ma anche e forse soprattutto il regime di violenza in cui viveva, le purghe di Stalin che avevano fatto scomparire milioni di persone e tanti amici che non si potevano più incontrare e abbracciare.
Comunque, l'esecuzione data da Oleg Caetani, che prima di iniziare la sinfonia ha fatto una breve e pertinente introduzione all'opera, col quale l'orchestra negli anni passati ha realizzato ed inciso l'integrale delle sinfonie (unica orchestra italiana), è stata assolutamente splendida, colossale, e l'orchestra, con qualche piccolissima pecca, è stata assolutamente encomiabile; bravissime tutte le prime parti chiamate ad intensi assoli.
Prima di questa esecuzione avevo un'altra settima nella memoria, quella diretta da Jurowsky qualche anno fa ma questa la metto accanto a quella senza alcun dubbio.
Pubblico numeroso, un'intera scolaresca, molti applausi e gente visibilmente soddisfatta.
Buon viaggio all'orchestra e alla violinista Francesca Dego in Russia, Mosca e San Pietroburgo, e ogni augurio affinchè diano il meglio di sé.
Li avremmo seguiti volentieri se non ci si fosse quasi sovrapposto un altro viaggetto già programmato da tempo. Sarà per la prossima volta, fosse anche al Cina!