mercoledì 11 maggio 2011

Referendum

Il referendum avrà quattro quesiti, uno più importante dell'altro. Ve li elenco in maniera molto molto stringata.



Primo quesito (Acqua) Vuoi eliminare la legge che dà l'affidamento a soggetti privati o privati/pubblici la gestione del servizio idrico?




Secondo quesito (Acqua
) Vuoi eliminare la legge che consente al gestore di avere un profitto proprio sulla tariffa dell'acqua, indipendente da un reinvestimento per la riqualificazione della rete idrica?



Terzo quesito (Centrali Nucleari) Vuoi eliminare la legge che permette la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano?




Quarto quesito (Legittimo Impedimento)
Vuoi eliminare la legge che permette al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri di non comparire in udienza penale durante la loro carica?

Come per ogni referendum bisognerà raggiungere il quorum. 25 milioni di persone, il 50% degli aventi diritto, dovrà recarsi alle urne per rendere il referendum valido.
25 milioni di persone non informate nè dalla RAI nè da Mediaset, per cui ci si deve arrangiare a far sapere che questi referendum esistono e che trattano di cose che ci riguardano molto da vicino e per le quali è il caso di andare a votare. E che siano questioni importanti lo si deduce proprio dal fatto che non ci informano, quindi ci sono interessi economici da salvaguardare a tutti i costi.

(Le immagini sono relative a recente attività parlamentare svolta con la consueta solerzia da coloro che noi, popolo sovrano, abbiamo mandato in parlamento a rappresentarci. Da notare la scaltrezza di non accedere a siti porno per evitare che si creino maggioranze anomale bipartisan: sono furbi come delle faine! Del resto il loro mestiere lo sanno fare bene e se sono lì è perchè sono i migliori di tutti noi, gli eletti, che prendono 3.000 euro e passa di pensione dopo un mandato e che quando c'è da votare per darsi un aumento di stipendio o per votare sul finanziamento pubblico dei partiti, votano tutti compatti, con rarissime eccezioni!)

lunedì 9 maggio 2011

Nuovo sindaco a Milano!

Domenica si vota. Il centrodestra ostenta sicurezza e parla di vittoria al primo turno. Vedremo. Certo che se vince al primo turno allora vuol proprio dire che si può dire e fare tutto quello che si vuole, promettere per non fare, tanto ti rivotano, se sei di centrodestra, ovviamente, mentre quelli del centrosinistra sono purissimi, pronti a impallinare il proprio candidato se c'è qualche sfumatura sulla quale non sono d'accordo. Quindi se la Lady Letizia Brichetti in Moratti vincerà, chissà che risate si farà lei e chi la sostiene (almeno il marito, con tutti i soldi che le ha dato; chissà che affari ci stanno sotto!).
Comunque segnalo un documento dove dalla A alla Z si elencano i fallimenti della gestione Moratti. Segnalo solo, come esempio, la lettera Q (Qualche altro disastro) dove, ad esempio, si parla di consulenze d'oro e dei 54 personaggi assunti a livello dirigenziale (tra l'altro un paio di queste persone le ho anche conosciute per varie ragioni, ma preferirei glissare sull'argomento). Sempre a quella lettera si parla anche del Teatro Lirico che da quando se ne è andata via l'orchestra Verdi (1999, sui vetri dell'ingresso c'è ancora la loro scritta incollata!), è vuoto, inutilizzato ed in attesa di una ristrutturazione di cui non si vede traccia; a dire il vero sulla destra c'è una traccia di cantiere, che oltretutto limita la carreggiata, ormai invaso dalle erbacce.
Recentemente mio figlio ha ricevuto il libretto della Moratti con i cento progetti realizzati. L'ho scorso brevemente, leggiucchiato quà e la e poi lo gettato nella spazzatura. Soldi spesi per niente; spero almeno che fossero suoi e non nostri.

Il giorno della memoria

Sento che il nostro attuale presidente del consiglio temporaneamente al potere, oggi a Milano per il processo Mills, se la prende ancora con una certa magistratura milanese, che addirittura in tre gradi di competenza ha mandato avanti questo processo. Secondo lui quindi, se la sua logica non è un'opinione, c'è un accanimento da parte di magistrati già bollati come comunisti. Ora si dà il caso che io conosca uno di questi magistrati che si sono occupati di questo processo un paio d'anni or sono. E' una persona tutto casa, chiesa e famiglia, nel senso letterale del termine; definirlo comunista è quanto di più ridicolo si possa immaginare e ai miei occhi basterebbe anche solo questo per avere una conferma assoluta di quante palle racconta quel piccolo uomo. E' solo un magistrato che fa seriamente il suo lavoro con un senso del dovere assoluto. Certamente non è il tipo di persona che possa piacere al nostro attuale presidente del consiglio temporaneamente al potere ed è una persona, quindi, accomunabile a quei magistrati caduti negli anni '70 sotto i colpi dei terroristi rossi e neri per la serietà con la quale fa il suo mestiere. Quindi mi fa molto schifo che proprio oggi, nel giorno della memoria, lui ricordi come eroi quei magistrati morti quando lui ha, almeno moralmente, la paternità dei vergognosi manifesti apparsi a Milano ad opera di un tale Lassini che si è sentito autorizzato dalle parole che Berlusconi, cosi si chiama il nostro attuale presidente del consiglio temporaneamente al potere, ha detto e dice quotidianamente sulla giustizia (che lo riguarda) per miserabili ragioni di bottega politica e sue personali.

venerdì 6 maggio 2011

... vil razza dannata!

Recenti studi dei carteggi verdiani hanno portato alla luce alcune lettere tra Giuseppe Verdi e Francesco Maria Piave, ai tempi della loro collaborazione per Rigoletto.
In particolare in una lettera Verdi, come spesso faceva con i suoi librettisti, interviene sul testo dell'invettiva ben nota "Cortigian vil razza dannata" suggerendo al Piave una strana soluzione, ovvero "Sciitipoti,vil razza dannata". A dire il vero non si capisce bene la grafia per cui si potrebbe anche leggere Sciilipoti o Scilipoti, con ovvio riferimento agli Sciiti; si deve infatti tener conto che l'originaria ambientazione di Rigoletto non era Mantova, ma un paese orientale in cui un sultano, proprietario di un serraglio, rapiva una figlia di un buffone di corte a cui poi faceva tagliare la testa perchè la menava troppo con questa figlia, e la purezza, e il fiore del deserto, ecc. Il Piave, con la bonomia e la saggezza che era sua tipica come del popolo veneto gli rispose testuale: "Ma va là, ma va là, sempio d'un Bepi, vuto che se inimichemo sti Siiiiti che i xe rabiosi come cani! Alora metemo, Marrani, o Fioi de cani o Cortigiani".
Fra le alternative proposte Verdi, saggiamente, scelse "Cortigiani", anche se ciò comportò la modifica di tutta l'ambientazione trasferendo il tutto in una più tranquilla Mantova e così fu per l'eternità.
Meglio così perchè con i tempi che corrono con i paesi islamici quello "Sciitipoti" o "Scilipoti" sarebbe stato un bel problema.

Schumann e Mahler

Ancora una volta un concerto con musiche di Schumann, concerto per violino, e di Mahler, X sinfonia.
In entrambe i casi si tratta di due opere scritte alla fine sella vita creativa dei rispettivi autori ed entrambe le composizioni hanno avuto un destino postumo.
Schumann scrisse il suo concerto nell'ottobre 1853. Di lì a poco avrebbe cominciato a dare seri ed evidenti segni di squilibrio mentale che l'avrebbero portato al tentativo di suicidio del 1854, da cui internamento in un a casa di cura e morte nel 1856. Il concerto, scritto per Joachim, sopratutto per il finale, suscitò perplessità sia a Joachim sia a Clara, la moglie di Schumann, che non lo pubblicò, tanto che il concerto è privo di numero d'opera. Joachim tenne il manoscritto che avrebbe dovuto revisionare, cosa che non fece mai, così che alla sua morte nel 1907 il manoscritto finì in una biblioteca di Berlino dove rimase per 30 anni. Finalmente nel 1937 venne riesumato e fu eseguito per la prima volta. Questa riesumazione era anche motivata dal fatto che i nazisti avevano bisogno di un concerto di un tedesco che collegasse quello di Beethoven a quello di Brahms, dopo che aveva eliminato dal repertorio il magnifico concerto di Mendelssohn che aveva il solo piccolissimo torto di esere opera di un ebreo. Da allora il concerto viene eseguito, in realtà non molto spesso, ed inoltre basta considerare quante incisioni discografiche esistono del concerto di Mendelssohn e di quello di Schumann per capire a quale concerto vadano i favori dei violinisti. Se il concerto di Mandelssohn è molto brillante e permette al violinista di fare bella figura, pur considerando la difficoltà del pezzo, quello di Schumann è come accartocciato su se stesso, è mantenuto in un tono medio senza grandi voli che permettano al violino di brillare. E' un concerto piuttosto intimo con momenti molto belli, quelli più introspettivi, nel primo e nel secondo movimento. Il finale invece è un po' ripetitivo ma ha una sua eleganza. Mi sbaglierò, ma a me questo concerto ha sempre dato l'impressione di essere la rappresentazione in musica dello stato mentale di Schumann, una mente che aveva ancora qualche capacità di accendersi ma che si perdeva poi in divagazioni che aprono abissi di vuoto attorno a sè.
Il solista era Kolja Blacher, già primo violino dei filarmonici di Berlino che ha fatto un bis bachiano dove il suo Stradivari "Tritton" del 1730 ha fatto sfoggio del suo magnifico suono. Gran violinista, gran suono e bella interpretazione ben coadiuvata dal direttore, Junichi Hirokami.
Nella senda parte del concerto è arrivata la X sinfonia di Mahler. Qui la storia è un po' complessa perchè Mahler morì senza terminarla. Lasciò però 5 faldoni, uno per movimento, con bozze, schizzi e qualcosa di terminato. Mahler orchestrò il primo movimento e una trentina di battute del terzo. Il resto era scritto su quattro pentagrammi con indicazioni anche di strumentazione. Nel 1924 fu eseguito quanto Mahler aveva lasciato compiuto, l'adagio iniziale e una parte del terzo movimento.

Il completamento della sinfonia fu offerto a vari compositori, Schoenberg e Shostakovich, i quali rifiutarono anche perchè le carte erano confuse e non si capivano molte cose, compresa la sequenza dei movimenti. Inoltre la vedova Alma era perplessa sull'operazione e Bruno Walter, che si riteneva a ragione l'erede di Mahler, prese sempre una posizione assolutamente negativa su un qualsiasi tentativo di completamento della sinfonia, tanto che non eseguì mai neanche l'adagio iniziale, che evidentemente considerava, assieme ad altri studiosi, solo una bozza eseguibile ma non ancora definitiva e del tutto compiuta. Nel frattempo vari studiosi mahleriani iniziaro a prendere in considerazione le carte lasciate da Mahler che erano state pubblicate. Tra questi Deryck Cooke che per il centenario mahleriano del 1960 approntò una versione zero della sinfonia che fu eseguita dalla BBC di Londra diretta da Berthold Goldschmidt. Successivamente nel 1964, Bruno Walter nel 1962 era morto, si ebbe l'esecuzione della versione Cooke-1. Cooke poi fece una seconda versione pubblicata nel 1972, la Cooke-2 e dopo la sua morte avvenuta nel 1976 fu pubblicata, nel 1989, anche una Cooke-3 con alcune varianti apportate da altri studiosi e forse, ma non è certo, dallo stesso Cooke. Esistono inoltre anche altre versioni, ad esempio quella di Barshai, ma in genere la versione di Cooke, in particolare la Cooke-2, è quella che in genere viene eseguita da chi la esegue.
Diversi studiosi hanno sempre provato una netta ostilità per questa operazione. Ad esempio Ugo Duse nel suo bel libro su Mahler scriveva: "La Decima resta incompiuta all'Andante-Adagio: così l'hanno accettata Adler, Krenek, Webern, Walter, uomini che spiritualmente a Mahler furono più d'ogni altro vicini. Mai uno storico della musica, mai un artista avrebbe compiuto l'operazione di Cooke."
Cooke però ha precisato che il suo intento non era quello di completare la sinfonia, cosa impossibile perchè nessuno poteva mettersi nei panni di Mahler e divinare ciò che avrebbe fatto se fosse vissuto abbastanza, ma solo di rendere eseguibile ciò che Mahler aveva lasciato al momento della morte, cioè voleva solo rappresentare il punto di sviluppo a cui era arrivata la sinfonia al momento della morte di Mahler. Certo c'è da discutere e da disquisire su questo punto per i problemi che comunque pone, però si deve riconoscere che questa versione ci permette comunque di ascoltare questa sinfonia per quello che è. A dire il vero provo sempre un po' di disagio ascoltandola perchè vi avverto qualcosa che mi ricorda sempre che quello non è "veramente" Mahler, però ci sono dai momenti fantastici. A parte tutto l'adagio iniziale, con l'assolo delle viole e la musica veramente dilaniante e straziante che segue fino al culmine del grande corale con nove note diverse impilate per terze una sopra l'altra a formare un accordo realmente mostruoso, anche per come viene orchestrato, si trovano altri momenti molto belli in cui si può quasi intuire quello che Mahler aveva in mente. Il III movimento "Purgatorio", sinistro e spettrale, il IV movimento, un valzer malefico e lugubre che si spegne con un gioco dei timpani in pianissimo che creano un'atmosfera rarefatta e impalpabile da cui, con un gran colpo secco di grancassa, a cui ne seguono altri dieci ed ispirati al funerale di un pompiere visto a New York, si passa al V movimento che ha un inizio terribile, che ricorda una certa ambientazione da film dell'orrore e musicalmente la VI sinfonia, ma che successivamente si rischiara con una trasmutazione di timbri fino al flauto solo che suona una melodia di una bellezza incredibile. Terribile è il finale vero e proprio quando tutta l'orchestra si spegne; in quel punto i violini fanno un glissando dal basso verso l'alto dove si dovrebbe rimanere un tempo indefinibile a seconda del direttore per poi ridiscendere in una situazione che non sai se sia di una ritrovata serenità o se sia la rappresentazione della rassegnazione e dell'impossibilità di raggiungere un ideale. La sensazione finale è di vuoto e di sgomento.
Il direttore ha ben diretto con molta intensità anche se ha la strana abitudine di emettere versi che in alcuni momenti disturbano non poco l'ascolto. E' proprio una sua caratteristica perchè ho sentito quegli stessi rumori in concerti diretti da lui negli anni passati.
Bella performance dell'orchestra sicurissima nei fiati, e un grande primo flauto, Valeria Perretti.
Molta gente e successo per tutti.

giovedì 5 maggio 2011

Shostakovich

Un'amica mi segnala questo video con il III movimento (Scherzo) del quintetto di Shostakovich Op. 57.
Argerich e amici sionano ad un tempo bello gagliardo: fantastico!

mercoledì 20 aprile 2011

Ravel prossimo venturo

La prossima settimana ci sarà Ravel con il suo concerto in Sol suonato da Roberto Cominati. Quando penso al concerto di Ravel (a sinistra nella foto con Stravinskij) immediatamente faccio un collegamento con Arturo Benedetti Michelangeli e con Martha Argerich e la sua interpretazione con Claudio Abbado.

Soprattutto mi viene in mente il secondo movimento, così disteso e indescrivibile che per me ha sempre avuto una valenza apotropaica nei confronti dell'ansia. E' una musica lieve, scritta una nota dopo l'altra con la matita e la gomma dove devi sempre cercare di stare in mezzo, nè troppo avanti ne troppo indietro. Stratosferica l'interpretazione di Benedetti Michelangeli con Celibidache, una meditazione trascendentale.
Però, parlando di Ravel e di dita sulla tastiera penso anche allo Scarlatti di Benedetti Michelangeli, che non è certo filologico, ma di una musicalità e perfezione straordinarie, e anche a Marta Argerich che suona Scarlatti come pezzo da bis. Non ho avuto la possibilità di ascoltare e vedere Benedetti Michelangeli dal vivo; Martha Argerich sì ed è impressionante perchè sembra entrare nel pianoforte tanto è naturale il suo modo di suonare.
Ma tornando a Ravel penso anche a Couperin, ad esempio con Les Bergeries dal VI Ordre de clavecin, un delizioso Rondeau, o con Les Fastes de la grande et ancienne Menestrandise, dall'XI Ordre, in 5 atti:
1. Les Notables et Jurés Menestrandise
2. Les Viéleux et les Gueux
3. Les Jongleurs, Sauteurs et Saltimbanques, avec les Ours et les Singes
4. Les Invalides, ou gens estropiés au service de la Grande Menestrandise
5. Désordre de Déroute de toute la troupe, causés par les Yvrognes, le Singes et les Ours
per tornare a Ravel, e al suo Tombeau de Couperin, che per me è la più bella musica pianistica del primo novecento, dove nel Menuet, nella versione orchestrale (l'orchestra è quella della Università Statale di Milano diretta da Alessandro Crudele che suonano in una sala che frequento abbastanza spesso), l'oboe ricama la melodia con una purezza, una serenità e forse un po' di nostalgia assolutamente irresistibili.

lunedì 18 aprile 2011

Stagione 2011/2012 de laVerdi

Oggi è stata presentata la stagione "principale" de laVerdi di 38 concerti. Seguiranno le altre rassegne in altre presentazioni.
Innanzitutto c'è da dire della nomina di John Axerod a direttore principale; un'ottima scelta per un direttore che ha stabilito con l'orchestra un legame straordinario.
Per quanto riguarda le musiche avremo un'integrale di Ciajkovskij con la Zhang, che resta il direttore musicale, che dirigerà anche i concerti e le variazioni rococò con il violoncello. La cosa interessante è che i solisti saranno i vincitori del premio Ciajkovskij 2011. Avremo così modo di ascoltare giovanissimi artisti all'inizio della carriera.
Poi avremo Mahler con i cicli liederistici, in attesa della VIII sinfonia che ancora manca.
Inizierà un ciclo triennale dedicato alla musica sinfonica di Dvorak affidato ad Aldo Ceccato. Speriamo bene! Tra questi concerti dedicati a Dvorak ce n'è uno che corrisponde quasi esattamente ad un concerto a cui pensavo l'altro giorno, ovvero, nella prima parte, la serenata per archi op. 22 e la serenata per strumenti a fiato op. 44, a seguire una sinfonia; io pensavo all'ottava che è la sinfonia che preferisco, invece ci sarà la nona "Dal nuovo mondo", ovvero l'America. Me ne farò una ragione. Comunque va bene presentare Dvorak che è un autore famoso per poche composizioni, un paio di sinfonie, il concerto per violoncello e poco altro. Sarà un'occasione per apprezzare anche le altre sinfonie, fino alla giovanile prima, il concerto per pianoforte e quello per violino e i poemi sinfonici, in attesa che prima o poi si proponga anche lo splendido Stabat Mater o il Requiem.
La stagione inizierà con il consueto concerto alla Scala, domenica 11 settembre, dove, per ricordare quell'avvenimento tanto tragico di 10 anni or sono, verrà eseguito il bellissimo War requiem di Britten.
Il maestro Rilling dirigerà l'Elia di Mendellsohn, mentre il maestro Marshall dirigerà musiche di Holst, Bernstein e Marsalis.
Il maestro Axelrod dirigerà il requiem di Mozart e musiche di Debussy, Szymanowsky, Ciajkovskij, Bartok e di Giorgio Battistelli.
Giuseppe Grazioli, oltre a dirigere un nuovo ciclo domenicale che verrà annunciato, dirigerà un concerto dedicato al jazz nell'esperienza musicale del '900, da Jurt Weill, a Shostakovitch, Bernstein e Duke Ellington.
Jader Bignamini dirigerà un bellissimo concerto quando in aprile dirigerà i quadri da una esposizione di Musorgskij che saranno preceduti, nella prima parte, dall'esecuzione degli stessi nell'originale pianistico eseguito da Mikhail Rudy con la proiezione in sincrono del film d'animazione dalla versione teatrale di Kandinsky.
Claus Peter Flor, che è già tornato quest'anno con la II di Mahler, inizierà il ciclo delle sinfonie di Bruckner cominciando con la magnifica quinta sinfonia, mai ascoltata dal vivo, e la nona. Spero che le esecuzioni siano molto zen, alla Celibidache, per intenderci e spero anche che prima o poi si eseguano anche le tre messe, il requiem, e il Te Deum lasciando le altre pagine corali ad occasioni di ascolto più raccolto.
Ci sarà spazio anche per proposte di musiche contemporanee, con musiche di Silvia Colasanti, un concerto per violoncello e orchestra eseguito da David Geringas, e di Flavio Testi, Sacrae Symphoniae.
Nel mese di dicembre la Verdi Barocca assurgerà agli onori della stagione principale con l'esecuzione di due capolavori di Haendel, il Rinaldo, nel 300° anniversario della prima esecuzione, e il Messiah; ciò sarà possibile perchè l'orchestra e il coro voleranno in Oman per una esecuzione della Carmen di Bizet nel locale teatro a Mascate. Spero che il nostro attuale presidente del consiglio non dica niente sull'Oman in questi mesi o che non salti fuori qualche nipote del sultano, perchè, con la sfiga che porta, temo che scoppi una rivoluzione anche da quelle parti.
Fra i solisti di fama avremo Lars Vogt nel V di Beethoven, Boris Petrushansky in Shostakovich, Benedetto Lupo nel concerto per pianoforte di Dvorak, Radovan Vlatkovich nei concerti per corno di Mozart, Gianluca Cascioli ne primo di Beethoven, la nostra Elena Piva nei concerti per arpa di Haydn e di Boieldieu, Roberto Cominato nel IV di Beethoven, David Garrett nel concerto per violino di Brahms, Emanuele Arciuli in Bernstein, Simone Pedroni, con il nostro primo violino e primo violoncello nel triplo beethoveniano.
La stagione si concluderà con l'esecuzione dell'Andrea Chenier di Giordano. Personalmente è un'opera che detesto. Qualche tempo fa parlando con il direttore generale Luigi Corbani, si parlava della possibilità di fare qualche opera e lui mi aveva dettto che effettivamente questa era l'intenzione. E' arrivato l'Andrea Chenier che sarà molto amato dal pubblico milanese ma personalmente avrei preferito una Turandot, magari con il finale di Luciano Berio, o l'Elektra di Strauss, o il Wozzeck di Berg o l'Otello di Verdi, o perchè no, un bel Rigoletto nebbioso o un Trovatore fuoco e fiamme. Considerando che il 2013 sarà l'anno del bicentenario verdiano e wagneriano, spero che arrivi qualcosa di interessante in futuro.
E' stato inoltre confermata la collaborazione con l'università Yale.
Questa, per sommissimi capi, la stagione che è molto intensa. Certo la lista dei miei desiderata sarebbe piuttosto lunga, ma prima o poi riuscirò a sentire dal vivo per la prima volta o dopo molti anni Romeo e Giulietta e la dannazione di Faust di Berlioz, le scene dal Faust di Schumann, la cantata per la morte di Giuseppe II e il Fidelio di Beethoven, le messe e Rosamunda di Schubert, le sinfonie di Berwald, le sinfonie di Sibelius e un'ampia scelta di poemi sinfonici e alcune musiche corali dello stesso, le sinfonie e Le Roi David di Honegger, le nozze, Oedipus Rex, la sinfonia dei salmi, la sinfonia in do, la sinfonia in tre movimenti, la cantata del 1952 di Stravinsky, i Gurrelieder, Erwartung, il concerto per pianoforte di Schoenberg, la messa glagolittica di Janacek, le sinfonie di Ives, Sinfonia di Berio, musiche di Schnittke e di Busoni.
Comunque la prossima stagione sarà quella del ventennale e in quell'occasione tornerano sul podio molti direttori che hanno diretto la Verdi in passato. Non sono stati fatti nomi e se anche sapessi qualcosa non lo direi di certo. L'unico nome che è stato fatto è quello di Riccardo Chailly che tornerà a dirigere la Verdi. Sarebbe il minimo, dopo il detestabile comportamente che ha tenuto con l'orchestra qualche anno fa quando l'ha piantata in asso da un giorno per l'altro.
Pare anche, e questo sarebbe bellissimo, che verranno prossimamente pubblicati i DVD con le sinfonie di Ciajkovskij dirette da Vladimir (Volodia) Delman, il fondatore dell'orchestra, con l'allora giovanissima orchestra. Sarebbe un'occasione straordinaria per ricordare questo grande maestro assolutamente insuperabile in Ciajkovskij.

mercoledì 13 aprile 2011

La Verdi Barocca e Stefano Montanari

Stasera la Verdi Barocca sarà diretta da Stefano Montanari, violinista dell'Accademia Bizantina, in un interessante concerto con musiche di Rameau e Muffat, grandi rappresentanti di una delle epoche più gloriose della musica francese.
Sarà una bella occasione per avvicinarsi ad un repertorio praticamente sconosciuto in Italia.

martedì 12 aprile 2011

Nino Rota

Nell'ultimo concerto domenicale dedicato a Nino Rota, l'ottavo, a parte la musica scritta per la sfilata ecclesiastica da "Roma" di Fellini (geniale!), quattro canzoni dal "Giornalino di Gianburrasca" tra cui "Viva la pappa col pomodoro", quella che profeticamente ci ricorda che la storia del passato ormai ce l'ha insegnato che il popolo affamato fa la rivoluzion, e la III sinfonia, si è potuto ascoltare il concerto per fagotto e orchestra del 1974/1977.
Segnalo espressamente proprio questo concerto perchè è stata, almeno per me, una grande sorpresa. Soprattutto il finale, un tema con variazioni, è una musica che al di là di tante considerazioni, è una musica veramente bella dove il già bellissimo tema, un po' alla Prokofiev, viene sottoposto ad una serie di trasformazioni ognuna delle quali ricrea lo spazio sonoro, disegna un nuovo arredamento, un nuovo ambiente, un nuovo spazio.
Bravissimo, come al solito, Giuseppe Grazioli che ha diretto con mano salta l'orchestra ed ottimo il solista, uno dei nostri primi fagotti, Alarico Lenti.
Confesso di avere snobbato Rota per anni, ma questa rassegna mi ha fatto cambiare idea e mi ha fatto anche capire una volta di più quanto sia ricca, varia e fantasiosa l'esperienza musicale novecentesca. Per quanto riguarda il Rota che scrive musiche per il cinema, personalmente sono convinto che se al tempo di Mozart e Beethoven ci fosse stato il cinema, avrebbero scritto musica da film pure loro.

Restiamo in Europa?!

L'Europa pare non esistere quando si devono trattare grandi questioni, come quella dell'immigrazione. L'Europa salva le banche, vara norme per la produzione dei formaggi, la coltivazione delle vongole, ecc. ma non ha una politica comune anche perchè questa politica viene influenzata dalle politiche locali. Così in Francia Sarkozy per non prenderle alle prossime elezioni assume posizioni di estrema destra per quanto riguarda gli immigrati ed avvia una guerra in Libia sciagurata, nata male e che finirà peggio. Altri, come i tedeschi che in passato (1999) ne hanno presi 900.000, ci dicono che 25.000/30.000 immigrati non sono un esodo biblico. Il nostro ministro Maroni, leghista, ci dice che a questo punto ce ne potremmo anche andare dall'Europa; per andare dove? Dichiaramo guerra alla Germania? Prima di parlare si dovrebbe avere un'alternativa a disposizione, credo. Poi, personalmente, dai leghisti non accetto simili considerazioni e lezioni sull'Europa visto che non hanno mai perso alcuna occasione per fare considerazioni sprezzanti sull'Europa e sull'euro e che anche ora parlano soprattutto per compattare la base e non perdere voti. Il leghisti, in genere, arrivano a concepire al massimo i confini del proprio comune, allargandosi forse alla provincia e come estrema astrazione la propria regione. Certo, concepiscono il concetto di Padania, che peraltro non esiste. I leghisti, quelli più duri della base, sono quelli del "Foeura di ball" (che significa "Vadano dove gli pare in Italia, basta che non vengano qui al nord") e che la pensano come Gentilini, ex sindaco di Treviso, che era arrivato al bando per i cani stranieri. Del resto basta prendere in considerazione gli interventi della base leghista a Radio Padania (un intervento a caso sui meridionali). Altro bell'argomento, non solo leghista, è quello delle radici cattoliche, che vale quando c'è da tuonare contro l'Islam ma non quando si vuole impostare un discorso di accoglienza civile, spesso con la connivenza vergognosa della chiesa medesima.
Comunque non capisco più se il confine italiano sia solo un confine italiano o europeo. Temo che sia solo italiano visto che la Francia manda l'esercito ai nostri confini per respingere gli immigrati in Italia. Quest'Europa non mi piace proprio.

lunedì 4 aprile 2011

Le risate!

Mi crepa la panza dal ridere! Quest'uomo è proprio un'iradiddio! Se non ci fosse, lo si dovrebbe inventare!
Ma si! Con tutto quello che succede nel mondo è meglio farci sopra una risata.
Comunque si deve ammirare la recitazione e naturalmente fare grandissimi complimenti a chi gli scrive queste scenette di genere.
Con questo talento per la recitazione poteva diventare un attore a livello di un Eduardo de Filippo (glielo aveva predetto Pirandello), ma anche di più! Invece, come Enea tra le braccia di Didone sentiva Mercurio e il suo richiamo imperioso "Italia! Italia! di cui vedeva già la gloria futura in Romolo e Remolo, egli ha sentito il richiamo della politica al quale non ha potuto e saputo resistere, e così ha abbandonato Talia, Melpomene e Tersicore che ammutinate insieme si dannavano per lui.

lunedì 28 marzo 2011

Wayne Marshall dirige la Verdi


Il fisarmonicista Davide Vendramin, nell'ultimo concerto in Auditorium, come bis ha fatto un brano di Janacek, "Buona notte" dalla raccolta "Sul sentiero dei rovi" per pianoforte, trascritto per bayan. Il brano è bellissimo, pieno di delicatezza, una melodia quasi impercettibile che sul bayan, variante della fisarmonica, strumento della memoria e della nostalgia è diventato assolutamente struggente.
Se la fisarmonica è strumento popolare per eccellenza, ha trovato però ben scarso utilizzo nel repertorio sinfonico a causa di un suono considerato "brutto" e ben difficilmente amalgamabile con qualsiasi altro strumento musicale. Così almeno la pensava ancora nel 1948 Alfredo Casella.
Sofija Asgatovna Gubajdulina, invece, si è dedicata, tra le altre cose, al bayan perchè interessata al fatto di poter convertire un suono prodotto da un tasto in un accordo maggiore o minore senza cambiare la posizione delle dita. In questo modo, premendo due tasti si ottiene un esacordo e su sei esacordi è basato il brano che ha scritto nel 2003 Sotto il segno dello scorpione, per il virtuoso Friedrich Lips, nato sotto il segno dello scorpione, che poi è anche il segno zodiacale della Gubajdulina.
In questo brano, presentato in prima esecuzione italiana, l'orchestra si dispone attorno al bayan con fasce sonore, glissando e i suoni delle percussioni. In questo modo il suono del bayan si fonde perfettamente nel suono orchestrale. Molto affascinanti in particolare alcuni momenti in cui il bayan produce un suono amorfo, livido, come una materia decomposta che poi si stende con glissando dalle regioni medie a quelle più profonde come descrivendo un arco su una parete e sostenuta da lievi percussioni. Un brano affascinante e un po' inafferrabile ottimamente suonato da Davide Vendramin e da Wayne Marshall il quale, nella seconda parte, rimanendo in tema astrologico o astronomico, ha diretto The Planets, che è l'unica musica scritta da Gustav Holst che abbia, almeno in Italia, una certa fama.

La raccolta dei pianeti, esclusa la Terra, si ferma a Nettuno in quanto nel 1914 non si conosceva ancora Plutone, peraltro degradato recentemente dalla dignità di pianeta. Molto famoso è Giove, messaggero di allegria, la cui parte centrale è un inno diventato molto popolare e trascritto anche per coro "I vow to thee, my country" che piaceva tanto anche alla principessa Diana e fu cantato anche ai suoi funerali; la trascrizione per il canto si muove nell'alveo della grande tradizione dalla musica vocale britannica ma l'originale per orchestra ha una progressione più imponente. Marte è il portatore di guerra; come non riconoscere in questa musica la matrice di tanta musica da film da "Guerre stellari" in giù, o in su. Personalmente il mio brano preferito è Saturno, il messaggero di vecchiaia, un brano abbastanza spettrale, cotruitocome un arco,con una salita ed una discesa. Nel brano conclusivo dedicato a Nettuno entra un coro di voci femminili, come in Sirènes dai Nocturnes di Debussy, una composizione che sotto vari aspetti stà un po' sullo sfondo di questi Planets.
Marshall ha diretto con vigore; in alcune parti però è stato, per me, poco convincente. Ad esempio nel Nettuno finale, troppo rapido; l'entrata del coro, preparata da ampi arpeggi, dovrebbe essere come una vibrazione cosmica e si dovrebbe avere il coraggio di andare abbastanza lenti,arrivando ai limiti della resistenza del coro. Alla fine, l'ultima battuta, due note del coro, deve essere ripetuta a piacere fino all'estinzione del suono ma se non si è abbastanza lenti buona parte dell'effetto che deve essere quello della lentezza del movimento e della lontananza, si perde.

Nel secondo concerto abbiamo avuto il concerto per due pianoforti ed orchestra di Bohuslav Martinu; una bella pagina musicale piena di verve nei due movimentiestremi, ma piuttosto introspettiva e sognante in quello centrale. La parte pianistica, parecchio impegnativa, è stata affrontata con grande bravura dal duo Micallef-Inanga, composto da Jennifer Micallef, che tra l'altro è la moglie di Wayne Marshall, e Glenn Inanga.

A seguire i Carmina Burana di Carl Orff. Pagina dal gusto tra il moderno e l'arcaico con un gran uso di percussioni; una volta mi piaceva molto, per via dell'orchestrazione, però, mi pare che lo dicesse Stravinsky, se ti accorgi che un brano funziona perchè ha una bella orchestrazione vuol dire che c'è qualcosa che non va; vuol dire probabilmente che l'orchestrazione è un involucro fatto bene per coprire una sostanza che manca. Mi sembra che lo dicesse a proposito di Beethoven, ed in effetti si potrebbe dire che Beethoven orchestrasse bene, quando tutto quanto scriveva e come lo scriveva era dettato dalla sola necessità? Tutto in Beethoven è necessario e nulla è superfluo. Dal punto di vista musicale poi, i Carmina Burana mi sembrano troppo semplici, facili, una banalizzazione di musiche come l'Oedipus Rex o Le Nozze di Stravinskij che presentano ben altra varietà ritmica e sostanza musicale. Comunque è una musica sempre di grande successo presso il grande pubblico, che, peraltro, credo non conosca altro di Orff che è conosciuto, nella stragrande maggioranza dei casi, solo per questo brano. Ottima esecuzione e bravi i cantanti anche se, avendo come termine di paragone, l'edizione DG diretta da Jochum con Gundula Janowitz, soprano, Gerhard Stolze, tenore, e Dietrich Fischer-Dieskau, si capisce facilmente quanto sia difficile restare del tutto soddisfatti da ogni altra esecuzione, per quanto buona.
Marshall ha diretto in modo molto energico ma anche con bella sensibilità nelle parti più liriche. Vorrei fare una menzione particolare per la nostra timpanista, Liviana Mologni, che, tra i Planets della scorsa settimana e i Carmina Burana di questa ha avuto modo di dare una dimostrazione assoluta della propria bravura.
Teatro esaurito per le tre serate (con posti vuoti di abbonati che non potendo venire non rendono liberi i posti!) e grandissimo successo per tutti.

martedì 22 marzo 2011

Concerto per il 150° dell'unità


Domenica abbiamo avuto il presidente Giorgio Napolitano in Auditorium per il concerto del 150° anniversario dell'unità nazionale, in concomitanza anche con le cinque giornate di Milano.
Si deve subito dire che il concerto è stato bellissimo per diversi motivi.
Il primo motivo è che si è potuto ascoltare l'Inno degli italiani, l'inno di Mameli, per intero in tutte le sue strofe; una buona occasione per ripassare un componimento di qui fino a poco tempo fa si faceva fatica a ricordare quattro versi, impuntandosi su Scipio, ma chi è sto' Scipio!
Poi il concerto si è articolato con l'esecuzione di pagine musicali "alte", l'ouverture dal Guglielmo Tell di Rossini, presa a passo di carica nel finale, quella del Vespri siciliani di Verdi, e, sempre di Verdi cori famosi dal Macbeth, I Lombardi e naturalmente il Va pensiero dal Nabucco. Accanto a questi brani si sono ascoltati altri brani popolari del periodo: l'Inno Nazionale, in occasione delle solenni esequie pei morti nella rivoluzione di Milano scritto per ordine del Governo Provvisorio con musica di Stefano Ronchetti su parole di Giulio Carcano (è il nome della via vicina a quella dove sono nato, via Brioschi, fondatore del Politecnico di Milano!), la Fantasia funebre alla Memoria del Colonnello Nullo, un eroe garibaldino che correva ovunque ci fossero torti a cui rimediare e morì in Polonia mentre lottava per la loro libertà divenendo un eroe nazionale, da cui monumento a Varsavia, di Giovanni Bottesini, il Paganini del contrabbasso, in prima esecuzione moderna e l'Inno di Garibaldi scritto da Luigi Mercantini, che è colui che ha scritto anche La spigolatrice di Sapri, e musicato da Alessio Olivieri.
Nella giustapposizione di questi brani, tutti autenticamente popolari nel senso più vero del termine, si è potuto capire in modo realmente tangibile quanto le musiche delle opere del tempo fossero veramente popolari tanto da entrare nello stile di brani che non avevano grandi pretese artistiche ma che servivano ad unire la gente e i loro sentimenti.
Ad esempio nell'Inno di Garibaldi il refrain per banda sembra uscito dal Rigoletto mentre la strofa principale dal Trovatore, musiche assolutamente irresistibili che unite su parole come

Si scopron le tombe, si levano i morti
i martiri nostri son tutti risorti!
Le spade nel pugno, gli allori alle chiome,
la fiamma ed il nome d'Italia nel cor:
corriamo, corriamo! Su', giovani schiere,
su' al vento per tutto le nostre bandiere
Su' tutti col ferro, su' tutti col foco,
su' tutti col nome d'Italia nel cor.

Refrain:
Va' fuori d'Italia,
va' fuori ch'e' l'ora!
Va' fuori d'Italia,
va' fuori o stranier!

non potevano che dare coraggio, ardimento, slancio.

Grandissimo successo per tutti. In particolare si deve ricordare Jader Bignamini, clarinetto piccolo in orchestra ed anche direttore, che in una settimana si è prodotto come direttore due volte con grandissimo successo, raccogliendo alla fine i complimenti di un napolitano commosso.
Grande il coro che ha cantato l'Inno di Garibaldi con uno slancio guerresco da mettere i brividi e i cori verdiani con grande sentimento.

venerdì 18 marzo 2011

John Axelrod e la Verdi

Torna ancora una volta John Axelrod, dopo n'ottima IX mahleriana, e lo fa con Liszt (I concerto per pianoforte e Totentanz) e Richard Strauss (Don Juan e la suite dal Cavaliere della rosa).
Il concerto è stato assolutamente uno dei migliori dell'attuale stagione, dove il pianista Benedetto Lupo ha eseguito benissimo Liszt, da far tremare i polsi, ma trovandovi anche dei languori e degli abbandoni molto dolci e pieni di poesia. Bravissimo al pianista che ha trovato un'intesa perfetta con Axelrod e l'orchestra, della quale è ospite assiduo da tanti anni.
Per quanto riguarda Axelrod ha fatto uno Strauss molto impetuoso ma anche delicato in Don Juan e pieno di sfumature nella suite.
Mi pare evidente anche che Axelrod ha veramente un ottimo rapporto con l'orchestra di cui tesse pubbliche lodi anche sulla sua pagina di Facebook, come quando sottolinea il fatto che domenica 13, dopo in concerto pomeridiano dove ha appeno eseguito Berio e Mahler, l'orchestra prosegue con le prove per la suite del Cavaliere della rosa, con una freschezza e un entusiasmo sorprendente. Questa è la Verdi, gente che lavora innanzitutto con vera passione per la musica e per il servizio che rende al proprio pubblico. E' per questo che li sostengo, non per altro.