domenica 13 febbraio 2011

Nuova via a Milano

La settimana scorsa passavo a piedi in porta Romana e all'altezza all'incirca del numero 129, dove c'è un rientro che, volendo, potrebbe essere scambiato per una piccola via, c'era una targa bianca sul muro e sopra c'era scritto:

Via de Corato
da Milano.

Mi sono chiesto chi fosse questo de Corato da Milano.
Potrebbe essere un oscuro pittore vissuto tra '400 e '500, tipo Antonio Leonelli da Crevalcore, che aveva come sigla personale il rametto di miglio, ed al quale lo Sgarbi ha dedicato studi bellissimi?
Oppure potrebbe essere uno scrittore, tipo Guido da Verona?
Però, per qualche ignoto motivo, è stato ugualmente ritenuto degno di un simile riconoscimento, e quindi spero che questo ignoto de Corato da Milano trovi il suo Sgarbi che ne canti le gesta da qui all'eternità affinchè anche le generazioni future lo possano conoscere

Trisdee Na Patalung


Dopo un concerto così così diretto da Bacalov che non è un gran direttore e ha diretto un Salon Mexico di Copland dove c'era da temere quasi in ogni istante un collasso, tanto che il confronto con lo stesso Copland o Bernstein è parecchio impietoso, è arrivato questo giovane tailandese, classe 1986, Trisdee Na Patalung, che ha diretto un concerto tutto mozartiano.
Ci si poteva aspettare un concerto con un Mozart precisino. Invece questo Tresdee, soprattutto nel brano finale, la sinfonia in sol minore KV 550, ha tirato fuori un Mozart di grandissima personalità. Lo sviluppo nel primo movimento aveva quasi uno sbalzo beethoveniano e il finale, con i due ritornelli!, si è portato via tutto come un turbine tempestoso.
In precedenza aveva eseguito molto bene la famosa Eine kleine Nachtmusik, il concerto per flauto e arpa, con gli ottimi Cesare Bindi al flauto e la nostra grande prima arpa Elena Piva da Rovigo (quasi una compaesana), e il concerto per clarinetto con il nostro enormemente bravo primo clarinetto, Fausto Ghiazza che ha fatto un secondo movimento, soprattutto nella terza parte, la ripresa del tema, da brividi, con un pianissimo incredibile.
Insomma, un gran bel concerto ottimamente diretto da questo giovane direttore d'orchestra che ha carisma, personalità da vendere, un bel gesto ed inoltre, mi pare, idee.

giovedì 10 febbraio 2011

Umberto Eco e la cultura

Cito questo articolo di Umberto Eco e l'anoressia culturale. Del resto, temo che sia una voce nel deserto; il nostro governo ha ben altro a cui pensare!

domenica 30 gennaio 2011

Traffico chiuso

Oggi a Milano non circolano le auto, a parte le solite esenzioni. Ho sentito la Moratti dire che la situazione è molto migliorata grazie agli interventi strutturali fatti.
Quali? L'ecopass?
Per il 2015 avremo forse altre due linee della metropolitana, dopo più di 20 dall'inaugurazione della terza linea che è entrata in funzione più di 20 anni dopo la linea due.
Troppo poco e troppo lenti. Oggi Milano dovrebbe avere almeno otto linee metropolitane con uscita anche verso l'hinterland dove negli anni sono sorti quartieri enormi che non hanno alcun collegamento pubblico serio ed efficiente con Milano, vedi Opera.
Per quanto riguarda le piste ciclabili vediamo tutti a che punto sono. Del resto non è facile perchè i marciapiedi sono stretti e le strade pure, con automobili parcheggiate ovunque anche in seconda e tripla fila, e anche dove si sono fatte nuove strade, come la bretella che dall'oncologico di via Ripamonti porta a via Antonini, non si è previsto di fare una ciclabile, quando lo si sarebbe potuto facilmente fare.
Oggi a Milano uno che gira in bicicletta o motorino lo fa a suo rischio e pericolo.

Concerto di Helmuth Rilling


Nell'ultimo concerto alla Verdi è tornato Helmuth Rilling con Schubert e Mendelssohn.
Di Schubert è stata eseguita la trascrizione fatta da Mahler del quartetto "Der Tod und das Mädchen" (La morte e la fanciulla) di Schubert (D810) del 1824. Il quartetto deriva il titolo da un lied scritto nel febbraio 1817 dall'identico titolo. Un lied di una pagina dove si svolge un dialogo tra una fanciulla e la morte, che in tedesco è maschile. La fanciulla invoca la morte di andarsene perchè è ancora giovane e la morte le risponde

Dammi la mano, bella e incantevole creatura
sono amico e non vengo per punirti.
Coraggio, non sono cattivo,
dormirai dolcemente tra le mie braccia.


Il lied ha un'introzione al pianoforte che rappresenta l'entrata in scena della morte. A questa segue la reazione della ragazza, cui segue la replica della morte, sulla stessa musica dell'introduzione che porta alla conclusione il brano in un clima di immobilità.
Proprio questa musica viene utilizzata da Schubert come tema per il secondo movimento del quartetto, tema che viene sviluppato in una serie di variazioni il cui tono varia tra l'elegiaco e il drammatico fino alla rassegnazione della chiusa.
Attorno a questo brano, Schubert costruisce gli altri movimenti del quartetto componendo un primo movimento drammatico e contrastato che si chiude in modo angosciato. Lo scherzo ha una prima parte molto ritmata ed un trio idilliaco, che nella trascrizione mahleriana diventava quasi un dialogo tra uccellini in un bosco. Il finale è una tarantella infernale, una vera danza della morte che tutto travolge.
La trascrizione di Mahler prevede la divisione dei violini e l'uso dei sordini per creare effetti particolari nel secondo movimento. I contrabbassi sono usati a scopo coloristico per rafforzare alcuni effetti. Impressionante la parte finale del primo movimento, con un colore livido carico d'angoscia.
Di Mendelssohn è stata eseguita, in apertura, l'overture di Athalie, da Racine, e in chiusura la sinfonia Italiana. Questa strana sinfonia che inizia in la maggiore e termina in la minore, che nel catalogo è la numero 4, in realtà è la terza e non fu mai pubblicata vivo Mendelssohn che, dopo la prima esecuzione londinese del 13 maggio 1833, la revisionò nel 1834 e non la considerò mai del tutto terminata. Normalmente si esegue la versione standard che corrisponde a quella della prima esecuzione del 1833, pubblicata da Breitkopf nell'ambito delle opere complete. Nel 2004 Hogwood eseguì con la Verdi la versione corrispondente alla versione revisionata da Mendelssohn e rimasta inedita fino al 1980. Ne esiste una bella esecuzione discografica fatta da Oleg Caetani che sono corso ad acquistare dopo aver sentito il concerto perchè la versione revisionata mi era piaciuta veramente molto. Tra le varie edizioni standard, invece, su tutte metto Toscanini che esegue il terzo movimento "Con moto moderato" come meglio non si potrebbe rispettando rigorosamente le differenziazioni tra legato e non legato fraseggiando da grande maestro di musica.
Rilling ha eseguito la versione standard dirigendo con grande precisione e bella eleganza, ma anche con vigore.
Ottima prova dell'orchestra chiamata ad una prova impegnativa sia in Schubert sia in Mendelssohn.

sabato 22 gennaio 2011

Requiem di Verdi


Nell'ultimo concerto in Auditorium la Zhang ha diretto il Requiem di Verdi. Lo aveva già fatto l'anno scorso; probabilmente quest'anno l'esecuzione è stata migliore.
Manca ancora, qua e là, una certa profondità che si traduce in quel suono cupo, scuro che Abbado, non sempre, riusciva a tirare fuori dall'orchestra della Scala negli anni '70, quando eseguiva il Requiem in tutte le stagioni sinfoniche.
Ascoltando l'esecuzione avrei avuto da ridire un po' su tutto, anche se nel complesso la Zhang ha diretto con coerenza. Il momento migliore è stata probabilmente la sequenza dal Rex tremendae al Lacrymosa. Mancato completamente, invece, il Tuba mirum dall'inizio al fortissimo, con un crescendo privo di intensità (sentire Toscanini nel 1951!).
Bello il Libera me Domine finale con la brava soprano Serena Daolio, che ha retto molto bene l'impatto con quel brano così difficile.
La dimensione finale del Requiem di Verdi è l'approdo al silenzio, un silenzio pieno di timore e di speranza. Ricordo come Abbado realizzava da maestro quella situazione nella quale ti senti talmente piccolo da non riuscire a dire altro se non stare in silenzio. L'applauso, poi, arrivava per forza perchè bisogna pur ringraziare chi ha suonato e cantato. Il silenzio della Zhang c'era ma non era abbastanza profondo. Potrà migliorare molto con gli anni.
Comunque bravi i cantanti, a parte il basso Alexei Tanovitski un po' troppo stentoreo, ottimo il coro e l'orchestra con qualche piccola imprecisione (il primo corno alla fine!).
Sala quasi esaurita e grande successo per tutti.

venerdì 21 gennaio 2011

Vecchi giochi

Leggo che le ragazze che pare, sembra, forse, da quanto si sente dire, ma che non credo assolutamente possibile, frequentavano il nostro premier adottavano anche dei travestimenti. Ce n'erano travestite da poliziotte, e da infermiere con autoreggenti e naturalmente nude sotto.
Del resto se uno sta male e ha la bua un'infermiera ci vuole, non parliamone poi per giocare a dottore e non si faccia i moralisti perchè non si finisce mai di essere bambini e di giocare.
Osservo con costernazione però che manca la suora, giusto per curare non solo il corpo ma anche lo spirito. A quel livello il travestimento da suora ci vuole assolutamente, non può mancare! Vuoi mettere una bella suorina brasiliana strappata da una favela!
E manca anche un bel travestimento da casalinga con marito da 1.200 euro mensili e un paio di figli da tirare su. Arrapantissima!
Comunque, a parte gli scherzi, la domanda è: questo signore è nelle condizioni di governare? Il suo stato di salute mentale e non, ci garantisce che possa governare in piena efficienza come il nostro paese meriterebbe e soprattutto meriterebbero coloro che lo hanno votato? Siamo sicuri che non possa essere ricattato? Possiamo sopportare un periodo più o meno lungo in cui ci dobbiamo occupare ancora e solo di questioni che lo riguardano e che questa volta sono accompagnate anche da un grado eccessivo di squallore.
Se l'effetto di Manipulite è stato questo, forse era meglio tenersi i vecchi democristiani e socialisti craxiani, per quanto sputtanati fossero.

Cabaret

martedì 11 gennaio 2011

Musica per pianoforte degli Stati Uniti


Sto leggendo un bel libro scritto dal pianista Emanuele Arciuli che ha come argomento la musica per pianoforte negli Stati Uniti, dalle origini del '700 con autori come Alexander Reinagle o Benjamin Carr fino a George Crumb o Frederic Rzewski passando attraverso le due figure fondamentali di Charles Ives e John Cage.
E' un libro molto bello che contiene anche interviste a importanti pianisti.
Di certo Arciuli è una delle poche persone che poteva scrivere questo libro, vista la sua militanza in questo repertorio, di cui ho anch'io potuto godere in alcuni suoi concerti e per mezzo di alcuni CD da lui incisi.
Si tratta dunque di un bel libro che apre nuovi orizzonti di conoscenza in uno sterminato repertorio come quello della musica degli Stati Uniti, caratterizzato da una rete inestricabile di influenze, dal jazz al blues, dalla musica dei cowboys al musical.

Il pensiero (?) della Lega

Ho sentito che Radio Padania ha una concessione per trasmettere ovunque e quindi, ad esempio, può essere ascoltata anche nel Salento, profondo sud.
Mi fa piacere così anche nel Salento potranno abbeverarsi direttamente e senza intermediazioni alla fonte del pensiero leghista.
Infatti,fino ad ora, quelle popolazioni potevano accedere a quel pensiero solo tramite dichiarazioni di alcuni esponenti politici della Lega tra i più moderati (Borghezio) che talvolta, superando le maglie della censura comunista statale, potevano arrivare alle loro menti.
Si potranno rendere conto così di quanto siano, non dico amati, ma considerati.
Buon ascolto.

giovedì 30 dicembre 2010

Claudio Abbado in edicola


Vedo che parte un'iniziativa editoriale che riguarda la pubblicazione di una selezione di esecuzioni di Claudio Abbado con varie orchestre, quelle con le quali ha lavorato nella sua importante carriera.
Personalmente non ne acquisterò neanche uno perchè li ho già tutti, ma credo che per una persona che inizia a conoscere un po' la musica sinfonica, questa sia un'importante opportunità.
Si inizia con la seconda sinfonia di Mahler, credo quella registrata a Lucerna, un'esecuzione splendida con un coro finale travolgente.
Naturalmente bellissimo è il suo Pergolesi, che è sempre stato un autore particolarmente amato da Abbado, del resto, ben a ragione, come pure, Verdi, Ravel, ecc.
Una bella occasione di "ascolto".

domenica 19 dicembre 2010

Tommaso Padoa Schioppa

Non sono neanche lontanamente un economista ma vorrei solo ricordare che "dopo un anno di "cura" Padoa-Schioppa il deficit italiano si era piegato nel 2007 all'1,9% (poi ricalcolato addirittura all'1,5%), partendo dal 2,7% dell'anno precedente. Anche il debito, che ora viaggia sopra il 115% del Pil, era sceso al 104%, intraprendendo la via per scendere sotto il 100% nel 2010." (Ansa)
Era stato criticato perchè aveva solo badato a risanare i conti ma non aveva fatto molto per rilanciare l'economia (ricordo cosa dicevano Fini, Tremonti, ecc.)
Ora con questo governo abbiamo aumentato il debito e non abbiamo neanche rilanciato l'economia, negando che esistesse la crisi. Un risultato molto encomiabile!
Poi mi si potrà dire tutto quello che si vuole ma a me personalmente nessuno è in grado di cancellare l'impressione sgradevole ed inquietante (perchè non so se fiarmi di quanto sento) che ho quando sento parlare il Tremonti rispetto alla serietà e alla competenza di Padoa Schioppa, una persona dalla faccia pulita, uno che aveva il coraggio di dire che pagare le tasse è bello (figuriamoci!), uno degli italiani più influenti, presentabili e stimati in campo internazionale, "un italiano paurosamente intelligente", come disse il suo collega inglese Bernard Connolly.

PS

Oggi 21 dicembre Il Fatto pubblica un bell'articolo in suo ricordo a cura di Marco Travaglio.

lunedì 13 dicembre 2010

La Verdi in crisi finanziaria

La Verdi è di nuovo in crisi finanziaria. Niente di nuovo, infatti da anni non riceve regolarmente le sovvenzioni pubbliche che le erano state riconosciute come lecite.
E' del tutto evidente che nessuna istituzione culturale/musicale può restare in piedi da sola; anche la Scala, che pure è piuttosto virtuosa nella propria gestione, ha lanciato l'allarme sul proprio futuro.
Nel caso de la Verdi la questione è annosa e ha portato all'accumulo di un debito considerevole, non dovuto a cattiva gestione, ma al solo fatto che non sono praticamente mai arrivati i soldi dovuti e promessi e in tutti questi anni è rimasta in piedi soprattutto per la dedizione, la vicinanza e i contributi economici di soci, amici, abbonati ed in generale del pubblico, tanto che per la la Verdi, giusto per fornire un dato, il rapporto tra contributi pubblici (1.090.000 nel 2009) e ricavi propri è del 15%, mentre per la Scala (48.330.169 nel 2008) è del 45%, per i Pomeriggi Musicali (2.270.000 nel 2009) è del 68%, per l'Orchestra sinfonica di San Remo (3.181.557 nel 2008) è del 89% e per l'Orchestra Sinfonica Siciliana (13.979.231 nel 2008) è del 98% (i dati derivano dal bilancio 2009 de La Verdi).
Si deve inoltre precisare che questo stato di cose si è verificato indifferentemente con governi di centrodestra e di centrosinistra, in questo accomunati dalla medesima solerzia ed efficienza.
Ieri sera al regionale del TG3 è stato mandato un servizio su questo argomento con una breve intervista al direttore generale Luigi Corbani e un intervento del primo violino Luca Santaniello, il quale ha detto che in questa situazione non hanno altra scelta che continuare a suonare.
Cosa potrebbero fare, se non suonare?
Spero solo che possano farlo ancora per molto tempo.

Intanto in questi ultimi giorni abbiamo avuto:

- uno splendido Porgy and Bess che ha avuto un successo di pubblico strepitoso
- un Vespro della Beata Vergine di Monteverdi eseguito splendidamente da la VerdiBarocca
- un bel concerto dedicato a Schumann diretto da sir Neville Marriner che ha dato una esecuzione molto appassionata della seconda sinfonia
- il terzo concerto dedicato a Nino Rota con l'esecuzione del magnifico concerto per arpa del 1951, che ha visto come solista la nostra prima arpa, Elena Piva, bravissima
- ora arriva John Axelrod che dirigerà la III di Schumann e la V di Ciajkovskij
- il 15 dicembre la VerdiBarocca esegue un concerto nel Duomo di Monza
- il 22 dicembre la VerdiBarocca esegue in Auditorium il Messiah di Haendel mentre il 6 gennaio eseguirà l'oratorio di Natale di Bach
- attorno a capodanno ci sarà la IX di Beethoven
- sempre il 6 dicembre, avremo il Das Lied von der Erde di Mahler con conferenza di Quirino Principe.

Scusate se è poco, ma credo che questi siano argomenti di nessuna importanza presso certi ambienti politici, per cui non mi aspetto nulla.

lunedì 6 dicembre 2010

Anno 2000 - Lezione di sintassi italiana

Ma era il 2000 o l'altro giorno?
Neanche Proust arrivava a tanto. Mi fa venire l'asma!
Ora è anche peggiorato perchè dieci anni a quell'età non sono pochi.

venerdì 3 dicembre 2010

Porgy and Bess


Ieri sera abbiamo avuto la prima delle tre repliche della versione in forma di concerto curata dal direttore Wayne Marshall di Porgy and Bess di Gershwin.
Il '900 non è stato un secolo molto favorevola all'opera. Sono scomparse le figure gigantesche dei grandi creatori di sole opere, Verdi, Rossini, Wagner, Bellini. Però, nonostante tutto, nel '900 abbiamo avuto delle grandi opere scritte da autori che non erano operisti. Non si può certo negare che non siano grandi opere il Pelleas di Debussy, il Wozzeck e Lulu di Berg, Barbablu di Bartok, Lady Macbeth di Shostakovich, Mosè e Aronne di Schoenberg, ma anche Erwartung, le operine di Ravel, Oedipus Rex di Stravinskij e il suo Rake's progress del 1951, Peter Grimes, ecc. di Britten. C'è anche l'opera italiana soprattutto con Puccini, ultima propaggine di una grandissima tradizione iniziata da Jacopo Peri e dal divino Claudio Monteverdi, e la sua Turandot che è una grandissimo capolavoro, almeno per quanto riguarda il primo atto; trascuro gli altri italiani perchè molto semplicemente non li frequento e me ne tengo a distanza ben volentieri.
In America Gershwin già dai primi anni '20 pensava di scrivere un'opera e trovò un buon soggetto in un libro di Edwin Heyward, Porgy, una storia scritta in parte in inglese ed in parte in dialetto Gullah, una comunità di neri schiavi angolani.
Nacque così Porgy and Bess, con il libretto di Ira Gershwin e dello stesso Heyward, che andò in scena a New York il 10 ottobre 1935.
Dal punto di vista della forma Porgy and Bess non si discosta molto da un'opera tradizionale, alla Verdi o, soprattutto, alla Puccini. Ci sono arie, concertati, parti recitate, ariosi, molto colore locale, alla Puccini.
Quando scriveva l'opera, Gershwin si teneva sul pianoforte la partitura dei Maestri cantori di Wagner e di Boris Godunov di Mussorgskij. Se queste erano le influenze esterne, Gershwin, però, non poteva esimersi da essere se stesso; ecco quindi i blues, i vaudeville, i numeri da musical.
Per ascoltare nella sua integrità Porgy and Bess ci vuole un po' di pazienza perchè non è fatto tutto di canzoni famose; si può quindi rimanere facilmente delusi, ma non accade lo stesso con un'opera di Bellini o di Verdi, almeno inizialmente, da cui la pratica orrenda delle selezioni, oggi per fortuna abbandonata? Però, con un po' di costanza e cercando di entrare nella sua lunghezza d'onda, alla fine si riesce ad apprezzare del tutto quest'opera.
Come per tutte le opere famose dei secoli XVIII e XIX, molte arie di Porgy and Bess sono diventate molto famose e sono state rifatte da moltissimi cantanti, una su tutte Summertime, che penso abbia avuto tanti rifacimenti quanti ne ha avuti Yesterday dei Beatles. Esiste anche una bella suite sinfonica che raduna i temi principali.
Nella versione concertistica data ieri sera, Marshall ha eliminato i recitativi e salvaguardato le parti cantate più significative cercando anche di mantenere una certa coerenza narrativa.
Grande esecuzione, con quattro cantanti neri, Kevin Short, Indira Mahajan, Angela Renée Simpson e Ronald Samm, fenomenali.
Grandissima direzione di Marshall, del tutto a proprio agio con questo repertorio che è il suo repertorio. Apprezzo il fatto che Marshall, negli anni passati, abbia anche cercato di eseguire altri tipi di musiche; certamente i risultati sono stati molto alterni, buoni in una prima di Mahler, discutibile in una seconda di Sibelius, presa un po' troppo di petto, catastrofici nella nona di Beethoven dell'anno scorso, presa a passo di carica neanche stesse correndo dietro a un gruppo di indiani che avevano appena svaligiato una diligenza.
Grandissima prova del coro e di tutta l'orchestra.
Teatro praticamente sold out (questa sera mi pare che non ci sia più posto, e penso anche domenica).
Grandissimo successo per tutti con sonori fischi yankee.
Insomma, una bella occasione per ascoltare qualcosa di diverso nell'ambito di una stagione sinfonica.