domenica 14 ottobre 2012

Mendelssohn & co.

Per mancanza di tempo non avevo intenzione di scrivere qualcosa del concerto di questa mattina con musiche di Auber, David e Mendelssohn ma dopo un'esecuzione come quella data dal maestro Giuseppe Graziosi ottimamente eseguita dall'orchestra Giuseppe Verdi ho cambiato idea.
Raramente, mai credo, ho ascoltato un'Italiana così bella in tutti i movimenti. Pieno di slancio il primo, calibratissimo e pieno di poesia il secondo, assolutamente esemplare il terzo nell'esposizione della frase dei violini con una differenziazione millimetrica dei piani sonori, dei legati e dei non legati (solo in Toscanini ho sentito qualcosa di simile), fulminante e travolgente il saltarello finale. Veramente molto molto bello e un grande bravi a tutti.
Un bravo, anzi bravissimo a Giuliano Rizzotto nel concertino per trombone di David.
Un bel successo per una domenica mattina passata in modo intelligente ed appassionato.

venerdì 12 ottobre 2012

Da Sciortino a Brahms

Ieri sera Gaetano d'Espinosa ha diretto l'ultimo dei tre concerti consucutivi sul podio dell'orchestra Verdi.
Il concerto è iniziato con un brano di Orazio Sciortino, pianista e compositore siracusano classe 1984, dal titolo Träume (Trauer) Stimmen in prima esecuzione. Il titolo rimanda ad una dimensione di sogno e di dolore da cui emergono delle voci. Il pezzo ha quindi una dimensione onirica, come una manifestazione sonora di un sogno, appunto, o di un incubo in cui tutto precipita nell'accelerazione finale. Non che sia una tematica particolarmente nuova; personalmente diffido molto da interpretazioni psicoanalitiche che trovo stucchevoli. La musica comunque produceva un certo effetto ed il brano ha tratto un sicuro vantaggio dalla sua brevità, dieci minuti circa. Applausi abbastanza stentati in attesa di altre prove da parte di questo giovane compositore.
Seguiva il secondo concerto per violino di Mario Castelnuovo Tedesco, un'opera del 1931/1932, scritto per Jasha Heifetz che lo eseguì alla prima di New York con la direzione di Arturo Toscanini. Il concerto ha come sottotitolo I Profeti ed in effetti i tre movimenti hanno a loro volta dei sottotitoli, Isaia, Geremia ed Elia. E' evidente l'ascendenza ebraica di questa musica come si vede dal carattere delle melodie che vengono intonate, ad esempio all'inizio del secondo movimento, e dall'uso dell'arpa che accompagna spesso il violino, ad esempio nella bella cadenza alla fine del primo movimento. L'opera non è certo modernista. E' quella musica di cui non si può dire che la si sarebbe potuta comporre 30 anni prima ma che paragonata con altre musiche di quel periodo (Berg, Stravinskij, Schoenberg, ecc.) mostra un certo tradizionalismo. Comunque si tratta di un bel concerto, nel suo complesso, con momenti bellissimi, soprattutto nei primi due movimenti. Purtroppo questo concerto, come tanta musica degli autori italiani di quel periodo (Pizzetti, Ghedini, Casella, Malipiero, Respighi, ecc.), con poche eccezioni, è molto trascurata nelle sale da concerto se non addirittura cancellata, snobbata, come se non esistesse. L'esecuzione del concerto ha goduto dell'ottima interpretazione del violinista Domenico Nordio che ha suonato con gran passione, partecipazione e bellissimo suono ottimamente accompagnato da Gaetano d'Espinosa. Buon successo per questo concerto poco conosciuto e bis bachiano.
Nella seconda parte del concerto c'era la terza sinfonia di Brahms. L'opera, come noto, inizia con un gesto quasi eroico, un atto di volontà che ben presto si spegne per lasciare spazio a microcosmi sonori più intimi. Nessuno dei movimenti termina con una qualche forma di affermazione, neanche il primo movimento che si spegne nel pianissimo nonostante tentativi finali di gesti eroici che ripiegano su posizioni più meditative e quasi rassegnate, né il finale dove dopo contrasti ed accensioni si torna al tema iniziale del primo movimento ma in pianissimo, come un sussurro. Personalmente è la sinfonia di Brahms che amo di più, senza dimenticare la quarta sinfonia che per molti aspetti è superiore alla terza, ma l'amore è un'altra cosa.
L'esecuzione di Gaetano d'Espinosa mi è parsa non impeccabile nel primo movimento per alcuni rapporti non perfetti tra le sezioni orchestrali ma dal secondo movimento in avanti è stata bellissima con un secondo movimento esemplare. Il finale è stato eseguito con grande energia e convinzione e lo spegnimento finale con grande delicatezza e senso poetico. Una bella prova di Gaetano d'Espinosa che ha diretto l'opera con grande passione come era evidente dal suo gesto perfino eccessivo in certi momenti, ad esempio nello sviluppo del primo movimento. Il gesto di d'Espinosa ricorda un po' quello di Georg Solti, che ascoltai proprio in questa sinfonia alla Scala, ma Solti, che era veramente aitante, aveva un gesto che pur esprimento il massimo dell'energia era più misurato.
Comunque spero di rivedere presto questo direttore sul podio della Verdi.
Molto buone le prestazioni dell'orchestra con le prime parti in bella evidenza, su tutti, senza voler far torto a nessuno, il bellissimo clarinetto di Raffaella Ciapponi in Brahms, il corno di Sandro Ceccarelli sempre in Brahms e l'arpa di Elena Piva nel concerto per violino.
Pubblico scarso (cosa si deve programmare per richiamare pubblico?). Un peccato perchè la proposta del concerto per violino è stata molto, veramente molto interessante e il pezzo di Sciortino, alla fin fine, era piuttosto inoffensivo (ho visto una signora abbastanza stagiona assopirsi; si sa, i sogni...).
Buon successo.

giovedì 11 ottobre 2012

Il Quartetto di Cremona a Milano Musica

Ieri sera per la rassegna di musica d'oggi Milano Musica si è tenuto un bel concerto con il grande Quartetto di Cremona che ha eseguito musiche di Anton Webern, Niccolò Castiglioni, che è il musicista attorno cui ruota la rassegna di quest'anno, Michele dall'Angaro e Bela Bartok.
Di Anton Webern sono stati eseguiti un brano giovanile del 1905, Langsamer Satz, un pezzo tardo romantico post brahmsiano dal lirismo estenuato forse ispirato da un idillio avuto con una cugina che poi avrebbe sposato nel 1911, e le Sechs Bagatellen op. 9 del 1913. Passano solo otto anni tra le due pagine ma tra loro c'è un abisso tanto che ci si potrebbe chiedere se siano dello stesso autore tanto una è espansiva mentre l'altra è di una concentrazione estrema, sei microcosmi di una poesia assoluta e dalle infinite invenzioni timbriche e ritmiche.
Poi è stata la volta di Niccolò Castiglioni e le sue Romanze, un brano del 1990, quindi dell'ultimo periodo della sua vita. Le romanze sono quattro. Le prime tre romanze sono piuttosto concentrate mentre l'ultima, che da sola dura quasi quanto le altre tre assieme, è caratterizzato da molti cambiamenti di tempo. Il carattere generale del pezzo è molto lirico, introverso, poetico, meditativo e puro.
La prima parte si è conclusa con la prima esecuzione assoluta del Sesto Quartetto di Michele dall'Ongaro, un'opera del 2012. Personalmente ricordavo Michele dall'Ongaro per una sua trasmissione radiofonica sulla musica; era molto interessante. Non avevo mai ascoltato sue musiche prima di ieri sera. Leggendo il programma della rassegna si apprende che i quartetti a partire dal terzo formano un ideale ciclo con rimandi interni tra loro. Non conosco i precedenti. Questo sesto quartetto ha un andamento piuttosto contrastato con una parte iniziale caratterizzata dalle note "gettate" col legno, con una parte centrale molto tesa mentre il finale si avviluppa in clamorosi arpeggi che man mano si disintegrano lasciando emergere una melodia della viola che però non riesce a coinvolgere gli altri trovando sempre nuovi ostacoli; il tutto si conclude tornando al clima dell'inizio con le note "gettate" col legno.
La seconda parte del concerto era occupata dal Quarto Quartetto di Bela Bartok, un brano del 1928, un grande capolavoro del '900 in musica. Il quartetto è costruito con una forma ad arco in cinque movimento. Il movimento centrale è uno di quei momenti di musica notturna pieno di fremiti, sospiri ed anche brividi, così caratteristici di Bartok e che si ritrovano in molte altre sue composizioni. Attorno a questo movimento ci sono due movimenti veloci, il secondo un prestissimo tutto giocato sui pianissimi che creano un'immagine inquietante e spettrale ed il quarto, un Allegretto pizzicato, tutto ritmo, abbastanza sereno, aperto, schietto e con una certa dose di humor. Dei due movimenti estremi il primo, che si sviluppa tutto a partire da una cellula melodica del violoncello, è molto teso e concentrato, mentre il finale, che torna sul materiale musicale del primo movimento, è caratterizzato dal ritmo incalzante: un brano del Bartok "barbaro" con una certa dose di umorismo.
Il Quartetto di Cremona si è destreggiato in modo molto disinvolto in questo programma parecchio impegnativo. Li avevo già sentiti lo scorso febbraio al Conservatorio ed anche in quell'occasione avevano eseguito questo quartetto di Bartok che evidentemente conoscono bene e che suonano con grande bravura. Tutto il concerto è stato molto convincente e molto ben suonato. I quattro membri del quartetto sono molto bravi ma soprattutto costituiscono un grande complesso cameristico. Quest'anno, per la Società del Quartetto di cui sono artisti residenti, inizieranno il ciclo dei quartetti di Beethoven; si tratta certamente di un'occasione da non perdere per gli amanti della musica più grande.
Auditorium San Fedele quasi del tutto pieno e grande successo.

mercoledì 10 ottobre 2012

Giuseppe Verdi

Oggi, 10 ottobre, se Giuseppe Verdi fosse vivo avrebbe 199 anni. Ovviamente non è più tra noi in corpo ma è tra noi in spirito, più che mai. Si fa alla svelta dire: Giuseppe Verdi! Giuseppe Verdi è stato un grandissimo che da testi spesso banali per non dire volgari, (mica era Wagner, lui, che, come diceva Stravinskij, scriveva testi che non capiva neanche lui), ha saputo scrivere dei capolavori.

Il video che segue è tratto dall'Aida diretta da Toscanini. Non dico niente se non che è miracoloso ciò che Toscanini era capace di ottenere anche da cantanti che non erano il massimo di quanto fosse disponibile ai suoi tempi e che la sua esecuzione ha una forza interiore, una convinzione, direi una eticità che oggi invano si cercherebbe. Una forza di volontà enorme e una dedizione totale alla propria arte che richiedeva una analoga dedizione da parte di tutti, altrimenti erano dolori (giustamente).



martedì 9 ottobre 2012

Ricordando Lenny

Alla fin fine, riduci all'osso, ma se sulla classica isola deserta dovessi portarmi una musica mi porterei quella degli ultimi quartetti di Beethoven, i particolare le opere 130, 131 e 132. Certo dovrei rinunciare a molte altre cose, Stravinskij, Bach, Monteverdi, Verdi, Vivaldi, ecc. però dovendo scegliere...
Leonard Bernstein, mi pare, dedicò questa registrazione del quartetto op. 131, eseguita con orchestra d'archi, a sua moglie, morta da poco. Domenica prossima, 14 ottobre, saranno 22 anni che lo stesso Lenny ci ha preceduti in quello che forse è un altro mondo. Anche nel 1990 il 14 ottobre era una domenica. Mio figlio aveva appena compiuto 2 anni, io lavoravo di brutto; sembra passato un'infinità di tempo ma alla fin fine sono solo 22 anni.
Per me è bello ricordarlo per tutto quanto di bello mi ha lasciato anche nel ricordo dei suoi molti concerti a cui ho avuto la fortuna di assistere.


sabato 6 ottobre 2012

Concerto per il 150° anniversario dell'unità d'Italia

La Fondazione Giuseppe Verdi mi ha spedito a casa il DVD del concerto per il 150° anniversario dell'unità d'Italia diretto da Jader Bignamini che si tenne lo scorso anno 2011 il 20 marzo alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e, purtroppo, della triste figura dell'ex sindaco Lady Letizia Brichetto Arnaboldi coniugata Moratti (per referenze vedi la voce Sgarbi che disquisisce con la finezza che gli è tipica su una tipologia di persone che sono molto più numerose di quanto io sospetti o mi ostini a credere).
Del DVD ne ho guardato un pezzetto, l'inizio, dove ci sono ampie inquadrature del pubblico. Sapendo dove guardare mi si vede pure con mia moglie e mia madre.
Mia madre c'era perchè era il giorno del suo compleanno (29 anni; quando ero piccolo e le chiedevo quanti anni avesse lei mi rispondeva invariabilmente che ne aveva 29, così per me ne ha 29, non vorremo mettere in dubbio la parola di una madre!) e le ho fatto quel regalo che le fece tantissimo piacere.
Terrò il DVD come ricordo ma non so se lo guarderò spesso: mi annoio a morte con la musica in TV.

venerdì 5 ottobre 2012

Holidays Symphony

Ricordo che quando ascoltai in disco naturalmente, le Holidays Symphony di Charles Ives rimasi disorientato. Era la fine degli anni '60 e non riuscivo a capire. Non riuscivo ad ascoltarne più di due minuti. Poi mi si sono annodati dei fili in testa. Da allora questa è una delle mie musiche preferite in assoluto. Non mi stancherei mai di ascoltarla, così sfuggente come un sogno o un ricordo lontano in cui si susseguono immagini ora sfuocate ed ora nitidissime che vengono in primo piano per poi deformarsi e svanire di nuovo. C'è un passaggio assolutamente significativo in questo senso nel quarto tempo. La musica cala sempre di più fino quasi a svanire quando ad un tratto emerge un tema popolare che ben presto svanisce anch'esso per lasciare il posto ad un tenerissimo inserto della tromba e del clarinetto che si allontanano a loro volta perdendosi. Bellissimo il terzo tempo, dedicato al 4 luglio, in cui la grande festa viene rievocata sovrapponendo i ritmi delle diverse musiche che si sentono tutte contemporaneamente, come in una festa popolare vera. Un pezzo complicatissimo dove ti devi semplicemente abbandonare all'ascolto con la stessa attitudine con il quale ascolti tutti i suoni diversi provenienti da tutte le direzioni in un grande luna park. Comunque una volta l'ho ascoltata dal vivo al Conservatorio ma non ricordo chi dirigeva.


Poesia e musica a San Maurizio

Pare che "Poesia e Musica a San Maurizio" tornerà in modo sistematico con stagioni concertistiche regolari come un tempo.
Sarebbe una gran cosa perché la musica non inizia con Mozart per terminare con Brahms ma esiste anche un prima ed un molto prima, come esiste un dopo.
La cosa mi fa particolarmente piacere perché per anni ho frequentato quel magnifico luogo affrescato dal Luini dove ho potuto ascoltare tanta musica antica dal vivo con eccellenti esecutori.
Inoltre mi pare che il riscontro da parte del pubblico dovrebbe essere molto favorevole perché quella musica piace ed ha un pubblico considerevole.
L'unica cosa che mi mette in difficoltà è che tra una cosa e l'altra fra un po' sarò fuori tutte le sere e qualcosa sarò costretto a tagliare.

Paris: cité de la musique

Ieri sera il quarto concerto della stagione sinfonica dell'orchestra Verdi ha subito un cambiamento di programma rispetto a quanto previsto in origine, con la direzione della Xian Zhang, con la sostituzione del Poema dell'estasi di Scriabin, un brano da deliquio, con un più tranquillo Printemps di Debussy. Così facendo il concerto ha assunto toni un po' meno accesi considerando che gli altri due brani erano La Valse di Ravel e Le Sacre du Printemps di Igor Stravinskij, ma comunque il concerto era di certo molto, molto impegnativo.
Printemps fu scritto da Debussy nel 1887 a Roma dove era ospite di Villa Medici a Roma (in bellissima posizione!). Si tratta quindi un'opera abbastanza giovanile; Debussy aveva 25 anni. Non è un Debussy molto eseguito come non sono molto eseguite altre opere come La demoiselle élue, L'enfant prodigue, Le gladiateur scritte sempre attorno a quegli anni del Prix de Rome. Printemps fu scritta per pianoforte a quattro mani e coro (senza parole) e orchestrata nel 1912 da Henri Büsser che mantenne in orchestra il pianoforte a quattro mani distribuendo nell'orchestra la parte del coro che manca; in questa veste l'opera fu eseguita a Parigi il 18 aprile 1913. Le printemps è un brano affascinante nella prima parte mentre nella seconda parte tende chiaramente verso un finale positivo e ad effetto dove il tema dell'inizio viene portato in trionfo; tutto sommato un finale piuttosto convenzionale e Debussy dimostrerà in pochi anni quanta strada avrebbe fatto sulla strada della ricerca personale di un nuovo stile.
Ravel scrisse La Valse tra il 1919 e il 1920 quando il brano fu eseguito a Parigi il 12 dicembre. Che sia un walzer non lo si può negare come non si può negare che sia una specie di incubo del walzer. Già l'inizio è inquietante, con quei fruscii e quei brividi da dove pian piano emerge la danza che assume toni sfavillanti ma non rassicuranti per terminare in un finale tanto brillante quanto catastrofico. Ravel mi inquieta con tutto quel lavoro millimetrico di cesello e l'attenzione ad ogni particolare anche se uno dei miei ricordi concertistici più dolci e malinconici è proprio legato a Ravel e ad un concerto scaligero degli anni '70 diretto da quell'enorme direttore che era Thomas Schippers, un altro che ci ha lasciato troppo presto: un concerto mitico!
Per finire Le Sacre du printemps di Igor' Fëdorovič Stravinskij, ovvero uno dei compositori più importanti di tutti i tempi. La prima esecuzione di quest'opera come balletto, scritta nel 1912, il 29 maggio 1913 a Parigi fu un grande e famoso scandalo, come rievoca lo stesso Stravinskij in questo video, cui seguì ben presto un grandissimo successo in sala da concerto. Ne parla lo stesso Stravinskij in questo video dove egli stesso chiarisce altre cose sul Sacre e su come fu scritto: molto semplice, chiaro ed illuminante. Personalmente, ora, di Stravinskij preferisco le musiche che egli scrisse successivamente quando la sua musica si fece dura come un diamante, ma è ovvio che il Sacre resta un brano di musica imprescindibile del XX secolo, un brano che si deve conoscere e che ogni orchestra che si rispetti deve saper suonare.
Le esecuzioni di Gaetano d'Espinosa sono state in genere molto buone però non mi hanno convinto del tutto soprattutto in Ravel e Stravinskij mentre in Debussy è stata molto buona ma forse un po' poco voluttuosa. Personalmente ho trovato che in Ravel l'inizio non fosse molto oscuro e profondo; non mi ha dato particolari brividi e ho trovato che tutto fosse un po' troppo chiaro. La stessa cosa per Stravinskij dove in certi passaggi ostinati con i bassi (le Danze primaverili, ad esempio) non c'era abbastanza profondità per cui tutta l'esecuzione era tenuta in un tono medio e piuttosto civile. Peraltro la direzione è molto buona, chiara (tutta la seconda metà della prima parte del Sacre è stata strepitosa), però in certi brani ci si deve far coinvolgere forse un po' di più (vedere Bernstein in La Valse e come arriva sudato alla fine).
Comunque il direttore ha un ottimo rapporto con l'orchestra sancito anche da un abbraccio tra lui e il primo violino dell'orchestra, Luca Santaniello.
Pubblico abbastanza numeroso (più numeroso della scorsa settimana) e buon successo.

Concerti della domenica

La scorsa domenica è iniziata la serie dei concerti della domenica mattina in Auditorium diretti dal Maestro Giuseppe Grazioli. Come l'anno scorso ognuno di questi concerti è dedicato ad un compositore di fama accompagnato da altri compositori che, famosi in vita, sono man mano stati dimenticati. Questi concerti sono quindi un'ottima occasione per ascoltare musiche di autori che non si ascoltano praticamente mai e/o pezzi poco eseguiti, nei normali concerti, di autori famosi.
Il primo concerto, che girava attorno al nome di Rossini, è stato in questo senso molto significativo.
Si è iniziato con Saverio Mercadante, autore di opere oggi dimenticate ma famose al suo tempo (Il giuramento, Gabriella di Vergy, ecc.), ammiratore di Rossini, che nel 1840 compone una Sinfonia su temi dello Stabat Mater di Rossini. Mettendo insieme vari motivi di quell'opera di Rossini e citando in particolare il famoso Cuius animam, che diventa quasi un inno risorgimentale, o il Sancta mater, istud agas, Mercadante costruisce una specie di sinfonia per un'opera immaginaria per la quale si potrebbero ideare una dozzina di trame le più diverse.
A seguire il Concertino per viola e orchestra di Alessandro Rolla, grandissimo violinista e violista che suonò per trent'anni nell'orchestra della Scala portandola ad un livello di assoluta eccellenza internazionale. Il concerto è stato eseguito dall'ottima prima viola dell'orchestra Gabriele Mugnai che come bis ha eseguito un altro pezzo di Rolla, una trascrizione per viola della preghiera di Desdemona dall'Otello di Rossini, una assoluta rarità.
Per finire si è fatto un salto di 100 anni arrivando a Benjamin Britten che nel 1935 scrive una Rossini Suite come colonna sonora per un breve film d'animazione intitolato The Tocher (La dote). Nel film un principe è invano innamorato di una principessa, che lo ama, ma che è già stata destinata dal padre in sposa ad un uomo ricco. Il principe sconsolato si reca sulla riva di un lago da cui escono delle fate che gli porgono una misteriosa scatola. Il principe, con la scatola, torna al castello dove ormai il padre sta dando in sposa la figlia all'uomo ricco e porge al padre la scatola. Il padre apre la scatola e, sorpresa, nella scatola c'è un libretto di deposito delle poste britanniche. Il padre, appreso che il principe è ricco, lo abbraccia e gli lancia tra le braccia la figlia, prima che ci ripensi (non si sa mai). Infatti il filmato era stato commissionato dalle poste. Britten mette insieme un pezzo con uno strano ensemble formato un ottavino, un oboe, un clarinetto, un pianoforte, percussioni e coro di voci bianche. Il tutto produce un effetto molto divertente e curioso con un suono quasi da orchestra fatta di strumenti giocattolo.
Ottorino Respighi, invece, nel 1925, scrive una Rossiniana per orchestra, da non confondersi con la più famosa La Boutique fantasque,  attingendo, come farà Britten, da composizioni pianistiche di Rossini; brano interessante con degli strani effetti come quelli prodotti dal tamtam nel secondo brano "Lamento" e che si conclude con la Tarantelle pur sang (avec traversée de la procession), un brano tratto dall'Album de château (non a caso ho segnalato l'esecuzione del grandissimo Dino Ciani di cui consiglio vivamente a chiunque di procurarsi le purtroppo poche registrazioni dalle sonate di Weber a Rossini, da Debussy a Bartok, ecc.).
Molto pubblico e grande successo che hanno premiato delle belle esecuzioni. Bravissimi i ragazzi di Voci Bianche de laVerdi diretti dalla brava nonchè intramontabile Maria Teresa Tramontin di cui mi piace ricordare l'impegno sociale nel carcere di san Vittore.
Il prossimo appuntamento è per il 14 ottobre con Mendelssohn e dintorni.

venerdì 28 settembre 2012

Orto a Milano

Quest'anno mia moglie si è imbarcata nel discorso dell'orto in città. Così ne abbiamo trovato uno abbastanza vicino lungo il naviglio pavese, praticamente alle spalle del quartiere Gratosoglio, piuttosto distante però e con un gruppo di amici ci siamo organizzati. Lei ci va una volta alla settimana, ora il venerdì, quando esce dal lavoro ed io vado a prenderla. C'è una certa soddisfazione nel portarsi a casa pomodori, zucchine, melanzane, insalata, cornetti, piattoni, peperoni e fra un po' verze e finocchi, nonchè qualche fico, uva e susine. Ad essere sincero io ero un po' perplesso ma dopo aver mangiato per tutta l'estate deliziosa verdura e aver constatato che tutti partecipano attivamente e che i turni funzionano mi devo ricredere.

Selezione del personale

Commento relativo alla candidatura di tale Berlusconi Silvio per la posizione di venditore senior, inquadramento impiegato livello 2a.

Come piazzista è ottimo. Si presenta molto bene, elegante, mani asciutte, alito fresco, signorilità innata, sorriso ammaliante e convincente, caratteristiche queste ottime per catturare l'attenzione delle casalinghe che sono il nostro target fondamentale. Suona discretamente anche il pianoforte ed ha una bella voce con un buon repertorio di canzoni napoletane, milanesi e francesi, ottimo per la dimensione internazionale della nostra azienda tanto che se ne consiglierebbe immediatamente l'assunzione come venditore, reparto articoli per la casa, elettrodomestici e minuteria metallica se non fosse troppo anziano.
Scartato.


Happy birthday, Glenn

Il 25 settembre scorso era l'anniversario della nascita di Shostakovich ma anche di Glenn Gould che era nato il 25 settembre 1932 e avrebbe quindi compiuto 80 anni appena (me ne ero dimenticato! ormai sono come HAL 9000). Invece purtroppo morì il 4 ottobre 1982. Quindi giovedì prossimo saranno passati 30 anni dalla sua molto prematura morte.
Lo ricordo con paio di cose molto diverse, un intermezzo di Brahms e le Variazioni Goldberg di Bach, di cui è stato un interprete discusso ma sempre interessantissimo e geniale.








Back in the USSR

Con il terzo concerto dell'Orchestra Verdi siamo tornati in Russia, o meglio, in Unione Sovietica, URSS, e lo si è fatto con due autori molto diversi, l'armeno di Yerevan Alexander Grigorevich Arutiunian e il russo di Pietroburgo Dmitri Dmitrievich Shostakovich.
Onestamente non conosco molto Arutiunian che è scomparso lo scorso marzo. Leggendo sommariamente la sua biografia spicca il fatto che Arutiunian, a differenza di molti altri, con il regime sovietico non abbia mai avuto particolari problemi e a partire dal 1949 quando scrisse la cantata Patria (ascoltandola, ognuno può giudicare) che gli fece meritare il premio Stalin (erano gli anni del dopoguerra e bisognava essere molto patriottici) ricevette molti altri riconoscimenti e premi per tutta la sua vita. Del resto la sua musica, a giudicare dal concerto per tromba ascoltato ieri sera, è piuttosto orecchiabile, di immediato effetto, autenticamente popolare; una musica che evita cerebralismi e complicazioni, quindi una musica che piace da subito ad un primo ascolto. Nello stesso concerto Arutiunian nel movimento finale ripropone il tema principale del primo nel caso che te ne fossi dimenticato. Comunque il concerto è assolutamente godibile ed è entrato nel repertorio di molti virtuosi dello strumento, come Maurice André. Ieri sera suonava la prima tromba dell'orchestra Alessandro Caruana che è stato bravo con una piccola sbavatura iniziale, piuttosto veniale.
Shostakovich, invece, di problemi con il regime ne ebbe parecchi, con crisi acute nel 1936 e nel 1948.
La decima sinfonia fu scritta nel 1953 ma pare che alcune parti, come il primo movimento, sia stato composto attorno al 1950 e tenuto accuratamente nel cassetto.
Shostakovich scrisse nella sua carriera 15 sinfonie e proseguì quella che in Russia era una vera e propria tradizione. Già dall'ottocento in Russia si scrivevano sinfonie, a partire da Balakirev, Rimsky-Korsakov, Borodin, Ciaikovskij proseguendo poi con Kalinnikov, Rachmaninov, Skrjabin, Glazunov, Stejnberg, maestro di Shostakovich, Mjaskovskij, che ne scriverà ben 27, Prokofiev, Chachaturian, Kabalevskij, ecc. ecc. Con l'avvento del regime la sinfonia divenne un momento musicale assolutamente centrale, divenne uno strumento per portare emozioni ed ideali. Nel 1927 per il centenario della morte di Beethoven si eseguirono tutte le sue sinfonie ma venivano comunemente eseguite anche le sinfonie di Brahms, Bruckner e Mahler e proprio Mahler rappresentò per Shostakovich un sicuro punto di riferimento. Non c'è da stupirsi quindi se una delle primissime composizioni di Shostakoch fosse la sua prima sinfonia Op. 10 (e che sinfonia!) e che, avendo come riferimento Mahler, fosse poco propenso verso i trionfalismi che il regime e magari anche il pubblico si sarebbe aspettato prediligendo toni più pessimistici, intimi e tragici. Di questa impostazione si ha un chiaro esempio con la nona sinfonia Op. 70 del 1945. Era finita la guerra, tutti si aspettavano una grande opera patriottica magari con cori, ed invece egli presentò una piccola sinfonia, con un primo tempo che inizia leggero leggero per proseguire con una ridicola e grottesca marcetta, prosegue con momenti di profonda angoscia e depressione e termina con una specie di luna park talmente allegro da diventare isterico e ironico da dare la netta impressione di dover essere allegro per forza. E' come se Shostakovich si chiedesse: dobbiamo proprio essere allegri? Nel 1948 con Zdanov passò dei guai, fu accusato di formalismo, persino la sua gloriosa settima sinfonia "Leningrado" scritta ai tempi dell'assedio fu messa sotto accusa, per cui preferì ritirarsi scrivendo musiche per film e poco altro che comunque aveva ben poche probabilità di essere eseguito. Di scrivere una nuova sinfonia non se ne parlava finchè il 5 marzo 1953 Stalin passò a miglior vita, nello stesso giorno in cui morì il povero Prokofiev a meno di un'ora di distanza. In quell'estate Shostakovich scrisse, o terminò, la decima sinfonia Op. 93 che fu eseguita il 17 dicembre di quell'anno  dalla Filarmonica di Leningrado diretta da Evgenij Mravinskij con un notevole successo ma anche con discussioni nell'ambito della Lega dei Compositori avvenuta nella primavera dell'anno successivo. La sinfonia ebbe da subito un grande successo internazionale e viene eseguita da grandi direttori come Mitropoulos, che ne realizzò nel 1954 con la New York Philharmonic la prima incisione discografica occidentale, Ancerl, Karajan, ecc.
Questa sinfonia, oltre a possedere questo riferimento al regime e a Stalin, che sarebbe rappresentato in modo esplicito nel furioso secondo movimento, contiene anche riferimenti personali attraverso due sigle musicali. La prima è è quella costituita dalle note re - mi bemolle - do - si che corrispondono alle lettere DSCH, iniziali di Shostakovich (le hanno incise anche sulla sua tomba) che esce allo scoperto in modo palese nel terzo e nel quarto movimento ma viene già presentato nel primo movimento con un ordine diverso, DCHS, e all'inizio del terzo che parte con il motivo CDSH. La seconda sigla è formata dalle note mi - la - mi - re - la che il corno ripete 12 (!) volte nel terzo movimento. Questo tema sarebbe legato al nome di una allieva di cui Shostakovich si era innamorato e che si chiamava Elmira Nazirova (che non era certo una bellezza); soprattutto questo tema ricorda, in modo stilizzato e parziale quello cui i corni iniziano il Das Lied von der Erde di Mahler e che è legato all'immagine della scimmia che urla sul cimitero. Un'immagine di morte che viene accentuata da Shostakovich con il ritorno del tema iniziale della sinfonia nei bassi, così introspettivo e depresso, a cui risponde quasi istericamente il tema DSCH per poi cedere ad una immagine sempre più luttuosa aggravata anche dell'uso del tamtam che porta a conclusione quel movimento in un clima di totale pessimismo con il DSCH che si leva un'ultima volta come un punto interrogativo. Nel finale il motto DSCH verrà proclamato a tutta forza, come un'affermazione personale che tutto spazza via.
Detto ciò ci si chiede se questa sia musica abbia una qualche validità in sé.
Personalmente ne sono sempre stato convinto da quando acquistai nel 1968 (1969?) il disco di questa sinfonia incisa da Mravinskij nel 1955. Mi ricordo che parlando di Shostakovich si disquisiva se alla fin fine non fosse un musicista asservito al regime e se la sua non fosse una musica di propaganda. Io invece ho sempre creduto nella sincerità di Shostakovich e nella validità delle sue musiche. Ad esempio considerando questa decima sinfonia ci si può tranquillamente dimenticare di Stalin e del regime ed apprezzare la costruzione musicale, la sua coerenza, il modo in cui Shostakovich elabora i motivi musicali che ne fa, nel novecento, l'autore forse più vicino a Beethoven per il modo in cui sviluppa la sua musica. Le interpretazioni esistenziali sono poi da prendersi con le pinze perchè è vero che, ad esempio, il primo movimento è claustrofobico e tristissimo e può rappresentare le condizioni di vita e psicologiche di una persona che viveva in quei tempi ma può essere semplicemente interpretato come  il prodotto di angosce personali, come il secondo movimento del quintetto per archi di Schubert.
Personalmente non ho bisogno di questi appigli per apprezzare questa musica e tengo sempre presente che all'utilizzo della musica per la propaganda, come avrebbe voluto il regime, Shostakovich ha sempre opposto la sua grandezza di musicista che nelle sinfonie, nei concerti, nei quartetti, nei trii, ecc. ha espresso la propria complessa personalità e merita di essere apprezzato solo ed esclusivamente per le sue qualità musicali perchè se ogni volta si teve tirare in ballo Stalin, Zdanov, il KGB, ecc. non se ne viene più a capo.
La direzione del concerto era affidata a Gaetano d'Espinosa, giovane direttore d'orchestra palermitano che, in assenza della neo mamma Zhang Xian, la sostituirà anche nel prossimo concerto e dirigerà infine il quinto concerto, che era già programmato con la sua direzione. Mi ha fatto un'ottima impressione. Tralasciando Arutunian, dove comunque è stato ottimo, in Shostakovich è stato grande perché ha saputo cogliere certi passaggi sottili con molta sensibilità e ha tenuto in pugno l'orchestra con grande autorevolezza in un brano certo non facile. Forse solo nel secondo movimento sarebbe stata necessaria un po' di ferocia in più ma faccio il paragone con Mitropoulos e Mravinskij, insuperati ed insuperabili nell'evocare in certi momenti un clima che rasenta l'autentico terrore con le raffiche dei violini, i colpi di tamburo e la minaccia degli ottoni. In ogni caso bravissimo ed ottimamente assecondato dall'orchestra che, giova ricordarlo, è l'unica orchestra italiana che ha inciso tutte le sinfonie con Oleg Caetani (figlio del grande Igor Markevich) e le ha eseguite svariate volte in concerto con grandissimi direttori come Rudolf Barshai (amico di Shostakovic), Vladimir Jurovsky (indimenticabile la sua settima di qualche anno fa che si trova su itunes), Fedoseyev, ecc. per cui in questo repertorio ha una certa autorevolezza anche a livello internazionale.
Poco pubblico ed è stato un peccato. Comunque un caloroso successo, un po' bradipo nella partenza ma con la poca gente che c'era e quella che non applaude timidamente se non quando esce il direttore nonostante parlando col vicino dica: "Bello, pero!" non si poteva pretendere di più. Bisogna organizzare un corso con il seguente programma: 1) quando si applaude, 2) tecnica dell'applauso per non produrre un rumore da 2 decibel.

giovedì 27 settembre 2012

Quanto tempo sarà necessario per risanare la politica italiana?

Articolo di Micromega da leggere fino in fondo. Condivido praticamente tutto tranne alcune piccole cose come ad esempio che la base del PD sarebbe onesta e sana: sarà più onesta e sana di quella del PDL, e ci vuole poco, ma non è tutta onesta e sana. Personalmente sono venuto in contatto con gente di quella parte politica che segue le solite logiche della peggiore politica.