mercoledì 20 ottobre 2010

Gustav Mahler: Il mio tempo verrà


Questo periodo caratterizzato è da tanti concerti mahleriani. Abbiamo avuto la scorsa settimana la VI sinfonia, abbinata al bellissimo concerto per violoncello di Schumann, questa settimana arriva la II sinfonia "Auferstehung", abbinata al concerto KV 503 per pianoforte di Mozart e la prossima settimana avremo la VII, abbinata alla sinfonia degli "Addii" di Haydn. Come si vede sono programmi parecchio intensi e faticosi! Per quanto mi riguarda questa coppia di anni mahleriani è stata anche l'occasione per riprendere vecchi libri su Mahler che avevo letto molti anni or sono: il libro di Adorno (abbinato ad uno studio su Wagner) e quelli di Ugo Duse, esntrambi pubblicati da Einaudi. Il primo mi pare sia stato ristampato, mentre il secondo forse non si trova più se non su Maremagnum.com. Ho preso anche un nuovo libro che è uscito recentemente a cura del Saggiatore che si intitola: Gustav Mahler: Il mio tempo verrà.
Non è uno studio o una biografia, ma è una raccolta molto ampia (742 pagine!)di saggi ed interventi scritti da varie persone dal 1901 al 2010. Si va da Thomas Mann ad Arthur Schnitzler, da Schoenberg a Glenn Gould, Da Quirino Principe a Pierre Boulez, da Bernstein a Bruno Walter. Vi sono scritti anche di persone che frequentarono direttamente Mahler e che ce ne danno un ritratto molto caratteristico e privato, un ritratto dal vivo.
Uno degli aspetti trattati fin dal primo intervento del 1901 di Ludwig Schiedermair, che scrisse nel 1901, ai tempi della V sinfonia, il primo saggio su Mahler, è la questione dei programmi associati alla musica di Mahler e poi da Mahler stesso tutti ritirati perchè ritenuti fuorvianti. Evidentemente già allora ci si poneva la questione se questa fosse musica assoluta o a programma. Il tema resta sempre d'attualità perchè la musica di Mahler sembra sollecitare sempre l'associazione ad un programma. Ad esempio la VI sinfonia ascoltata la scorsa settimana, vuoi per la storia del martello nell'ultimo movimento (due o tre colpi? il terzo colpo lo si deve eseguire o no? coso sono questi colpi di martello? quali sarebbero state le intenzioni definitive sul terzo colpo?), vuoi per il motto costituito dalla triade maggiore/minore che dall'inizio alla fine imperversa, vuoi per il tema di Alma del primo tempo, per i giochi dei bambini dello scherzo che vanno a finire parecchio male, peraltro (come secondo movimento o come terzo? come cambia l'interpretazione della sinfonia se si scambiano i due movimenti centrali? quali erano le intenzioni finali di Mahler sulla disposizione dei due movimenti?), insomma, per un sacco di motivi la VI sinfonia si è sempre prestata, più di altre, ad essere associata ad un racconto, ad una narrazione, ad una storia, ad un programma che forse non c'era affatto. Anzi forse è un segno di debolezza di questa musica se si sente sempre la necessità di invocare un programma, l'eroe che soccombe ai tre colpi, ecc. Tutto sommato rimango abbastanza indifferente a queste interpretazioni anche perchè tutto ciò non appartiene al Mahler migliore che nella VI sinfonia si troverà invece nel momento centrale del I movimento, nell'andante (come III movimento!) così sereno e triste nelle reminiscenze dei Kindertotenlieder, in certi passaggi dello scherzo (come II movimento!) e nei corali del finale, corali che solitamente, vedi Bruckner, sono sempre stati associati a momenti assolutamente saldi, forti e felici, e che Mahler ribalta in una totale negatività. Il Mahler più bello è quello che parla sottovoce, è quello di un dialogo tra un corno ed un oboe, è quello del "Das Lied von der Erde" dove il distacco dalla terra e dalla vita viene sussurrato nell'"ewig" finale fino allo spegnimento nella consapevolezza di quale distanza ci sia tra la breve vita degli uomini e l'eternità del ritorno delle albe e dei tramonti. Nella VI sinfonia Mahler invece si agita, diventa parossistico, urla una musica che non si esegue mai abbastanza forte. Personalmente non esco molto sconvolto dalla VI sinfonia mentre mi turba molto di più un lied come "Ich bin der Welt abhanden gekommen" dai Ruckert Lieder dove la più suprema arte dell'orchestrazione è messa al servizio dell'espressione poetica.
Consiglio molto questo nuovo libro su Mahler che fornisce innumerevoli spunti di riflessione e di interesse.

martedì 12 ottobre 2010

Leonard Bernstein


Fra due giorni saranno vent'anni che Leonard Bernstein non è più tra noi. Mi sembra quasi impossibile che siano così tanti anni perchè per me il ricordo di Bernstein è vivo come non mai.
Vidi e ascoltai per la prima volta Bernstein dirigere in un concerto scaligero nel 1972, penso, quando passò con la Filarmonica di Vienna per dirigere la IX di Mahler. Platea e palchi semivuoti (begli anni quelli per Mahler!). Noi in Galleria, gremita, l'abbiamo applaudito fino a farci male. Ricordo ancora quando girò l'ultima pagina della partitura, sull'Adagissimo. Quell'ultima pagina durò sei minuti fino all'estinzione totale della musica nel silenzio. Assolutamente indimenticabile. Poi lo rividi nel 1978 quando venne sempre con i complessi viennesi per dirigere il Fedelio di Beethoven, eravamo nella coda dell'anno beethoveniano. Fece 5 rappresentazioni e naturalmente andai a vederle tutte. Da qualche anno è uscito anche il video di quella produzione viennese, assolutamente raccomandabile sotto tutti i punti di vista. Tra quelle cinque rappresentazioni fece anche un concerto con la II e la III sinfonia di Beethoven. Invano ho cercato nell'edizione discografica quel senso di desolazione che veniva fuori dalla Marcia funebre. Le ultime 20 battute, dal vivo, sono state qualcosa di difficilmente descrivibile. Poi lo vidi ancora quando tornò per dirigere Stravinskij nel 1982.
Era di una bravura mostruosa e chi ha potuto assistere alle sue prove ha avuto la possibilità di fare un'esperienza indimenticabile.
Naturalmente era piuttosto esigente ad anche feroce (vedi come tratta Carreras nel video fatto per la registrazione di West Side Story) ma non era perfido; se si arrabbiava lo faceva sempre per le ragioni dell'arte, altrimenti era un uomo dalla grandezza d'animo più totale.
Era anche un compositore, come Klemperer, Furtwaengler e naturalmente Mahler, sbeffeggiato dai più.
A me la musica di Bernstein è sempre piaciuta con quel misto di stili di cui è fatta. Sopra ogni cosa, personalmente, metto Candide (qui l'ouverture o "I am easily assimilated" dal bellissimo video dell'opera completa) naturalmente West Side Story (qui America e Tonight), e Mass, pur nella sua discontinuità, e poi "Trouble in Tahiti", "On the town", i "Chichester Psalms", il Divertimento, ecc.
La sua musica ha avuto la fortuna di avere lui medesimo come grandissimo interprete, cosa rara, e nei fatti lui è stato il più grande interprete di se stesso.
Naturalmente era un grande interprete e grandissimo musicista. Perciò non rinuncerei tanto facilmente al suo Haydn, al suo Schumann, la qual cosa non è strana se si pensa quanto fosse grande in Mahler per il quale Schumann era un compositore molto importante tanto che mise mano anche all'orchestrazione delle sue sinfonie, alla sua Carmen di Bizet!, al suo Falstaff di Verdi!, al suo Ciaikovsij, al suo Bartok, a Copland, Ives, Nielsen, e naturalmente Mahler.
Ci sono però un paio di esecuzioni che mi sono particolarmente care e alle quali tengo veramente molto. La prima è la IX sinfonia di Bruckner, registrata per la DG nell'ultimo anno di vita, della quale esiste anche il video (qui una presentazione); personalmente non riesco neanche a guardarlo. L'altra è la prima sinfonia di Sibelius, incisa nel febbraio del 1990 sempre per la DG, dove nel secondo movimento Bernstein esegue le pause tra le frasi in modo incomparabile (vedi il video dal minuto 3.20).

lunedì 11 ottobre 2010

Mozart e Accardo

Nell'ultimo concerto in Auditorium abbiamo avuto Salvatore Accardo che da direttore d'orchestra ha eseguito due brani di Mozart, la Serenata Haffner e la sinfonia Linz.
E' naturale che trattandosi di Mozart si abbia a che fare con musica ai massimi livelli ma nel caso della serenata Haffner, composta a vent'anni, per me siamo oltre l'umano. Mia moglie, che non la conosceva, ne è rimasta ammutolita al primo ascolto perchè se è sempre difficile parlare di musica, in questo caso è addirittura impossibile. Non ascoltavo da anni la serenata per cui me la sono trovata davanti mentre si dipanava nota dopo nota e così sono stato investito da improvvisi ricordi, da cose che avevo dimenticato e che mi ripresentavano davanti dopo anni. E' stato come ritrovare un vecchio amico che aveva tantissime cose da dirti. Che dire, infatti di brani come il secondo movimento, o il sesto, o il settimo? Sono brani dove quella che una volta si chiamava fantasia, oggi lo chiamiamo genio, non termina mai di creare situazioni nuove con elementi minimi (non minimalisti!). Insomma, un brano clamoroso che per un'ora ti tiene attaccato all'ascolto senza una minima caduta di attenzione. A tutto ciò ha giovato l'ottima esecuzione di Accardo, che nel concertino per violino (movimenti 3, 4 e 5) ha cercato un suono sottile, con poco vibrato, purissimo. E' stata un'esecuzione che mi ha trovato d'accordo in tutto, perchè andava a cogliere ogni sfumatura e non ha lasciato per strada alcun particolare. Insomma, secondo me Accardo questa musica l'ha proprio capita, e questa non è una cosa banale a dirsi, perchè talvolta ho l'impressione che certi suonatori suonino le note ma capiscano poco il senso di ciò che suonano. L'orchestra ha risposto al meglio dando una grande prova di dedizione a una musica tanto bella quanto difficile e poco eseguita.
PS
Oggi è il compleanno di mio figlio (tanti auguri, Davide!), che fa i 22 anni, e che in qualche modo collego sempre a Mozart. Quando nacque prematuro ebbe un non piccolo problema respiratorio che superò dopo tre giorni di pena. Quando tornai a casa quella sera, ero invaso da un sentimento che non sapevo definire se fosse di gioia o di tristezza per le difficoltà sopravvenute, un sentimento piuttosto ambiguo, proprio come la musica di Mozart. Non avevo neanche potuto vedere nè parlare con mia moglie e quella giornata che era stata imbronciata e brumosa fin dal mattino si concludeva con una pioggerella fastidiosa. Quando tornai a casa, fatte un paio di telefonate, presi il primo cd che mi capitò tra le mani e lo feci suonare. Erano le sonate da chiesa di Mozart. Così iniziò la prima sonata, che da allora in modo misterioso associo sempre a mio figlio, in un misto di tenerezza e di timore.

venerdì 1 ottobre 2010

La Verdi - Stagione 2010/2011

La stagione 2010/2011 è iniziata nel segno della Zhang che ha diretto i primi quattro concerti e quello dell'inaugurazione alla Scala con la IX di Beethoven.
In due di questi quattro concerti sono state eseguite due sinfonie di Mahler, la III e la IV, ieri sera, e secondo me proprio questa in questa IV sinfonia la Zhang ha dato la sua interpretazione più bella e convincente. Forse ciò è dovuto alle dimensioni più ridotte, circoscritte, della IV rispetto a quel fiume in piena che è la III dove è facile perdere un po' la giusta direzione. La IV sinfonia, in genere, viene un po' considerata come l'ottava di Beethoven, un'opera minore. In realtà la IV di Mahler da un lato chiude il percorso che l'ha preceduta, a partire dalla II sinfonia, e apre le porte a ciò che sarebbe venuto dopo. Inoltre questa sinfonia, che doveva avere il titolo di "Humoresque" possiede un grado notevole di ironia, come di chi guardi dall'alto, appunto dalla prospettiva di un angelo del paradiso, come nel movimento finale, che ci fa vedere tutto quanto accade nel mondo in basso con una prospettiva disincantata e con distacco. Certo ci sono dei problemi, ci sono dei dolori, ma in fondo non sono così importanti. Ne esce quindi una sinfonia che se da un lato sembra piuttosto serena (i campanelli, le melodie infantili), porta però anche delle inquietudini notevoli; il quadro quindi è sereno e triste nello stesso tempo. Anche il lied finale, della vita celestiale, cantato da un angelo, ci ricorda che chi canta è un bambino, un bambino morto, morto come tanti bambini che Mahler aveva visto morire nella sua casa. Anche il riso di sant'Orsola, sempre nel finale, è presente anche nel fluviale terzo tempo, talora con accenti piuttosto inquietanti. Insomma, un'opera ambigua, allegra ma anche triste e sinistra, vedi il II movimento. Bellissima l'esecuzione con orchestra in forma (Luca Santaniello al primo violino, nel II movimento, fortunatamente alla fine, ha rotto su un pizzicato fff, l'ultima corda del suo violino "scordato" da suonare come un fiedler). Bravo anche la soprano Inger Dam-Jensen anche se non rinuncerei mai ad ascoltare un bambino, specialmente dopo aver conosciuto la versione discografica di Bernstein per la DG dove nel lied finale fa cantare, appunto, un bambino, pur con tutte le imperfezioni di canto che può avere un bambino.
L'esecuzione della III sinfonia, impreziosita dalla magnifica contralto Monica Groop, finlandese grande interprete di bellissime musiche vocali nordiche da Grieg a Sibelius, è stata complessivamente buona, a parte il II movimento eseguito in modo piuttosto opinabile; ma certo la Zhang mi è parsa talvolta sovrastata da un'opera così vasta e varia.
Di questi concerti iniziali vorrei ricordare anche la magnifica esecuzione del III concerto di Rachmaninov, con Cominati al piano, che lo ha eseguito puntando soprattutto sulle sfumature a la precisione del tocco; come bis ha eseguito una versione pianistica di "The man i love" di Gershwin, altro russo in Amesica, e mai bis è parso più consono a seguire quel concerto.

martedì 28 settembre 2010

S.P.Q.R.

Armando Bossi avrebbe detto che S.P.Q.R significa: "Sono Porci Questi Romani" e i romani si sono arrabbiati. In realtà non si devono arrabbiare perchè Eugenio Bossi intendeva dire: "Sono Padani Questi Romani" solo che per un cortocircuito cerebrale a Filippo Bossi è uscito un Porci in luogo di Padani. Ciò è dovuto a due dati di fatto del tutto evidenti. In primo luogo i padani sono grandi allevatori di porci, ed è una loro tradizione, da cui si ricavano prodotti eccellenti che deliziano le tavole. In secondo luogo, e anche questa è una grande tradizione, anzi è un segno tangibile delle radici cristiane e delle tradizioni cattoliche del padano tipico, è uso comune attribuire a Dio l'attributo di porco o in subordine di cane, che è sempre un animale a quattro zampe. Se si può discutere sul cane, come non riconoscere nell'attribuire del porco a Dio la più alta e significativa testimonianza antiislamica. Il porco quindi ci appartiene ma Zebedeo Bossi intendeva dire "Padani" e quindi ha fatto una dichiarazione d'amore sincero verso quella popolazione che ama e che contribuisce a mantenerlo, lui Giobatta e i suoi seguaci.

mercoledì 15 settembre 2010

Ciclo Mahler in Auditorium

Essendo questo 2010 il 150° anniversario della nascita di Gustav Mahler e il prossimo 2011 il 100° anniversario della morte (100 anni che Mahler è morto, incredibile!) la Verdi, in collaborazione con il Dipartimento di Storia delle Arti,della Musica e dello Spettacolo dell'Università degli Studi di Milano, ha organizzato un ciclo nel corso del quale si eseguirano quest'anno tutte le sinfonie, tranne l'ottava per problemi logistici ed organizzativi, e il Lied von der Erde mentre nella prossima stagione si eseguiranno i lieder e, spero, anche il Klagende Lied completo in tre parti e l'ottava sinfonia.
Ogni concerto sarà preceduto da una conferenza di presentazione del brano eseguito. Ieri sera, invece, si è tenuta la presentazione generale del ciclo con gli interventi dei professori Cesare Fertonati e Quirino Principe.
E' stata una serata interessante dove si è tratteggiata in modo necessariamente veloce la figura e l'opera di Mahler, mettendo in evidenza alcune caratteristi della sua musica: la dimensione orizzontale del racconto, la dimensione verticale del contrappunto e dell'architettura che soprattutto della V sinfonia in avanti assume una importanza considerevole, l'importanza determinante del mondo dei lieder generalmente più trascurati delle sinfonie e meno eseguiti, forse a causa della lingua e di un genere, il lied, non propriamente popolare anche tra frequentatori abituali di sale da concerto, le reminiscenze di musiche di altri autori come Schubert o Verdi (Aida, Otello, ecc.), e così via.
Ci sarà modo certamente, nelle conferenze specifiche dedicate ad ogni sinfonia, di approfondire nello specifico gli aspetti più peculiari e tipici di Mahler.
Sarà, spero, molto interessante seguire questa iniziativa importante e molto impegnativa per chi suona e chi ascolta.
Pubblico foltissimo, segno questo che la musica di Mahler, per qualche ragione misteriosa, interessa molto e che colpisce l'ascoltatore anche meno acculturato perchè non si può non sentire che in quella musica c'è qualcosa di particolare che ci parla in modo così umano.

martedì 7 settembre 2010

Klemperer esegue Mahler


E' uscita da poco la registrazione dal vivo dell'esecuzione della seconda sinfonia di Gustav mahler diretta a Vienna da Otto Klemperer il 18 maggio 1951, esattamente il 40° anniversario della morte di Mahler. Mahler conobbe e frequentò Mahler che lo raccomandò dopo che il giovane Otto si presentò a lui ventenne eseguendo una trascrizione pianistica dello scherzo della II sinfonia. Sempre nella II sinfonia Klemperer preparò, con il controllo e i consigli dello stesso Mahler, la banda che suona fuori scena in una esecuzione diretta da Oskar Fried nel 1905; Oskar Fried nel 1924 poi realizzò in disco la prima registrazione di una sinfonia di Mahler, proprio la seconda.
A Klemperer non tutto Mahler piaceva ed infatti non eseguì mai alcune sinfonie, la II, la V e la VI. Doveva eseguire l'ottava nella stagione 1971/72, a 87 anni!, ma rimase un progetto non realizzato. La sua sinfonia mahleriana per eccellenza rimase sempre la seconda, che eseguì già dal 1921, e che avrebbe poi registrato in studio nel 1961 in una esecuzione che non si può neanche definire bella, ma qualcosa di più.
In questa esecuzione dal vivo esegue Mahler in modo straordinariamente intenso, pieno di fuoco con una progressione in tutto il finale che non ha paragoni possibili con nessun altro direttore. Klemperer ha un modo estremamente duro di dirigere, non indulge in sentimentalismi e svenevolezze, può sembrare anche rozzo; in realtà è bruciato da questa musica che dirige con una immediatezza ed una spontaneità assolutamente inimitabili. Dirige con una cultura ed una partecipazione autentica che oggi non esiste più. Nessuno oggi dirige così, per cui mi tengo ben stretta questa esecuzione che rimette tante cose a posto nella giusta interpretazione della musica di Mahler. Certamente questa esecuzione è una possibilità fra le tante, ma questa possiede una forza, una verità ed una autenticità alle quali non si può rimanere insensibili.
Klemperer ha inciso in disco anche la settima e la nona sinfonia. Non so se si trovi ancora l'incisione della settima sinfonia. Se non è più in commercio è un vero peccato perchè si tratta della più strabiliante esecuzione di quella sinfonia, una esecuzione che sminuisce qualsiasi altra esecuzione, a parte, forse, l'esecuzione diretta dal mai troppo compianto Giuseppe Sinopoli e quella di Abbado con i complessi Berlinesi.

giovedì 2 settembre 2010

MITO 2010

Domani inizia il MITO 2010. Tre settimane di concerti ed "eventi" di vario genere a vari prezzi, la metà gratuiti.
Dico sinceramente che non amo ragionare per "eventi", mentre amo la quotidianità. Non credo che il MITO serva a conquistare pubblico alla causa della musica, se non in termini molto marginali, mentre sarebbe molto più utile offrire tutti i giorni dell'anno occasioni di ascolto. Non me ne importa nulla della Filarmonica di San Pietroburgo e di Temirkanov una o due volte all'anno a Milano. Milano non è un paesino di provincia che può sperare che passi qualche compagnia teatrale per vedere per una sera una tragedia di Shakespeare, o un'orchestra per sentire una sinfonia di Shostakovich.
Il patron del MITO, il finanziere Micheli, è esaltato dal fatto che un concerto di Lang Lang al Palasharp sia tutto esaurito. E' ovvio che Lang Lang, uomo/pianista di spettacolo prima che grande interprete, richiami gente. Però, quanta di quella gente andrà poi a sentire un concerto eseguito da Cominati, o dalla Dego, o da Simone Pedroni, o da Arabella Steinbacher? Ci saranno i soliti che frequentano i concerti che rappresentano una percentuale minima della popolazione cittadina.

Concerto inaugurale della Verdi alla Scala

Domenica alla Scala si terrà il tradizionale concerto fuori abbonamento della prossima stagione sinfonica della Verdi. Dirigerà il suo direttore, la Zhang con un programma tutto dedicato a Beethoven di cui eseguiranno la Fantasia in do minore per pianoforte, orchestra e coro Op. 80 e la IX sinfonia.
La Fantasia fu composta velocissimamente ("una notte" dice Beethoven in una lettera del 21 agosto 1810 all'editore Breitkopf) nel dicembre 1808 e fu eseguita nello stesso anno nella famosa accademia del 22 dicembre quando furono anche eseguite, per la prima volta, la V e VI sinfonia, una replica del IV concerto per pianoforte e orchestra e altri brani.
La fantasia ha una struttura molto curiosa ed originale in due parti. La prima parte è un adagio per il pianoforte solo che fu composto nel 1809 mentre nella prima esecuzione fu improvvisato dallo stesso Beethoven. E' un brano drammatico dal carattere di preludio che si conclude con un gesto drammatico e violento a cui seguono grandi arpeggi che portano alla seconda parte, denominata Finale dove Beethoven scrive "Qui si dà un segno all'orchestra o al direttore di musica". Nel Finale, dopo una breve introduzione che si conclude con richiami di corni che ricordano la sonata degli "Addii" Op. 81a, il pianoforte introduce il tema che si svilupperà poi in una serie di variazioni. Questo tema è identico a quello del lied Gegenliebe scritto tra il 1794 e 1795. Nelle cinque variazioni che seguono entrano nell'ordine il flauto, i due oboi, i due clarinetti con il fagotto, il quartetto degli archi, tutta l'orchestra. A queste seguono tre variazioni che amplificano il discorso, un Allegro molto, un Adagio ma non troppo e una Marcia, assai vivace che porta alla conclusione del brano con l'ingresso del coro che amplifica dal punto di vista sonoro il tema fino alla perorazione finale.
In questo brano Beethoven si pone per la prima volta il problema dell'integrazione delle voci con la musica strumentale. A un progetto del genere aveva già pensato per il finale della VI sinfonia, "Pastorale", senza darvi però seguito. Nel caso della Fantasia Beethoven utilizzò un testo scritto in fretta e furia dal poeta Christoph Kuffner (su indicazioni dello stesso Beethoven) che inneggia all'armonia, alla pace ed agli incanti creati dai suoni, alle gioie dell'arte.
Viene sempre fatto un parallelo tra questo brano e il finale della IX sinfonia, di cui sarebbe una specie di anticipazione, considerata l'analogia, abbastanza remota, tra le melodie principali dei due brani.
Le affinità però finiscono lì perchè nella IX sinfonia Beethoven introdurrà subito le voci dopo una breve e stringata introduzione e il tema verrà sviluppato e variato sempre con la presenza delle voci, mentre nella fantasia il coro entra solo alla fine, quasi come un elemento puramente decorativo.
Sarà un tutto esaurito.

martedì 3 agosto 2010

Elvira Sellerio

E' morta Elvira Sellerio.
E' una notizia molto triste perchè pensavo ad Elvira Sellerio come ad una donna senza età ed era una grandissima rappresentante di una splendida regione, la Sicilia, di cui si parla troppo spesso per questioni piuttosto ignobili.
Donna intelligente e bellissima con un bellissimo nome.
Ho centinaia di suoi libri e continuerò ad acquistarne perchè non si può cessare di essere curiosi in così tante direzioni come quelle proposte dalla sua casa editrice.

lunedì 5 luglio 2010

Musica a San Vittore

Seguire la Verdi nelle sue iniziative musicali ti può portare a Spoleto, come ieri per il concerto finale, ma ti porta anche nel carcere di San Vittore.
Così questa mattina ci siamo trovati in piazza Finlangieri per entrare nel carcere ed ascoltare il saggio del Coro amatoriale della Struttura Semplice Trattamento Avanzato “La Nave”, struttura destinata ai detenuti tossicodipendenti, diretto da Maria Teresa Tramontin, cantante nel coro della Verdi.
Entrare in un carcere, da visitatore, ed anche uscire non è facile. E' un luogo chiuso dove ogni 10 metri c'è una porta chiusa e una persona che la deve aprire e ti devi muovere sempre accompagnato. Però quando siamo arrivati alla nostra destinazione abbiamo trovato i membri del coro in camicia bianca che giravano liberamente nel raggio e ci salutavano come se ci fossimo sempre conosciuti. Tra loro ci sono persone giovani ed altre un po' avanti negli anni. Nulla di sinistro o di opprimente se non la consapevolezza di trovarci comunque in un carcere. Quegli "ospiti temporanei", come vengono chiamati, si sono poi esibiti in un programma fatto di canzoni famose da Branduardi a Morricone, concludendo con un bis dai Blues Brothers, verrebbe da dire quasi ovviamente, ovvero Rawhide, che hanno cantato con occhiali neri e cappello nero e a cui mancava solo la frusta di John Belushi e la rete contro cui lanciare le bottiglie di birra, che peraltro non c'erano.
Grandissimi applausi e facce contente.
Rinfresco finale per tutti insieme.
Spero che le nostre strette di mano e i nostri applausi siano stati, per quelle persone, una spinta ed un grande incoraggiamento per il loro migliore non lontano rientro in società.

sabato 26 giugno 2010

Inni nazionali

In quest'epoca di mondiali di calcio, nei quali, per inciso, abbiamo fatto l'unica figura che potevamo fare, quindi mi stupisco se qualcuno si è pure incavolato, basta vedere quanto conti il calcio italiano in campo internazionale a livello di club, dicevo, in quest'epoca di campionati mondiali di calcio si ha l'occasione di ascoltare gli inni delle nazioni straniere.
Mi ha sempre incuriosito l'inno brasiliano, e così mi sono informato e ho appreso che è stato scritto da un tale Francisco Manoel da Silva nel 1822 su parole di Joaquim Osório Duque Estrada scritte nel 1899. Il da Silva doveva essere, credo, un rossiniano, e scrisse un inno che sembra il coro iniziale di un'opera di primo ottocento, alla Donizetti. Molto bello.
Anche l'inno dell'Uruguay, Orientales la Patria o la Tumba! Libertad o con gloria morir!, non è niente male. La musica è di Francisco José Debali (1848) su testo di Francisco Acuña de Figueroa la cui poesia Orientales la Patria o la Tumba! fu dichiarato inno nazionale nel 1833. Anche questo è un bell'inno operistico alla Donizetti con un'introduzione piuttosto estesa.
Analoghe considerazioni sull'inno argentino, creato nel 1813 da Vicente López y Planes; più solenne ma della stessa pasta dei precedenti.
Sono inni molto belli, un po' come il nostro, battaglieri, inni cha danno la carica; non sono belli e imponenti come quello inglese o quello tedesco, che è il più bello di tutti (sfido, l'ha scritto Haydn) ma sono molto simpatici.
Tra parentesi, sai che mortorio il Va pensiero come inno nazional! Un lamento che tolto dal Nabucco non ha senso e che lascerei volentieri, come inno, a frustrati padani infelici di essere italiani.

mercoledì 23 giugno 2010

Stagione 2009/10 de LaVerdi - Concerto N. 36


La scorsa settimana si è conclusa la stagione sinfonica con l'esecuzione dell'oratorio Paulus di Mendelssohn; composizione ben raramente eseguita in Italia e quindi in genere ben poco conosciuta, vuoi per la lingua tedesca, vuoi per il genere in sè che non è tra i più popolari alle nostre latitudini.
Mendelssohn fu il più grande bambino prodigio della storia della musica, anche più di Mozart, perchè, come osserva Rosen nel suo bel libro "La generazione romantica", nessuno, prima di raggiungere i diciannove anni potè eguagliare la perizia di Mendelssohn, una perizia sbalorditiva che possedeva già a sedici anni e che gli permetteva di controllare perfettamente la composizione nelle sue macro e microstrutture.
La prima esecuzione del Paulus avvenne a Dusseldorf il 22 maggio 1836. Piacque tantissimo a Schumann che lo contrappose a Les Huguetots di Meyerbeer, indicato come la via conduce al male. Si sa che Mendelssohn, nella settimana santa del 1829, aveva dato la prima esecuzione, dopo 100 anni, della Passione secondo Matteo di Bach, dando quindi un contributo decisivo alla rinascita d'interesse per quell'autore che non era mai veramente venuto meno all'interesse dei musicisti (Beethoven suonava il Clavicembalo ben temperato) ma che certamente era in larga misura scomparso dalle sale da concerto e dalle chiese. Mendelssohn quindi, osservando l'opera di Bach e di Haendel, inaugurò un filone musicale ottocentesco che ha a che fare con il rapporto tra musica e religione che arriva al Parsifal di Wagner, a La forza del destino, al Don Carlos, all'Aida di Verdi. Con lui la religione entrò nelle sale da concerto, sollecitando in realtà non un senso religioso autentico, ma un senso di devozione e un certo timore reverenziale. Il Rosen etichetta tutto ciò con la definizione di Kitch religioso.
Comunque a me il Paulus piace e mi è sempre piaciuto fin da quando negli anni '60 lo ascoltai alla radio suo terzo programma, quando il terzo programma trasmetteva ancora musica! L'avevo anche registrato sul mio Geloso con i tasti colorati e lo ascoltavo spesso, in tedesco, senza capirci nulla delle parole, ma non aveva nessuna importanza. Poi l'ho perso di vista completamente per diversi anni ma alcune arie e cori di tanto in tanto mi tornavano in mente come dei feticci. Mi bastava sentire il nome Paolo perche alcune musiche mi tornassero in mente. Naturalmente quando ho potuto ho comprato i CD ma dal vivo non lo avevo mai potuto ascoltare.
Facendo un'imperfetta scelta tra i vari brani segnalo l'ouverture, il primo coro, la scena della lapidazione di Stefano che comprende tre recitativi, due splendidi cori ed un corale centrale e l'haendeliano coro Mache dich auf, "Alzati!" che viene subito dopo la rivelazione sulla via di Damasco. Ascoltando questo modo di trattare le voci e i cori si capisce, ad esempio, da dove viene una certa musica, ad esempio, di Brahms, quella del Canto del destino, della Rapsodia per contralto e coro, o lo stesso Requiem.
L'occasione è stata ottima perchè la direzione è stata affidata a Helmuth Rilling, un autentico specialista del genere, che l'ha diretto a memoria. Bravi i cantanti, soprattutto il basso Konstantin Wolff, anche se in possesso di una voce non particolarmente imponente, e la mezzosoprano Bettina Ranch. Grande performance del Coro. Pubblico non foltissimo, probabilmente non attratto dalla novità del titolo. Del resto è noto che anche i più grandi autori sono conosciuti per non più di una dozzina di titoli e di Mendelssohn chedo che se si esula dalla sinfonia Scozzese, dalla sinfonia Italiana, dal concerto per violino, dal Sogno di una notte di mezza estate, si entra in un campo piuttosto sconosciuto, qui da noi. Comunque chi c'era ha apprezzato moltissimo applaudendo tutti, tenendo anche conto del fatto che l'orchestra era praticamente dimezzata a causa del contemporaneo impegno al Festival dei due mondi di Spoleto.

lunedì 21 giugno 2010

Stagione 2009/10 - Ciclo Haydn - Concerto 10

Anche la serie dei concerti di Haydn è giunta alla sua conclusione. Questa volta il tema era il teatro, ovvero i legami tra l'opera di Haydn e il teatro. Indubbiamente, se Haydn oggi è in genere abbastanza o ben conosciuto per le sue sinfonie, gli oratori, alcune messe, i quartetti, qualche trio, qualche concerto, certamente lo è molto meno per le sue opere. Non so quante occasioni si presentino per ascoltare opere come "Il mondo della luna", "L'isola disabitata", "La fedeltà premiata", "L'incontro improvviso", ecc. Credo siano molto poche. Haydn però, soprattutto in un certo periodo, dovette scrivere molte opere per la corte ed anche musiche di scena. Una di queste musiche di scena, del 1777, furono "I tre sultani". Uno dei brani, che ritrae la moglie del sultano Roxelane, divenne immediatamente famosissimo anche grazie ad una sua trascrizione per il pianoforte. Poichè Haydn, nel frattempo, doveva anche scrivere sinfonie, pensò bene di prendere questa musica, e di farne il secondo movimento di una sinfonia, al quale antepose un primo movimento che altro non è se non la sinfonia dell'opera "Il mondo della luna", riciclando inoltre un minuetto e un finale che aveva già composto, per poi sostituirli con due nuovi movimenti, minuetto e finale, di nuova composizione. Così abbiamo questa sinfonia, la numero 63, in due versioni diverse.
L'altra sinfonia eseguita, la numero 103 del 1795, si chiama "Mit dem Paukenwirbel", ovvero "Con il rullo di timpani" che è un po' riduttivo in quanto Wirbel significa anche turbine, vortice, baccano, che, unito al fatto che Haydn scrive sulla parte del timpano, che inizia la sinfonia da solo, la parola "Intrada" che viene ripetuta anche poco prima del termine del primo movimento, sta a significare che il timpanista dovrebbe fare non una semplice rullata ma un'improvvisazione sui timpani, quasi un richiamo d'attenzione per il pubblico che magari si sta ancora sedendo o sta conversando con il vicino o sta saggiando la poltrona con i sensori posteriori per valutare quanto saporito sarà il sonnellino; insomma una specie di alzata di sipario. Ciò che segue è qualcosa di misterioso, una citazione del tema del Dies irae. Haydn ci fa entrare quindi, in modo teatrale, in un mondo sconosciuto che successivamente diventerà più sereno ma che ritornerà oscuro alla fine del movimento in modo inquietante. La sinfonia proseguirà poi con un secondo movimento che come "La Roxelane", è un tema con variazioni, un danzante Menuet e un finale, costruito su un solo tema, che, in alcuni dettagli, ha alcuni momenti che ricordano già lo Schubert delle prime sinfonie.
Tra le due sinfonie è stata eseguita l'aria da concerto "Berenice, che fai" del 1794, scritta per la soprano cremasca Brigida Giorgi Banti; un'aria molto difficile perchè richiede un'estensione vocale notevole, dal mezzosoprano al soprano leggero, che è stata ben eseguita dalla sopranoSabina Macculi.
Grazie a tutti coloro, orchestrali, solisti e al direttore Giuseppe Grazioli, che hanno reso possibile la realizzazione di questo ciclo interessante di concerti.

sabato 19 giugno 2010

Musica del XX secolo

Nell'ultimo concerto della serie '900 di un paio di settimane fa, il maestro Colombo ha consigliato un paio di libri per orientarsi nel multiforme scenario della musica del XX secolo. Nello specifico ha consigliato il classico "Ricordi e commenti" di Stravinskij-Craft, libro imperdibile che riguarda probabilmente il più grande musicista del '900. L'altro libro consigliato è "Il resto è rumore" di Alex Ross (classe 1968) critico musicale del New Yorker che ho rapidamente acquistato e ho cominciato a sfogliare avanti e indietro con un procedimento un po' casuale facendomi portare da determinati filoni di interesse, approccio che preferisco a quello sequenziale. Mi pare un libro molto ben fatto dove tutto ciò che è accaduto di importante nella musica del XX secolo, il secolo breve, viene trattato senza preclusioni di generi dai suoi esordi iniziali al be-bop, il rock e i minimalisti. Oltretutto esiste anche il sito internet, www.therestisnoise.com, dove in www.therestisnoise.com/audio si trovano esempi musicali relativi a brani citati nel libro. Credo sia molto interessante leggere il libro e ascoltare direttamente la musica di cui si parla. Il sito contiene inoltre un sacco di links a blogs e altri siti di musica e musicisti contemporanei. Credo veramente che questo libro sia un ottimo strumento di perlustrazione di un territorio, quello della musica del XX secolo, così vario che ancora oggi spaventa spesso chi ascolta e credo che sia utile anche per la l'argomentazione sistematica della materia illustrata non limitandosi a segnalare solo alcune opere e/o incisioni discografiche. La serie biennale dei concerti del '900 de LaVerdi hanno dimostrato invece che se la musica del '900 viene ascoltata (e riascoltata) in un modo consapevole e informato, e non solo per abitudine d'ascolto, risulta spesso molto più interessante e coinvolgente di quanto non si pensi perchè nel '900 sono vissuti compositori grandi e geniali almeno quanto quelli dell'800 o del '700, per limitarsi ai secoli la cui musica viene più spesso ascoltata.