A giorni... ma senza corrida, ovviamente: spettacolo orrendo!
giovedì 11 luglio 2013
mercoledì 10 luglio 2013
Dirigere con gli occhi
Ecco Leonard Bernstein nel video con l'esecuzione, come bis, del finale della sinfonia n. 88 di Franz Joseph Haydn, un autore di cui non si parlerà mai troppo bene tanto è grande, divertente, arguto e assolutamente geniale. Altro che una specie di domestico di corte!
I Wiener Philharmoniker ovviamente vanno anche da soli ma la concertazione è di Bernstein. Alla fine bastano dei cenni con gli occhi per dare gli attacchi. Certo, sarebbe un supplizio dirigere così, senza muoversi, e sarebbe anche assurdo, ma in questo caso Bernstein cede la scena all'orchestra, grandissima, anche se alla fine, ovviamente, raccoglie ancora più applausi.
Una cosa simile, ma con modalità diverse, la vidi fare a Evgeny Mravinsky quando venne alla Scala negli anni '70 per dirigere un concerto con la "sua" Filarmonica di Leningrado. Nella prima parte Mariss Jansons, che era suo assistente, diresse la sinfonia "Classica" di Prokofiev. Bella esecuzione, ma non migliore della mia edizione discografica con Ormandy e la Filarmonica di Philadelphia. Nella seconda parte Mravinsky, con le sue brave decorazioni sulla giacca, diresse la IV sinfonia di Brahms. Esecuzione impeccabile e senza alcuna concessione a sentimentalismi ma molto profonda. Durante l'esecuzione dello scherzo ad un certo punto Mravinsky si fermò completamente, non che si muovesse molto a dire il vero quando dirigeva normalmente, e lasciò suonare l'orchestra da sola. L'orchestra continuò imperterrita, ovviamente. Erano preparati alla perfezione, ovviamente.
Si citano anche casi in cui, per mancanza improvvisa della corrente elettrica, l'orchestra piomba nel buio e continua a suonare. Ciò dimostra solo la bravura dell'orchestra e del direttore che l'ha preparata e non che il direttore è inutile.
I Wiener Philharmoniker ovviamente vanno anche da soli ma la concertazione è di Bernstein. Alla fine bastano dei cenni con gli occhi per dare gli attacchi. Certo, sarebbe un supplizio dirigere così, senza muoversi, e sarebbe anche assurdo, ma in questo caso Bernstein cede la scena all'orchestra, grandissima, anche se alla fine, ovviamente, raccoglie ancora più applausi.
Una cosa simile, ma con modalità diverse, la vidi fare a Evgeny Mravinsky quando venne alla Scala negli anni '70 per dirigere un concerto con la "sua" Filarmonica di Leningrado. Nella prima parte Mariss Jansons, che era suo assistente, diresse la sinfonia "Classica" di Prokofiev. Bella esecuzione, ma non migliore della mia edizione discografica con Ormandy e la Filarmonica di Philadelphia. Nella seconda parte Mravinsky, con le sue brave decorazioni sulla giacca, diresse la IV sinfonia di Brahms. Esecuzione impeccabile e senza alcuna concessione a sentimentalismi ma molto profonda. Durante l'esecuzione dello scherzo ad un certo punto Mravinsky si fermò completamente, non che si muovesse molto a dire il vero quando dirigeva normalmente, e lasciò suonare l'orchestra da sola. L'orchestra continuò imperterrita, ovviamente. Erano preparati alla perfezione, ovviamente.
Si citano anche casi in cui, per mancanza improvvisa della corrente elettrica, l'orchestra piomba nel buio e continua a suonare. Ciò dimostra solo la bravura dell'orchestra e del direttore che l'ha preparata e non che il direttore è inutile.
domenica 7 luglio 2013
Candide di Bernstein
Ecco Candide di Bernstein.
Musicato negli anni '50, si tratta di un adattamento da Voltaire scritto da Hugh Wheeler. Le liriche sono dello stesso Bernstein, di Lilian Hellman, John La Touche a altri.
Riadattato per la scena più volte, Candide arriva con questa versione alla sua forma definitiva. Infatti fu eseguita a Londra, al Barbican Centre, il 13 dicembre 1989 (circa una settimana dopo avrebbe diretto a Berlino la IX sinfonia di Beethoven in occasione dell'abbattimento del muro). Se si considera che Bernstein si sarebbe avviato verso gli infiniti pascoli del cielo il 14 ottobre dell'anno successivo, questa versione è senza ombra di dubbio veramente definitiva. L'orchestrazione è dello stesso Bernstein di Hershy Kay.
Rispetto alla versione su CD, questa in video è assolutamente da preferirsi perché non taglia le parlate, i ricordi, della moglie ad esempio, e le spiegazioni di Bernstein e i vari siparietti, soprattutto con il suo vecchio amico Adolph Green. Bravissimi tutti gli interpreti: Christa Ludwig, June Anderson, Nicolai Gedda, Kurt Ollmann (che già aveva cantato in West Side Story), Jerry Hadley, ecc. Se Dio vuole non c'era Pepecito Carreras.
Quella fu una serata memorabile, per chi era lì. In quei giorni a Londra Bernstein prese l'influenza, lo dice lui stesso all'inizio, scusandosi per la sua voce roca. Da quella influenza/bronchite non si sarebbe più ripreso trascinandosela per tutto il 1990. Quello fu però un anno memorabile di grandissime esecuzioni, su tutte la prima sinfonia di Sibelius e la IX sinfonia di Bruckner, il cui video trasmette una emozione difficilmente sostenibile, fino al suo ultimo concerto a Boston del 19 agosto 1990 dove eseguì musiche di Britten e Beethoven, la VII sinfonia. Più volte, durante l'esecuzione della sinfonia, Bernstein boccheggiò per la fatica di respirare. Nei giorni successivi annunciò il ritiro e meno di due mesi dopo morì. Troppe sigarette, caro Lenny!
Musicato negli anni '50, si tratta di un adattamento da Voltaire scritto da Hugh Wheeler. Le liriche sono dello stesso Bernstein, di Lilian Hellman, John La Touche a altri.
Riadattato per la scena più volte, Candide arriva con questa versione alla sua forma definitiva. Infatti fu eseguita a Londra, al Barbican Centre, il 13 dicembre 1989 (circa una settimana dopo avrebbe diretto a Berlino la IX sinfonia di Beethoven in occasione dell'abbattimento del muro). Se si considera che Bernstein si sarebbe avviato verso gli infiniti pascoli del cielo il 14 ottobre dell'anno successivo, questa versione è senza ombra di dubbio veramente definitiva. L'orchestrazione è dello stesso Bernstein di Hershy Kay.
Rispetto alla versione su CD, questa in video è assolutamente da preferirsi perché non taglia le parlate, i ricordi, della moglie ad esempio, e le spiegazioni di Bernstein e i vari siparietti, soprattutto con il suo vecchio amico Adolph Green. Bravissimi tutti gli interpreti: Christa Ludwig, June Anderson, Nicolai Gedda, Kurt Ollmann (che già aveva cantato in West Side Story), Jerry Hadley, ecc. Se Dio vuole non c'era Pepecito Carreras.
Quella fu una serata memorabile, per chi era lì. In quei giorni a Londra Bernstein prese l'influenza, lo dice lui stesso all'inizio, scusandosi per la sua voce roca. Da quella influenza/bronchite non si sarebbe più ripreso trascinandosela per tutto il 1990. Quello fu però un anno memorabile di grandissime esecuzioni, su tutte la prima sinfonia di Sibelius e la IX sinfonia di Bruckner, il cui video trasmette una emozione difficilmente sostenibile, fino al suo ultimo concerto a Boston del 19 agosto 1990 dove eseguì musiche di Britten e Beethoven, la VII sinfonia. Più volte, durante l'esecuzione della sinfonia, Bernstein boccheggiò per la fatica di respirare. Nei giorni successivi annunciò il ritiro e meno di due mesi dopo morì. Troppe sigarette, caro Lenny!
martedì 2 luglio 2013
The making of West Side Story
La grandezza di Bernstein. La pazienza, non troppa, di Bernstein con Carreras alle prese con diversi problemini. L'amore di Bernstein per la Troyanos.
Imperdibile questo video con annessa bestemmia di Carreras (non tagliata) al minuto 1.06.38 a conclusione di una sessione difficile.
America, il song preferito da Bernstein, inizia al minuto 49.
Un video che ho visto e rivisto nel corso di molti anni.
Imperdibile questo video con annessa bestemmia di Carreras (non tagliata) al minuto 1.06.38 a conclusione di una sessione difficile.
America, il song preferito da Bernstein, inizia al minuto 49.
Un video che ho visto e rivisto nel corso di molti anni.
domenica 9 giugno 2013
Per delle domeniche mattina trascorse in modo un po' più intelligente
Questa mattina in Auditorium abbiamo avuto un'ottima esecuzione della IX sinfonia di Shostakovich ottimamente diretta da Giuseppe Grazioli e splendidamente suonata dall'orchestra Verdi che per l'occasione era capitanata da Nicolai von Dellinghausen al primo violino che, come sempre, è stato impeccabile.
Così si è conclusa la rassegna dei concerti domenicali che affiancava ad autori famosi altri autori che per varie ragioni, con il passare degli anni, sono caduti un po' nell'oblio ma che ai loro tempi godettero di grande fama e della stima universale e che, in ogni caso, furono importanti per autori che oggi riteniamo fondamentali.
Di questa attenzione si deve rendere merito alla Fondazione Giuseppe Verdi che ha reso possibile questo ciclo, come del resto quelli degli anni precedenti, al maestro Grazioli sempre curioso e propositivo e all'orchestra per la disponibilità nel sobbarcarsi prove aggiuntive nell'ambito di una stagione già piuttosto intensa il tutto nella logica di servizio che da sempre è una caratteristica fondamentale della Fondazione. Per questo motivo oggi l'orchestra è stata salutata da un'acclamazione che esprimeva questa gratitudine ed anche l'ammirazione per la loro bravura nella messa a punto di programmi impegnativi come quello di questa mattina in un tempo piuttosto limitato.
L'anno prossimo si proseguirà accendendo i riflettori sui compositori italiani che arrivarono alla loro maturità artistica nel periodo tra le due guerre e che appartengono ad una generazione di compositori trascurati e un po' rimossi, almeno in Italia. Questi autori, da Casella a Malipiero, da Castelnuovo-Tedesco a Respighi, saranno affiancati da altri compositori coevi di altre nazionalità. Il tutto comporrà una rassegna molto interessante che mi auguro susciti la cosa più importante non solo per la conoscenza della musica, ma per tutte le espressioni della vita, ovvero la curiosità di conoscere e di scoprire cose nuove.
Arrivederci!
Così si è conclusa la rassegna dei concerti domenicali che affiancava ad autori famosi altri autori che per varie ragioni, con il passare degli anni, sono caduti un po' nell'oblio ma che ai loro tempi godettero di grande fama e della stima universale e che, in ogni caso, furono importanti per autori che oggi riteniamo fondamentali.
Di questa attenzione si deve rendere merito alla Fondazione Giuseppe Verdi che ha reso possibile questo ciclo, come del resto quelli degli anni precedenti, al maestro Grazioli sempre curioso e propositivo e all'orchestra per la disponibilità nel sobbarcarsi prove aggiuntive nell'ambito di una stagione già piuttosto intensa il tutto nella logica di servizio che da sempre è una caratteristica fondamentale della Fondazione. Per questo motivo oggi l'orchestra è stata salutata da un'acclamazione che esprimeva questa gratitudine ed anche l'ammirazione per la loro bravura nella messa a punto di programmi impegnativi come quello di questa mattina in un tempo piuttosto limitato.
L'anno prossimo si proseguirà accendendo i riflettori sui compositori italiani che arrivarono alla loro maturità artistica nel periodo tra le due guerre e che appartengono ad una generazione di compositori trascurati e un po' rimossi, almeno in Italia. Questi autori, da Casella a Malipiero, da Castelnuovo-Tedesco a Respighi, saranno affiancati da altri compositori coevi di altre nazionalità. Il tutto comporrà una rassegna molto interessante che mi auguro susciti la cosa più importante non solo per la conoscenza della musica, ma per tutte le espressioni della vita, ovvero la curiosità di conoscere e di scoprire cose nuove.
Arrivederci!
sabato 8 giugno 2013
Gaetano d'Espinosa, un fine musico
L'altra sera, giovedì, il penultimo concerto della stagione della Verdi è stato diretto da Gaetano d'Espinosa con musiche di Mendelssohn, Ouverture dal Sogno di una notte di mezza estate e IV sinfonia "Italiana", e Hindemith, Metamorfosi sinfoniche su un tema di Weber.
Amo molto Hindemith, un compositore degno figlio della grande tradizione tedesca, un compositore complesso, dal contrappunto intricato, un grandissimo artigiano e un compositore capace ancora di esultare nonostante la miseria morale da cui era circondato nel momento della sua più grande gloria musicale e artistica nel periodo tra le due guerre.
Molto bella l'esecuzione di Hindemith da parte di d'Espinosa con un'orchestra in gran forma.
Buono il Mendelssohn con qualche alto e basso. Splendido il terzo tempo della sinfonia con una differenziazione dei legati e non legati veramente ottima e che raramente si sente in modo così chiara (Toscanini docet) e il travolgente finale di questa strana sinfonia in la maggiore che finisce in la minore. L'esecuzione dell'Ouverture del Sogno poteva essere più aerea e lieve.
A me personalmente d'Espinosa piace molto. Credo che fosse la terza volta che lo ascoltavo e mi ha sempre convinto. Ha un gesto che può sembrare un po' strano, marionettistico, come si diceva nell'intervallo davanti a un caffè con un paio di persone con cui parlavo, ma a me ricorda molto il gesto, con gli scatti dal centro all'esterno, di Georg Solti che ricordo in un concerto scaligero della fine anni '70 dove diresse proprio l'Ouverture del Sogno ma terminò con la terza di Brahms.
Per terminare due rapide annotazioni.
Perfetto d'Espinosa nel saluto all'orchestra. L'ha fatta sempre alzare indirizzando l'applauso a tutte le sezioni e salutando tutte le prime file degli archi (rammento solo che se nei primi violini il concertino è una signora o signorina si stringe la mano prima a lei e poi alla spalla). Lo dico perché capita di vedere qualche direttore che esce, si prende gli applausi con l'orchestra che lo guarda ed esce. Sono rari, ma capita.
Un'ultima annotazione riguarda Viviana Mologni, la timpanista titolare e colonna portante da sempre dell'orchestra. Da mesi è assente per problemi fisici legati alla sua professione. Ora sta tornando un po' alla volta. In questo concerto ha suonato nell'Ouverture del Sogno e in Hindemith dove ha dimostrato tutta la sua strepitosa bravura. Spero che con le dovute cautele possa tornare in piena efficienza pensando però che, probabilmente, non può suonare sempre sempre sempre e che qualche pausa se la deve prendere qua e là.
Amo molto Hindemith, un compositore degno figlio della grande tradizione tedesca, un compositore complesso, dal contrappunto intricato, un grandissimo artigiano e un compositore capace ancora di esultare nonostante la miseria morale da cui era circondato nel momento della sua più grande gloria musicale e artistica nel periodo tra le due guerre.
Molto bella l'esecuzione di Hindemith da parte di d'Espinosa con un'orchestra in gran forma.
Buono il Mendelssohn con qualche alto e basso. Splendido il terzo tempo della sinfonia con una differenziazione dei legati e non legati veramente ottima e che raramente si sente in modo così chiara (Toscanini docet) e il travolgente finale di questa strana sinfonia in la maggiore che finisce in la minore. L'esecuzione dell'Ouverture del Sogno poteva essere più aerea e lieve.
A me personalmente d'Espinosa piace molto. Credo che fosse la terza volta che lo ascoltavo e mi ha sempre convinto. Ha un gesto che può sembrare un po' strano, marionettistico, come si diceva nell'intervallo davanti a un caffè con un paio di persone con cui parlavo, ma a me ricorda molto il gesto, con gli scatti dal centro all'esterno, di Georg Solti che ricordo in un concerto scaligero della fine anni '70 dove diresse proprio l'Ouverture del Sogno ma terminò con la terza di Brahms.
Per terminare due rapide annotazioni.
Perfetto d'Espinosa nel saluto all'orchestra. L'ha fatta sempre alzare indirizzando l'applauso a tutte le sezioni e salutando tutte le prime file degli archi (rammento solo che se nei primi violini il concertino è una signora o signorina si stringe la mano prima a lei e poi alla spalla). Lo dico perché capita di vedere qualche direttore che esce, si prende gli applausi con l'orchestra che lo guarda ed esce. Sono rari, ma capita.
Un'ultima annotazione riguarda Viviana Mologni, la timpanista titolare e colonna portante da sempre dell'orchestra. Da mesi è assente per problemi fisici legati alla sua professione. Ora sta tornando un po' alla volta. In questo concerto ha suonato nell'Ouverture del Sogno e in Hindemith dove ha dimostrato tutta la sua strepitosa bravura. Spero che con le dovute cautele possa tornare in piena efficienza pensando però che, probabilmente, non può suonare sempre sempre sempre e che qualche pausa se la deve prendere qua e là.
mercoledì 5 giugno 2013
Qualcosa di Glass
Lo scorso inverno, in febbraio, penso fosse il 15, venerdì (potrei controllare ma non ne ho alcuna voglia) al conservatorio di Milano ho ascoltato un concerto con Gidon Kremer e la Kremerata Baltica. In quel concerto eseguirono, tra l'altro, il secondo concerto per violino (2009) di Philip Glass, denominato The American Four Seasons, anche se i quattro movimenti, intervallati da tre soli del violino e preceduti da un Prologo, hanno ben poche relazioni evidenti con le stagioni. Penso di averne anche scritto qui (potrei
controllare ma ne ho ancora meno voglia).
Ricordo che rimasi folgorato da quel pezzo e in questo periodo l'ho ascoltato e riascoltato molte volte. Stranamente il riascolto non mi ha mai stancato, anzi, riascoltandolo ho potuto apprezzare delle particolarità sempre nuove.
La cosa strana è che questa è una musica che non sarei mai capace di scrivere perché per mia formazione personale mi sento più incline ad apprezzare musiche di autori della tradizione nostrana tipo Maderna, Berio, Stockhausen, Ligeti, Penderecki, Dutilleux, Schnittke, Henze, ecc. però la musica di Glass, forse per questa sua diversità, mi affascina molto.
Mi sono inoltre ricreduto su certo minimalismo. Glass, di cui nel 1980 vidi e ascoltai a Milano da qualche parte Einstein on the beach con Robert Wilson e poi con la mia morosa di allora andai da Scoffone a scolarmi una bottiglia di recioto, ne è un esponente massimo e potrebbe sembrare facile ascoltare e scrivere una musica così e invece non lo è per niente. Potrebbe sembrare anche musica di sottofondo, un po' ambient music, ma ad un certo punto interviene qualcosa per cui non la puoi ascoltare come una musica da aeroporto o da sala d'attesa dal dentista.
Non mi resta che segnalare ad esempio il Prologo e il Movement I del concerto, così sinuoso e profumato (che sia la primavera?) e il turbinoso finale, un pezzo veramente travolgente.
Curiosa ad esempio la sua quarta sinfonia Heroes ispirata ad un famoso disco di David Bowie del 1977. La sinfonia si articola in 7 movimenti che portano i titoli di altrettanti canzoni. Il primo, ad esempio, è Heroes, dall'omonima canzone (molto famosa), il quarto è Son of the silent age, un brano di grande atmosfera dalla canzone con lo stesso titolo.
Per gli amanti del sax bello il Saxophone Concerto che esiste in versione di concerto con orchestra o per quartetto di sax. Io preferisco la versione per quartetto che è più affascinante e ha una linea più essenziale. Ecco il primo movimento eseguito dall'italiano Atem Sax Quartet, molto bravi.
sabato 11 maggio 2013
Pane e cultura
L'11 maggio 1946 la Scala riapriva dopo i bombardamenti della guerra, ricostruita in un anno. Oggi si taglia la cultura quando il primo pensiero dei milanesi stremati dalla guerra fu quello di ricostruire il loro più grande teatro. Lo ricordava ieri l'assessore alla cultura Filippo del Corno nel suo intervento durante la presentazione della prossima stagione dell'orchestra Verdi. Si dirà che c'è la crisi e che i problemi sono "altri". Chissà perché i problemi sono sempre "altri" e mi piacerebbe che qualcuno di questi "altristi" desse una risposta sul perché i milanesi dopo la guerra pensarono subito, accanto alla ricostruzione delle case e al ripristino dei servizi essenziali, alla ricostruzione della Scala, che tutto sommato poteva anche essere considerata non prioritaria e quasi superflua e lo fecero in un anno quando oggi, con i mezzi che abbiamo, ce ne voglio minimo dieci per costruire una linea di metropolitana. Il risultato è che andando avanti di questo passo, senza investire in nulla, prima o poi usciremo dalla crisi ma saremo distrutti. A tutto ciò si deve resistere altrimenti siamo destinati alla catastrofe.
venerdì 10 maggio 2013
La nuova stagione del ventennale della Verdi
Stamattina a Palazzo Marino, nella sala dell'Alessi stracolma, è stata presentata la stagione del ventennale della Verdi. Essere arrivati a questo traguardo è stata dura se si pensa che solo sei anni fa, in una drammatica assemblea dei soci, si dovette decidere se fare o non fare la stagione successiva a causa dei debiti accumulati, non per cattiva gestione (anzi!) ma per l'assenza totale delle sovvenzioni pubbliche promesse.
Ora siamo arrivati a questa stagione che si aprirà a Londra con un concerto ai BBC Proms il 5 settembre, alla Scala il 15 e che proseguirà con 38 concerti, 18 nelle tre repliche del giovedì, venerdì e domenica e 20 in due repliche, il venerdì e la domenica. A questi concerti si aggiungeranno quelli del crescendo in musica, quelli della barocca (8) e quelli della domenica mattina (10) incentrati sulla proposta molto interessante di autori del novecento storico italiano.
Avremo l'esecuzione dell'ottava sinfonia di Mahler diretta dal maestro Chailly, non in Auditorium per questioni evidenti di spazio, avremo il ritorno del maestro Jurowski con l'esecuzione della sesta di Mahler e, cosa per me graditissima, la riesecuzione del War Requiem di Britten, dopo l'esecuzione di un paio di anni fa in Scala: un brano di immensa bellezza. Personalmente sono felice anche per lo spazio sempre maggiore che viene dato a Jader Bignamini che si sta affermando sempre di più anche a livello internazionale.
Inoltre il maestro Gaetano d'Espinosa sarà direttore principale ospite, cosa questa molto bella in considerazione della sua bravura e della sua giovane età, e il maestro Fabio Vacchi che sarà Compositore Residente e che presenterà un suo nuovo lavoro.
Mi auguro che i risultati artistici siano grandi e che l'orchestra, giunta ai venti anni di vita, possa affermarsi sempre di più in campo nazionale ed internazionale con soddisfazione di tutti e possa costantemente consolidare la propria identità e raggiungere grandi risultati artistici senza dimenticare tutti gli altri complessi, il coro, il coro di voci bianche e le orchestra junior che sono parti integranti del grande progetto artistico e culturale che la Fondazione porta avanti fin dalla sua costituzione.
Non mi dilungo oltre ma segnalo un articolo di un'amica che riassume molto bene i contenuti della prossima stagione.
Ora siamo arrivati a questa stagione che si aprirà a Londra con un concerto ai BBC Proms il 5 settembre, alla Scala il 15 e che proseguirà con 38 concerti, 18 nelle tre repliche del giovedì, venerdì e domenica e 20 in due repliche, il venerdì e la domenica. A questi concerti si aggiungeranno quelli del crescendo in musica, quelli della barocca (8) e quelli della domenica mattina (10) incentrati sulla proposta molto interessante di autori del novecento storico italiano.
Avremo l'esecuzione dell'ottava sinfonia di Mahler diretta dal maestro Chailly, non in Auditorium per questioni evidenti di spazio, avremo il ritorno del maestro Jurowski con l'esecuzione della sesta di Mahler e, cosa per me graditissima, la riesecuzione del War Requiem di Britten, dopo l'esecuzione di un paio di anni fa in Scala: un brano di immensa bellezza. Personalmente sono felice anche per lo spazio sempre maggiore che viene dato a Jader Bignamini che si sta affermando sempre di più anche a livello internazionale.
Inoltre il maestro Gaetano d'Espinosa sarà direttore principale ospite, cosa questa molto bella in considerazione della sua bravura e della sua giovane età, e il maestro Fabio Vacchi che sarà Compositore Residente e che presenterà un suo nuovo lavoro.
Mi auguro che i risultati artistici siano grandi e che l'orchestra, giunta ai venti anni di vita, possa affermarsi sempre di più in campo nazionale ed internazionale con soddisfazione di tutti e possa costantemente consolidare la propria identità e raggiungere grandi risultati artistici senza dimenticare tutti gli altri complessi, il coro, il coro di voci bianche e le orchestra junior che sono parti integranti del grande progetto artistico e culturale che la Fondazione porta avanti fin dalla sua costituzione.
Non mi dilungo oltre ma segnalo un articolo di un'amica che riassume molto bene i contenuti della prossima stagione.
mercoledì 1 maggio 2013
Frederic Rzewski: un compositore di lotta
Ieri sera all'Elfo in Corso Buenos Aires Andrea Rebaudengo, dell'Ensemble Sentieri Selvaggi, ha eseguito The People United Will Never Be Defeated che Frederic Rzewski scrisse nell'autunno 1975 come 36 variazioni sul tema della famosa canzone cilena El pueblo unido jamas serà vencido di Sergio Ortega che risale ai tempi della presidenza cilena di Salvador Allende. Il pezzo fu commissionato da Ursula Oppens che lo eseguì il 7 febbraio 1976 a New York.
Il brano si configura come un classico tema con variazioni come le Diabelli di Beethoven o le Variazioni su un tema di Haendel o di Paganini di Brahms. Essendo un brano degli anni 70 raduna in sé tecniche e stili moderni che vanno dal puntillismo a Stockhausen con suggestioni di Satie, Debussy e anche romantiche. Dopo una grande improvvisazione finale, che il pianista può eseguire a piacere, il tema iniziale torna, come nelle Variazioni Goldberg di Bach, e viene portato in trionfo con una perorazione e un'apoteosi finale commovente degna di un compositore di lotta come Rzewski.
Grande esecuzione di Andrea Rebaudengo che è stato premiato, alla fine della fatica veramente improba vista la difficoltà trascendentale del pezzo, da un'autentica ovazione. Un trionfo.
Si è trattato di una bellissima prosecuzione della serie di concerti "Musica impura" che fa seguito all'altrettanto bellissimo concerto di martedì scorso, 23 aprile, diretto da Carlo Boccadoro.
Si conclude così questo lunghissimo e interminabile mese di aprile che era iniziato con l'esecuzione dell'Oratorio di Pasqua a cura della Verdi Barocca e che ha visto il proprio culmine glorioso il giorno 23 con la laurea di mio figlio e il punto più basso, musicalmente parlando, con l'esecuzione in Auditorium della terza sinfonia di Marsalis, la Swing Symphony, un brano troppo lungo e noioso, una collezione di luoghi comuni jazzistici (ti aspetti che entri il sax, entra il sax, che entri la tromba, entra la tromba, ecc.) senza inventiva e creatività degna di un compositore come Marsalis dotatissimo musicalmente ma retrogrado e noioso. Meglio ma molto meglio tornare, a questa stregua, a Count Basie e al Duke Ellington del Cotton Club: creatività ed energia a palate. Peccato perché l'esecuzione dell'orchestra Verdi diretta da Wayne Marshall è stata splendida con 'aggiunta dell'ottima Jazz Band di Paolo Tomelleri.
Il brano si configura come un classico tema con variazioni come le Diabelli di Beethoven o le Variazioni su un tema di Haendel o di Paganini di Brahms. Essendo un brano degli anni 70 raduna in sé tecniche e stili moderni che vanno dal puntillismo a Stockhausen con suggestioni di Satie, Debussy e anche romantiche. Dopo una grande improvvisazione finale, che il pianista può eseguire a piacere, il tema iniziale torna, come nelle Variazioni Goldberg di Bach, e viene portato in trionfo con una perorazione e un'apoteosi finale commovente degna di un compositore di lotta come Rzewski.
Grande esecuzione di Andrea Rebaudengo che è stato premiato, alla fine della fatica veramente improba vista la difficoltà trascendentale del pezzo, da un'autentica ovazione. Un trionfo.
Si è trattato di una bellissima prosecuzione della serie di concerti "Musica impura" che fa seguito all'altrettanto bellissimo concerto di martedì scorso, 23 aprile, diretto da Carlo Boccadoro.
Si conclude così questo lunghissimo e interminabile mese di aprile che era iniziato con l'esecuzione dell'Oratorio di Pasqua a cura della Verdi Barocca e che ha visto il proprio culmine glorioso il giorno 23 con la laurea di mio figlio e il punto più basso, musicalmente parlando, con l'esecuzione in Auditorium della terza sinfonia di Marsalis, la Swing Symphony, un brano troppo lungo e noioso, una collezione di luoghi comuni jazzistici (ti aspetti che entri il sax, entra il sax, che entri la tromba, entra la tromba, ecc.) senza inventiva e creatività degna di un compositore come Marsalis dotatissimo musicalmente ma retrogrado e noioso. Meglio ma molto meglio tornare, a questa stregua, a Count Basie e al Duke Ellington del Cotton Club: creatività ed energia a palate. Peccato perché l'esecuzione dell'orchestra Verdi diretta da Wayne Marshall è stata splendida con 'aggiunta dell'ottima Jazz Band di Paolo Tomelleri.
domenica 28 aprile 2013
Ascoltiamo Francis Poulenc
E' strano Francis Poulenc. Sembrerebbe un allegrone scanzonato e invece in ogni sua composizione a un certo punto passa una nuvola che nasconde il sole. Un grandissimo da ascoltare con attenzione e sorpresa. Quanto è bella questa sonata del 1962 scritta per Benny Goodman che non poté eseguirla con l'autore al piano per la morte di Poulenc avvenuta il 30 gennaio 1963.
La sonata fu così eseguita alla Carnagie Hall di New York il 10 aprile 1963 da Benny Goodman con Leonard Bernstein al pianoforte (!!!)
La sonata fu così eseguita alla Carnagie Hall di New York il 10 aprile 1963 da Benny Goodman con Leonard Bernstein al pianoforte (!!!)
mercoledì 24 aprile 2013
Nel segreto del confessionale
Berlusconi: ‘Signor parroco, mi vorrei confessare
Parroco: ‘Certo figliolo, qual è il tuo nome?’
Berlusconi: ‘Silvio Berlusconi, padre.’
Parroco: ‘Ah! Ah! l'ex presidente del Consiglio!?’
Berlusconi: ‘Si, padre.’
Parroco: ‘Ascolta, figliolo, credo che il tuo caso richieda una... competenza superiore. E’ meglio che tu ti rechi dal Vescovo.’
Così Berlusconi si presenta dal Vescovo chiedendogli se può confessarlo.
Vescovo: ‘Certo, come ti chiami?’
Berlusconi: ‘Silvio Berlusconi’
Vescovo: ‘l'ex presidente del Consiglio? No, caro mio, non ti posso confessare: il tuo è un caso difficile. E’ meglio che tu vada in Vaticano.’
Berlusconi va’ dal Papa.
Berlusconi: ‘Sua Santità, voglio confessarmi.’
Papa: ‘Caro figlio mio, come ti chiami?’
Berlusconi: ‘Silvio Berlusconi’
Papa: ‘Ahi! Ahi! Ahi! Figliolo! Il tuo caso è molto difficile per me. Guarda qui, sul lato del Vaticano c’è una cappella. Al suo interno troverai una croce. Il Signore ti potrà ascoltare.’
Berlusconi, giunto nella cappella, si rivolge alla Croce: ‘Signore, voglio confessarmi.’
Gesù: ‘Certo, figlio mio, come ti chiami?’
Berlusconi: ‘Silvio Berlusconi.’
Gesù: ‘Ma chi? l'ex Presidente del Consiglio?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘L’ex amico di Craxi?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘L’inventore dello scudo fiscale per far rientrare dalle isole Cayman e da Montecarlo tutti i soldi che i tuoi amici hanno sottratto al fisco ?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘L’amico dei Neo-Fascisti e Neo-Nazisti, particolare che si è dimenticato di riferire al Congresso americano?’
Berlusconi: ‘Ehm… si, Signore.’
Gesù: ‘Quello che ha abbassato dell’1% le tasse dirette e costretto comuni/province/regioni ad aumentare le tasse locali del 45% per tenere aperti asili, trasporti, servizi sociali essenziali ?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha ricandidato 13 persone già condannate con sentenza passata in giudicato?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha modificato la legge elettorale in modo da portarsi le sue "amichette" in parlamento?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha omesso qualsiasi controllo sull’entrata in vigore dell’Euro permettendo a negozianti e professionisti di raddoppiare i prezzi in barba a pensionati e lavoratori a reddito fisso?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha abolito la tassa di successione per i patrimoni miliardari e subito dopo ha cointestato le sue aziende ai figli?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha quadruplicato il suo patrimonio personale e salvato le sue aziende dalla bancarotta da quando è al governo e che dice che è entrato in politica gratis per il bene degli italiani?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha epurato dalla RAI I personaggi che non gradiva?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù:‘Quello che ha fatto la Ex-Cirielli, la Cirami e la salva-Previti ?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha fatto una voragine nei conti dello stato e ha cambiato 3 volte ministro del tesoro ?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha dato, a spese degli italiani, il contributo per il decoder digitale per permettere al fratello di fare soldi con una società che li produceva?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che depenalizzato il falso in bilancio ed ha introdotto la galera per chi masterizza I DVD ?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha permesso alla Francia di saccheggiare la BNL e si è fatto prendere a pesci in faccia quando ENEL ha tentato di acquisire una società francese ?’
Berlusconi: ‘Ehm… sono sempre io, Signore.’
Gesù: ‘Quello che continua a raccontare che ridurrà le tasse e rimborserà l'IMU agli italiani prendendoli in giro?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Figlio mio, non hai bisogno di confessarti. Tu devi solamente ringraziare.’
Berlusconi: ‘Ringraziare???? E chi, Signore?’
Gesù: ‘Gli antichi Romani, per avermi inchiodato qui. Altrimenti sarei sceso e t’avrei fatto un CULO COSI’!!!
Parroco: ‘Certo figliolo, qual è il tuo nome?’
Berlusconi: ‘Silvio Berlusconi, padre.’
Parroco: ‘Ah! Ah! l'ex presidente del Consiglio!?’
Berlusconi: ‘Si, padre.’
Parroco: ‘Ascolta, figliolo, credo che il tuo caso richieda una... competenza superiore. E’ meglio che tu ti rechi dal Vescovo.’
Così Berlusconi si presenta dal Vescovo chiedendogli se può confessarlo.
Vescovo: ‘Certo, come ti chiami?’
Berlusconi: ‘Silvio Berlusconi’
Vescovo: ‘l'ex presidente del Consiglio? No, caro mio, non ti posso confessare: il tuo è un caso difficile. E’ meglio che tu vada in Vaticano.’
Berlusconi va’ dal Papa.
Berlusconi: ‘Sua Santità, voglio confessarmi.’
Papa: ‘Caro figlio mio, come ti chiami?’
Berlusconi: ‘Silvio Berlusconi’
Papa: ‘Ahi! Ahi! Ahi! Figliolo! Il tuo caso è molto difficile per me. Guarda qui, sul lato del Vaticano c’è una cappella. Al suo interno troverai una croce. Il Signore ti potrà ascoltare.’
Berlusconi, giunto nella cappella, si rivolge alla Croce: ‘Signore, voglio confessarmi.’
Gesù: ‘Certo, figlio mio, come ti chiami?’
Berlusconi: ‘Silvio Berlusconi.’
Gesù: ‘Ma chi? l'ex Presidente del Consiglio?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘L’ex amico di Craxi?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘L’inventore dello scudo fiscale per far rientrare dalle isole Cayman e da Montecarlo tutti i soldi che i tuoi amici hanno sottratto al fisco ?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘L’amico dei Neo-Fascisti e Neo-Nazisti, particolare che si è dimenticato di riferire al Congresso americano?’
Berlusconi: ‘Ehm… si, Signore.’
Gesù: ‘Quello che ha abbassato dell’1% le tasse dirette e costretto comuni/province/regioni ad aumentare le tasse locali del 45% per tenere aperti asili, trasporti, servizi sociali essenziali ?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha ricandidato 13 persone già condannate con sentenza passata in giudicato?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha modificato la legge elettorale in modo da portarsi le sue "amichette" in parlamento?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha omesso qualsiasi controllo sull’entrata in vigore dell’Euro permettendo a negozianti e professionisti di raddoppiare i prezzi in barba a pensionati e lavoratori a reddito fisso?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha abolito la tassa di successione per i patrimoni miliardari e subito dopo ha cointestato le sue aziende ai figli?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha quadruplicato il suo patrimonio personale e salvato le sue aziende dalla bancarotta da quando è al governo e che dice che è entrato in politica gratis per il bene degli italiani?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha epurato dalla RAI I personaggi che non gradiva?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù:‘Quello che ha fatto la Ex-Cirielli, la Cirami e la salva-Previti ?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha fatto una voragine nei conti dello stato e ha cambiato 3 volte ministro del tesoro ?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha dato, a spese degli italiani, il contributo per il decoder digitale per permettere al fratello di fare soldi con una società che li produceva?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che depenalizzato il falso in bilancio ed ha introdotto la galera per chi masterizza I DVD ?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha permesso alla Francia di saccheggiare la BNL e si è fatto prendere a pesci in faccia quando ENEL ha tentato di acquisire una società francese ?’
Berlusconi: ‘Ehm… sono sempre io, Signore.’
Gesù: ‘Quello che continua a raccontare che ridurrà le tasse e rimborserà l'IMU agli italiani prendendoli in giro?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Figlio mio, non hai bisogno di confessarti. Tu devi solamente ringraziare.’
Berlusconi: ‘Ringraziare???? E chi, Signore?’
Gesù: ‘Gli antichi Romani, per avermi inchiodato qui. Altrimenti sarei sceso e t’avrei fatto un CULO COSI’!!!
lunedì 15 aprile 2013
I Quartetti di Beethoven e il Quartetto Italiano
Il Quartetto Italiano che esegue tutti i quartetti di Beethoven!
Per me un'esperienza d'ascolto che dura da 45 anni che ha avuto come culmine il concerto alla Scala del 26 marzo 1977, giorno del 150° anniversario della morte di Beethoven. In quella occasione eseguirono il quartetto in la minore op. 132. Un ricordo e un'emozione indelebili.
La musica più grande di Beethoven ai massimi livelli esecutivi, per me insuperati.
(Per fortuna il video è indicizzato con l'inizio di ogni quartetto)
Un'esperienza d'ascolto assolutamente INDISPENSABILE di uno tra i più grandi vertici musicali di tutti i tempi.
Per me un'esperienza d'ascolto che dura da 45 anni che ha avuto come culmine il concerto alla Scala del 26 marzo 1977, giorno del 150° anniversario della morte di Beethoven. In quella occasione eseguirono il quartetto in la minore op. 132. Un ricordo e un'emozione indelebili.
La musica più grande di Beethoven ai massimi livelli esecutivi, per me insuperati.
(Per fortuna il video è indicizzato con l'inizio di ogni quartetto)
Un'esperienza d'ascolto assolutamente INDISPENSABILE di uno tra i più grandi vertici musicali di tutti i tempi.
domenica 14 aprile 2013
Un po' di musica qua e là
Il mio fine settimana musicale è iniziato giovedì con il concerto in Auditorium dove Oleg Caetani ha diretto il concerto per violoncello di Witold Lutoslawski, di cui ricorrono i cento anni dalla nascita, e la quinta sinfonia di Mahler.
Il concerto di Lutoslawski risale al periodo 1968/70 e fu eseguito il 14 ottobre 1970 da Rostropovich, dedicatario del concerto. Poiché sento sempre giudizi irridenti nei confronti della musica contemporanea o di certa musica del XX secolo, a parte il fatto che questo pezzo ha più di 40 anni, mi sbilancio a dire che il concerto, che è suonato da molti violoncellisti, è bellissimo e che diventerà un grande classico della musica del XX secolo. A molte persone piace la musica del XX secolo a seconda di quanto sembri una musica di un'epoca precedente. Fosse per me metterei un pezzo del XX secolo in ogni concerto, anche perché questa musica, se non la si esegue, non la si conoscerà mai e inoltre perché questa, volente o nolente, è la "nostra" musica. In ogni caso si calcola che ci vogliano circa 80 anni perché il pubblico entri in sintonia con la musica di 80 anni prima per cui c'è tempo (!), si fa in tempo a morire. Bella esecuzione del grande violoncellista armeno Alexander Chaushian ben assecondato dall'orchestra.
Nella seconda parte il maestro Caetani ha diretto la quinta sinfonia di Gustav Mahler, la sinfonia che inaugura il periodo centrale della produzione di Mahler con le tre sinfonie strumentali. Questa sinfonia è molto difficile da suonare e da ascoltare. E' una musica sconvolta e sconvolgente nei primi due movimenti che tende al negativo totale, all'azzeramento di ogni prospettiva positiva. Ma è anche capace di dolcezze infinite come nel quarto movimento, Adagietto, che viene travolto poi nel finale dove il suo tema principale, assieme a quello di un lieder dal Des Knaben Wunderhorn, il Lob des hohen Verstandes (Lode dell'alto intelletto) dove Mahler irride i critici del tempo che naturalmente stroncavano la sua musica "contemporanea", e molto altro materiale musicale compreso il corale che era naufragato alla fine del secondo movimento, costruiscono un monumento al contrappunto.
Questa è stata la prima sinfonia di Mahler che abbia ascoltato dal vivo nel luglio 1969, alla Scala con sir John Barbirolli sul podio, grandissimo mahleriano che sarebbe deceduto improvvisamente giusto un anno dopo. La gente (della platea) usciva dalla sala durante l'esecuzione a loro perenne vergogna. Ma quelli erano tempi in cui Mahler era troppo "contemporaneo" e del resto erano passati solo 60 anni dalla composizione della sinfonia per cui era troppo presto per poter essere apprezzata e troppo tardi per fischiarla.
L'esecuzione di Oleg Caetani è stata buona ma a dire il vero non mi ha colpito in modo particolare. Caetani è un ottimo direttore che mi pare avere una visione di ciò che dirige sempre un po' dal di fuori e dall'alto. L'esecuzione ne ha guadagnato in chiarezza ma non sono sicuro che abbia fatto veramente giustizia a Mahler.
Comunque buon successo per tutti da parte di un pubblico abbastanza numeroso.
Venerdì sera, al Teatro Comunale di Ferrara, Claudio Abbado con la Mahler Chamber Orchestra e Martha Argerich hanno fatto un concerto con il primo concerto di Beethoven e la terza sinfonia (in realtà la quinta) di Mendelssohn, "Scozzese". Essendomi sfuggito per un niente il concerto dello scorso ottobre alla Scala quando Abbado aveva diretto la sesta di Mahler, era dal febbraio 1993 che non vedevo e sentivo Abbado dal vivo, quando era venuto alla Scala con i Berliner Philharmoniker (Strauss, Brahms). La Argerich invece l'avevo sentita, l'ultima volta proprio in Auditorium quando aveva eseguito uno dei suoi cavalli di battaglia, il terzo di Prokofiev.
Passano gli anni ma la Argerich resta una musicista straordinaria con due mani e una tecnica fenomenale e una incredibile fisicità con lo strumento e con il suono. In coppia con Abbado l'esecuzione è stata straordinaria perché, a parte il fatto che si tratta di due grandissimi musicisti e che l'orchestra ha suonato benissimo, i due sono amici da innumerevoli anni per cui l'intesa era perfetta. Sovrastata dagli applausi, la Argerich alla dodicesima chiamata, credo, ha fatto un bis, Traumes Wirren dai Fantasiestücke op. 12 di Schumann, affrontato in modo piuttosto spavaldo.
Nella seconda parte del concerto Abbado ha diretto la terza sinfonia di Mendelssohn. L'esecuzione è stata fantastica. A dire il vero non saprei cosa aggiungere perché si doveva essere lì per sentirla. Vedendolo dirigere e sentendo il suono dell'orchestra si ha l'evidente immagine del pensiero che diventa suono con la massima naturalezza.
Successo clamoroso per Abbado e l'orchestra.
Un'ultima annotazione sulla sala che ha un'acustica assolutamente fantastica. Si sentiva ogni sfumatura e ogni preziosismo della concertazione di Abbado, ogni timbro perfettamente calibrato ed equilibrato nella geniale concertazione di Abbado, veramente ricreatrice dell'opera che per certi versi mi sembrava quasi di ascoltare per la prima volta.
Ieri sera, infine, in Auditorium, il maestro Giuseppe Grazioli ha diretto un concerto con musiche di Nino Rota, con l'aggiunta di alcuni filmati, in occasione dell'uscita dei primi due CD della serie completa registrati nell'agosto 2011 dall'Orchestra Verdi come atto finale del ciclo di dieci concerti tenuti la domenica mattina nella stagione 2010/2011. Altri quattro CD usciranno nel corso dell'anno.
La musica di Nino Rota è stata spesso snobbata perché non troppo "contemporanea", ironia della sorte, ma non ci si deve dimenticare che la diresse perfino uno dei più grandi musicisti del '900, Bruno Maderna.
In realtà Rota era un geniaccio in musica e merita di essere conosciuto ben più che per i temi famosi di alcune colonne sonore. La conoscenza di questi CD, che oltretutto contengono molte musiche mai eseguite e registrate in disco, può essere un'ottima occasione di conoscenza.
Il concerto di Lutoslawski risale al periodo 1968/70 e fu eseguito il 14 ottobre 1970 da Rostropovich, dedicatario del concerto. Poiché sento sempre giudizi irridenti nei confronti della musica contemporanea o di certa musica del XX secolo, a parte il fatto che questo pezzo ha più di 40 anni, mi sbilancio a dire che il concerto, che è suonato da molti violoncellisti, è bellissimo e che diventerà un grande classico della musica del XX secolo. A molte persone piace la musica del XX secolo a seconda di quanto sembri una musica di un'epoca precedente. Fosse per me metterei un pezzo del XX secolo in ogni concerto, anche perché questa musica, se non la si esegue, non la si conoscerà mai e inoltre perché questa, volente o nolente, è la "nostra" musica. In ogni caso si calcola che ci vogliano circa 80 anni perché il pubblico entri in sintonia con la musica di 80 anni prima per cui c'è tempo (!), si fa in tempo a morire. Bella esecuzione del grande violoncellista armeno Alexander Chaushian ben assecondato dall'orchestra.
Nella seconda parte il maestro Caetani ha diretto la quinta sinfonia di Gustav Mahler, la sinfonia che inaugura il periodo centrale della produzione di Mahler con le tre sinfonie strumentali. Questa sinfonia è molto difficile da suonare e da ascoltare. E' una musica sconvolta e sconvolgente nei primi due movimenti che tende al negativo totale, all'azzeramento di ogni prospettiva positiva. Ma è anche capace di dolcezze infinite come nel quarto movimento, Adagietto, che viene travolto poi nel finale dove il suo tema principale, assieme a quello di un lieder dal Des Knaben Wunderhorn, il Lob des hohen Verstandes (Lode dell'alto intelletto) dove Mahler irride i critici del tempo che naturalmente stroncavano la sua musica "contemporanea", e molto altro materiale musicale compreso il corale che era naufragato alla fine del secondo movimento, costruiscono un monumento al contrappunto.
Questa è stata la prima sinfonia di Mahler che abbia ascoltato dal vivo nel luglio 1969, alla Scala con sir John Barbirolli sul podio, grandissimo mahleriano che sarebbe deceduto improvvisamente giusto un anno dopo. La gente (della platea) usciva dalla sala durante l'esecuzione a loro perenne vergogna. Ma quelli erano tempi in cui Mahler era troppo "contemporaneo" e del resto erano passati solo 60 anni dalla composizione della sinfonia per cui era troppo presto per poter essere apprezzata e troppo tardi per fischiarla.
L'esecuzione di Oleg Caetani è stata buona ma a dire il vero non mi ha colpito in modo particolare. Caetani è un ottimo direttore che mi pare avere una visione di ciò che dirige sempre un po' dal di fuori e dall'alto. L'esecuzione ne ha guadagnato in chiarezza ma non sono sicuro che abbia fatto veramente giustizia a Mahler.
Comunque buon successo per tutti da parte di un pubblico abbastanza numeroso.
Venerdì sera, al Teatro Comunale di Ferrara, Claudio Abbado con la Mahler Chamber Orchestra e Martha Argerich hanno fatto un concerto con il primo concerto di Beethoven e la terza sinfonia (in realtà la quinta) di Mendelssohn, "Scozzese". Essendomi sfuggito per un niente il concerto dello scorso ottobre alla Scala quando Abbado aveva diretto la sesta di Mahler, era dal febbraio 1993 che non vedevo e sentivo Abbado dal vivo, quando era venuto alla Scala con i Berliner Philharmoniker (Strauss, Brahms). La Argerich invece l'avevo sentita, l'ultima volta proprio in Auditorium quando aveva eseguito uno dei suoi cavalli di battaglia, il terzo di Prokofiev.
Passano gli anni ma la Argerich resta una musicista straordinaria con due mani e una tecnica fenomenale e una incredibile fisicità con lo strumento e con il suono. In coppia con Abbado l'esecuzione è stata straordinaria perché, a parte il fatto che si tratta di due grandissimi musicisti e che l'orchestra ha suonato benissimo, i due sono amici da innumerevoli anni per cui l'intesa era perfetta. Sovrastata dagli applausi, la Argerich alla dodicesima chiamata, credo, ha fatto un bis, Traumes Wirren dai Fantasiestücke op. 12 di Schumann, affrontato in modo piuttosto spavaldo.
Nella seconda parte del concerto Abbado ha diretto la terza sinfonia di Mendelssohn. L'esecuzione è stata fantastica. A dire il vero non saprei cosa aggiungere perché si doveva essere lì per sentirla. Vedendolo dirigere e sentendo il suono dell'orchestra si ha l'evidente immagine del pensiero che diventa suono con la massima naturalezza.
Successo clamoroso per Abbado e l'orchestra.
Un'ultima annotazione sulla sala che ha un'acustica assolutamente fantastica. Si sentiva ogni sfumatura e ogni preziosismo della concertazione di Abbado, ogni timbro perfettamente calibrato ed equilibrato nella geniale concertazione di Abbado, veramente ricreatrice dell'opera che per certi versi mi sembrava quasi di ascoltare per la prima volta.
Ieri sera, infine, in Auditorium, il maestro Giuseppe Grazioli ha diretto un concerto con musiche di Nino Rota, con l'aggiunta di alcuni filmati, in occasione dell'uscita dei primi due CD della serie completa registrati nell'agosto 2011 dall'Orchestra Verdi come atto finale del ciclo di dieci concerti tenuti la domenica mattina nella stagione 2010/2011. Altri quattro CD usciranno nel corso dell'anno.
La musica di Nino Rota è stata spesso snobbata perché non troppo "contemporanea", ironia della sorte, ma non ci si deve dimenticare che la diresse perfino uno dei più grandi musicisti del '900, Bruno Maderna.
In realtà Rota era un geniaccio in musica e merita di essere conosciuto ben più che per i temi famosi di alcune colonne sonore. La conoscenza di questi CD, che oltretutto contengono molte musiche mai eseguite e registrate in disco, può essere un'ottima occasione di conoscenza.
martedì 9 aprile 2013
Charles Ives - A Symphony: New England Holidays
Questa composizione è stata la prima composizione di Charles Ives che abbia mai sentito. Ciò avvenne grazie a una iniziativa editoriale dei Fratelli Fabbri che pubblicavano in edicola dei fascicoli dedicati alla "Musica moderna". Ogni settimana andavo all'edicola che c'era (c'è ancora?) in fondo a via Brioschi all'angolo con viale Cermenate. Erano gli anni 1967/69. Così comprai dischi di Stravinskij, Debussy, Berg, Varese, Ravel, ecc. e giunse anche Ives. All'inizio ero disorientato da questo strano autore americano. Poi mi feci catturare da quelle atmosfere. Ci sono dei momenti fantastici in questo pezzo ispirato dalle quattro feste nazionali americane e filtrate attraverso la memoria. I pezzi sono costruiti come una nebulosa vaga e rarefatta di suoni. In questa nebulosa della memoria affiorano canti, inni e ad un tratto si cristallizza un'immagine che viene portata in primo piano nitida e pura. Ad esempio nell'ultimo pezzo la musica si frammenta sempre di più, svapora e da questa nebbia come di un ricordo lontano (da minuto 32, circa) dove nulla è chiaro improvvisamente esce un'immagine chiarissima come se fosse emersa intatta dalla memoria. Dopo una struggente cadenza del clarinetto l'immagine si allontana. Ci sono anche ricordi personali come al termine del secondo pezzo, meraviglioso, dove Ives rievoca un esperimento che faceva suo padre. Il padre di Ives era direttore di banda. Divideva la banda in due e assegnava ad ognuna una musica diversa. Poi le faceva partire da due punti diversi facendole marciare una contro l'altra finché si incontravano creando così un effetto cacofonico. Cacofonia totale che torna nel terzo brano, dedicato al 4 luglio, con tutte le musiche della grande fiera che si sovrappongono tra loro, come accade davvero quando ci si trova in un grande luna park. E che dire del tono assolutamente mahleriano del finale del primo brano. Eppure Ives, che di mestiere faceva l'assicuratore, nulla sapeva di Mahler come non sapeva praticamente nulla di quanto stava avvenendo nella musica di quel tempo in Europa all'inizio del '900. Grande merito gli fu riconosciuto anche da Schoenberg quando anni dopo conobbe la sua musica in America.
Magari riuscissi ad ascoltarla ancora dal vivo dopo una lontanissima esecuzione al Conservatorio!
Magari riuscissi ad ascoltarla ancora dal vivo dopo una lontanissima esecuzione al Conservatorio!
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