Come si poteva prevedere sulla questione dell'influenza si è arrivati allo psicodramma. Del resto, a furia di dare notizie, contronotizie, smentite, conferme, ecc. ad un certo punto non si capisce più nulla.
Io non sono contro l'informazione ma in certi casi, come questo, piuttosto di dare notizie non chiare, che contengano elementi di certezza su ciò che si deve o può fare e quello che non si deve fare, è meglio forse astenersi e tacere. Si tiene la situazione sotto controllo e si evita di dare notizie che possono generare ansia nella gente e psicosi di massa.
Intanto nelle farmacie non si trovano più disinfettanti per le mani, ecc. ed è in vendita un test fai date che costa 14 euro, un tampone nasale che dovrebbe dirti se hai l'influenza. Un test del tutto generico perchè non individua, a quanto pare, il tipo di influenza, un test su cui la comunità scientifica ha molte perplessità, ma che va a ruba. Chissà quali altri prodotti più o meno inutili verranno fuori per la gioia delle case farmaceutiche.
Per attenerci a dati più o meno certi pare che lo scorso anno a causa dell'influenza normale siano morte in Italia 8000 persone. Nessun TG, mi pare, dava notizie di tali morti lo scorso anno. Ora invece se muore una persona per influenza A viene data subito la notizia e così si è portati a credere di essere in presenza di un virus killer mentre, pare, questo virus avrebbe una mortalità 20 volte inferiore a quello dell'influenza normale. Il virus dell'influenza A, però, ha la tendenza a diffondersi più rapidamente, quindi potrebbe colpire molte più persone.
Soprattutto i bambini potrebbero essere un veicolo per la diffusione del contagio, quindi andrebbero vaccinati, ma ciò non accadrà prima di dicembre o gennaio, quando, a quanto pare, l'acme dell'influenza sarà praticamente passato.
Gli anziani non sarebbero in pericolo, ma è morta una signora di 72 anni, un caso ovviamente che può accadere e chissà quanti altri ne accadranno.
A causa dell'influenza A sono morte ad oggi 17 persone.
Quante ne sono morte ad oggi per l'influenza normale?
Link: Articolo di Umberto Veronesi da "La Stampa"
martedì 3 novembre 2009
lunedì 2 novembre 2009
Alda Merini

Se qualcuno cercasse
di capire il tuo sguardo
Poeta difenditi con ferocia:
il tuo sguardo son cento sguardi
che ahimè ti hanno guardato
tremando.
Ieri è morta Alda Merini, poetessa.
Di lei ricordo la grande dolcezza. Iniziava a parlare e dopo un po' ti accorgevi che quanto stava dicendo era poesia, una poesia che andava in profondità, una poesia che rivelava qualcosa a cui non avevi pensato ma che scoprivi vero.
La poesia le usciva così, dalla voce, come un flusso che usciva dal suo corpo. Poesie dette al telefono, poesie in una conversazione, improvvisazioni che dovevano essere trascritte da altri per essere conservate. Con lei era strano osservare come nella conversazione si passasse tal tono serio a quello leggero e divertito e viceversa nel giro di pochi istanti. La vita è così. Mi ricorda certe musiche di Mozart dove tutto sembra sereno e tranquillo, poi entra una nota nuova e tutto cambia e ti ritrovi in un paesaggio angosciante da cui poi si esce con la stessa rapidità con cui ci si era entrati. Le sue più alte testimonienza rimarranno quelle in cui lei parla, quelle in cui si potrà osservare come la poesia, che poi possiamo leggere su un libro, esca dal discorso, improvvisa.
Ha avuto una vita difficile, il manicomio, la povertà ma è stata anche una persona che ha vissuto la vita tutta nel modo più intenso circondata anche da amici che la veneravano e che l'hanno sinceramente amata.
Amava la musica.
Era folle? La sua poesia era un'espressione della sua follia?
Io credo che ogni poeta debba essere un po' un folle per vedere oltre lo schermo che ricopre le cose e i nostri occhi e che ci impedisce, come nell'infinito leopardiano, di volgere lo sguardo verso orizzonti più ampi.
domenica 1 novembre 2009
Stagione 2009/10 - Ciclo Haydn - Concerto 1

Quest'anno la Verdi ha deciso di ricordare i 200 anni dalla morte di Haydn con una serie di 10 concerti diretti dal maestro Giuseppe Grazioli che si tengono la domenica mattina. I concerti sono incentrati sulle sinfonie. In genere ne vengono eseguite due intercalate da un concerto. Ogni concerto ha un titolo che richiama una caratteristica particolare. Il concerto di oggi era intitolato "Lo spirito" e prevedeva l'esecuzione delle sinfonie n. 49 "La Passione" e la n. 44, "Il lutto"; al centro il concerto per violoncello e orchestra n. 1.
Molte sinfonie di Haydn hanno dei titoli, molto spesso posticci come i due titoli di queste sinfonie; spesso erano gli stessi editori a mettere un titolo ad una sinfonia per ragioni di marketing, per rendere il prodotto più riconoscibile. Del resto Haydn scrisse ben 104 sinfonie per cui era più comodo riconoscerle con un nome piuttosto che con un numero.
Su Haydn vorrei però dire un paio di cose perchè è un autore che amo tantissimo.
Rispetto agli altri due autori che hanno visto la loro vita sovrapporsi del tutto o in parte con quella di Haydn, Mozart e Beethoven, è indubbio che il nome di Haydn appare più evanescente, quasi scompare, viene considerato meno importante, addirittura retrodatato come se fosse un pedante musicista di routine. Il fatto è che mentre su Beethoven e Mozart sono state costruite sovrastrutture anche extramusicali che hanno portato alla mitizzazione di questi personaggi, l'uomo Haydn con la sua normalità scompare. Lui che era servitore di un principe, che conduceva una vita normale scrivendo musica per l'orchestra di corte o direttamente per il principe, a lungo è passato per un banale uomo di corte che inanellava sinfonie, quartetti, trii, ecc. come si raccolgono i pomodori nell'orto.
In realtà Haydn non solo ha un'importanza fondamentale nella storia della musica perchè ha codificato la sinfonia scrivendone 104 o il quartetto per archi scrivendone una ottantina, ma era un grandissimo musicista pieno di sorprese, un uomo di spirito, un compositore mai banale. Del resto era ammiratissimo da Mozart che gli era sinceramente devoto, ricambiato, e che gli dedicò 6 quartetti che rappresentano una delle sue più alte riuscite artistiche e quindi di tutta la storia della musica.
Haydn era un compositore che ha fatto solo musica ed è giudicabile solo come musicista.
Non ci sono altre sovrastrutture o doppi sensi.
Non esiste musicista che più di Haydn sia stato vicino all'uomo anche nella vita di tutti i giorni.
Anche i titoli delle sue sinfonie non puntano al metafisico ma a cose molto concrete come l'orso, la gallina, il colpo di timpano, l'orologio, ecc.
La sua musica è sempre schietta, spiritosa, intelligente, onesta, chiara, priva di doppi sensi oscuri, immediatamente riconoscibile fino agli ultimi suoi grandi oratori e alle sue messe.
Le due sinfonie proposte oggi sono due sinfonie in tonalità minore tipiche del periodo Sturm und Drang. La n. 49 fu composta nel 1768, mentre la n. 44 risale verosimilmente al 1770 o 1771. Come si vede la sequenza dei numeri non ha un significato cronologico.
Gran pubblico con intere famiglie con figli anche molto piccoli al seguito; ce n'era una bellissima con una bambina che avrà avuto 5 anni e un bambino di al massimo due anni, tutto riccioli con il suo bravo ciuccio in bocca. Grandissimo successo per tutti, compreso il solista del concerto per violoncello, il primo violoncello dell'orchestra Mario Grigolato, che è venuto fuori egregiamente dal difficile concerto.
Segnalo a titolo d'esempio di musica di Haydn, il finale della sinfonia n. 88, che non ha titolo, diretta da Leonard Bernstein, che ha dimostrato, ad esempio, quanto le ultime messe di Haydn scritte nei primissimi anni dell'ottocento, puntassero già a Beethoven ed è stato sempre un grande estimatore della sua musica tando da poter tranquillamente essere considerato uno dei suoi massimi interpreti. Musica piena di spirito, di humor che gira come una trottola.
Vedi anche questo scritto su Haydn da "Minima Musicalia".
Cervia
Qualche giorno fa mi sono capitate tra le mani vecchie fotografie che risalgono agli anni '50, quando d'estate andavo al mare a Cervia, in Romagna. Da qui mi è partito un amarcord vero e proprio. Arrivare a Cervia era una viaggio non breve. Partenza dalla Centrale di Milano; la locomotiva a vapore con le ruote enormi. Si arrivava a Rimini e lì si cambiava. La locomotiva a vapore diventava molto più piccola e si arrivava a Cervia rasentando case e canneti; di tanto in tanto si vedeva il mare, una striscia azzurra sul fondo, un brulicare di riflessi. Davanti alla stazione di Cervia, sulla piazza, si prendeva un calesse tirato da un cavallo e si prendeva la strada che conduce al Grand Hotel sulla spiaggia che allora era chiuso; una traversa prima si girava a destra e alla prima a sinistra. La seconda casa sulla destra era la nostra pensione gestita dai signori Benelli, Giovanni e Solisca che avevano tre figli. Uno, l'ultimo, era un po' più giovane di me e io giocavo soprattutto con lui. Cucina fantastica, tutto fatto in casa dalla Solisca con un gruppo di donne che l'aiutavano. Il nostro bagno era sul lungomare Deledda, vicino al Grand Hotel, il secondo o il terzo. Era molto semplice. C'erano le cabine a destra e a sinistra, la doccia, le liste di legno che si inoltravano nella spiaggia vuota; poi si doveva correre perchè la sabbia scottava fino alla fila di ombrelloni.

Da lì per arrivare al mare c'era ancora un bel tratto. Li si facevano le piste per le biglie, dei capolavori a curve paraboliche. La bagnina era un donnone felliniano con il grembiule bianco e il fazzoletto bianco in testa. Le giornate erano belle, calde. Qualche volta capitava una giornata brutta, come quella della foto; allora si andava ugualmente in spiaggia a passeggiare, se non pioveva. Quella è mia madre sulla spiaggia in una di quelle giornate.

Passavano i venditori di bomboloni ma non si potevano mangiare altrimenti si ritardava l'ingresso in acqua. C'era la mia amica di Milano Ambra, è la bambina con il panino in una foto fatta a San Marino; gli altri due sono un'altra amichetta di Milano e il figlio dei signori Benelli che invidiavo molto perchè era capace di nuotare sutto il pelo dell'acqua con gli occhi aperti.
Qualche anno fa passavo da quelle parti e ci sono tornato. Ho trovato subito la strada, sapevo perfettamente dove era il posto anche se erano passati più di quarant'anni. Entrando nella via dove si trova la pensione ho immediatamente sentito un profumo che non avevo più sentito da allora; è il profumo di una pianta, di un fiore della casa d'angolo. Veramente incredibile che ci fosse ancora!

Sono entrato con moglie e figli nel cortile della pensione dove facevo i compiti delle vacanze. Sul fondo, dove c'era e c'è la veranda, si è aperta la porta ed è uscito un signore piuttosto anziano. Mi ha guardato e mi ha chiamato per nome. Incredibile, mi aveva riconosciuto! Ha chiamato subito la Solisca dicendo: "Solisca, guarda che c'è" e anche lei mi ha riconosciuto subito. Ho capito che non solo io avevo vissuto quegli anni in modo molto intenso ma la stessa cosa era successa a loro. Evidentemente facevo parte di una storia importante, della storia della loro vita e del resto la nostra famiglia faceva parte di quella storia perche tanti altri nostri parenti erano andati da loro in vacanza. Anche Ambra passava da loro qualche volta. Ho saputo che era sposata con figli. L'ho cercata da allora ma non l'ho trovata. Ho risentito il loro bel modo di parlare, quella bella inflessione romagnola che ti parla subito di simpatia, di accoglienza, di generosità e che imparavo subito per la disperazione della mia maestra. Amo profondamente quella terra generosa.
Da lì per arrivare al mare c'era ancora un bel tratto. Li si facevano le piste per le biglie, dei capolavori a curve paraboliche. La bagnina era un donnone felliniano con il grembiule bianco e il fazzoletto bianco in testa. Le giornate erano belle, calde. Qualche volta capitava una giornata brutta, come quella della foto; allora si andava ugualmente in spiaggia a passeggiare, se non pioveva. Quella è mia madre sulla spiaggia in una di quelle giornate.
Passavano i venditori di bomboloni ma non si potevano mangiare altrimenti si ritardava l'ingresso in acqua. C'era la mia amica di Milano Ambra, è la bambina con il panino in una foto fatta a San Marino; gli altri due sono un'altra amichetta di Milano e il figlio dei signori Benelli che invidiavo molto perchè era capace di nuotare sutto il pelo dell'acqua con gli occhi aperti.
Qualche anno fa passavo da quelle parti e ci sono tornato. Ho trovato subito la strada, sapevo perfettamente dove era il posto anche se erano passati più di quarant'anni. Entrando nella via dove si trova la pensione ho immediatamente sentito un profumo che non avevo più sentito da allora; è il profumo di una pianta, di un fiore della casa d'angolo. Veramente incredibile che ci fosse ancora!
Sono entrato con moglie e figli nel cortile della pensione dove facevo i compiti delle vacanze. Sul fondo, dove c'era e c'è la veranda, si è aperta la porta ed è uscito un signore piuttosto anziano. Mi ha guardato e mi ha chiamato per nome. Incredibile, mi aveva riconosciuto! Ha chiamato subito la Solisca dicendo: "Solisca, guarda che c'è" e anche lei mi ha riconosciuto subito. Ho capito che non solo io avevo vissuto quegli anni in modo molto intenso ma la stessa cosa era successa a loro. Evidentemente facevo parte di una storia importante, della storia della loro vita e del resto la nostra famiglia faceva parte di quella storia perche tanti altri nostri parenti erano andati da loro in vacanza. Anche Ambra passava da loro qualche volta. Ho saputo che era sposata con figli. L'ho cercata da allora ma non l'ho trovata. Ho risentito il loro bel modo di parlare, quella bella inflessione romagnola che ti parla subito di simpatia, di accoglienza, di generosità e che imparavo subito per la disperazione della mia maestra. Amo profondamente quella terra generosa.
sabato 31 ottobre 2009
Stagione 2009/10 de LaVerdi - Concerto N. 6

Giovedì sera si è tenuto la prima delle tre repliche del VI concerto della stagione della Verdi. In esecuzione un brano bell'issimo dell'800 musicale, ovvero il Requiem di Verdi. Fu eseguito la prima volta il 22 maggio 1874, ad un anno dalla morte del Manzoni, ma Verdi non lo scrisse appositamente per Manzoni. Il nucleo primitivo del brano, il "Libera me Domine de morte aeterna", una grande scena drammatica per soprano, coro e orchestra, era stato composto dopo la morte di Rossini nel 1868 e doveva far parte di un requiem scritto a più mani. Il progetto non fu portato a termine. Verdi però continuò a lavorarci partendo proprio dal "Libera me Domine" facendo germinare da quel brano l'iniziale "Requiem aeternam" e il successivo "Dies irae". Dopo la morte di Manzoni completò il tutto con i brani mancanti e mise all'ultimo posto il "Libera me Domine" che costituisce in un certo senso un riepilogo dell'intero Requiem. Spesso il Requiem è stato criticato perchè non sarebbe musica casacra ma musica operistica camuffata da musica sacra. Sicuramente è vero che ci sono delle vere e proprie arie e tutti i cantanti hanno modo di sfilare per dimostrare la propria bravura, però direi che tutto è funzionale a un'espressione che va oltre l'estetica dell'opera. Ad esempio l'iniziale "Requiem aeternam" sfocia alla fine nel canto spiegato dei cantanti, ma inizia dal nulla iniziale e dal senso di smarrimento di fronte alla morte. La sequenza del Dies irae è, nel suo complesso, un grandissimo affresco musicale che inizia con in grido di terrore del Dies irae per terminare nel canto spoglio e compassionevole del Lacrymosa, dove Verdi riutilizza musica scritta originariamente per il Don Carlo, con l'invocazione finale "dona eis requiem", quasi uno scongiuro, e il luminoso Amen finale. Il conclusivo "Libera me Domine" è una grande scena in cui si risente molta musica già sentita di cui costituisce l'origine e termina sottovoce sulle parole del Libera me dette dal soprano e sillabate sottovoce dal coro, un'invocazione interpretabile come una professione di fede vissuta nel timore di Dio ma anche come una speranza, un'invocazione di fronte al mistero del nulla. Pagina vertiginosa. L'esecuzione è stata molto buona. Ottima nell'orchestra e nel coro che porta l'eredità del suo fondatore Romano Gandolfi, che non è più tra noi da tre anni, che per tanti anni ha fatto il Requiem con Abbado, facendone una ragione di tutta la sua vita artistica e umana. Buoni i cantanti senza eccellere in assoluto.
mercoledì 28 ottobre 2009
Antonia
Ieri sera è morta la nostra amica Antonia, dopo breve sofferenza, come si dice in questi casi. La malattia implacabile l’ha portata via in tre mesi, prima nella coscienza e nella mente e poi nel corpo.
Se ne è andata lasciando un figlio liceale che ora avrà come sostegno solo i parenti più stretti e gli amici e davanti a sè una vita che più che mai è un'incognita.
Noi la ricorderemo per il suo sorriso enigmatico, la sua convivialità accompagnata però sempre da un piccolo mistero e il suo strano modo di parlare, come una carezza.
Così, un’altra persona che conoscevamo bene, se ne è andata valicando quel limite tra la vita e la morte che tanto spaventa.
Uno ha detto: “Io non ho paura della morte, ho paura di morire” ed è vero perché quando si è morti si è morti; forse c’è un’altra vita o forse non c’è niente; è un ritorno da dove si era venuti, un nulla di cui non abbiamo coscienza né conoscenza. La nostra vita, alla fin fine, è stato un breve tragitto durato pochi anni tra due misteri, il prima e il dopo.
La nascita però non ci ha spaventato; non eravamo neanche coscienti del fatto di nascere; siamo stati concepiti e dopo nove mesi siamo nati perché la natura funziona così. Si nasce solo così e solo in quel modo.
Morire invece si può in infiniti modi e noi non sappiamo come moriremo ne quando e questo ci spaventa, ci mette in ansia anche se allontaniamo continuamento questo pensiero. Inoltre moriremo provenendo dalla vita cosciente e sappiamo che, in ogni caso, ci dispiacerà lasciare le persone che si conoscono, i piaceri della vita e anche i suoi dolori. Ma è inevitabile che ciò accada. Tutti sono morti, persone dalla grandezza d’animo incredibile come don Gnocchi, papa Giovanni o mia nonna, grandissimi artisti come Bach, Dante o Michelangelo, persone incredibilmente diaboliche come Hitler o Stalin, il più grande miliardario come l’ultimo miserabile sulla faccia della terra.
È il nostro destino e dobbiamo solo cercare di vivere al meglio la nostra vita, fin che c’è.
Le dedico l'inizio della cantata BWV 106 "Gottes zeit ist allerbeste Zeit' (Il tempo di Dio è il tempo più giusto) di Bach detta "Actus tragicus", scritta per un funerale di un suo parente, nel 1707 o 1708; Bach aveva 22 anni quando la scrisse.
È un inizio dolce che non ha nulla di tragico. Una visione serena e consolatoria, una dolce musica cullante al suono di due flauti dolci.
Se ne è andata lasciando un figlio liceale che ora avrà come sostegno solo i parenti più stretti e gli amici e davanti a sè una vita che più che mai è un'incognita.
Noi la ricorderemo per il suo sorriso enigmatico, la sua convivialità accompagnata però sempre da un piccolo mistero e il suo strano modo di parlare, come una carezza.
Così, un’altra persona che conoscevamo bene, se ne è andata valicando quel limite tra la vita e la morte che tanto spaventa.
Uno ha detto: “Io non ho paura della morte, ho paura di morire” ed è vero perché quando si è morti si è morti; forse c’è un’altra vita o forse non c’è niente; è un ritorno da dove si era venuti, un nulla di cui non abbiamo coscienza né conoscenza. La nostra vita, alla fin fine, è stato un breve tragitto durato pochi anni tra due misteri, il prima e il dopo.
La nascita però non ci ha spaventato; non eravamo neanche coscienti del fatto di nascere; siamo stati concepiti e dopo nove mesi siamo nati perché la natura funziona così. Si nasce solo così e solo in quel modo.
Morire invece si può in infiniti modi e noi non sappiamo come moriremo ne quando e questo ci spaventa, ci mette in ansia anche se allontaniamo continuamento questo pensiero. Inoltre moriremo provenendo dalla vita cosciente e sappiamo che, in ogni caso, ci dispiacerà lasciare le persone che si conoscono, i piaceri della vita e anche i suoi dolori. Ma è inevitabile che ciò accada. Tutti sono morti, persone dalla grandezza d’animo incredibile come don Gnocchi, papa Giovanni o mia nonna, grandissimi artisti come Bach, Dante o Michelangelo, persone incredibilmente diaboliche come Hitler o Stalin, il più grande miliardario come l’ultimo miserabile sulla faccia della terra.
È il nostro destino e dobbiamo solo cercare di vivere al meglio la nostra vita, fin che c’è.
Le dedico l'inizio della cantata BWV 106 "Gottes zeit ist allerbeste Zeit' (Il tempo di Dio è il tempo più giusto) di Bach detta "Actus tragicus", scritta per un funerale di un suo parente, nel 1707 o 1708; Bach aveva 22 anni quando la scrisse.
È un inizio dolce che non ha nulla di tragico. Una visione serena e consolatoria, una dolce musica cullante al suono di due flauti dolci.
lunedì 26 ottobre 2009
Primarie PD
Fabrizio Cicchitto del PDL interviene sulle primarie del PD come riportato dal Corriere della Sera.
Lo definisce un "Un esercizio anomalo, non chiaro, espressione di un partito allo sbando".
Ora io credo in primo luogo che tre milioni di votanti meritino comunque rispetto; come si può continuare a far finta di desiderare un dialogo con una opposizione quando poi c'è una simile mancanza di rispetto sempre e comunque.
In secondo luogo non capisco perchè intervanga a dire la sua su una questione che non lo riguarda sollevando questioni procedurali.
In terzo luogo mi chiedo per quale motivo quelli del PDL debbano sempre ricordare quasi con rammarico che questa opposizione è allo sbando e che purtroppo hanno a che fare con una simile opposizione: di cosa si preoccupano, con la maggioranza che hanno e la coesione che c'è nell'attuale loro maggioranza!
In quarto luogo sono curioso di vedere i risultati dei prossimi appuntamenti elettorali.
Lo definisce un "Un esercizio anomalo, non chiaro, espressione di un partito allo sbando".
Ora io credo in primo luogo che tre milioni di votanti meritino comunque rispetto; come si può continuare a far finta di desiderare un dialogo con una opposizione quando poi c'è una simile mancanza di rispetto sempre e comunque.
In secondo luogo non capisco perchè intervanga a dire la sua su una questione che non lo riguarda sollevando questioni procedurali.
In terzo luogo mi chiedo per quale motivo quelli del PDL debbano sempre ricordare quasi con rammarico che questa opposizione è allo sbando e che purtroppo hanno a che fare con una simile opposizione: di cosa si preoccupano, con la maggioranza che hanno e la coesione che c'è nell'attuale loro maggioranza!
In quarto luogo sono curioso di vedere i risultati dei prossimi appuntamenti elettorali.
Milano musica
L'anno prossimo devo assolutamente ricordarmi di andare ai concerti di Milano Musica. Per quest'anno credo ci si ormai poco da fare per i concerti di Boulez e Pollini che faranno Bartok. Credo che oggi non esista coppia di esecutori migliori per Bartok.
Filmini e politica
Marrazzo, governatore del Lazio, si autosospende a seguito della storia del filmino con un trans per il quale, pare, sarebbe stato ricattato da 4 carabinieri ora in carcere; credo si tratti di concussione. Ora, pare che forse nientemento che il presidente del consiglio SB abbia avvisato, forse, qualche giorno prima dell'uscita della notizia lo stesso Marrazzo rassicurandolo però che, pare, forse, il suo gruppo editoriale non avrebbe utilizzato il filmino contro di lui perchè a un settimanale del suo gruppo i 4 avevano offerto il filmino, penso in cambio di soldi. Mi sembra un'enormità. Se fosse vera avremmo un presidente del consiglio che garantisce un politico sull'operato del "suo" gruppo per avere qualcosa in cambio? O solo per bontà d'animo?
Personalmente, stando alle notizie che abbiamo, in tutta questa vicenda non ci vedo per niente chiaro.
Attendo fiducioso le risultanze dell'inchiesta.
Personalmente, stando alle notizie che abbiamo, in tutta questa vicenda non ci vedo per niente chiaro.
Attendo fiducioso le risultanze dell'inchiesta.
sabato 24 ottobre 2009
Stagione 2009/10 de LaVerdi - Concerto N. 5

Giovedì sera quinto concerto della stagione de la Verdi con musiche di Brahms e di Schubert.
Di Brahms è stato eseguito il concerto per violino e violoncello op. 102.
Si tratta dell’ultima opera sinfonica di Brahms. Dei concerti che Brahms ha scritto questo è sicuramente il meno famoso e conosciuto. È un concerto severo ed austero che non concede nulla al pubblico assetato di virtuosismi ed equilibrismi. È un brano nello stile dell’ultimo Brahms, con un materiale musicale molto scarno ma utilizzato con grande sapienza e scienza musicale. Di conseguenza è una musica un po’ difficile, una specie di trio per violino, violoncello e pianoforte con l’orchestra al posto del pianoforte. I temi musicali sono molto scarni. Invano si cercherebbero grandi melodie e slanci od effusioni sentimentali. Tutto è un po’ raggelato. Per questo motivo, probabilmente, prende abbastanza poco il grande pubblico; una composizione di grande intelligenza musicale ma priva di quei connotati che la possano rendere realmente popolare.

Di Schubert sono stati eseguiti due brani; un balletto dall’opera “Rosamunda” e la sinfonia n. 9 in Do maggiore detta “La Grande”.
Quando si considera la musica di Schubert ci si dovrebbe sempre ricordare che si tratta della musica di un adolescente prima e di un giovane poi. Schubert, infatti, morì giovanissimo a 31 anni, più giovane di Mozart. Inoltre non era un musicista professionista che tiene concerti. Non era neanche un dilettante, però, perché aveva fatto solidi studi musicali. Aveva studiato con Salieri, che gli aveva tirato fuori la melodia dall’animo, ed era un ottimo pianista. Come compositore fu piuttosto anomalo. Infatti, della circa 1000 composizioni di cui si compone il suo catalogo, il 70% circa sono lied, ovvero canzoni. Schubert aveva un vero genio per la comprensione poetica di un testo e la sua traduzione in musica. Musicò poesie di grandi poeti come Goethe, Schiller e Heine ma nella maggior parte dei casi mise in musica poesie d’amici, testi senza grandi pretese che fornivano un’immagine, suscitavano un sentimento ora amoroso, ora di disillusione, ora di disperazione o di gioia, ora di felicità nell’amicizia, ora di nostalgia. Si appropriava musicalmente del testo a tal punto che, conoscendo il lied, non è possibile leggere il testo senza sentire nell’orecchio la musica. Questo genere fu il primo in cui si cimentò e quello che lo accompagnò fino all’ultimo giorno della sua vita. Schubert però compose anche altra musica. Soprattutto per pianoforte a due e quattro mani, e poi altra musica da camera, trii, quartetti, quintetti, sonate per violino e pianoforte. Compose anche parecchia musica sacra. In un genere cercò sempre di farsi strada senza però alcun successo, ovvero l’opera. Iniziò a scriverne fin dalla prima giovinezza ma non produsse altro che bozze incompiute od opere che non vennero mai rappresenta o che se rappresentate non ebbero alcun successo e furono ritirate immediatamente. L’opera “Rosamunda”, composta nel 1823, è una di queste. Sono sopravissute alcune musiche orchestrali, intermezzi e balletti, e alcune parti cantate tra cui un lied “Der Vollmond Strahlt” che è l’unico lied di Schubert per voce e orchestra (esiste peraltro anche la versione per voce e pianoforte). Possiede delle musiche bellissime, di una poesia purissima. Uno di questi brani fu riutilizzato da Schubert medesimo come secondo tempo di un quartetto e successivamente come tema per il terzo impromptu dell’opera 142.
Schubert non si cimentò mai nel genere concerto. Invece, anche qui fin dall’adolescenza iniziò a scrivere sinfonie, per sé, tutte mai eseguite se non 50 o 60 anni dopo la loro composizione. Schubert aveva davanti a sé l’immagine di Beethoven. Poteva cimentarsi con Beethoven? No di certo. Di Beethoven non aveva la forza, l’organizzazione logica né il senso etico. Tra il 1813 e il 1818 scrisse le prime sei sinfonie dove mise progressivamente a punto un linguaggio più personale, discorsivo, aggraziato; in questo senso la V e la VI sinfonia sono dei veri capolavori. Negli anni successivi abbozzò vari lavori, era alla ricerca di un linguaggio nuovo e di una forma nuova, finchè nel 1822 scrisse due movimenti di una sinfonia che non completò; la mise in un cassetto e lì rimase per anni finché fu ritrovata ed eseguita nel 1865, la famosa "Incompiuta". Da varie altre bozze nacque invece la sua ultima sinfonia completata nell’anno della morte, il 1828. Un’opera smisurata, assolutamente nuova nella concezione. Una delle caratteristiche dello Schubert sinfonico è il suono così tipico della sua orchestra. Nessuno riesce a far suonare gli strumenti in modo così puro come fa Schubert; un clarinetto, un flauto, un oboe aleggiano nell’aria, solo con Schubert il suono degli strumenti si diffonde nella sala in modo così puro. Un’altra caratteristica è la dilatazione dei temi musicali. Questa caratteristica della cantabilità e del suono della musica di Schubert deriva dal fatto che la sua musica nasce in primo luogo dal canto, che resta sempre il mezzo d'espressione più naturale in Schubert. Gli sviluppi sono lenti e si passa da un momento musicale all’altro per progressioni che rielaborano in continuazione il materiale e che pian piano mutano la nostra visione della musica e ad un tratto ci si accorge di essere in una nuova dimensione; la musica in certi momenti sembra spegnersi creando sospensioni temporali dove pare che sia entrato tra le file dell’orchestra una nuova persona. Schubert ha bisogno di pazienza, ci vuole calma e non si può avere fretta di arrivare subito alla conclusione. Schubert nella sua musica ci chiede di attivare tutte le nostre facoltà non solo uditive nel senso fisico, ma in un senso quasi extrasensoriale; è come se la musica uscisse fuori dalla sua mente per puro istinto, per un flusso di coscienza involontario.
L’esecuzione di Rilling è stata, direi, normale. Io, personalmente,avrei un’andatura più rilassata soprattutto in alcuni luoghi eletti, il secondo movimento e il trio dello scherzo, dove la musica si effonde come in una danza carica di nostalgia, nostalgia di cosa in un giovane di trent'anni! (Ascoltare il magnifico Bohm al minuto 4.30)
venerdì 23 ottobre 2009
Un gruppo di Facebook, con un'adesione, pare, di 19000 persone, vorrebbe uccidere Berlusconi. Questa cellula eversiva di 19000 persone tutte identificabili e penso identificate a breve rappresenterebbe una minaccia per la sicurezza nazionale. Si attende di conoscere luogo ed ora in cui i congiurati si incontreranno per portare a compimento l'efferato delitto; niente paura, comunque, questi dati verranno pubblicati in rete. Perditempo astenersi.
Il gruppo è stato chiuso e già che ci siamo farei mettere a punto a qualche politico addentro nei problemi della comunicazione una nuova normativa per mettere sotto controllo il traffico su internet; anzi, fosse per me, per la sicurezza nazionale, oscurerei la rete ed in particolar modo tutti gli accessi a siti stranieri. C'è stato già, qualche tempo fa, un tentativo di introdurre una normativa a questo proposito, ma non se ne è fatto nulla, anche per le proteste dei soliti facinorosi, teorici della comunicazione e vaneggiatori della sicurezza informatica.
Anni fa, "Cuore", un quotidiano dalle prime pagine fulminanti ai tempi di mani pulite, come "Scatta l'ora legale, panico tra i socialisti", "Salvo Lima come John Lennon, ucciso da un fan impazzito", "Aiuta lo Stato: uccidi un pensionato" (da Wikipedia) organizzò il "giudizio universale" dove ognuno poteva scrivere alla redazione per segnalare la cosa che più gli piaceva fare o gli sarebbe piaciuto fare. Ne vennero fuori di tutti i tipi, ad esempio "Spianare la gobba ad Andreotti" ed altre molto più prosaiche.
Alla fine vinse, "L'amore" che mi sembra una cosa saggia.
Quella fu un'iniziativa molto più intelligente di questa organizzata su Facebook dove si impone già un'idea e si raccolgono solo adesioni; sarebbe stato molto meglio lanciare un nuovo "Giudizio universale" almeno ognuno si sarebbe presa l'incombenza di pensare a qualcosa e di prendersene la responsabilità, pur tenendo conto dell'aspetto ludico di qualcosa che comunque è un gioco.
Il gruppo è stato chiuso e già che ci siamo farei mettere a punto a qualche politico addentro nei problemi della comunicazione una nuova normativa per mettere sotto controllo il traffico su internet; anzi, fosse per me, per la sicurezza nazionale, oscurerei la rete ed in particolar modo tutti gli accessi a siti stranieri. C'è stato già, qualche tempo fa, un tentativo di introdurre una normativa a questo proposito, ma non se ne è fatto nulla, anche per le proteste dei soliti facinorosi, teorici della comunicazione e vaneggiatori della sicurezza informatica.
Anni fa, "Cuore", un quotidiano dalle prime pagine fulminanti ai tempi di mani pulite, come "Scatta l'ora legale, panico tra i socialisti", "Salvo Lima come John Lennon, ucciso da un fan impazzito", "Aiuta lo Stato: uccidi un pensionato" (da Wikipedia) organizzò il "giudizio universale" dove ognuno poteva scrivere alla redazione per segnalare la cosa che più gli piaceva fare o gli sarebbe piaciuto fare. Ne vennero fuori di tutti i tipi, ad esempio "Spianare la gobba ad Andreotti" ed altre molto più prosaiche.
Alla fine vinse, "L'amore" che mi sembra una cosa saggia.
Quella fu un'iniziativa molto più intelligente di questa organizzata su Facebook dove si impone già un'idea e si raccolgono solo adesioni; sarebbe stato molto meglio lanciare un nuovo "Giudizio universale" almeno ognuno si sarebbe presa l'incombenza di pensare a qualcosa e di prendersene la responsabilità, pur tenendo conto dell'aspetto ludico di qualcosa che comunque è un gioco.
mercoledì 21 ottobre 2009
Bastardi senza gloria

Ho visto l'ultimo film di Tarantino.
Non si deve cercare alcuna verosimiglianza storica perchè le cose non sono andate così, ovviamente.
E' un film in stile Tarantino che partendo dal solito stereotipo degli americani che lottano contro il male per salvare il mondo, ingigantisce questo concetto fino al paradosso e forse anche al ridicolo.
Film in stile pulp, come al solito, piuttosto crudo.
Poche scene lentissime ed estenuanti fatte di discorsi spesso fatui e risibili in attesa che succeda qualcosa con soluzione finale che in genere è una strage.
Non so se definirlo una delirante sciocchezza o una consapevole derisione di un certo genere di filmografia, più o meno come ha fatto Tim Burton con i film di marziani e alieni quando ha girato "Mars attack".
Del resto anche il titolo è sintomatico: quelli sono soldati le cui imprese non portano al patriottismo o ad un sentimento di amore per la libertà, sono solo dei bastardi senza gloria.
Un film come un gioco infantile dove si facevano indifferentemente stragi di buoni e di cattivi.
Visto l'amore di Tarantino per Sergio Leone mi aspetto che prossimamente faccia un western kitch e iperrealista. Almeno ci sarebbe qualcosa con cui divertirsi al cinema.
martedì 20 ottobre 2009
Educazione civica
Con i tempi che corrono in cui se ne sentono di tutti i tipi sulle istituzioni della Repubblica Italiana e sui loro ruoli e prerogative credo che si dovrebbe tornare ad insegnare seriamente e sistematicamente nelle scuole l'educazione civica.
Questa materia è sempre stata piuttosto trascurata tanto che ricordo benissimo come il libro di educazione civica a fine anno fosse praticamente nuovo.
Credo però, che con tante riforme della scuola che si sono succedute negli ultimi anni, e che paiono ancora necessarie, almeno a sentire alcuni esponenti dell'attuale maggioranza, sarebbe auspicabile un maggior impegno perchè l'educazione civica sia insegnata seriamente e sistematicamente nelle scuole, al di là della buona volontà di alcuni casi singoli di insegnanti meritevoli di lode.
Servirebbe almeno per fornire ai giovani strumenti di giudizio sulle tante affermazioni che si sono sentite di recente sugli organi dello Stato e sul loro rapporto con la politica.
Servirebbe anche a mettere un po' di ordine nelle menti dei cittadini italiani che mi sembrano alquanto confuse da tutto quello che si sente, perchè la disinformazione e la mistificazione si alimentano con la non conoscenza.
Questa materia è sempre stata piuttosto trascurata tanto che ricordo benissimo come il libro di educazione civica a fine anno fosse praticamente nuovo.
Credo però, che con tante riforme della scuola che si sono succedute negli ultimi anni, e che paiono ancora necessarie, almeno a sentire alcuni esponenti dell'attuale maggioranza, sarebbe auspicabile un maggior impegno perchè l'educazione civica sia insegnata seriamente e sistematicamente nelle scuole, al di là della buona volontà di alcuni casi singoli di insegnanti meritevoli di lode.
Servirebbe almeno per fornire ai giovani strumenti di giudizio sulle tante affermazioni che si sono sentite di recente sugli organi dello Stato e sul loro rapporto con la politica.
Servirebbe anche a mettere un po' di ordine nelle menti dei cittadini italiani che mi sembrano alquanto confuse da tutto quello che si sente, perchè la disinformazione e la mistificazione si alimentano con la non conoscenza.
lunedì 19 ottobre 2009
Bach

Ieri, dopo parecchio tempo, ho ripreso a studiare Bach. Spero da qui in avanti di avere più tempo per farlo. Peraltro mi rendo conto del fatto che si tratta di un'impresa improba perchè Bach ha la tendenza a frantumarsi in mille pezzi, cioè non è facilmente inquadrabile, non è un monumento, non è un personaggio monolitico; invece è come un prisma che emana luci di mille colori attorno a sè quando viene messo alla luce e lo si guarda attentamente.
Ho ripreso lì dove avevo lasciato, ovvero alle cantate per la prima domenica d'Avvento, che sono 3, le BWV 61, 62 e 36.
Quest'ultima cantata ha una storia curiosa e complessa.
Di questa cantata esistono 5 versioni di cui tre secolari e due sacre. Probabilmente la storia complessa di questa cantata è sintomatica dell’alta stima che Bach aveva di questa musica.
La prima versione, Schwingt freudig euch empor (BWV 36c), fu scritta nella primavera del 1725 su testo probabilmente di Picander. Dal testo si deduce che la cantata era destinata al festeggiamento del compleanno di un insegnante della Thomasschule o dell’Università la cui identità non è sicura; potrebbe essere Johann Burckhard Mencke (1675-1732), professore di diritto all’Università e che all’epoca compiva 50 anni.
L’anno successivo o nel medesimo 1725 Bach utilizzò nuovamente quella musica per rifonderla in una nuova cantata, Steigt freudig in die Luft (BWV 36a), composta come cantata di auguri per il compleanno della principessa Charlotte Friederike Wilhelmine di Anhalt-Cöthen (30 novembre 1702 – 22 luglio 1785), seconda moglie del Principe Leopoldo e fu quindi eseguita il 30 novembre 1726 o 1725. Il testo era ancora di Picander. La cantata è perduta.
Successivamente, tra il 1726 e il 1730, Bach scrisse, utilizzando lo stesso materiale, una cantata per la prima domenica d’Avvento, Schwingt freudig euch empor (BWV 36A). La cantata, in questa prima versione, contiene 5 brani.
Il risultato probabilmente non soddisfece del tutto Bach che nel 1731 espanse il lavoro e fece diverse modifiche strutturali inserendo nuove strofe tratte da un inno di Martin Lutero portando in questo modo i brani da 5 a 8; questa è la versione BWV 36B comunemente indicata come 36.
Infine nel 1735 Bach utilizzò nuovamente quel modello per scrivere un’altra cantata, Die Freude reget sich (BV 36b), per il festeggiamento del compleanno di un professore, Johann Florens Rivinius docente di Giurisprudenza all’università, della quale era stato eletto rettore proprio in quel 1735.
La cosa interessante è il fatto che Bach, per occasioni così diverse, non sentì il bisogno di scrivere della musica nuova; semplicemente adattò una musica già scritta per un'altra occasione. Del resto la musica di Bach appartiene ad un unico flusso d'ispirazione che di volta in volta si adatta alle diverse occasioni ma non si differenzia in modo così drastico nei generi musicali. Sacro o profano, cambia abbastanza poco. L'approccio mentale di Bach rimane sempre il medesimo.
Ciò non sarebbe stato concepibile ai tempi, poniamo di Beethoven o di Brahms dove ogni musica era composta per l'occasione specifica per cui ogni materiale musicale finiva per trovare la sua collocazione in una specifica composizione, un concerto, una sinfonia, una sonata, un quartetto, ecc.
Ci sono state delle eccezioni, un intermezzo per "Rosamunda" di Schubert utilizzato in un quartetto e in un brano pianistico, o un brano delle "Creature di Prometeo" di Beethoven nato per balletto, diventato un tema per variazioni per pianoforte e utilizzato poi nel finale della III sinfonia, ma in questi casi la musica viene completemante rielaborata e non usata pari pari.
venerdì 16 ottobre 2009
Istituzioni

Sul Fatto di oggi Barbara Spinelli scrive un articolo interessante sulla crisi dello Stato Italiano.
Trovo interessanti molte cose di quelle che scrive ma soprattutto la conclusione dove si ricorda come la democrazia è un regime che diffida di se stesso e quindi contrasta le naturali tendenze totalitarie del potere con regole che le correggano, regolano che non mutano con le maggioranze e che restano nel tempo indipendentemente da chi governa.
Per questo motivo già dal medioevo si parlava del doppio corpo del re: uno mistico, la corona, incarnato nel corpo fisico del re e destinato a perpretarsi, ed uno fisico che dura la vita fisica della persona. La stessa cosa vale per la democrazie: esiste il corpo della legge e delle regole dettate dalla costituzione e il corpo fisico dell'esecutivo che per sua natura dura, non solo per la durata della sua vita fisica, ma per la durata del mandato ricevuto dal voto.
Questo è importante ricordarlo in un momento in cui B. ricorda, ad esempio, che rimarrà al potere per sempre, ma forse era solo una battuta. Ed è importante ricordarlo in un momento in cui continuamente si ripete che l'esecutivo, essendo stato eletto dal popolo che è sovrano, ha ricevuto il mandato per governare, il che è giusto, ma sembra poi che questo mandato possa essere usato per giustificare e motivare qualsiasi decisione venga presa o qualsiasi legge venga fatta e se poi questa legge viene rigettata da un organo di controllo competente allora si inizia una campagna di delegittimazione, un vero gioco al massacro delle istituzioni che non si sa dove ci porterà.
Negli ultimi giorni si è attaccato il Presidente della Repubblica dicendo che è di parte; ora, andando avanti per questa strada, si dice che è stato eletto dalla sinistra e quindi pare che chi appartiene all'odierna maggioranza possa anche non riconoscerlo come proprio presidente e si parla di "coabitazione". La stessa cosa però potrebbe essere detta dei presidenti di Camera e Senato, eletti dall'attuale maggioranza ai quali l'opposizione potrebbe non riconoscere autorevolezza. Lo stesso esecutivo è lì perchè eletto ma non da tutti, più o meno da un quarto degli italiani, considerando la maggioranza che ha e le astensioni al voto e quindi chi non li ha votati potrebbe benissimo dire che non reputa degni di considerazione coloro che li governano. Di questo passo si apre una guerra per bande, una bagarre volgare.
Chi governa dovrebbe solo ricordarsi che il suo mandato dura 5 anni nei quali deve cercare di agire per il meglio "nell'interesse esclusivo del paese" come ha giurato sulla Costituzione, e quella non è solo una bella frasetta da pronunciarsi con bella voce.
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