lunedì 14 dicembre 2009

Stagione 2009/10 - Serie '900 III - Berg & Webern


Nel discovery concert di ieri mattina il maestro Francesco Maria Colombo ha proseguito con la perlustrazione di quel periodo musicale che si estende dall'inizio del '900 fino alla morte di Alban Berg nel 1935.

Dopo aver parlato la volta scorsa di Arnold Schoenberg, questa volta ha preso in considerazione i suoi due grandi allievi, Alban Berg e Anton Webern.

Periodo cruciale quello di inizio secolo, in cui a Vienna l'arte prende la strada del dionisiaco e della profondità, mentre a Parigi prende quella apollinea dell'ordine e del distacco da tutto ciò che era stato nell'arte precedente.

Dopo il Tristano di Wagner il linguaggio musicale da un lato si complicò sempre di più arrivando a dei grovigli parossistici come quelli delle composizioni giovanili di Schoenberg e dall'altro si prese coscienza che la dissonanza non doveva/poteva più essere vista, come nell'armonia classica, come un punto di transizione e tensione verso un'altra consonanza, ma assumeva un valore in sè e si arriva anche al punto in cui, ribaltando l'approccio al problema consonanza/dissonanza, la consonanza non è più un punto di approdo ma di instabilità e la dissonanza viene vista come un punto di riposo. Si poneva però il problema di come andare avanti su questa strada e soprattutto come riuscire a costruire brani di una certa estensione, visto che tutto quanto veniva scritto aveva le caratteristeche dell'aforisma. Arnold Schoenberg passò un periodo estremamente critico dove praticamente smise di comporre ed alla fine ne uscì con la codificazione della tecnica dodecafonica nella quale ogni nota ha lo stesso peso delle altre e tutto nasce da una serie di 12 note diverse trattata con tecniche precise.

Con la tecnica dodecafonica Schoenberg sarà in grado di scrivere opere vaste come "Mosè e Aronne", rimasta però incompiuta, e Berg scriverà opere capitali come "Wozzeck", "Lulu" e il concerto per violino.

Webern, invece, una asceta intransigente che, come riconosceva con enorme stima lo stesso Stravinskij che in genere era molto acido con i colleghi, proseguirà per tutta la vita incurante di tutto e di tutti, a forgiare gemme purissime, aforismi brevissimi in cui ogni nota e ogni pausa è calcolata al millimetro, brani nei quali in pochi secondi si concentra un intero universo.

Di Berg, un uomo alto e bello come Oscar Wilde, è stata eseguita la prima parte della suite dalla "Lulu", un brano estremamente lirico, ma di una liricità malata come del resto si addice al tema della Lulu, una donna perversa, amante di innumerevoli uomini che porta tutti alla rovina tranne l'ultimo, Jack lo squartatore, che la ucciderà.

Di Webern invece sono stati eseguiti i magnifici 6 pezzi opera 6 del 1909. Opera concentratissima di grande poesia e lirismo, tranne che nel IV brano, una marcia funebre, probabilmente la marcia funebre più terrificante di tutta la storia della musica, scritta solo per percussioni e fiati, un grido espressionistico di inaudita violenza.

Si può notare anche come questo tipo di musica abbia influenzato tutta la musica da film, tanto che Schoenberg stesso scrisse una colonna sonora per un film immaginario. Non esiste musica da film che non ricordi questa musica di inizio '900 ogni volta in cui si deve rappresentare in musica sentimenti quali la paura, la tensione, l'angoscia, il terrore.

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